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Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha firmato le nuove linee guida della legge sulla fecondazione assistita. Questo provvedimento è diretta conseguenza delle due sentenze della Corte costituzionale – n.151/2009 e n.162/2014 – che hanno eliminato rispettivamente il numero massimo di tre embrioni da trasferire in un unico e contemporaneo impianto, e il divieto di fecondazione eterologa.

Le nuove norme entreranno in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Tra le novità introdotte, la possibilità di doppia donazione sia di ovociti che di seme. Esclusa la selezione delle caratteristiche fisiche.

Ma la vera rivoluzione è il ritorno della fecondazione eterologa. Il ministero rilascerà nuove linee guida e indicazioni per la coppia che accede ai trattamenti di fecondazione assistita, mentre tutto ciò che riguarda i donatori di gameti (seme ed ovuli) sarà contenuto nel testo di un nuovo Regolamento, già approvato dal Consiglio Superiore di Sanità, che sta proseguendo il suo iter.

“Dopo l’istituzione del Registro nazionale dei donatori, questo è il secondo importante passo per l’aggiornamento dell’intero quadro normativo che regola la Procreazione Medicalmente assistita in Italia”: lo ha spiegato il ministro della salute Beatrice Lorenzin commentando le nuove linee guida della legge e annunciando l’inserimento delle fecondazione eterologa nei Lea. “Presto – ha aggiunto il ministro – arriveranno i decreti sul consenso informato e sui cosiddetti “embrioni abbandonati”, e il recepimento delle normative europee sulla donazione dei gameti”.

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“E’ stata sottovalutata la presenza di importanti fattori di rischio quali obesità, ipertensione, diabete e cardiopatia”. E’ questa la conclusione degli ispettori del ministero della Salute nella Relazione sul decesso di Arianna Acrivoulis, la 38enne deceduta il 10 giugno all’ospedale di Conversano dopo un trattamento per fecondazione assistita.

Secondo il rapporto, i medici che avevano in cura la donna non esaminato in modo completo ed esauriente il quadro clinico, non hanno valutato i rischi della procedura nè alternative o approcci differenti.

La situazione clinica della paziente era complessa. Ipertensione arteriosa, diabete mellito, obesità, irsutismo, steatosi epatica, calcolosi della colecisti, blocco di branca sinistra, erano queste le patologie riscontrate in Arianna Acrivoulis, che, subito dopo l’intervento di agoaspirazione dei follicoli, ha visto un crollo dei suoi parametri vitali, fino all’arresto cardiaco e alla morte.

Gli esperti della task force osservano dunque come ”ai fini della ottimale gestione del caso in questione, sarebbe stato necessario sviluppare una modalità di lavoro d’equipe”. Ma, affermano, ”ciò non sembra essere la modalità di lavoro utilizzata, tanto che è stata sottovalutata la presenza di importanti fattori di rischio”. Tale lavoro d’equipe, si sottolinea nella Relazione, ”avrebbe dovuto esplicitarsi, in particolare, nel corso della stessa procedura e nel momento in cui la signora ha avuto i primi sintomi di difficoltà respiratoria”

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ROMA – Il Censis ha presentato oggi a Roma la ricerca ‘Diventare genitori oggi: il punto di vista degli specialisti’, realizzata in collaborazione con la Fondazione Ibsa e condotta fra ginecologi, andrologi e urologi. Lo studio ha raccolto informazioni preziosissime sulla procreazione in Italia.
Un dato pesa su tutti. L’infertilità riguarda il 20-30% delle coppie italiane a fronte delle stime dell’Organizzazione mondiale della sanità che parlano del 10-15%. Non solo. L’Italia subisce il problema della bassa natalità: lo pensa l’88,7% di ginecologi, andrologi e urologi. Il 75% degli specialisti è convinto che la crisi economica scoraggi le coppie, in particolare quelle che devono ricorrere alla procreazione medicalmente assistita. Dallo studio emerge che i bambini concepiti ‘in provetta’ e nati in Italia nel 2012 sono stati 9.800: un aumento quasi del 170% in 7 anni. Circa il 75% degli specialisti ritiene che le coppie con problemi di infertilità consultano più di uno specialista prima di affidarsi alle cure di quello scelto in via definitiva. Ma cresce anche la preoccupazione per la disinformazione perché 6 medici su 10 giudicano i propri pazienti poco o per nulla informati sia sui problemi di infertilità e sterilità, sia sulle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Il 76% dei “camici bianchi” sarebbe inoltre d’accordo con una revisione della legge sulla procreazione medicalmente assistita. In questo scenario, si evidenziano le differenziazioni regionali. L’88,7% dei medici ritiene che la qualità nei trattamenti per la procreazione medicalmente assistita cambi da regione a regione. Poi una raccomandazione. Non ovunque è assicurata la gratuità dell’accesso alle cure per la Pma.

2 Aprile 2015