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Con grande ottimismo si è conclusa la visita del Ministro della Salute all’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, produttore di cannabis terapeutica. Giulia Grillo si è detta disposta a bandire una sorta di manifestazione per una partnership pubblico-privata al fine di incrementare la produzione della cannabis terapeutica affinché, in tutte le farmacie, torni disponibile la cannabis ad uso medico.

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Racca, connoterà esercizi con servizi avanzati e tecnologici per i cittadini

Cambia il marchio del network delle farmacie: presentato stamani a CosmofarmaExhibition, il nuovo marchio recita ‘Farmacia dei servizi Federfarma’ e vuole essere “un segno che rappresenta il cambiamento che porta alla farmacia di domani”. La celebre croce verde delle farmacie italiane, spiega Fedefarma, diventa una composizione grafica che da’ vita a due F inclinate e la convergenza delle due lettere genera il disegno di un mortaio, icona storica del lavoro del farmacista. Un segno “semplice e facilmente memorizzabile – rileva l’associazione – che indicherà al cittadino la farmacia guidata dal suo titolare: un professionista in grado di dare risposte alla domanda di salute, prima e oltre la vendita dei farmaci”.
E’ ad Antonio Romano – maestro del brand design che ha creato vari marchi, da Tim a Ferrovie dello Stato, da Borsa Italia a Renault, da Edison a Lacoste – che Federfarma si è affidata per disegnare il brand della farmacia dei servizi. Il marchio, ha osservato la presidente di Federfarma Annarosa Racca, “nasce dall’ambizione di unire tutte le farmacie indipendenti sotto un’unica insegna, che connoti le farmacie che forniscono ai cittadini nuovi servizi, sempre piu’ tecnologici e avanzati, supportati dalla Federazione. E un simbolo vale più delle parole”. Il brand, in particolare, andrà a identificare le farmacie che aderiscono alla piattaforma di Federfarma per la telemedicina, al progetto Dottorfarma per l’aderenza terapeutica, alla prenotazione delle prestazioni sanitarie private e agli altri servizi di Promofarma.

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Tre su 4 vorrebbero trovare in farmacia medicinali e presidi

Liste d’attesa troppo lunghe per i controlli dopo un ricovero, un’odissea avere in tempi brevi i medicinali per la terapia: per 4 pazienti italiani su dieci avere rapporti con un ospedale o una Asl territoriale per gestire la propria malattia è fonte di disagi e difficoltà. Così il 67% dei cittadini e ben il 75% (3 su 4) di coloro che hanno ha già un problema di salute accoglierebbe con sollievo il passaggio alla farmacia del territorio di molti dei servizi gestiti da Asl e ospedali, prima fra tutte la distribuzione dei medicinali erogati finora solo in ospedale.
Lo dimostra un’indagine condotta da Datanalysis su 2.000 cittadini e 500 persone con patologie croniche come diabete di tipo 2, artrite reumatoide, broncopneumopatia cronica ostruttiva, presentata a un convegno organizzato da Federfarma Servizi e Federfarma.Co. a Napoli.
Un italiano su quattro vorrebbe trovare in farmacia anche altri servizi, come una gestione integrata con ospedale e medico di famiglia, l’assistenza ad anziani, disabili e pazienti con malattie croniche, l’accesso a servizi infermieristici e fisioterapici, la possibilità di prenotare visite ed esami. La farmacia si conferma perciò un punto di riferimento essenziale, tanto che uno su tre vorrebbe un canale di comunicazione più facile e diretto, magari attraverso i social media o whatsapp.
“I distributori di farmaci e le cooperative di farmacisti sono pronti a rispondere alle esigenze e si propongono di distribuire alle farmacie territoriali anche quei farmaci e quei presidi attualmente distribuiti soltanto dalle Asl-spiega Giancarlo Esperti, direttore generale di Federfarma Servizi- grazie al nostro sistema distributivo capillare possiamo già oggi assicurare la consegna su tutto il territorio”.

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Con il servizio Pos al banco, prossimo obiettivo ticket sanitari

La farmacia in Italia si candida ad allargare la gamma di servizi offerti al cittadino. Dopo il passaggio dalla distribuzione di medicine all’erogazione di farmaci e servizi sociosanitari, i farmacisti si preparano a una nuova iniziativa: far pagare i bollettini postali direttamente con Pos al banco. L’iniziativa è stata presentata a PharmEvolution, la tre giorni della farmaceutica che si è svolta a Catania. “E’ una sfida – ha spiegato il vicepresidente di Federfarma, Gioacchino Nicolosi – per puntare a erogare prestazioni aggiuntive al cittadino, sempre in un’ottica di servizio per la comunità”.
Un futuro che sembra molto vicino, dal momento che il servizio, nato dalla collaborazione tra Igea Banca e il gruppo Bassilichi, azienda fiorentina attiva nell’ambito dei payments, è già pronto a partire. Il progetto ha riscosso grande attenzione tra i farmacisti arrivati da tutta Italia per partecipare alla convention, che ha fatto registrare oltre 5.000 ingressi qualificati e la presenza di 80 espositori, ma anche un incubatore di idee, per “Farmacia 4.0”. Che guarda ancora più avanti, con in programma una serie di nuovi servizi da offrire ai clienti: la prossima sfida, a cui si sta già lavorando, è il pagamento dei ticket sanitari in farmacia.

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Dirigenti e funzionari regionali pedinati e minacciati. Il coinvolgimento della Direzione investigativa antimafia. E’ una storia complessa e dai risvolti potenzialmente inquietanti quella emersa nelle ultime ore dai palazzi della Regione Lazio e che sta tenendo ferma l’assegnazione delle sedi di ben 274 nuove farmacie regionali, 119 solo a Roma. Un vero colpo di scena, confermato questa mattina in Consiglio regionale dal governatore Nicola Zingaretti, in una vicenda che ai più era sembrata, fino a questo momento, un semplice intoppo amministrativo di un iter cominciato nel lontano 2012 con una procedura nazionale indetta per potenziare, tramite concorso, il servizio farmaceutico in tutta Italia.
 
Da fine maggio la pratica era passata in mano alla Regione, che avrebbe dovuto entro fine luglio chiudere la partita, assegnando almeno le prime sedi. Uno stallo che una delegazione di farmacisti – spalleggiata in particolare dal centrodestra e dal M5s – cercava da settimane di sbloccare manifestando in Consiglio: perché, la loro domanda, se le graduatorie già ci sono, non si procede a firmare le delibere di assegnazione? La risposta è arrivata solo ieri sera, nel corso di una riunione a porte chiuse della commissione Salute, per bocca del direttore regionale Sanità Vincenzo Panella, quello che doveva firmare materialmente le assegnazioni, fatto accorrere alla Pisana. Insieme al segretario generale della Giunta Andrea Tardiola, ha rivelato agli esterrefatti consiglieri (anche quelli di maggioranza, a quanto pare, non ne sapevano niente) che nella vicenda, già rallentata da ricorsi al Tar, era stata coinvolta la Dia, sulla scia di un caso analogo in Lombardia.
 
I funzionari che seguivano l’iter sarebbero stati minacciati e pedinati, e la loro denuncia ha attivato un meccanismo complesso di certificazione antimafia che ora rischia di rallentare di molto le cose. “Sappiamo – ha detto oggi in Consiglio il governatore Zingaretti -quanto il Lazio sia oggetto di infiltrazioni criminali accanto alle persone perbene. Ciò che ho fatto, e me ne assumo con orgoglio la responsabilità, è stato avviare un tavolo in Prefettura e con il coinvolgimento delle massime autorità investigative italiane affinché sia legata la certificazione antimafia a tutte le deroghe. Non per criminalizzare qualcuno, ma a tutela delle persone perbene”.
 
Per l’opposizione, però, c’è stato un difetto di trasparenza: “Non è pensabile – ha tuonato in Aula il capogruppo de La Destra Francesco Storace – che in questa Regione tutto venga occultato. Le domande per le farmacie le hanno fatte i mafiosi? Non è lei che lo stabilisce. Lei faccia il suo dovere, lei deve dare concessioni, se sono mafiosi li arresteranno, ma lei non si può arrogare il diritto di bloccare gli investimenti:se c’è una denuncia, abbiamo chiesto di poterla acquisire”. “Le denunce le porteremo – la replica del governatore – Le autorità investigative hanno condiviso l’idea di introdurre una ulteriore verifica preventiva a difesa della legalità. A settembre informerò sullo stato delle cose perché questa vicenda si concluda nel più breve tempo possibile”.

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Creare una squadra di farmacisti ospedalieri esperti di furti in ospedale, medicinali contraffatti e delle altre tipologie di crimini farmaceutici. Un gruppo di esperti che possa fare rete, monitorare con attenzione tutte le fasi di approvvigionamento dei farmaci e lavorare per prevenire il fenomeno.

E’ questa l’idea di della SIFO,  la Società italiana dei farmacisti ospedalieri e dei Servizi farmaceutici territoriali, da tempo attenta al problema della sicurezza degli ospedali e dei farmaci.

Il compito della squadra di farmacisti sarà anche quello di fare da ‘antenne’ sul territorio, per raccogliere informazioni relative a casi sospetti, sensibilizzare sul fenomeno e fare poi da “cerniera”, trasmettendo le segnalazioni in tempo reale a chi se ne occupa a livello centrale.

Dopo il progetto Padlock, con cui sono state esaminate le ‘difese’ degli ospedali italiani suggerendo come fare per incrementarle, ora SIFO rinnova l’alleanza con AIFA, l’Agenzia italiana del farmaco, per prevenire i crimini farmaceutici.

“L’idea è maturata” spiega la Sifo “nell’ambito di una collaborazione che prosegue da anni, su questo tema, tra SIFO e AIFA. La novità è quella di investire in formazione: se n’è parlato ieri a Catania, nella giornata conclusiva del congresso nazionale SIFO, durante la sessione plenaria dedicata a qualità dei prodotti e contraffazione, moderata da Maria Grazia Cattaneo, vicepresidente SIFO. Relatore Domenico Di Giorgio, direttore dell’ufficio Qualtà dei prodotti e contraffazione di AIFA”.

“Credo che il farmacista possa costituire parte attiva nella lotta ai furti e alla contraffazione sia attraverso la sorveglianza dei prodotti e delle fonti di approvvigionamento sia attraverso il monitoraggio continuo del percorso delle terapie e dei dispositivi medici”, afferma la vicepresidente di SIFO, Maria Grazia Cattaneo. “In tutto ciò è determinante che i farmacisti consolidino le conoscenze necessarie e SIFO si spenderà perché sia promossa una formazione specifica tra i propri soci”.

C’è anche un altro aspetto importante, che Cattaneo tiene a sottolineare ed è quello dell’informazione. Su questo, il farmacista può fare un lavoro importante, in primis “dentro le strutture sanitarie, creando una rete interna di conoscenza del fenomeno e di prevenzione, attraverso la condivisione con gli altri operatori sanitari, farmacista può essere un tramite importante nell’informazione ai cittadini, validata nei contenuti e negli strumenti di comunicazione”.

“Attraverso la collaborazione con SIFO, è possibile formare un certo numero di esperti di livello più alto che possano essere il riferimento immediato sul territorio per chi ha dei dubbi, è sicuramente una strategia funzionante”, afferma Di Giorgio, ricordando che Aifa ha già lavorato in modo analogo con le Dogane e i Nas,. “Il ruolo del farmacista ospedaliero è cruciale”, – sostiene Di Giorgio – “Noi, dal centro, abbiamo una visione molto ampia su quelli che sono i fenomeni e su quelli che diventeranno. Però per certe derivazioni già presenti sul territorio, chi lavora in un ospedale o in una farmacia può avere la visione dei singoli casi che sono pezzetti di un puzzle più grosso. Se portati tempestivamente al centro, possono permettere un’azione di contrasto efficace”.

Nell’incontro di ieri è stata ricordata la grande efficacia della piattaforma web “Fakeshare”, avviata da AIFA nel corso del 2013, in cui tutti gli operatori sanitari possono trovare informazioni relative alle segnalazioni di furti di medicinali.

Da Catania, il direttore dell’ufficio Qualità dei prodotti e contraffazione di AIFA lancia anche un importante monito: occorre essere sempre più attenti al fenomeno dei farmaci contraffatti, perchè se fino ad oggi in Italia i medicinali contraffatti erano soprattutto quelli che i pazienti volevano ottenere aggirando il problema delle prescrizioni del medico (Viagra, steroidi o dimagranti), adesso nelle mire dei contraffattori rischiano di finire anche i farmaci salvavita, di costo elevato, e questo per via di un problema di accesso.

“Oggi, con questi farmaci ad alto costo, ci troviamo per la prima volta in Italia con un problema reale di accesso al farmaco. E l’accesso è uno stimolo per i contraffattori, che si attivano dove c’è una domanda. Anche se non abbiamo ancora intercettato materialmente farmaci falsificati- spiega ancora Di Giorgio- stiamo monitorando da mesi sul web la crescita di offerte sospette su queste tipologie di prodotti, perchè una volta che c’è una domanda si cominciano a generare le finestre per fare le infiltrazioni. Stiamo lavorando insieme al Nas e al Ministero della Salute per prevenire il fenomeno: sapevamo cosa aspettarci, sta succedendo e stiamo lavorando per prevenirlo”,

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Sono tanti gli aspetti del lavoro del farmacista modificati negli ultimi anni da norme e decreti, per questo la FOFI (Federazione Ordini dei Farmacisti Italiani) ha deciso di avviare la revisione del Codice deontologico del farmacista.

Nell’attesa che il processo sia completato, ha inviato una circolare ai propri iscritti, in cui vengono riepilogate le disposizioni del Codice che devono essere interpretate alla luce delle nuove disposizioni legislative. Una di queste riguarda appunto la possibilità per il farmacista di rilasciare senza ricetta farmaci per cui è invece necessaria la prescrizione medica, ma solo in alcuni determinati casi di urgenza come la necessità di proseguire una terapia dopo le dimissioni dall’ospedale.

”E’ un meccanismo introdotto dal 2008 con un decreto del ministero della Salute e che funziona ormai da tanti anni – spiega Andrea Mandelli, presidente Fofi – bene e senza abusi, che viene in aiuto del cittadino, in casi ben codificati”.

 ”Ma questo è solo uno dei temi che verranno affrontati nel nuovo Codice – continua Mandelli – insieme alla vendita online dei farmaci e l’entrata delle società di capitali nel settore farmaceutico, ora all’esame del Parlamento”.

Dal 1 luglio infatti anche in Italia è stata autorizzata la vendita dei medicinali su internet. Ma perchè diventi realtà servono ancora alcuni passaggi. ”Stiamo aspettando che il Ministero della Salute – aggiunge – perfezioni il bollino europeo da usare”.

Altra norma del Codice da modificare sarà quella che riguarda la preparazione galenica di medicinali in farmacia. Una prerogativa che, in base al decreto legge 1 del 2012, potrà essere ora ”estesa anche ai farmacisti che nelle parafarmacie, in possesso dei requisiti richiesti e nel rispetto delle condizioni previste, allestiscono preparati galenici non soggetti a prescrizione medica”.

Ancora tutto da capire invece ”come ci regoleremo con l’entrata delle società di capitali nel nostro settore – osserva Mandelli – prevista dal ddl Concorrenza all’esame del Parlamento. Ad esempio chi sarà responsabile deontologicamente in una società di capitali?”. Verrà invece affrontato più avanti il tema dell’obiezione di coscienza, come accaduto con la pillola del giorno dopo. ”Capisco che alcuni colleghi abbiano dei problemi dei problemi etico-morali – conclude – ma bisogna trovare un punto di mediazione per garantire il diritto alla salute del cittadino”.