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È ormai alla fase di sperimentazione III il farmaco che dovrebbe agire contro il Cgrp, il cui eccesso causa l’emicrania. Nelle due fasi precedenti ha dato risultati positivi nel 70% dei casi.
“É la fase conclusiva – spiega Gioacchino Tedeschi, direttore del centro Cefalee dell’Ateneo “Vanvitelli” di Napoli e presidente eletto della Società di Neurologia – i risultati finora sono emersi dai test su centinaia di pazienti, ora proveremo su migliaia di persone e confronteremo i risultati con l’effetto placebo”. In Italia, il 12% della popolazione soffre di emicrania e di questi, il 4% ha la forma cronica, che l’OMS ha inserito nella top ten delle malattie invalidanti. “Parliamo di pazienti – continua il Prof. Tedeschi – che per 15 giorni al mese non possono andare a lavorare. Se la sperimentazione andrà bene avranno un terapia con una iniezione sottocute al mese per un anno, poi si calibrerà il resto della terapia studiando gli effetti”.

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Con un apparecchietto che il paziente può applicare sul collo e senza dolore

L’emicrania si potrebbe fermare con una stimolazione non invasiva diretta al ‘nervo vago’, con uno strumento ad hoc chiamato ‘gammaCore’ che il paziente può usare in assoluta autonomia poggiandoselo sul collo. L’apparecchio è stato testato su 243 pazienti da esperti dell’Istituto Neurologico C. Mondino e Università di Pavia.
Lo studio clinico è stato presentato al 18/imo Congresso della International Headache Society tenutosi a Vancouver in Canada.
La stimolazione del nervo vago (tradizionalmente con impianto chirurgico di uno stimolatore sottocute) è già in uso clinico e sperimentale per molte malattie (l’epilessia ad esempio). Ma le sue possibilità sembrano dispiegarsi ulteriormente. Specie dal momento in cui vi sia la possibilità di una stimolazione non invasiva che il paziente possa usare da solo a casa servendosi di un apparecchietto che sta in una mano.
“L’emicrania è la terza malattia più diffusa al mondo e una delle dieci malattie più disabilitanti e si cercano nuove opzioni terapeutiche – spiega Cristina Tassorelli che ha diretto la sperimentazione clinica in doppio cieco (stimolazione vera vs placebo senza che né pazienti né operatori fossero al corrente di chi usava cosa). I dati di questo studio clinico – continua l’esperta in una dichiarazione su Psychology Today – supportano l’uso dell’apparecchio gammaCore per trattare efficacemente l’emicrania, facendone una opzione terapeutica possibile per milioni di pazienti”.
L’uso dell’apparecchio deve essere ancora approvato dagli organi competenti (FDA e EMA) mentre ad aprile scorso l’FDA ne ha già autorizzato l’uso (negli Stati Uniti) per un altro mal di testa molto invalidante, la cefalea a grappolo.

Fonte:www.ansa.it

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Ne dimezza la frequenza riducendoli in media a 6,6 al mese

Un anticorpo potrebbe essere la soluzione alla emicrania quando gli attacchi diventano troppo frequenti (una media di 18 giorni al mese di mal di testa) e il paziente tende ad abusare di farmaci contro il dolore.
Lo rivelano i risultati di uno studio clinico presentato al 3/o Congresso della European Academy of Neurology ad Amsterdam.
L’anticorpo si chiama erenumab ed è già noto contro l’emicrania (serve a ‘mettere KO’ il cosiddetto recettore per il peptide CGRP, coinvolto nel dolore emicranico).
In questa sperimentazione clinica, condotta da Hans-Christoph Diener dell’Università di Duisburg-Essen, l’anticorpo è stato testato su pazienti con emicrania cronica (18 gg in media di mal di testa per ogni mese) costretti ad ‘abusare’ dei farmaci per contenere il dolore degli attacchi. L’anticorpo, confrontato con un placebo, dimezza la frequenza degli attacchi, riducendoli in media di 6,6 giorni al mese.
Lo studio stabilisce quindi l’utilità dell’anticorpo (già testato in fase II e III) sui pazienti più gravi.

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Con un catetere sottile si interviene dalle narici su di un nervo

L’emicrania è un problema piuttosto comune nei ragazzi. Ne soffre, secondo alcune stime, il 12% di coloro che hanno 12 anni o più, con la conseguenza che in alcuni casi il dolore può essere talmente forte da portare a interrompere le normali attività giornaliere. Per alleviarlo, nelle forme frequenti, arriva un trattamento con un’invasivita’ minima, già utilizzato per gli adulti e che promette benefici in poco tempo, secondo quanto emerge da una ricerca presentata al Society of Interventional Radiology’s 2017 Annual Scientific Meeting. Il trattamento (blocco del ganglio sfenopalatino) prevede l’inserimento di un catetere, sottile come uno spaghetto, nelle narici tramite il quale viene somministrato un anestetico, generalmente la lidocaina, diretto al ganglio sfenopalatino, un fascio nervoso che si pensa sia associato con l’emicrania, che si trova nella parte posteriore del naso. “Questo trattamento, eseguito in ambulatorio, può alleviare in modo sicuro l’emicrania di un bambino rapidamente- ha detto Robin Kaye, dell’ospedale pediatrico di Phoenix, co-autore dello studio- riduce la necessità di farmaci che possono portare effetti collaterali gravi o terapie endovenose per le quali ci può essere bisogno di un ricovero”. Kaye e il suo team hanno effettuato 310 trattamenti in 200 pazienti tra 7 e 18 anni. I livelli di dolore sono stati registrati su una scala da 1 a 10.
Dieci minuti dopo il trattamento, i ragazzi sono stati invitati a confrontare il loro livello di dolore, utilizzando la stessa scala. I ricercatori hanno visto una diminuzione statisticamente significativa nei punteggi relativi al mal di testa, con la riduzione media del dolore di poco più di 2 punti. “Anche se non è una cura per l’emicrania, questo trattamento ha il potenziale per migliorare la qualità di vita” conclude Kaye.

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Invia stimolazione ‘analgesica’ a cervello

Sviluppato e testato con successo un ‘cerotto elettronico’ contro l’emicrania: si applica sul braccio e riduce l’intensità dell’attacco, mandando una stimolazione elettrica percettibile, ma del tutto indolore al cervello.
La stimolazione, ha spiegato all’ANSA David Yarnitsky della Technion Faculty of Medicine ad Haifa, Israele, “attiva un centro nervoso alla base del cervello che induce l’inibizione del dolore in tutto il corpo, effetto chiamato ‘modulazione condizionata del dolore'”.
Lo studio, che ha coinvolto 71 pazienti con emicranie frequenti, è stato pubblicato sulla rivista Neurology.
Il cerotto è wireless e viene comandato con una app da telefonino. La stimolazione va attivata non appena inizia l’attacco di emicrania e comunque entro 20 minuti dall’inizio dello stesso. Gli esperti hanno mostrato che più è intensa la stimolazione e prima viene applicata, migliore è la riduzione di dolore e durata dell’attacco emicranico. Lo studio dimostra che la stimolazione è altrettanto efficace rispetto alle terapie farmacologiche classiche per l’emicrania.
Il prossimo passo, conclude l’autore del lavoro, sarà testare il cerotto in un trial più grande e multicentrico su quasi 200 pazienti.

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Li invia al cervello riequilibrando attività dei due emisferi

Il suono diventa un’arma per sconfiggere mal di testa e pressione alta: infatti è stato messo a punto un dispositivo che capta sbilanciamenti nell’attività cerebrale e invia al cervello – in modo del tutto non invasivo e indolore – un feedback sonoro che riequilibra l’attività neurale.

Sono gli affascinanti risultati presentati in occasione del meeting annuale della American Heart Association’s Council on Hypertension 2016 tenutosi a Orlando. Progettato presso la Wake Forest School of Medicine, il dispositivo si chiama ‘HIRREM’ e funziona come una risonanza che capta l’attività cerebrale e risponde ad essa in tempo reale, “sparando” sul cervello (dall’esterno con una sonda in modo del tutto non invasivo) dei suoni udibili.

L’idea si basa sul fatto che molte persone – specie se sottoposte a stress cronico – presentano uno sbilanciamento significativo dell’attività neurale nei due emisferi del cervello, con uno dominante e quindi ”iperattivo” rispetto all’altro. Secondo gli scienziati questo squilibrio può portare a problemi quali l’emicrania o anche ipertensione.

Di qui l’idea di creare un dispositivo che rimetta a posto le differenze tra i due emisferi. Gli esperti lo hanno testato prima su 10 pazienti ipertesi, osservando risultati (abbassamento della pressione) dopo circa 17 sessioni di HIRREM; poi hanno ripetuto la prova su 52 individui sofferenti di emicrania; anche in questo caso i risultati (riduzione degli attacchi di cefalea) si sono palesati dopo circa 15 sessioni.

Naturalmente serviranno altri esperimenti su campioni più grandi di individui per validare l’uso di questo dispositivo a livello clinico.

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Iniziativa Ong britannica, ‘speriamo aiuti soprattutto bimbi’

Oltre 500 opere d’arte raccolte a partire dal 1980 che spiegano, in modo spesso più incisivo delle parole, cosa significa avere l’emicrania, disponibili a tutti sul web. L’iniziativa è della Ong britannica Migraine Action, nel tentativo di aiutare chi soffre di questo problema a eliminare i luoghi comuni che ancora lo circondano.

La collezione, disponibile al sito migraineart.org.uk, contiene opere di stili diversi, di artisti affermati o di semplici cittadini, che coprono tutte le caratteristiche della malattia sia per gli adulti che per i bambini. Si possono trovare descrizioni di come la vista viene offuscata, o metafore per descrivere il tipo di dolore che si prova. La raccolta è frutto di un progetto dell’università di Leicester, coordinato da Katherine Foxhall. “La nostra speranza – spiega sul sito dell’iniziativa – è che questo sito diventi una risorsa utile per le persone con emicrania e per le loro famiglie, così come per i neurologi, gli operatori sanitari e dell’educazione, gli studenti e gli stessi artisti. In particolare speriamo che possa aiutare i bambini con l’emicrania, e chi li accudisce, per sapere di più di questa malattia comune ma spesso fraintesa”.

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Occhiali e lampadine speciali per chi ne soffre

 ‘Lampi di luce verde’ per alleviare l’emicrania. Uno studio pubblicato sulla rivista Brain e condotto presso il Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC) di Boston ha evidenziato, infatti, che esporre un paziente nel pieno di un attacco emicranico a luce verde “pura” (senza raggi luminosi di altri colori) non solo riduce la sua sensibilità alla luce (la fotofobia è uno dei fattori associati all’emicrania che contribuiscono a rendere ancora più invalidante la malattia), ma riduce anche del 20% l’intensità dell’attacco. Gli esperti hanno sperimentato gli effetti di diversi tipi di luce (rossa, blu e verde) su pazienti con un attacco di emicrania in corso e visto che il verde ridimensiona la fotofobia e l’intensità del mal di testa. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che la luce verde attiva pochissimo la retina. I ricercatori stanno adesso cercando di produrre lampadine di luce verde pura a basso costo e anche occhiali da sole low cost in grado di schermare tutti gli altri colori, tranne il verde

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Come riconoscerlo e affrontarlo, un problema senza stagioni

Un mal di testa. Un mal di pancia improvviso. Il ciclo mestruale. Una brutta caduta. Situazioni diverse accomunate da un solo punto in comune: il dolore. A volte forte, altre volte più blando. Sicuramente senza stagione, pronto a bussare indesiderato alla nostra porta per rovinarci le giornate. Ma esiste un modo efficace per riconoscerlo e soprattutto combatterlo nel modo giusto? E’ proprio per riconoscere le varie forme di dolore e imparare a gestirle correttamente che la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) e ASSOSALUTE- Associazione nazionale farmaci di automedicazione, hanno promosso un confronto tra esperti per eleggere il percorso più appropriato per riconoscere il dolore acuto e per affrontarlo nel migliore dei modi.



Ecco le tre cose fondamentali da sapere sul dolore.

CHE COS’E’ IL DOLORE?
Nell’esperienza medica il dolore rappresenta una tra le manifestazioni più importanti di un disturbo o di una malattia; inoltre, fra i sintomi, è quello che tende a minare maggiormente la qualità di vita.



Per imparare ad affrontare correttamente il dolore, è opportuno saper distinguere le varie forme di dolore. In generale, il dolore si distingue in due diverse categorie: acuto e cronico.

Il dolore acuto è il primo segnale che il nostro organismo ci trasmette a seguito di un evento scatenante: un movimento innaturale del nostro corpo, un piccolo trauma, un’emicrania o il mantenimento della stessa scorretta posizione in ufficio.



Il dolore, invece, diventa cronico quando persiste oltre la guarigione della malattia che lo ha chiaramente provocato e/o per un periodo maggiore di tre mesi. Tuttavia è importante ricordare che questa suddivisione non è netta poiché, spesso, anche in Medicina Generale il dolore persiste perché non è stata individuata la causa netta.

QUANTE PERSONE (CON)VIVONO COL DOLORE?
Secondo un’indagine condotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) su 5447 soggetti ospitati da 15 centri di tutto il mondo, il dolore persistente nell’ambito delle cure primarie risulta avere una prevalenza del 20%.



In Italia, uno studio osservazionale pubblicato nel 2005,che ha coinvolto 89 medici di medicina generale, ha rilevato come circa un terzo dei contatti ambulatoriali che il medico ha durante la sua attività routinaria lamenti dolore, classificato dai medici ricercatori nel 52,8% dei casi come “cronico”.



In aggiunta, in una recente ricerca condotta dalla SIMG sono stati inoltre selezionati i pazienti che hanno richiesto un consulto al proprio medico a causa del proprio dolore. Sono stati considerati solo i pazienti che denunciavano un dolore con intensità maggiore di 3 alla scala NRS (Numerical Rating Scale), un sistema di valutazione del dolore che viene compilata chiedendo al paziente di assegnare un punteggio da 0 a 10 corrispondente al dolore provato.



All’interno di questo campione, il dolore cronico (maggiore del valore 3 alla scala NRS con durata superiore ai tre mesi) era presente nel 3% del totale della popolazione assistita, con proiezione su base annua e rappresentava circa il 27% dei primi accessi per dolore.



Secondo quanto emerso, quindi, si può ritenere che la maggior parte dei pazienti, il 70% di quelli che consultano il proprio medico per un problema di dolore, lo fa per la presenza di un dolore “acuto”.



“Tra i principali obiettivi che la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie si propone, figura anche quello di supportare le persone costrette a convivere con alcuni problemi di salute che, nella maggior parte dei casi, provocano la comparsa di dolore”, commenta il Dott. Ovidio Brignoli, Vice Presidente di SIMG. “E’ per questo che il medico di famiglia, quando opportunamente consultato, sarà in grado di prescrivere una terapia idonea o, in caso di lievi sintomi da leggeri disturbi, indirizzare il paziente verso una gestione autonoma del dolore, tramite l’assunzione responsabile di farmaci di automedicazione”.



QUAL E’ IL MODO MIGLIORE PER FAR PASSARE IL DOLORE?
In caso di una causa scatenante netta e chiara – la presenza del ciclo mestruale, una piccola contusione, un arrossamento degli occhi, un’indigestione o un mal di testa- il dolore acuto può essere controllato in autonomia, tramite la corretta assunzione di farmaci di automedicazione o da banco, acquistabili senza obbligo di prescrizione e riconoscibili grazie al bollino rosso che sorride, presente sulla confezione, dove è indicato chiaramente che quello che si sta acquistando è un farmaco senza obbligo di ricetta. Questi medicinali sono disponibili senza ricetta medica perché nel loro impiego diffuso e di lungo corso si sono dimostrati sicuri, efficaci ed hanno ricevuto un’apposita autorizzazione da parte dell’Autorità sanitaria.



In presenza di dolore cronico, invece, è opportuno consultare il proprio medico di fiducia, il quale sarà in grado di individuare la giusta diagnosi e, di conseguenza, prescrivere il trattamento più efficace.



”Oltre a limitare in maniera impattante la qualità della vita, il dolore è causa di una serie considerevole di costi sociali, in termini di rendimento al lavoro, conseguenze psicologiche e ripercussioni fisiche”, conclude il Dottor Pierangelo Lora Aprile, Responsabile Area dolore SIMG. “Per arginare in maniera efficace questo fenomeno complesso, in presenza di sintomi derivanti da semplici disturbi è opportuno educare la popolazione a una gestione autonoma del dolore, tramite una terapia che preveda l’assunzione responsabile di farmaci da banco. Ma in caso di dolori caratterizzati da un’intensità più forte è sempre opportuno consultare un medico per una diagnosi più puntuale e l’inizio di un trattamento specifico”.