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Studio pubblicato da Scientific Reports

E’ stato identificato un gene che può spiegare perché alcune donne non riescono ad avere figli. Uno studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, ha dimostrato che topi femmine che non avevano il gene chiamato Nlrp2 andavano incontro a problemi come lo sviluppo anomalo della placenta, la perdita dell’embrione prima dell’impianto o, più raramente, prole con problemi nello sviluppo. Al contrario, quando il gene mancava nei topi maschi, non vi era alcuna conseguenza sulla fertilità.

L’infertilità riguarda circa il 15% delle coppie. Le cause sono di diversa natura, come l’età sempre più tardiva in cui si fanno figli, infezioni sessualmente trasmesse e patologie come fibromi uterini o endometriosi. Tuttavia in circa il 10% dei casi gli studiosi non sono in grado di spiegarne il motivo. A individuare un fattore determinante è stato un gruppo di ricercatori del Baylor College of Medicine, in Texas. Hanno visto che quando i topi femmina privi del gene Nlrp2 si accoppiavano, si osservavano tre diversi tipi di risultati: alcune non rimanevano incinta, altre avevano cuccioli nati morti con anomalie ed un terzo gruppo dava alla luce cuccioli più piccoli o più grandi del previsto. “Le donne che portano queste mutazioni sono sane in tutti gli altri aspetti fisici e non sono consapevoli di avere queste caratteristica genetica”, ha detto Sangeetha Mahadevan, autore principale dello studio. Inoltre, quando i ricercatori hanno cercato di far sviluppare ovociti di un topo femmina con mutazione nel gene Nlrp2 in vitro, questi non si sono sviluppati.
   
“La scoperta – prosegue – ha implicazioni per la fecondazione in vitro. E’ importante riconoscere che ci sono donne che non possono essere candidate per questa procedura perché i loro embrioni non sarebbero in grado di crescere in coltura”.

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Fertilità a rischio per le donne che sono impegnate in lavori fisicamente pesanti (in cui ad esempio si devono sollevare molti pesi) o che fanno i turni a rotazione e/o lavorano di notte.
   
Lo rivela uno studio condotto su circa 500 donne e pubblicato sulla rivista Occupational & Environmental Medicine.
   
Lo studio, unico nel suo genere, è stato condotto presso la Harvard Chan School of Public health a Boston.
   
Tutte le donne coinvolte nella ricerca avevano chiesto assistenza per problemi di fertilità. La loro occupazione è stata così, per la prima volta, messa a confronto con una serie di parametri biologici che misurano direttamente la fertilità di una donna (livelli ormonali, numero di ovociti maturi, funzionalità ovarica). Ebbene, è emerso che valori alterati di questi parametri – che nella routine clinica sono correlati a problemi di fertilità – sono spesso riscontrati in donne con lavori fisicamente molto pesanti e donne che fanno i turni e lavorano di notte.
   
Lo studio suggerisce dunque a tutte le donne che stanno cercando di concepire di considerare eventuali rischi connessi alla propria occupazione.
Partire dalla eliminazione del super-ticket di 10 euro sulla prestazioni specialistiche è invece la richiesta di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. Ciò, sottolinea l’associazione, per “rilanciare il Servizio sanitario e garantire ai cittadini accesso alle cure”.