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Ministro della Sanità, dall’inizio di maggio solo quattro vittime

Il ministro della Sanità della Repubblica Democratica del Congo, Oly Ilunga Kalenga, ha dichiarato conclusa l’epidemia di Ebola che ha colpito il suo paese all’inizio di maggio, provocando la morte di quattro persone, sulle otto contagiate in tutto. Da 42 giorni, ha spiegato Kalenga, non si registra nessun nuovo contagio.
La nuova epidemia di ebola era stata dichiarata aperta dall’Organizzazione mondiale della sanità l’11 maggio scorso quando era stato accertato il contagio di un uomo di 39 anni ricoverato nelle strutture sanitarie della provincia di Bas-Uele, 1.400 km a nord della capitale Kinshasa, il 22 aprile precedente. L’Oms ha registrato i primi tre decessi già il 16 maggio successivo. Gavi, l’alleanza internazionale pubblico-privata che ha sede a Ginevra, aveva offerto 300.000 dosi del vaccino che sono state subito accettate dal governo di Kinshasa. In tutto sono state sottoposte a monitoraggio 520 persone, ma dall’8 giugno scorso non si sono verificati nuovi casi. Per la Repubblica democratica del Congo, ex Zaire, questa è l’ottava epidemia di questo tipo di febbre emorragica da quando il virus è stato individuato per la prima volta nel bacino del fiume Ebola nel 1976. Nessuna di queste è però collegata all’epidemia, conclusa l’anno scorso, che ha colpito Guinea, Liberia e Sierra Leone provocando più di 11.300 morti.

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Europride ha ‘amplificato’ virus, allerta per World Pride. ‘Vaccinare’

In Italia si registra una “epidemia” di epatite A tra gli uomini omosessuali, con una impennata di casi negli ultimi 7 mesi. L’allerta arriva dall’Istituto superiore di sanità (Iss), che identifica tra le possibili cause anche l’Europride tenutosi ad Amsterdam lo scorso agosto, possibile ‘veicolo’ che ha facilitato la diffusione del virus. L’Iss, in uno speciale pubblicato sul sito Epicentro, avverte anche del rischio che l’epidemia, se non sarà cessata a quella data, potrebbe ampliarsi per effetto del prossimo World Pride di Madrid in programma per il prossimo giugno. Da qui un forte invito ad incentivare la vaccinazione nella comunità gay. A partire dal mese di agosto 2016, afferma l’Iss su Epicentro, “in Europa e nel nostro Paese, si è registrato un importante incremento dei casi di Epatite A, che da dicembre 2016 ha avuto un’ulteriore impennata”.
In Italia, nel periodo agosto 2016-febbraio 2017, sono stati notificati al Sistema epidemiologico integrato dell’epatite virale acuta 583 casi: si tratta di un numero di quasi 5 volte maggiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’età mediana è di 34 anni e l’85% dei casi è di sesso maschile. Oltre ai fattori di rischio classicamente riconosciuti come viaggi in zone endemiche e consumo di frutti di mare, rileva l’Iss, “un’alta percentuale dei casi (61%) dichiara preferenze omosessuali”. Da un confronto regionale emerge che nei primi mesi epidemici, il maggior incremento di casi era stato osservato nel Lazio. In seguito un incremento dei casi, rispetto all’atteso, è stato riscontrato anche in altre Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Puglia). Secondo quanto riporta il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), tra febbraio 2016 e febbraio 2017, in 13 Paesi europei sono stati confermati 287 casi di Epatite A e tre diversi cluster di infezione. Anche a livello europeo la maggioranza dei pazienti sono omosessuali e tra i casi vi è una sola donna. Tuttavia, nonostante l’epidemia coinvolga più Paesi, avverte l’Iss, “l’Italia si presenta come lo Stato europeo con il più evidente eccesso di casi”. Un aspetto da considerare è che i quattro ceppi descritti in Europa non sono mai stati osservati in Italia prima di agosto 2016. Da qui, l’Iss sottolinea come “la partecipazione di circa mezzo milione di persone all’Europride di Amsterdam il 29 luglio-6 agosto 2016 potrebbe aver giocato un ruolo nell’amplificazione di micro-epidemie esistenti nella comunità omosessuale di alcuni Paesi europei (Regno Unito, Olanda e Germania) e la conseguente diffusione dei ceppi negli altri Paesi, inclusa l’Italia”.
Appare quindi “evidente”, è il monito dell’Iss, “la necessità di ribadire che la vaccinazione è fortemente raccomandata per gli omosessuali e che quindi è necessario promuovere un’offerta attiva e gratuita della vaccinazione contro l’epatite A (o se necessario utilizzare vaccini combinati contro l’epatite A e B), attraverso il coinvolgimento di associazioni specifiche, o altri canali target per questa popolazione”. Questo, conclude l’Iss, anche alla luce del prossimo World Pride che si terrà a Madrid, tra il 23 giugno e il 2 luglio 2017, evento che “potrebbe rappresentare un rischio di ulteriore amplificazione se l’epidemia fosse ancora in corso nella comunità omosessuale”.

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Dall’inizio della stagione 4,8 milioni di italiani colpiti

Salgono a 50, dall’inizio dell’autunno a oggi, le persone decedute a causa dell’influenza stagionale, mentre i casi di contagio continuano a calare e, nell’ultima settimana, sono stati in tutta Italia 151.000. Dall’inizio della stagione, il numero totale di italiani allettati dai virus influenzali è arrivato a 4 milioni e 793mila, ma “sta per concludersi il periodo epidemico”, si legge sul rapporto Influnet, che presenta i risultati relativi alla sorveglianza epidemiologica delle sindromi influenzali, elaborati dal Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss). La curva epidemica, infatti, continua la sua discesa, raggiungendo, nella settimana dal 20 al 26 febbraio 2017, un livello di incidenza pari a 2,49 casi per mille assistiti. “In tutte le fasce di età – riporta Influnet – si osserva una diminuzione del numero di casi rispetto alla precedente settimana e in Lombardia, nella P.A. di Bolzano, in Liguria, in Toscana, nel Lazio, in Puglia e in Abruzzo l’incidenza è tornata ai livelli di base”, ovvero si è usciti dal periodo di maggior circolazione di questi virus. In totale, però, riporta il Rapporto epidemiologico settimanale FluNews dall’inizio della stagione influenzale, sono stati segnalati 214 casi gravi, 50 dei quali deceduti. Erano tutti anziani, con un’età media di 74 anni, e patologie croniche preesistenti, soprattutto cardiovascolari e respiratorie.

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Metà in Emilia Romagna, in tutti i casi patologie preesistenti

Dall’inizio dell’epidemia di influenza in Italia ci sono stati 63 casi gravi con otto morti.
Lo afferma il bollettino Flunews dell’Istituto Superiore di Sanità, che sottolinea come tutti i casi di morte segnalati siano avvenuti in persone con patologie preesistenti.
Quattro delle persone decedute risiedevano in Emilia Romagna, una nel Lazio, due nel Veneto e una in Sicilia. “L’83% dei casi gravi ed il 100% dei decessi segnalati al sistema – afferma il documento – presenta almeno una patologia cronica preesistente. Le più rappresentate sono le malattie respiratorie croniche (48,3%), seguite dalle malattie cardiovascolari (46,7%), dal diabete (31,7%) e dall’obesità (18,3%)”.

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Non dovrebbe essere particolarmente pesante quest’anno la stagione influenzale, ma l’influenza metterà a letto comunque dai 4 ai 5 milioni di italiani, con un 40% di casi tra 0 e 18 anni, un altro 40% tra i 18 e i 65 e un 20% tra gli over 65.

Come abbiamo già accennato qui, i virus protagonisti di questa stagione saranno H1N1, H3N2 e il Virus B Phuket, ma il probabile arrivo di un altro virus, il virus B Brisbane, potrebbe portare a un aumento del numero di casi, complice anche un’altra incognita rappresentata dalle condizioni meteorologiche, che se saranno particolarmente rigide potrebbero facilitare l’influenza.

Questa la previsione del virologo e ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco, a margine della presentazione di una campagna di prevenzione e informazione dell’influenza del Moige, Movimento italiano genitori.

“Tre i virus attesi – spiega l’esperto -. Si tratta ancora del virus H1n1, un virus H3n2 di origine svizzera, un virus B thailandese, ma c’è un possibile ulteriore virus B Brisbane, di origine australiana, che potrebbe essere una variante che insieme al tempo può determinare un possibile incremento dei casi”.

“Non e’ facile dire quando ci sarà il picco – aggiunge – però alcuni studi relativi alla combinazione di fenomeni meteorologici indicano che l’influenza scatta quando la temperatura si abbassa e rimane per alcuni giorni bassa e tipicamente questo accade dopo Natale, complici anche i viaggi, baci e abbracci delle Feste”.

Attenzione poi anche alle sindromi simil-influenzali, che come spiega l’esperto “sono dovute ad altri virus, ce ne sono di 260 tipi” e potrebbero colpire dagli 8 ai 10 milioni di italiani. “Se l’inverno sara’ ‘ballerino’ con sbalzi termici allora saranno di più i casi di simil-influenza, come già avviene in questo momento dove non c’e’ ancora la vera influenza ma ci sono già’ i virus ‘cugini’, con manifestazioni cliniche meno pesanti, e i cui casi potranno essere dagli otto ai dieci milioni”