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La Pera:”diritto di scegliere strumenti più adatti per gestione professione»

I medici di medicina generale della Fimmg Emilia Romagna “non ci stanno”, al software unico della Regione. E rivendicano, come afferma, il segretario generale regionale del sindacato Renzo La Pera, «il diritto di scegliere gli strumenti più adatti per la gestione della professione». La sezione regionale della Fimmg, in ogni caso, si dichiara disponibile a trattare la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e a partecipare all’incontro previsto il 13 luglio, ma sottolinea come in Regione sia stato portato avanti il progetto di Casa della Salute e non quello delle Unità complesse di cure primarie, previsto dal contratto attualmente in vigore. I medici di famiglia della regione, ricorda Le Pera, «hanno da sempre chiaramente espresso, e motivato sia sul piano professionale che tecnico, la ferma opposizione alla imposizione del software unico. Per quanto riguarda invece le Case della Salute, la Fimmg «a livello nazionale, regionale e aziendale non solo non è mai stata contraria a un progetto complessivo di riorganizzazione dell’assistenza territoriale, ma ne è stata invece parte propositiva e realizzativa», aggiunge il sindacalista. «Le citate Unità complesse di cure primarie – precisa – sono state concordate nel vigente Accordo nazionale della medicina generale sottoscritto dalla Fimmg, e non recepite come attuabili negli accordi regionali dell’Emilia Romagna per volontà della regione stessa, al contrario delle Aft realizzate come Nuclei di cure primarie con la piena adesione e collaborazione della Fimmg stessa. Concordiamo quindi con l’affermazione `non servono chiusure ma un confronto aperto´, e quindi saremo presenti all’incontro del 13 luglio sperando che lo stesso rappresenti un cambiamento dell’atteggiamento dell’assessorato e l’inizio appunto di un confronto aperto», conclude Le Pera.

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Nessun investimento sulla medicina di prossimità al fine di evitare ai cittadini il ricorso all’assistenza ospedaliera

“Una proposta senz’anima, senza quella voglia di cambiamento che un rinnovo contrattuale dovrebbe prevedere vista l’esigenza dei cittadini di ottenere nuovi servizi e le prospettive di cambiamento auspicate da gran parte della categoria”, è il commento che il Segretario Regionale della FIMMG Puglia Filippo Anelli ha rilasciato all’indomani della pubblicazione della bozza di contratto di lavoro predisposta dalla SISAC. 
La proposta di contratto è stata presentata dal dott. Vincenzo Pomo, coordinatore nazionale della SISAC, alle organizzazioni sindacali il giorno 21 giugno ed è stato oggetto di analisi da parte della Segreteria regionale della FIMMG Puglia il giorno 22 e oggi sarà all’esame della Segreteria nazionale riunitasi a Roma nella sede della FIMMG.
La Segreteria regionale della FIMMG Puglia si è conclusa con la seguente mozione:
“La Segretaria Regionale FIMMG Puglia riunitasi il 22 giugno 2016 presso la sede FIMMG in Via Santi Cirillo e Metodio n. 5/B – Bari per discutere sul rinnovo del contratto nazionale, all’unanimità
ritiene
non condivisibili i contenuti della bozza SISAC e le indicazioni espresse dalle regioni nell’atto di indirizzo in quanto contrari allo sviluppo di un nuovo modello delle cure primarie teso ad assicurare tutti quei servizi sul territorio e la presa in carico della gestione della cronicità e della domiciliarità 
vista
la sentenza della Corte Costituzionale n. 178/15 che ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 16, c.1, l.B della Legge 98/2011 e successive modificazioni
propone
alla Segreteria Nazionale di riprendere il confronto politico con il Governo nazionale al fine di definire le risorse necessarie al rinnovo contrattuale e condividere con le regioni gli standard strutturali dell’assistenza primaria per assicurare ai cittadini la migliore risposta ai loro bisogni di salute”. 

I medici lamentano la mancata previsione e l’adeguato finanziamento nella bozza della SISAC di quei servizi in grado di realizzare la medicina di prossimità evitando ai cittadini il ricorso all’assistenza ospedaliera. 
La FIMMG chiede che ogni medico abbia la possibilità di lavorare con un team di professionisti composto da collaboratori di studio, infermieri, fisioterapisti, specialisti e altro che possano assicurare anche una diagnostica di primo livello: elettrocardiogramma, holter, ecografie, doppler, spirometrie e altro in strutture messe a disposizione dalla ASL o individuate dagli stessi medici.

 La bozza della SISAC, invece, disciplina prevalentemente il ruolo unico, superando la vecchia distinzione tra medico di famiglia e medico di continuità assistenziale e rimanda alle regioni la programmazione di tutti gli altri servizi essenziali. L’organizzazione dell’assistenza dall’H24 all’H16 rappresenta un aspetto non essenziale della contrattazione la cui applicazione dovrebbe essere valutata, in maniera flessibile, in ragione delle specifiche esigenze del territorio.

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I medici di famiglia sono sul piede di guerra. Da troppi mesi aspettano risposte alle loro istanze e, l’ultima tegola dell’appropriatezza prescrittiva di esami e farmaci non ha fatto altro che peggiorare un clima già teso.

“Se non avremo risposte concrete, i medici scenderanno in sciopero a dicembre”. Lo ha detto il segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), Giacomo Milillo, a margine degli Stati generali della professione medica ed odontoiatrica.
“C’è una politica marcia – ha affermato – che si occupa dei suoi equilibri e non degli interessi del Paese”, ha sottolineato sollecitando delle “risposte concrete” dal governo.

“Abbiamo creato le condizioni per legge al fine di poter dichiarare lo sciopero – ha detto Milillo – che sarà in dicembre, ma valuteremo sia la data sia le modalità sulla base dell’astensione che riceveremo”. Certamente, ha chiarito, “ci sarà lo sciopero dei medici se continueranno ad arrivare solo dichiarazioni superficiali e di stima ma non basate su fatti concreti, che mettano la collaborazione dei professionisti sanitari davanti alle istanze della Conferenza delle Regioni ed alla tecnocrazia delle Regioni stesse”.

Quello che i medici chiedono, ha rilevato Milillo, è un “progetto nazionale coerente per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e per il riconoscimento dell’uguaglianza di tutti i cittadini”. Il problema, ha avvertito, è che “purtroppo il governo si relazione oggi con 21 interlocutori diversi e schizofrenici che sono appunto le diverse istituzioni regionali”. Quanto alle ventilate sanzioni ipotizzate per i medici in varie situazioni, “le sanzioni – ha detto – sono solo un dettaglio di questa degenerazione del Sistema sanitario nazionale”.
Riferendosi quindi al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, Milillo ha sottolineato come il ministro “stia rispondendo con un’attenzione, ma non ha ancora avuto possibilità di dare risposte concrete”.

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Inizierà oggi, 5 ottobre, a Cagliari, il 71° Congresso nazionale Fimmg – Metis, sul tema “Un medico per la persona, la famiglia, la società”.

«Il Congresso sarà occasione di incontro tra la Fnomceo e i principali sindacati del mondo medico – spiega il segretario nazionale Giacomo Milillo – per coordinare le prossime azioni comuni nell’ambito della mobilitazione già in atto».

Attualmente i rapporti tra il Ministero della Salute, l’ordine dei medici e le principali sigle sindacali sono a dir poco tesi. Sul banco degli imputati vi è il famigerato taglio delle cosiddette “Prestazioni inutili”, che pone grandi limiti alle prescrizioni dei Medici di famiglia riguardanti esami diagnostici.

“Nessuno discute lo sforzo massimo e “appropriato” per perseguire l’appropriatezza delle indagini diagnostiche così come della prescrizione farmaceutica. Tutto il mondo medico da anni è impegnato in questa prospettiva, ma non va bene che sia raggiunta con un decreto discutibile perché non ha basi conoscitive, se non molto approssimative. Basi scientifiche sull’appropriatezza non ce ne sono”. continua Milillo e rilancia lo sciopero generale della categoria previsto per Novembre.

Altro tema caldo riguarda i tagli strutturali al Sistema Sanitario Nazionale “Da una parte c’è il taglio delle risorse dall’altra” – sostiene Milillo – “l’incapacità di riorganizzare in modo coerente con una spesa out of pocket elevatissima di 30 mld, di cui conosciamo solo l’emergente, perché c’è tutto un sommerso che non è conosciuto e con un sistema di fondi sanitari integrativi non sufficientemente regolamentato che rischia di diventare un sistema di fondi sanitari sostitutivi, pronti a raccogliere il posto di un sistema sanitario che boccheggia”.

Un congresso, questo della Fimmg che si preannuncia rovente, ma che vede i Medici di Medicina Generale non rigidi sulle proprie posizioni, ma pronti a discutere con il Governo.

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La gestione del dolore, in Italia, fatica a trovare spazio. A dirlo è Massimo Magi coordinatore nazionale del progetto della Federazione dei Medici di Medicina Generale (Fimmg), nel corso della conferenza stampa di presentazione della “Giornata Cento Citta contro il Dolore”.

“Solo due medici di famiglia su 10 hanno una formazione sulla gestione del dolore. Gli altri hanno una conoscenza fatta sul campo, che consente di gestire il paziente, ma con variabilità di risultati e utilizzando strumenti spesso non specifici”. Per questo, ha continuato Magi, “stiamo lanciando il progetto InNov@fimg, che prevede la formazione di un medico esperto contro dolore, una sorta di coach che lavorerà all’interno delle strutture della medicina generale per formare i colleghi sulla gestione del problema”.

Un “allarme contro l’indifferenza rispetto al dolore inutile”, arriva da Sergio Zavoli, presidente onorario della Fondazione Isal, che promuove l’iniziativa. Servono, sottolinea Zavoli, “maggiori sforzi per sviluppare conoscenze. L’Italia, prima nel mondo a fare una legge contro il dolore potrebbe anche essere anche la prima a costituire un polo europeo di ricerca sul tema”. Tema che riguarda, tra l’altro, ben il 12% di persone che ha avuto un ictus e che vivono in media per 20 anni nel dolore senza che un farmaco sia in grado di lenirlo.

Lo dimostra uno studio pubblicato su “Pain research”, condotto da ricercatori della Fondazione Isal su un campione di 500 persone. “Il malato sente ancora nella parte lesionata del corpo – spiega William Raffaeli, presidente della Fondazione – una sensazione di bruciore, crampi o scosse. E i medici, non solo non riescono a curare il problema, ma neppure a comunicare al paziente quello che gli sta succedendo”. Se per gli adulti il dolore è un problema, lo è ancora di più per il bambino, dove, spiega Raffaeli “c’è ancora molta difficoltà di interpretazione del dolore così come difficoltà delle famiglie a utilizzare farmaci”. Inoltre sono pochi i trattamenti efficaci anche a causa dei pochi studi clinici”. La conseguenza è che spesso, non conoscendo la terapia del dolore, si utilizzano farmaci per adulti o, laddove basterebbe un cerotto, si fa un’iniezione.

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ROMA – A seguito della revoca dello sciopero dei medici e dei pediatri prevista per oggi, Giacomo Milillo, segretario generale della Fimmg, ha inviato una lettera agli iscritti per spiegare i risultati ottenuti con l’accordo di ieri sera al ministero della Salute. Milillo spiega subito che seppure è stata vinta “una battaglia, ancora non si è vinta la guerra”. Per questa ragione restano confermate le altre iniziative di informazione della popolazione annunciate dalla Federazione e previstenel mese di maggio. Intanto, Milillo ritiene che “la mobilitazione della categoria ha ottenuto un livello di ascolto ed una corrispondenza rispetto alle richieste che solo la nostra determinazione e l’unità dimostrata hanno potuto consentire”.

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ROMA – Sciopero dei medici di medicina generale sempre più vicino. A fronte dell’imminente scadenza dell’ultimatum che le parti si erano imposte, la Fimmg fa sapere di assistere a continui rinvii da parte delle regioni sulla ripresa delle trattative per il rinnovo della convenzione. “La Fimmg – spiega il segretario nazionale Giacomo Milillo – ha dato responsabilmente un’ulteriore possibilità alle Regioni per evitare ai cittadini il disagio derivante dalla preannunciata legittima reazione della medicina generale a una insensibilità lunga anni. La notizia degli ulteriori rinvii della Conferenza delle Regioni – prosegue – sembra essere l’ennesima dimostrazione che la loro attenzione è da sempre monopolizzata dagli aspetti economico finanziari piuttosto che da quelli di tutela della assistenza dei cittadini”. Secondo Milillo “si continua a privilegiare un percorso burocratico e impositivo, piuttosto che impegnarsi nella riorganizzazione delle cure primarie che è – secondo il vertice della Fimmg – l’unica strada per dare una risposta equa alle esigenze di appropriatezza e alle necessità di compatibilità economica”.

7 Aprile 2015

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ROMA – Con l’intesa raggiunta tra Regioni, Ministero della Salute e sindacati della medicina convenzionata, via libera alla rivoluzione nell’assistenza di base ma – sostengono i promotori dell’accordo – senza compromettere l’esistenza del tradizionale studio del medico di famiglia, a difesa del quale la Fimmg aveva minacciato lo sciopero.
Grazie all’intesa sarà ridisegnato il lavoro del medico di fiducia integrato da quello di nuove strutture: dall’Aggregazione funzionale territoriale (AFT) e dalle Unità Complesse di Cure Primarie (chiamate anche Case della Salute).
Le parti hanno sottoscritto dunque un documento (firmato da tutti i sindacati medici tranne che da Snami, Smi per la parte di medicina generale e Unp) che permette di superare la rottura della trattativa tra Sisac (l’agenzia che si occupa di stipulare le convenzioni con il servizio sanitario nazionale) e appunto i sindacati. Anche la Fimmg, il principale sindacato dei medici di famiglia, si dice soddisfatto, ma precisa – attraverso il segretario nazionale Giacomo Milillo – di voler attendere la ripresa delle trattative sul tavolo tecnico per decidere un eventuale passo indietro rispetto alla protesta decisa.
Lo studio del singolo medico di famiglia resta attivo, mentre l’Aggregazione funzionale territoriale (AFT), una delle strutture centrali della riorganizzazione delle cure territoriali per le cure primarie, dovrà avere almeno una sede di riferimento presso la quale vengono svolte le funzioni di coordinamento, di condivisione, audit. Per il Sottosegretario di Stato alla Salute, Vito De Filippo “il documento fa definitivamente prendere corpo al nuovo sistema di organizzazione dell’assistenza Sanitaria voluto dal Patto della Salute che prevede un forte riequilibrio in favore della presenza territoriale e limitando un eccessivo ricorso all’ospedalizzazione”. De Filippo non ha dubbi: “sarà proprio il mix composto dalle Associazioni Funzionali Territoriali e dalle Unità Complesse di Cure Primarie in cui i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta s’integreranno con medici della continuità assistenziale, specialisti convenzionati, infermieri e altri professionisti sanitari e sociali – dice – a dare il via ad un sistema di assistenza in grado di dare risposte, secondo, alle esigenze di salute 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 senza impropri ricorsi al sistema dell’emergenza urgenza e agli ospedali”.

5 Marzo 2015