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L’infezione da virus dell’epatite C (Hcv) rimane una causa significativa di morbilità e mortalità a livello mondiale. Si stima che in Italia ci siano circa 280mila pazienti con epatite c ancora da diagnosticare. È quanto emerge da uno studio basato su un modello matematico presentato lo scorso novembre dalla dottoressa Loreta Kondili.  Studio presentato al Congresso annuale dell’American Association for the Study of Liver Diseases.

Lo sviluppo di innovative terapie antivirali ha aggiunto un ottimo profilo di tollerabilità. Permette di ottenere l’eradicazione virale dell’epatite c nel 90-95 per cento dei pazienti che ricevono il trattamento. Questo consente di trattare efficacemente anche i casi più difficili e anche nei casi di pazienti che fanno o hanno fatto uso di sostanze stupefacenti.

L’utilizzo di queste nuove terapie, in particolare tra questi pazienti, potrebbe dare un forte impulso all’eradicazione di questa patologia. Inoltre migliora notevolmente la qualità di vita dei pazienti.

E’ in corso presso l’AUSL Romagna un progetto multidiscplinare coordinato dal Centro epatologico dell’Ospedale di Faenza e dal dottor Francesco Foschi (nella foto) dell’ospedale manfredo, in collaborazione con servizi per la tossicodipendenza e medici (internisti, infettivologi e gastroenterologi) .

Servizi di tutta l’Azienda ed il Laboratorio unico di Pieve sistina, contro l’epatite c

Questo progetto ha lo scopo di effettuare, direttamente nelle strutture di riferimento delle persone con tossicodipendenza, la prescrizione di queste nuove terapie dopo aver valutato esami. Esami valutati dai pazienti precedentemente effettuati ed una apposita ecografia epatica e fibroscan. Si stima che i casi da trattatre ancora, nell’Azienda Romagna siano poco più di 400.

Un progetto innovativo unico in Italia, tanto che altre realtà extra-romagnole stanno valutando di “adottarlo”, ed il dottor Foschi ha partecipato, nei giorni scorsi, ad una audizione presso il Senato, nell’ambito di una riunione su come, a livello nazionale, questa problematica viene trattata.

“Nonostante l’ottimo lavoro finora svolto – commenta il dottor Foschi – ci sono ancora oggi casi non conosciuti che devono essere individuati e trattati, e l’emersione del sommerso continua quindi a rappresentare una sfida fondamentale per poter mirare a raggiungere l’eradicazione dell’infezione. L’Azienda si sta muovendo a tutto tondo, a questo scopo”.

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Nuovi farmaci nell’armamentario per eradicare la malattia

Non è solo questione di genotipo, gli specifici bisogni terapeutici che caratterizzano le diverse popolazioni di pazienti con epatite C costituiscono un vero e proprio “mare magnum”. Cirrosi, co-infezione HCV-HIV, comorbidità di differenti entità, precedenti fallimenti del trattamento: sono moltissime le condizioni che possono complicare ulteriormente il quadro clinico di un paziente con HCVe richiedere una cautela particolare nella definizione della terapia.
Le persone con Epatite C, infatti, non sono tutte uguali e, proprio nell’ottica di una gestione ottimale del paziente, queste differenze devono emergere e diventare centrali nella scelta terapeutica, secondo un approccio personalizzato.
La personalizzazione del trattamento rappresenta il fulcro del percorso verso l’eliminazione dell’epatite C, un percorso sempre più vicino all’obiettivo, anche grazie all’introduzione di antivirali diretti (DAAs) ancora più potenti ed efficaci; tra questi la nuova combinazione di elbasvir, inibitore della proteasi NS5A del virus HCV, e grazoprevir, inibitore della proteasi NS3/4A, di MSD che ha ottenuto l’autorizzazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), con decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale, per il trattamento del virus dell’epatite C cronica Genotipo (GT) 1 o 4. ”I risultati ottenuti con i DAAs contro il virus HCV sono in generale molto buoni. Il risultato può tuttavia essere sempre meglio garantito da una terapia personalizzata, più adatta al singolo caso, il che rende utile poter disporre del maggior numero possibile di opzioni terapeutiche” dichiara Massimo Galli, Professore ordinario di Malattie infettive all’Università degli Studi di Milano. In Italia,si stima che siano oltre un milione le persone con infezione da HCV, delle quali appena 300.000 diagnosticate. L’epatite C è pertanto considerata una questione prioritaria di salute pubblica e, come tale, richiede un approccio sinergico che associ trattamento dei pazienti eattività per promuovere la prevenzione e la diagnosi del sommerso.
«L’epatite C colpisce circa l’1-2% della popolazione mondiale: circa 150 milioni di individui infetti – dichiara Stefano Fagiuoli, Direttore Unità Complessa di Gastroenterologia, Epatologia e Trapiantologia – ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo – alcune stime indicano come possano essere circa un milione i soggetti infetti dal virus HCV in Italia; tuttavia il dato reale risulta difficile da quantificare per mancanza di dati epidemiologici validi. Italia è stato recentemente compiuto un ulteriore passo avanti: l’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha ridefinito i criteri di rimborsabilità dei farmaci innovativi per l’epatite C cronica, ampliando così le possibilità di accesso alle terapie di ultima generazione e attivando i Registri per il monitoraggio. ”Nel settore farmaceutico, il valore di un’azienda si misura anche con l’impatto che i suoi prodotti e servizi hanno nella vita delle persone- dichiara Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia -sa anni lavoriamo per questo, supportando la ricerca e condividendo gli sforzi con istituzioni, pazienti e comunità scientifica, con l’obiettivo di mettere a disposizione soluzioni terapeutiche efficaci, semplici e sostenibili. È il nostro compito ed è quello per cui continueremo a lavorare”

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Grazie a nuovi farmaci che eradicano virus usati dopo intervento

Anche i reni di donatori con epatite C, attentamente selezionati, potrebbero essere usati per i trapianti, accorciando le liste d’attesa. Lo affermano i risultati di un piccolo test dell’università della Pennsylvania pubblicati dal New England Journal of Medicine, nel quale la malattia è stata poi curata nei riceventi con i nuovi ‘superfarmaci’.
Ogni anno solo negli Usa, scrivono gli autori, almeno 500 reni in ottime condizioni sono scartati perchè il donatore ha l’epatite C. Per verificare la possibilità di utilizzarli i ricercatori hanno selezionato dieci persone in dialisi da almeno un anno e mezzo, di età compresa tra 45 e 60 anni, a cui sono stati assegnati reni provenienti da donatori cadavere infetti con il genotipo 1 del virus dell’epatite C.
Subito dopo il trapianto i pazienti hanno iniziato una terapia di 12 settimane con uno dei nuovi farmaci per l’epatite C, e il virus è risultato eradicato in tutti. “Abbiamo iniziato la sperimentazione con la speranza che, in caso di successo, avremmo potuto aprire un interno nuovo pool di organi e trapiantare centinaia, se non migliaia, di pazienti in più – spiega Davis S. Goldberg, uno degli autori -. Storicamente i reni infetti da epatite C vengono scartati, ma il nostro esperimento pilota dimostra la possibilità di curare il virus dopo il trapianto”.

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Verso eradicazione, prezzo finale circa 4mila euro a paziente

E’ disponibile in Italia il nuovo farmaco per trattare tutti i genotipi dell’epatite C. Un passo che l’agenzia italiana del farmaco definisce importante per raggiungere l’obiettivo della scomparsa della grave malattia che porta alla morte.
A seguito dell’esito positivo della trattativa con l’azienda produttrice GileadSciences è stata pubblicata oggi in Gazzetta Ufficiale la determina dell’Agenzia Italiana del Farmaco che autorizza l’ammissione alla rimborsabilità del medicinale Epclusa (che combina i principi attivi sofosbuvir e velpatasvir). Il Servizio Sanitario Nazionale rende così disponibile un’ulteriore scelta terapeutica per il trattamento dei pazienti affetti da epatite C cronica. In tutto in Italia negli ultimi due anni sono stati trattati 73 mila pazienti, ricorda Massimiliano Conforti, vice presidente dell’associazione Epac, e si stima che possano essere trattate altre 250 mila persone. Ora con un superfarmaco che colpisce tutte le diverse facce che puo’ assumere il virus nell’organismo umano, si allarga cosi’ la possibilita’ di cura a persone che fino ad ora erano tagliate fuori dal trattamento e di poter cosi’ guarire completamente dalla malattia.
L’accordo raggiunto su Epclusa, rileva l’Aifa, “da un lato consente di abbattere i costi e dall’altro, grazie ai nuovi criteri di trattamento individuati e presentati da Aifa nelle scorse settimane, segna un passo particolarmente significativo nell’attuazione e nella sostenibilità economica del piano di eradicazione dell’epatite C”. In sostanza dal prezzo di 16.600 euro si sarebbe arrivati a stabilire un prezzo del 50% ma grazie ad un accordo sulla base del volume utilizzato, il prezzo dovrebbe scendere attorno al 20%, una spesa per il servizio sanitario nazionale di circa 4 mila euro a paziente.
“Siamo soddisfatti dell’esito della trattativa. Epclusa va ad aggiungersi alle altre molecole già disponibili nel nostro paese per il trattamento dell’Epatite C (DAKLINZA, HARVONI, OLYSIO, SOVALDI, VIEKIRAX, EXVIERA, ZEPATIER). Questo significa che i pazienti italiani hanno adesso a disposizione tutti gli strumenti terapeutici esistenti sul mercato”, ha detto il Direttore Generale di AIFA, Mario Melazzini che ora auspica che l’ingresso di nuove molecole contribuisca all’ulteriore abbattimento dei costi dei farmaci e stimoli la concorrenza, ”strumento indispensabile perché il mercato si arricchisca di prodotti innovativi a un prezzo sempre più basso, consentendo la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale”.
”I trattamenti a base di sofosbuvir di Gilead sono sostenibili per il Servizio Sanitario Nazionale e rappresentano un’innovazione senza precedenti, combinando un’ottima efficacia (eliminazione del virus) ad una maggiore praticità (regimi di cura più brevi) e a una buona tollerabilità”, spiega anche l’azienda. In due anni di disponibilità del primo regime a base di sofosbuvir, oltre un milione di persone con epatite C sono state trattate nel mondo. “Siamo lieti di proseguire la nostra partnership con AIFA e il Ministero della Salute – ha concluso Roosjen – per continuare nel percorso verso l’eradicazione del virus in Italia”, ha commentato Bob Roosjen, Direttore Generale Gilead Italia.

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Fondo ad hoc di 1,5 mld di euro per triennio

Accesso ai trattamenti per 240.000 pazienti in tre anni. E’ questo l’obiettivo del Piano di eradicazione dell’epatite C, e per renderlo possibile è stato reso strutturale un fondo dedicato di 1 miliardo e mezzo di euro (500 milioni annui). A fare il punto è il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Mario Melazzini, in un incontro per presentare i nuovi criteri per l’accesso ai farmaci di seconda generazione anti epatite C, definiti dall’Aifa in accordo con le Società scientifiche. L’accesso a un maggior numero di pazienti dipenderà ovviamente, è stato spiegato, anche dalla disponibilità delle aziende produttrici a contrattare prezzi più bassi per il Servizio sanitario nazionale. Inoltre, i nuovi farmaci che arriveranno a breve sul mercato avranno un prezzo inferiore rispetto a quelli utilizzati finora e alcuni di essi non dovranno essere utilizzati in associazione ad altri farmaci, consentendo una riduzione del costo unitario dell’intero ciclo di cura. Finora sono stati avviati ai trattamenti 70.698 pazienti, sulla base di sette criteri di rimborsabilità che hanno previsto l’accesso modulato dei malati di epatite C in base al principio di urgenza clinica. Con i nuovi 11 criteri di trattamento elaborati dall’Aifa sarà però possibile trattare tutti i pazienti per i quali è indicata e appropriata la terapia. I nuovi criteri non rispondono infatti a un ordine gerarchico e saranno implementati nei Registri di monitoraggio dell’Aifa: si tratta di criteri di trattamento, non di rimborsabilità, e per questo tutti i pazienti avranno la possibilità di mettersi in lista essendo presi in carico dagli specialisti dei centri prescrittori e, a seconda della scala di priorità e del quadro clinico, potranno essere trattati entro i tre anni stabiliti.

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E’ attivo su tutti i tipi del virus

Tutti i pazienti con epatite C saranno trattati con i nuovi farmaci. A garantirlo è il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Mario Melazzini. E intanto un nuovo super medicinale è in arrivo, attivo su tutti i tipi di virus dell’epatite C.
“Trattiamo tutti. Oggi siamo chiamati a prendere in carico tutti coloro che hanno bisogno”, ha affermato oggi Melazzini sottolineando che i nuovi 11 criteri di trattamento pubblicati sul sito Aifa e comunicati “sono stati costruiti insieme alle società scientifiche e confrontati con le associazioni dei pazienti. Trattiamo tutti – ha ribadito -. Non ci sono più i criteri di rimborsabilità. E credo sia una risposta anche ai viaggi all’estero. Il cittadino adesso sa con certezza che, secondo le indicazioni dello specialista curante, riceverà il trattamento. Questo è molto importante. Sapere di essere preso in carico per il paziente e’ fondamentale”. Il piano di eradicazione per l’epatite C, ha quindi ricordato, “riguarda tutti i pazienti. Lo ha voluto il ministro Lorenzin, che col governo ha messo in bilancio 500 mln di euro l’anno per 3 anni.
Questo ci consente di trattare 80.000 pazienti l’anno”. I costi inferiori per i farmaci sono a questo punto determinati dalla concorrenza: “Ci sono più molecole, più industrie a produrle.
Oggi negoziamo ponendo alle aziende – ha spiegato Melazzini – alcune condizioni precise, come prezzo etico e responsabilità sociale. Noi rispondiamo alla legge e la legge ci dice che dobbiamo fornire i farmaci essenziali a tutti”. Le aziende, “in casi come l’epatite C, che in Italia riguarda centinaia di migliaia di persone, devono rendersi conto che trattano insieme a noi la soluzione di un problema di salute pubblica”. Da parte sua l’azienda farmaceutica Gilead si è detta oggi “rammaricata” che “non sia stato sinora possibile giungere ad un accordo con l’Aifa sul rimborso dei due farmaci” Sovaldi e Harvoni prodotti. Ciò vuol dire che, con tutta probabilità, i due farmaci anti-epatite entreranno in fascia C (a carico del cittadino). Ai pazienti saranno però garantiti altri farmaci innovativi ed in corso ci sono trattative pure su nuove molecole in arrivo. Come l’ultima innovativa della stessa Gilead: “Sta proseguendo il dialogo con l’Aifa per consentire l’accesso al nuovo regime di trattamento. Questo nuovo medicinale – spiega Gilead – è il primo regime pangenotipico (contro tutti i sottotipi di virus Hcv), in singola compressa giornaliera, attivo su tutti i tipi di virus dell’epatite C, e può contribuire in modo sostanziale alla realizzazione del programma di eradicazione annunciato dall’Aifa e dal Ministero della Salute”.

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Sono stati elaborati dall’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha ridefinito i criteri di trattamento per la terapia dell’Epatite C cronica. Elaborati nell’ambito del Piano di eradicazione dell’infezione da HCV in Italia, sottolinea l’Aifa in una nota, “consentiranno di trattare tutti i pazienti per i quali è indicata e appropriata la terapia”.
Gli 11 criteri sono scaturiti dal dialogo con le Società scientifiche e sono stati condivisi con la Commissione Tecnico Scientifica (CTS) dell’AIFA. Il Direttore Generale, Mario Melazzini, ha inoltre illustrato la nuova impostazione alle associazioni dei pazienti. I criteri saranno implementati nei Registri di Monitoraggio dell’AIFA, che tracceranno la gestione della terapia dei singoli pazienti da parte dei Centri prescrittori individuati dalle Regioni. All’interno dei Registri di Monitoraggio sarà possibile inserire anche i pazienti da ritrattare con un’associazione di almeno 2 farmaci antivirali ad azione diretta di seconda generazione in seguito al fallimento di regimi di trattamento senza interferone. Questi gli 11 criteri per il trattamento stabiliti dall’Aifa:
– Criterio 1: Pazienti con cirrosi in classe di Child A o B e/o con HCC con risposta completa a terapie resettive chirurgiche o loco-regionali non candidabili a trapianto epatico nei quali la malattia epatica sia determinante per la prognosi.
– Criterio 2: Epatite ricorrente HCV-RNA positiva del fegato trapiantato in paziente stabile clinicamente e con livelli ottimali di immunosoppressione.
– Criterio 3: Epatite cronica con gravi manifestazioni extra-epatiche HCV-correlate (sindrome crioglobulinemica con danno d’organo, sindromi linfoproliferative a cellule B, insufficienza renale).
– Criterio 4: Epatite cronica con fibrosi METAVIR F3 (o corrispondente Ishack).
– Criterio 5: In lista per trapianto di fegato con cirrosi MELD 25 e/o con HCC all’interno dei criteri di Milano con la possibilità di una attesa in lista di almeno 2 mesi.
– Criterio 6: Epatite cronica dopo trapianto di organo solido (non fegato) o di midollo in paziente stabile clinicamente e con livelli ottimali di immunosoppressione.
– Criterio 7: Epatite cronica con fibrosi METAVIR F2 (o corrispondente Ishack) e/o comorbilità a rischio di progressione del danno epatico [coinfezione HBV, coinfezione HIV, malattie croniche di fegato non virali, diabete mellito in trattamento farmacologico, obesità (body mass index &ge30 kg/m2), emoglobinopatie e coagulopatie congenite].
– Criterio 8: Epatite cronica con fibrosi METAVIR F0-F1 (o corrispondente Ishack) e/o comorbilità a rischio di progressione del danno epatico [coinfezione HBV, coinfezione HIV, malattie croniche di fegato non virali, diabete mellito in trattamento farmacologico, obesità (body mass index &ge30 kg/m2), emoglobinopatie e coagulopatie congenite].
– Criterio 9: Operatori sanitari infetti.
– Criterio 10: Epatite cronica o cirrosi epatica in paziente con insufficienza renale cronica in trattamento emodialitico.
– Criterio 11: Epatite cronica nel paziente in lista d’attesa per trapianto di organo solido (non fegato) o di midollo.

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Studio Usa, anche insufficienza epatica. Dati da non ignorare

I superfarmaci arrivati negli ultimi anni in grado di curare l’epatite C possono avere dei gravi effetti collaterali, inclusa l’insufficienza epatica. E’ la conclusione di uno studio dell’Institute for Safe Medication Practices, organizzazione no profit che studia la sicurezza sui farmaci, pubblicato sul suo sito e segnalato dal New York Times.
Anche se si tratta di piccoli numeri e i dati non sono conclusivi, secondo gli esperti non vanno ignorati. L’indagine ha preso in esame 9 farmaci antivirali, presentati come un grande progresso per il maggior tasso di cura (in 12 settimane per molti pazienti) e i minori effetti collaterali, e i dati raccolti dalla Food and Drug Administration (Fda), l’agenzia Usa che regola i farmaci. Circa 250mila persone hanno preso i nuovi farmaci nel 2015, secondo il rapporto, con una spesa enorme, che si aggira tra i 55mila e 125mila dollari a paziente. Tra quelli trattati durante l’anno fino allo scorso giugno, 524 hanno sofferto di insufficienza epatica, e di questi 165 sono morti.
Inoltre 1.058 hanno avuto gravi lesioni al fegato e su 761 i farmaci non hanno funzionato. Se la colpa sia dei farmaci non si sa: i problemi sono stati rilevati dai medici che avevano dei dubbi sui medicinali, ma non c’è una prova di causa-effetto. Lo scorso ottobre l’Fda aveva identificato i primi importanti problemi di sicurezza causati dai 9 antivirali per l’epatite C.
In 24 pazienti, i farmaci hanno eliminato l’epatite C, ma riattivato l’infezione da epatite B che era rimasta dormiente.
Due di questi sono morti e uno ha avuto bisogno di un trapianto di fegato. Dati che hanno spinto a inserire sulla confezione del farmaco un avvertimento per invitare i medici a monitorare l’epatite B in tutti i pazienti in cura per l’epatite C. E’ inoltre importante, al momento di prescrivere i nuovi farmaci, verificare prima la funzionalità del fegato.

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Nel mondo crescono casi contraffazione

Usare canali ‘alternativi’ e non legali per ottenere i farmaci per l’epatite C può essere pericoloso, e si rischia di ricevere qualcosa di diverso dal principio attivo cercato. Lo afferma Domenico Di Giorgio, direttore dell’ufficio Qualità dei prodotti e contraffazione dell’Aifa, commentando il caso del farmaco ordinato via internet, sequestrato in dogana e poi dissequestrato per ordine della Corte d’Appello di Roma.
“Capisco lo spirito del dissequestro – ha affermato Di Giorgio a margine della conferenza Fakeshare -, ma non c’è nessuna garanzia sul prodotto se arriva da un canale così poco controllato. Alla conferenza presentiamo il caso di una confezione di Sofosbuvir rubata in Pakistan, riconfezionata come Harvoni, che è una combinazione di sofosbuvir e ledipasvir che costa il 20% in più, arrivata a un intermediario in Svizzera attraverso Hong Kong e poi venduta in Israele. La contraffazione è emersa solo all’ultimo passaggio, nessuno se ne era accorto prima”.

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Giornata Mondiale; solo 1 paziente su 100 riceve terapia

Quest’anno per la prima volta l’Oms ha indicato una strategia per risolvere l’emergenza epatite C, ma in assenza di risorse aggiuntive centinaia di migliaia di pazienti italiani resteranno senza cure. Lo sottolineano, alla vigilia della Giornata Mondiale dedicata alla malattia, sei associazioni di pazienti in un appello rivolto al premier Renzi. Le risorse stanziate dal Governo, scrivono le Associazioni ANED, EPAC, FEDEMO, L’ISOLA DI ARRAN, NADIR e PLUS, sono insufficienti per garantire la terapia a tutti i pazienti e consentire ai medici una programmazione terapeutica per tutti gli aventi diritto. Queste restrizioni, sottolinea la lettera, stanno provocando un aumento del ‘turismo sanitario’, con centinaia di pazienti che acquistano farmaci generici dall’India, o che li fanno arrivare via Internet. “Non è un caso – spiegano i pazienti – che l’84% dei medici si è dovuto confrontare con pazienti attualmente esclusi dalle terapie alla ricerca del farmaco generico, il 40% ha tra i suoi pazienti chi lo ha acquistato, mentre 1 medico su 5 afferma di seguire almeno un paziente in cura con generici. Non possiamo che lanciare un secondo appello al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi – chiedono le Associazioni – affinché siano stanziate le risorse necessarie per una seria programmazione terapeutica, per curare tutti i pazienti con epatite C ed anche co-infetti con HIV”. I numeri italiani sui pazienti sono poco chiari, con almeno 350mila persone che soffrono di infezione cronica, anche se alcune stime parlano di un milione di persone nel paese. Al momento sono poco più di 50mila i pazienti trattati, quelli con cirrosi epatica più grave. Una soluzione potrebbe venire dall’uso dei farmaci generici, afferma una mozione depositata lo scorso giugno al senato presentata oggi durante una conferenza stampa, che chiede al governo di attivare una sperimentazione in questo senso sotto il controllo di Iss e Aifa. L’idea, ha spiegato il primo firmatario Maurizio Romani (Idv), parte dai risultati di un test che ha dimostrato che il generico prodotto in India ha la stessa efficacia del farmaco ‘branded’. “Perchè non fare una sperimentazione con il generico anche da noi? – ha affermato Romani in conferenza stampa -. Questo ci permetterebbe di contrattare il prezzo da una posizione di forza. Noi possiamo fare una sperimentazione su migliaia di persone, non c’è un limite, estendendo l’utilizzo della terapia a pazienti che non possono assumerla. L’istituto Mario Negri, l’Iss e l’Aifa sono d’accordo, ora ci aspettiamo un segnale dal ministro Lorenzin”. Lo slogan scelto quest’anno per la Giornata Mondiale è semplicemente ‘Elimination’, dopo che appunto per la prima volta l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha fissato l’obiettivo che entro il 2030 l’epatite non sia più un problema di salute pubblica. L’Europa è però ancora lontana dalla rotta giusta, segnalano i numeri del Centro europeo per il Controllo delle Malattie. Nel 2014, ultimo anno di cui sono disponibili i dati, gli stati membri hanno riportato 22.442 casi di epatite B e 35.231 di C. Se dal 2006 il tasso di epatite B acuta è dimezzato grazie ai vaccini, nello stesso periodo quello di HCV si è alzato di quasi il 30%. In totale nell’Ue, segnala l’agenzia, sono oltre dieci milioni i pazienti, la maggior parte dei quali ignara di avere l’infezione.