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L’ultimo disperato appello è rivolto a un giudice: Giuseppe, padre di Elisa (46 anni), una donna che da 12 anni è ricoverata in un Istituto per lungodegenti di Mestre. Respira con una cannula ed è alimentata da un sondino. L’uomo ha deciso di rivolgersi ad un giudice affinché possa “ottenere un modo alternativo per un accompagnamento di sua figlia” verso la fine di un’agonia che non è più vita. Sulla scia di quanto fatto da Loris Bertocco, dj Fabo, “chi sceglie di andare in Svizzera per l’eutanasia – dice l’uomo, che paragona il caso della figlia a quello di Eluana Englaro – ha una sufficiente capacità di comprendere che la sua personale situazione è insostenibile. Il caso di mia figlia, invece, è diversissimo. Elisa non ha alcuna possibilità di miglioramento e in assenza di una legge dovrò andare a chiedere aiuto ad un giudice”. Forte anche lo sfogo dei legali dell’uomo: “A pochi mesi dalle elezioni politiche a chi interessa questa legge? Siamo in balia della politica che non decide e anche di una Chiesa troppo rigida su questi temi”.

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“Ne abbiamo aiutati 300, le autorità lo sanno, ma guardano altrove”

“Quasi un italiano al giorno muore in Svizzera con il suicidio assistito e le istituzioni italiane lo sanno”: a dirlo, a nome dell’associazione Soccorso Civile, è stato Marco Cappato, venerdì pomeriggio, rendendo dichiarazioni spontanee ai carabinieri di Massa, a seguito della morte di Davide Trentini. “Chi non è attaccato ad una macchina – spiega Cappato – anche se la sua sofferenza è enorme, si vede negato il diritto ad essere accompagnato alla morte e deve recarsi all’estero. Solo una minima parte riesce ad andare in Svizzera”.
“Un italiano al giorno muore in Svizzera con il suicidio assistito – afferma Cappato – e le istituzioni italiane conoscono a perfezione questi dati, perché le persone vengono registrate in Svizzera e i loro nomi comunicati alle autorità italiane. L’opinione pubblica lo scopre ora, perché noi lo facciamo alla luce del sole e ce ne prendiamo le responsabilità. Le autorità italiane però lo sanno da sempre, ma fingono di guardare dall’altra parte”. “Continueremo la nostra azione di aiuto”, perché “in tre anni si sono messe in contatto con noi, in forma non anonima, quasi 300 persone, e ad alcune di queste abbiamo fornito un aiuto anche pratico, per l’ultimo viaggio in Svizzera”, ha aggiunto Cappato, fornendo ai carabinieri nomi delle persone che l’associazione Soccorso Civile ha aiutato fino ad oggi. A Cappato è stato chiesto anche a che punto è l’indagine per la morte di Dj Fabo: “Dopo l’autodenuncia di Milano – risponde – sono stato indagato, sono stato interrogato e sono state sentite molte altre persone, come testimoni. Non ci sono stati altri sviluppi. Riguardo la morte di Trentini, invece, abbiamo reso dichiarazioni spontanee ai carabinieri e sarà la Procura a decidere cosa farne”.

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Toscano di 53 anni, malato di sclerosi, era arrivato in clinica ieri

Davide, il cinquantatrenne toscano malato di sclerosi che ieri, accompagnato da Mina Welby, era andato in una clinica svizzera per ottenere l’ eutanasia, e’ morto.

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Davide Trentini e’ deceduto questa mattina, come rende noto l’associazione Luca Coscioni, con l’aiuto medico previsto in questi casi dalla legge svizzera.
Davide in un video saluta sorridente e ringrazia per il sostegno.

News del giorno

In Belgio la legge esiste dal 2014 ma nessuno aveva mai fatto richiesta

Primo caso di eutanasia su un minore in Belgio, e quindi nel mondo perché il Paese è l’unico al mondo ad aver approvato nel 2014 una legge che lo consente. Lo riporta il quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad. “In silenzio e nella discrezione più assoluta – sottolinea il giornale – per la prima volta nel nostro Paese un minorenne è morto per eutanasia”. 

Il minore malato terminale sul quale è stata praticata l’eutanasia aveva diciassette anni. Lo riferisce in un’intervista alla Reuters, citata dalla Bbc online, Wim Distelmans, direttore del Centro di controllo dell’eutanasia. “Il minore soffriva di dolori fisici insopportabili. I dottori hanno usato dei sedativi per indurre il coma come parte del processo”, ha aggiunto Distelmans, senza precisare se si tratti di un ragazzo o di una ragazza.
E’ la prima volta che si chiede l’applicazione della legge del 2014, che consente ai genitori di scegliere la ‘dolce morte’ per i propri figli, malati terminali, dopo averne fatto richiesta al medico curante, il quale deve sottoporre il caso e ricevere l’autorizzazione del ‘Dipartimento di controllo federale e valutazione dell’eutanasia’. La legge specifica che anche il minore deve esprimere una forma di consenso.

Bagnasco, la vita è sacra,va accolta sempre – La notizia della eutanasia praticata ad un minore “ci addolora e ci preoccupa: la vita è sacra e deve essere accolta, sempre, anche quando questo richiede un grande impegno”. Lo dice il presidente della Cei, il card. Angelo Bagnasco, raggiunto telefonicamente dall’ANSA mentre è a Genova per il Congresso Eucaristico.
Scienza e vita: si dà agli adulti potere di vita e morte – “L’eutanasia sui minori è maschera di un atto di volontà libero. La soppressione di una vita fragile non è mai accettabile”. Queste le parole di Alberto Gambino, presidente nazionale dell’Associazione Scienza & Vita, che collabora con la Cei. “Il caso belga finisce coll’attuare un principio particolarmente nefasto perché estende l’eutanasia, già di per sé inaccettabile, ad una vicenda di estreme fragilità in cui si misura la dignità di un soggetto con il metro di giudizio di chi non incarna direttamente quella dignità. Non si tratta di un caso di accanimento terapeutico, quindi di una situazione in cui già c’è una valutazione medica oggettiva circa l’inutilità della prosecuzione di una terapia, ma siamo davanti a veri propri atti di volontà eutanasici, che interrompono una vita umana che proseguirebbe naturalmente il suo corso”. “Si realizza, inoltre, – prosegue Gambino – una vera e propria finzione: il diritto all’eutanasia del bambino, altro non significa che attribuire ad un adulto il potere di vita e di morte su un minorenne. E’ solo la ‘maschera’ di una vera decisione, personale, libera e consapevole – come intendono i fautori dell’eutanasia – in quanto non è in alcun modo concepibile in capo ad un soggetto che, per il diritto e per il livello di maturità, è incapace di autodeterminarsi nel compimento di scelte a contenuto legale ed esistenziale così estreme. Si tratta di una finzione giuridica che contrasta con i principi che presidiano le normative europee a tutela del minore, che mirano piuttosto alla protezione della sua vita e integrità fisica e mai alla sua eliminazione. L’Europa – e i Paesi che come il Belgio l’hanno fondata – dovrebbero piuttosto investire risorse e proporre normative sull’accudimento e la cura delle persone più fragili come sono i bambini gravemente malati e non introdurre l’idea che ad un certo punto debbano essere soppressi”.