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Epilessia: Farmaci alla stessa ora e mantenimento del ciclo sonno-veglia le prime regole per vacanze in sicurezza

Vacanze in sicurezza anche per chi è affetto da epilessia, necessario prendere farmaci alla stessa ora. Basta rispettare alcune fondamentali regole. Assumere i farmaci alla stessa ora ed evitare alterazioni del ciclo sonno-veglia sono le prime importanti raccomandazioni a cui attenersi. Questo per poter godere appieno dei momenti di relax e svago al di fuori della propria città, senza correre rischi. A sottolinearlo è la Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE) che fornisce tutte le istruzioni per viaggiare sicuri.

Viaggiare in sicurezza significa evitare l’esposizione a quei fattori di rischio in grado di scatenare le crisi epilettiche

. A contribuire al controllo e alla gestione di queste è, in primo luogo, l’assunzione quotidiana e regolare delle medicine alla stessa ora. Inoltre, se la destinazione è lontana, e quindi raggiungibile dopo alcune ore di volo, la dose del farmaco andrebbe aumentata o ridotta a seconda della differenza di fuso orario. È opportuno, dunque, informare il proprio medico che potrà indicare le eventuali dosi supplementari o, al contrario, ridotte così da permettere una corretta aderenza terapeutica.

“La maggior parte delle persone affette da epilessia può partire in vacanza senza particolari restrizioni, ad eccezione di quelle relative all’emergenza sanitaria in corso che invitano l’intera popolazione a rispettare le regole di distanziamento e non solo – dichiara il Professor Oriano Mecarelli, Presidente LICE, Dipartimento Neuroscienze Umane La Sapienza (Roma) -. Tuttavia, ci sono delle condizioni che il paziente deve conoscere prima di mettersi in viaggio. Di fronte ad una patologia a carattere cronico, la persona con epilessia deve essere correttamente informata e, allo stesso tempo, diventare parte attiva mettendo a conoscenza gli altri del proprio stato di salute. Dall’altra parte, il neurologo è chiamato a indicare quelle misure che, se seguite con attenzione, mettono al riparo da pericoli e consentono di godere delle tanto desiderate vacanze”.

Anche il ritmo sonno-veglia, se sconvolto, può rappresentare un fattore di rischio

Le differenze di fuso orario, infatti, potrebbero alterarlo fino a due o tre giorni dopo il volo. Si raccomanda, in generale, di evitare tutto ciò in grado di influenzare negativamente la qualità del sonno. Lo svolgimento di attività fisica nelle ore serali, l’assunzione eccessiva di caffeina e teina, il consumo di pasti pesanti, nonché l’andare a dormire a orari sempre differenti, possono infatti alterare il naturale ritmo circadiano del sonno.

E se la notte è opportuno assicurarsi un sonno ristoratore, durante il giorno via libera ad attività di svago e sportive, in grado di apportare numerosi benefici. In caso di assenza di crisi, o di crisi rare e lievi, non ci sono importanti limitazioni. Tuttavia, per rendere sicuri il nuoto e gli sport acquatici è opportuno entrare in acqua solo se ci si sente bene e alla presenza di un nuotatore esperto, che sia informato sulla condizione del paziente e conosca le misure di pronto soccorso. Le immersioni in profondità sono autorizzate solo in caso di un periodo prolungato senza crisi e con relativo attestato medico.

La Lega Italiana Contro L’Epilessia raccomanda inoltre di:

· Accertarsi, nel caso in cui si viaggi in aereo, se sia necessario presentare alla compagnia aerea un certificato medico sulla propria condizione di salute. Nel caso, questo dovrà contenere indicazioni sul tipo di crisi, sui farmaci prescritti e su eventuali regole di comportamento e, nell’eventualità, indicare la necessità di un accompagnatore.

· Fare una scorta sufficiente dei propri farmaci antiepilettici. La maggior parte di questi è disponibile anche negli altri Paesi, ma i farmaci di nuova generazione possono non essere facilmente reperibili. Inoltre, i marchi commerciali sono spesso diversi generando pertanto confusione. Attenzione, però, perché una grande scorta di farmaci può causare problemi in dogana, per cui è consigliato portare con sé un certificato che attesti i farmaci e le quantità necessarie. Si raccomanda inoltre di riporre i farmaci nel bagaglio a mano così da non correre rischi nel caso in cui il bagaglio venga smarrito.

· Nell’eventualità, verificare se la propria assicurazione sanitaria copra anche le spese di cura nel Paese di destinazione. A seconda dell‘assicurazione e del Paese di destinazione può essere necessario stipulare un‘assicurazione complementare.

· Valutare con il proprio medico se opportuno partire con un accompagnatore. Questa eventualità dipende dal tipo e dalla gravità dell‘epilessia.

· Se l‘epilessia è accompagnata da disabilità fisica, è consigliato informare l’agenzia di viaggi o il tour operator. Questi saranno capaci di individuare le strutture alberghiere idonee

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Lockdown ed epilessia

Durante questo periodo Lockdown ed epilessia creano forti contrasti. A causa del forzato periodo di isolamento durante la fase più acuta della diffusione del Covid-19 in Italia, circa il 40% delle persone affetta da epilessia ha manifestato sintomi. Per il 18% di loro , quasi 2 su 10, si è verificato un peggioramento del numero delle crisi.

È quanto emerge da un sondaggio condotto dalla Fondazione Lega Italiana Contro l’Epilessia che ha fotografato lo stato di salute e benessere delle persone affette da epilessia durante la pandemia di Covid-19.

Secondo l’indagine, eseguita attraverso un questionario anonimo con Google Moduli a cui ha aderito un campione di quasi 1000 persone, di cui metà affette da epilessia in un confronto tra pazienti e non.

Il peggioramento delle crisi è stato maggiormente riscontrato nelle persone in poli-farmacoterapia e con scarsa qualità del sonno

Il 46,9% dei pazienti, infatti, ha riferito di avere una scarsa qualità del sonno durante la quarantena, mentre il 19% ha riferito la presenza di sintomi depressivi e oltre la metà del campione invece ha lamentato un disturbo d’ansia.

“In questo periodo di difficoltà – spiega il Prof. Oriano Mecarelli, Dipartimento di Neuroscienze Umane presso La Sapienza di Roma e Presidente LICE – la consueta assistenza ai pazienti è stata fortemente ridotta a causa dell’avanzare della crisi sanitaria che ha investito il Paese. Abbiamo voluto verificare, quindi, attraverso un questionario, lo stato di salute fisica e psicologica delle persone affette da epilessia in questo periodo.

I risultati emersi obbligano a una presa di coscienza da parte dei neurologi che, oggi più di ieri, sono chiamati a valutare, oltre all’evoluzione della malattia e al successo di una terapia, anche aspetti altrimenti sottovalutati, come ad esempio la scarsa qualità del sonno.

Da questi dati, infatti, emerge come i disturbi del sonno, da lievi a moderati, rappresentino un fattore di rischio per il peggioramento dei sintomi, soprattutto nelle forme gravi di epilessia”

Nonostante la quasi totalità dei pazienti (il 93%) abbia continuato regolarmente le terapie anche durante il lockdown, ben il 37% del campione ha riferito problemi nella gestione della propria malattia e difficoltà nel follow-up e nell’assistenza medico-sanitaria. Dall’indagine, infatti, emerge che il 38% delle persone affette da epilessia ha riferito di avere in programma un controllo neurologico che cadeva nel periodo di lockdown, ma che nella maggioranza dei casi (96%) non è stato possibile ricevere. La difficoltà di accesso ai farmaci e la necessità di incrementare la terapia sono state le altre due problematiche principali incontrate dai pazienti durante il lockdown.

“Il sondaggio ha confermato la presenza di diverse criticità. Per questo motivo – aggiunge il Dott. Giovanni Assenza, Consigliere MacroArea LICE Lazio-Abruzzo e Coordinatore del Centro per la Diagnosi e Cura dell’Epilessia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico – si rende necessaria la messa a punto di servizi di telemedicina per garantire un adeguato follow-up dei pazienti, in particolare in questo momento di pandemia. Durante il periodo di lockdown, però, la tecnologia è andata in soccorso ai pazienti. Tra le persone che necessitavano di contattare il neurologo curante, il 71% ha avuto successo: il 43% attraverso sms o WhatsApp, il 25% tramite e-mail e il 31% via telefono. Da questi dati, quindi, si intuisce come lo sviluppo e il potenziamento della telemedicina sia assolutamente necessario. Grazie agli strumenti tecnologici oggi disponibili, infatti, sarebbe possibile assistere a 360° le persone con epilessia, anche in momenti difficili per il Sistema Sanitario come questo.”

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Il Colosseo si illumina per combattere l’epilessia

Come simbolo italiano nel mondo della lotta all’epilessia, il nostro Colosseo si illumina. È in occasione dell’International Epilepsy Day che il prossimo 10 febbraio uno spettacolo di luci viola colorerà per la prima volta l’Anfiteatro Flavio. Sarà simbolo della lotta contro i pregiudizi e per stimolare la raccolta fondi a favore della ricerca scientifica su questa importante malattia.

L’iniziativa è promossa dalla Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE) che per l’importante appuntamento lancia il claim “La solidarietà si propaga. Sarà  #liberalaricerca”: un gesto solidale, infatti, può diventare contagioso e fare la differenza nella vita delle oltre 500.000 persone.  In Italia sono 500.000 chiamate a fare i conti con l’epilessia e le problematiche che ne derivano. Quindi come prima volta nella storia il Colosseo si illumina.

All’avvio dello spettacolo, sullo storico monumento di fama mondiale verrà proiettato il logo LICE che, per l’occasione, festeggerà il proprio quindicennale impegno nella promozione di campagne di sensibilizzazione, nella divulgazione di una corretta informazione e nel supporto costante alla ricerca scientifica su questa malattia neurologica che conta 50 milioni di pazienti in tutto il mondo.

Non solo Colosseo però.

A vestirsi di viola numerosi monumenti, nonché luoghi di storia e di cultura, che anche quest’anno verranno illuminati per sottolineare la necessità di far luce sull’epilessia e sui falsi miti che spesso ruotano attorno a questa patologia generando sconforto e isolamento nelle persone che ne soffrono.

Inoltre, numerosi convegni, open day, ma anche spettacoli di musica e teatrali, scandiranno la Giornata in tutto il territorio italiano: Bolzano, Torino, Novara, Udine, Padova, Milano, Reggio Emilia, L’Aquila, Assisi, Terni, Roma, Venafro, Bari, Foggia, Lamezia Terme, Catania e Cagliari le città aderenti all’iniziativa.

“Il prossimo 10 febbraio oltre 120 Paesi nel mondo accenderanno i riflettori sull’epilessia – ha commentato il Professor Oriano Mecarelli – Presidente LICE, Dipartimento di Neuroscienze Umane La Sapienza (Roma) -.

L’Italia è da molti anni tra quelli in prima linea nella lotta a questa patologia che nel nostro Paese interessa oltre mezzo milione di persone, di tutte le età con picchi tra i bambini e gli anziani.

La ricerca scientifica ha fatto enormi passi avanti nella diagnosi e nella cura, ma c’è ancora tanto da fare, soprattutto per quelle forme di epilessia farmaco-resistente di cui soffre il 30% dei pazienti. Il fatto che le crisi arrivino spesso senza alcun preavviso, potendo provocare traumatismi o altri tipi di conseguenze negative, – ha proseguito Mecarelli – rende le persone con epilessia insicure, ansiose e dipendenti dagli altri. Ma non tutti possono contare sull’aiuto di una persona cara e l’assistenza socio-sanitaria sul territorio è ancora molto carente”.

Ed è proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo queste tematiche che in occasione della Giornata promossa a livello mondiale dalla International League Against Epilepsy (ILAE) e dall’International Bureau for Epilepsy (IBE), LICE invita la popolazione al Piccolo Eliseo di Roma per “Il nostro album dei ricordi. 15 anni di immagini e parole per raccontare l’epilessia”. Un evento, quello che si svolgerà lunedì 10 febbraio alle ore 19.30, realizzato per festeggiare 15 anni a supporto delle persone con epilessia. Per prenotarsi è necessario inviare un’email a fondazionelice@ptsroma.it.

“Aiutare davvero le persone con epilessia – conclude il Professor Mecarelli – significa finanziare e stimolare la ricerca, organizzare meglio i Centri specializzati su tutto il territorio nazionale, scoprire nuove strategie di cura e permettere equamente l’accesso alle terapie più innovative: solo questo potrebbe consentire una qualità di vita il più possibile normale, nonostante l’epilessia”.

Nei Paesi industrializzati, l’epilessia interessa circa 1 persona su 100.

Questa patologia si può verificare in tutte le età, con due maggiori picchi di incidenza, uno nei primi anni di vita e l’altro – sempre più elevato – nelle età più avanzate. Attualmente si calcola infatti che in Italia ogni anno si verifichino 86 nuovi casi di epilessia nel primo anno di vita, 20-30 nell’età giovanile/adulta e 180 dopo i 75 anni.

Alla base dell’alto tasso di incidenza nel primo anno di vita ci sono soprattutto fattori genetici e rischi connessi a varie cause di sofferenza perinatale, mentre per gli over 75 la causa risiede nel concomitante aumento delle patologie epilettogene legate all’età: ictus cerebrale, malattie neurodegenerative, tumori e traumi cranici.

Se questi sono i dati epidemiologici già preoccupanti nei Paesi industrializzati, il quadro diventa drammatico nei Paesi in via di sviluppo dove la prevalenza della patologia diventa 3-4 volte più frequente. L’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha più volte attenzionato questo problema, sottolineando che nel mondol’accesso alle cure necessita di un’inversione di rotta: dati allarmanti, infatti, evidenziano come la disponibilità di medicinali antiepilettici nei Paesi a basso e medio reddito sia inferiore al 50%.

Ma l’80% delle persone con epilessia vive proprio nei Paesi a medio-basso reddito e, di queste, circa tre quarti potrebbe non ricevere le cure necessarie.

Anche in relazione a questo, presso l’Assemblea plenaria dell’OMS sarà discusso l’Epilepsy Action Plan promosso da ILAE ed IBE ed appoggiato da molti Stati membri. Se l’Epilepsy Action Plan verrà approvato, nel prossimo decennio tutti gli Stati membri dell’OMS dovranno mettere in atto tutte le azioni possibili per assicurare migliori strategie di diagnosi e cura alle persone con epilessia e migliorarne quindi la qualità di vita.

Medical News

In Emilia-Romagna 18-20mila le persone affette. Venturi: “Sviluppare un percorso efficiente di selezione e trattamento”

Un disturbo del sistema nervoso centrale dal forte impatto sociale, che richiede trattamenti farmacologici spesso costosi e a volte inefficaci. È l’epilessia, che in Emilia-Romagna interessa, secondo le stime, tra le 18mila e le 20mila persone. In determinati casi (quando è “focale”, cioè le crisi sono iniziate in una zona unica e delimitata della corteccia celebrale, e quando è farmacoresistente) può essere curata con la chirurgia. Per questo la Giunta intende potenziare l’attuale rete regionale dedicata alle persone con epilessia secondo il modello “Hub & Spoke”, individuando per gli interventi chirurgici un unico “Hub” interaziendale, con due sedi di riferimento: l’Irccs Istituto delle Scienze Neurologiche dell’Azienda Usl di Bologna (Ospedale Bellaria) e il Dipartimento Integrato di Neuroscienze dell’Ospedale civile di Baggiovara (Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena).

Gli interventi di chirurgia dell’epilessia in Emilia-Romagna

Nel periodo 2008-2017 in Emilia-Romagna sono stati effettuati 115 interventi di chirurgia dell’epilessia (circa 10-12 interventi l’anno). Dai dati di letteratura scientifica dei Paesi industrializzati, si stima che il numero di casi incidenti idonei a un percorso chirurgico sia significativamente maggiore: pertanto, la sfida e l’obiettivo per il prossimo futuro è far sì che ogni anno circa 40-80 casi possano beneficiare di questo trattamento. Per un percorso efficiente è necessario che le due sedi dell’Hub regionale abbiano una Unità di monitoraggio per l’epilessia: struttura chiave per la selezione dei candidati idonei al successivo intervento chirurgico, collocata in un centro di epilessia specializzato con la presenza di un team multidisciplinare e multiprofessionale (epilettologi, neuropsicologi, tecnici neurofisiopatologi e altre figure con formazione specifica ed esperienza nel trattamento). Per la piena realizzazione del percorso di chirurgia, oltre all’Hub interaziendale sarà indispensabile implementare la rete Spoke di riferimento, costituita dalle Unità operative di Neurologia per l’epilessia in età adulta e dalle Unità operative di Neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza e di Pediatria per l’epilessia in età evolutiva.
L’Hub interaziendale si svilupperà secondo una logica di team-work, così da condividere i percorsi diagnostico-terapeutici e la selezione appropriata dei casi da sottoporre a chirurgia, segnalati dai centri Spoke. Inoltre le due sedi dell’Hub, in virtù delle competenze specifiche, saranno riferimento regionale per i centri Spoke e necessariamente interdipendenti l’una dall’altra nella validazione della diagnosi e della terapia chirurgica. All’ottimizzazione del percorso di chirurgia dell’epilessia è complementare la realizzazione di un osservatorio regionale per la raccolta dei dati relativi al percorso sanitario e sociale dei pazienti in Emilia-Romagna. Quest’obiettivo, di fondamentale importanza, sarà sviluppato insieme alle associazioni delle persone con epilessia, che hanno già collaborato alla definizione dell’assetto dell’Hub.

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Studio, con la combinazione di due farmaci già in commercio

Individuata una terapia che interferisce con lo sviluppo dell’epilessia sintomatica, la combinazione di due farmaci già in commercio, somministrata ad animali, ha ridotto drasticamente il numero e la progressione delle crisi epilettiche. Emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Brain e condotto dal laboratorio di ricerca diretto da Annamaria Vezzani dell’Irccs Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’, in collaborazione con i colleghi di altri centri di ricerca nazionali e internazionali.
Lo studio ha dimostrato che la combinazione di due farmaci anti-ossidanti usati nella pratica medica, la N-Acetilcisteina, un precursore del glutatione, e il sulforafano, una sostanza che si trova ad alte concentrazioni nei broccoli, se somministrata per un breve periodo negli animali esposti ad un fattore di rischio per lo sviluppo di epilessia, riduce drasticamente il numero e la progressione delle crisi epilettiche e risulta neuroprotettiva. Biomarcatori dello stress ossidativo si possono misurare nel sangue e sono predittivi della risposta terapeutica ai farmaci antiossidanti. “La terapia dell’epilessia – spiega Annamaria Vezzani – si basa su farmaci che trattano i sintomi ma non bloccano i meccanismi che sono responsabili dello sviluppo della malattia”.
La ricerca ha identificato che lo stress ossidativo, innescato nel cervello da un danno che induce epilessia, rappresenta un meccanismo chiave per lo sviluppo e la progressione delle crisi epilettiche, la morte dei neuroni e il deficit di memoria. Lo studio ha dimostrato, in particolare, che lo stress ossidativo provoca la formazione di una molecola patologica nel cervello, cioè la forma ossidata di Hmgb1, che è coinvolta nella generazione delle crisi. I farmaci utilizzati prevengono la generazione di questa molecola evidenziando quindi un nuovo meccanismo che contribuisce ai loro effetti terapeutici.

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Associazione chiede esame pdl; il 13 la Giornata mondiale

Una lettera ai parlamentari della commissione Affari sociali della Camera, con la richiesta di avviare al più presto l’esame della proposta di legge che ha come obiettivo il “pieno riconoscimento della guarigione dalla epilessia”. Ad inviarla è l’Associazione italiana contro l’epilessia (Aice) che, con questo gesto concreto, accende i riflettori sulla Giornata mondiale dedicata alla malattia, che si celebra il 13 febbraio. Un modo per ricordare che le persone con epilessia sono ancora, spesso, vittime di pregiudizi ingiustificati, contro cui la conoscenza è l’unica vera arma.
Sono 65 mln nel mondo, 8 mln in Europa e 500 mila in Italia le persone affette da epilessia, una delle malattie neurologiche più frequenti. Varie, denuncia l’Aice, le difficoltà che questi pazienti devono affrontare, a partire dalla burocrazia: “Con la lettera chiediamo l’avvio dell’esame della proposta di legge 1498 e ci batteremo fino all’ultimo per il pieno riconoscimento della guarigione da epilessia”, afferma il presidente Aice Giovanni Battista Pesce. In Italia, spiega, “è riconosciuta come malattia sociale dal 1965. Oggi si considera guarito chi non ha crisi da dieci anni, ma con l’approvazione della proposta di legge ci sarebbe il riconoscimento della guarigione a fronte della certificazione specialistica, ovvero quando il medico lo certifica, e non dopo 10 anni di assenza di crisi come periodo ‘standard’. Questo perchè alcune forme di epilessia possono guarire in modo spontaneo e chiaramente diagnosticabile anche in un arco di tempo inferiore ai 10 anni, o all’età della maturazione sessuale. Inoltre, ci sarebbe il riconoscimento per le persone con epilessie farmacoresistenti di almeno il 46% d’invalidità, per poter accedere al collocamento mirato al lavoro”. Infatti, è il ‘paradosso’ segnalato dall’Aice, “mentre da una parte a seguito di una crisi si perde l’idoneità alla guida e sul lavoro spesso si verificano discriminazioni, dall’altra non si ha il minimo riconoscimento di una percentuale d’invalidità che possa far accedere alle agevolazioni per il lavoro e la mobilità”. Chiaro il messaggio che l’associazione vuole lanciare: “Lamentarsi della discriminazione senza rimuoverne le cause è demagogico”. Insomma, “la parola d’ordine – afferma Clementina Boniver, neurologa ed epilettologa presso l’Azienda Ospedaliera Università di Padova, in occasione di un convegno organizzato oggi dall’Aice Veneto – è ‘uscire dall’ombra’, ma la strada da percorrere è ancora lunga. La diagnosi di epilessia continua infatti ad avere un impatto emotivo spesso sproporzionato alla reale gravità del problema”.
Ma è quando non c’è conoscenza che si genera la paura: “La gente deve sapere che l’epilessia è una malattia curabile – afferma – e quindi compatibile con una vita normale nel 70% dei casi.
Anche se purtroppo rimane ancora una quota di pazienti farmacoresistenti, un terzo, nonostante siano stati commercializzati negli ultimi anni nuovi farmaci e vi siano nuove strategie terapeutiche”. Altra priorità è sensibilizzare il mondo della scuola, dal momento che sono i bambini i più colpiti e nei due terzi dei casi l’epilessia si manifesta prima della pubertà. Per questo, il 13 febbraio l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma organizza un incontro per insegnare agli operatori scolastici a gestire una crisi convulsiva in classe.
Più di 50 gli istituti invitati. Titolo dell’iniziativa, ‘La scuola non ha paura delle crisi’.

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In alcuni casi se non trattata può provocare ritardi motori

Attenzione alle forme nascoste di epilessia nei primi mesi di vita, che se non riconosciute e adeguatamente trattate in alcuni casi possono portare anche a gravi ritardi motori nel bambini. È l’appello lanciato dai pediatri nel corso del 72/esimo congresso della Società italiana di pediatria e della Società italiana di neurologia pediatrica a Firenze.
    Secondo quanto spiegato, le crisi possono indicare una malattia genetica spesso sottostimata, dovuta al deficit di vitamina B6, chiamata anche piridossina. Nel 70% dei casi l’epilessia piridossino dipendente si manifesta in età neonatale o anche più tardi, nei primi mesi di vita del bambino.
    “Purtroppo ad oggi la diagnosi non è sempre tempestiva – spiega Raffaele Falsaperla, presidente Sinp -. Se la crisi non si presenta nel primissimo periodo di vita può essere misconosciuta”. “Ecco perché – continua – è importante sensibilizzare i pediatri nel riconoscere la patologia”. Negli attuali protocolli il trattamento con la piridossina è previsto solo nel primo mese di vita. “È necessario dunque modificare e aggiornare le ‘linee guida’ attualmente in vigore – continua – e prevedere anche per una fascia d’età superiore questo tipo di cura”. “Le cause della malattia sono soprattutto genetiche ed è importantissimo aumentarne la conoscenza tra i pediatri – conclude Falsaperla – perché l’insufficienza di piridossina oltre alle epilessie può portare nel bambino anche ritardi motori importanti. Va inoltre considerato che questo tipo di epilessia non risponde alla terapia farmacologica tradizionale”.

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Un raggio di luce potrebbe aiutare a contrastare l’epilessia. Si tratta di una nuova tecnologia presentata a Ferrara nel convegno organizzato dalla Federazione italiana epilessie (Fie) e dedicato ai progetti di ricerca europei in questo campo.

Si tratta di proiettare un fascio di luce irradiato da fibre ottiche impiantante nel cervello. L’emissione riesce a ‘spegnere’ i neuroni responsabili delle crisi di epilessia.

”Si tratta di una terapia ‘intelligente’, perchè lo spegnimento indotto dalla luce è un fenomeno che si può indirizzare solo ai neuroni responsabili delle crisi”, commenta Merab Kokaia, dell’università svedese di Lund, che coordina il progetto di ricerca europeo Epitarget. Avviato nel 2013, il progetto ha l’obiettivo di identificare anche nell’uomo nuovi biomarcatori della malattia e studiare i meccanismi di base di come si generano le crisi epilettiche.

Utilizzando la terapia genica, i ricercatori hanno inserito nelle membrane dei neuroni una proteina sensibile alla luce chiamata rodopsina e derivata da un batterio. Grazie ad essa diventa possibile modificare il comportamento delle cellule nervose. Per esempio, quando i neuroni vengono irradiati con luce giallo-arancio l’attività elettrica dei neuroni si ‘spegne’. Per ottenere questo risultato, i ricercatori stanno sperimentando microscopiche fibre ottiche impiantate nel cervello.

In questo modo è possibile interrompere una crisi epilettica, bloccando lo stato di ipereccitazione elettrica tipico dell’attacco. I dati finora ottenuti riguardano però solo modelli sperimentali realizzati in laboratorio, e prima di passare agli studi sull’uomo saranno necessarie ulteriori verifiche e studi sulla tecnica.