Medical News

Non sono un buon sostituto della frutta fresca e servono solo a consumare più zucchero e calorie

Niente succhi di frutta per tutto il primo anno di età, e pochissimi, al massimo 120 millilitri al giorno di bibite con il 100% di succo, fino ai 3 anni. Sono molto severe le nuove linee guida sul consumo di queste bibite della American Academy of Pediatrics, pubblicate oggi su Pediatrics.
“I genitori possono pensare che i succhi di frutta siano salutari, ma non sono un buon sostituto della frutta fresca e servono solo a consumare più zucchero e calorie – afferma Melvin Heyman, coautore del documento -. Piccole quantità vanno bene per i bambini più grandi, ma sono assolutamente non necessarie sotto l’anno di età”.
Nel dettaglio la guida afferma che per i primi sei mesi il latte materno o artificiale siano più che sufficienti per l’alimentazione dei bimbi. Tra i sei mesi e l’anno si può introdurre la frutta ma non in forma di succo. A partire da un anno si possono dare succhi, con il 100% di frutta, ma non più di 120 millilitri (4 once) al giorno, che possono diventare 180 dai 4 anni e 240 dopo i 6. “I bambini – si legge nel documento – dovrebbero essere incoraggiati a mangiare frutta intera, ed educati a capirne i benefici rispetto al succo, che non ha le fibre e può portare a un eccessivo aumento di peso”.
Il succo, aggiungono gli esperti, è sconsigliato come trattamento della disidratazione e della diarrea, e andrebbe evitato subito prima di andare a letto.

Medical News

Le raccomandazioni del Cdc americano, niente fumo prima dormire

Se una notte di sonno scarso rende difficile la giornata, dormire poco come abitudine aumenta il rischio di obesità, diabete, ipertensione, ictus e malattie cardiache. Ma qual è il numero di ore ‘giusto’ da dormire? Il massimo è tra i 4 e 12 mesi, con 12-16 ore al giorno raccomandate, mentre una volta adulti ne bastano 7 ore, come ricordano i Centers for diseases control (Cdc) americani sul loro sito, che mettono in guardia anche contro gli effetti deleteri del fumo.
Per ogni fascia d’età c’è un numero di ore raccomandate, secondo l’Accademia americana della medicina del sonno: dopo il primo anno di vita, in cui il sonno, con i pisolini diurni inclusi, occupa la gran parte della giornata, si va progressivamente calando. Tra 1-2 anni bisognerebbe dormire 11-14 ore al giorno e 10-13 ore in età prescolare, tra i 3 e 5 anni, sempre con i sonnellini inclusi. Si scende a 9-12 ore tra i 6 e 12 anni, per poi calare ancora durante l’adolescenza, a 8-10 ore tra i 13 e 18 anni. Una volta adulti, ne bastano 7. Per ‘aiutarsi’ a dormire bene, i Cdc elencano sei buone abitudini per proteggere il sonno. La prima di essere regolari, andando a letto e svegliandosi sempre alla stessa ora, anche nei fine settimana. Poi la camera da letto deve essere scura, rilassante, quieta e con una temperatura confortevole. E’ bene inoltre rimuovere tutti gli apparecchi elettronici dalla stanza, come tv, pc e smartphone, evitare i pasti pesanti, la caffeina e l’alcol prima del sonno, così come il tabacco. Infine mantenersi attivi e fare dell’esercizio durante il giorno.

Medical News

Influisce anche su quanti bambini si avranno

A dettare l’età a cui si avrà il primo figlio entrano in gioco non solo le scelte personali ma i geni: per la precisione 12 aree specifiche del Dna possono determinare anche quanti bambini si avranno. Lo indica lo studio guidato da Melinda Mills, dell’università britannica di Oxford, e pubblicato sulla rivista Nature Genetics. Alla ricerca, basata sui dati di 600.000 persone, tra uomini e donne, hanno collaborato molti italiani, da Istituto San Raffaele di Milano, Consiglio Naizonale delle Ricerche (Cnr), università di Trieste, Cittadella universitaria di Monserrato (Cagliari), università di Sassari, Irccs Burlo Garofolo a Trieste e Irccs Neuromed a Isernia. 

Finora si reputava che i comportamenti riproduttivi fossero interamente determinati da scelte personali e influenzate da fattori sociali o ambientali, ma ora per la prima volta si scopre che hanno anche una base genetica. Questo non vuol dire che il futuro sia ‘scritto’ dai geni, ma che specifiche caratteristiche dovute ai geni, come il raggiungimento della fertilità sessuale in uomini e donne, possono determinare in parte, indipendentemente dal contesto, l’età e il numero di figli. 

I ricercatori hanno analizzato dati genetici di 238.064 uomini e donne per cercare collegamenti tra geni e l’età del primo concepimento e quelli di quasi 330.000 persone per identificare legami con il numero di figli. Incrociando i dati è emerso che alcune specifiche varianti presenti in 12 aree del Dna possono arrivare a predire, con una precisione inferiore all’1%, il momento in cui uomini e donne avranno il primo figlio e il numero di bambini che avranno. 

Una percentuale apparentemente molto bassa, spiegano gli autori, ma che invece in alcuni casi può essere usata con precisione per prevedere la possibilità che una donna possa non fare figli. “Un giorno – ha spiegato Mills – sarà possibile usare questi dati per rispondere a domande importanti, come il ‘Quanto tempo potrò ancora aspettare?’”