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Un operatore sanitario che incrocia lo sguardo di una giovane paziente, mentre muove i primi passi, nel lungo corridoio della riabilitazione dell’ospedale di Cefalù, è l’immagine vincitrice del concorso fotografico nazionale “Cardioclick 2018”, organizzato dall’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri).
L’autore è Gero Cani, medico della riabilitazione della Fondazione Giglio della cittadina normanna. Il tema dell’edizione 2018 era “Cuore e riconoscenza” come a sintetizzare la grande carica di contenuti umani e morali che caratterizzano il rapporto medico–paziente.
L’immagine, salita sul gradino più alto del podio, è stata scelta da una autorevole giuria composta, fra gli altri, dal professore Michele Massimo Gulizia, presidente della Fondazione per il tuo cuore, dal cardiologo Attilio Maseri, dal critico d’arte Vittorio Sgarbi e dal giornalista Luigi Ripamonti. La premiazione è avvenuta a Rimini, al convengo nazionale su “la ricerca cardiologica in Italia”.
Il messaggio lanciato dall’autore è stato sintetizzato nella didascalia di Gero Cani che ha accompagnato l’immagine al concorso. “Spesso tra paziente e operatore sanitario – si legge – si stabiliscono legami di profonda empatia nei quali l’operatore aiuta il paziente ma nello stesso tempo il paziente restituisce la gratitudine in forma di gratificazione per l’operatore. In uno sguardo a volte si riassumete tutto questo”.
A congratularsi con l’autore il presidente Giovanni Albano e il direttore generale della Fondazione Giglio, Vittorio Virgilio.
Al vincitore l’invito, a carico dell’organizzazione, a partecipare al Congresso 2018 dell’AHA (American Heart Association) che si terrà a novembre a Chicago.

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Ritrae neonata sorridente circondata da cuore ‘bianco’ di buste

Una neonata sorridente circondata da un cuore fatto con 30 litri di latte materno tirato e congelato: è la foto pubblicata sui social, e presto diventata virale, da una neomamma inglese, Nia Malika, che si prepara a tornare al lavoro. A segnalarla il quotidiano inglese The Independent.
Grazie a questa enorme riserva, scrive, ora potrà tornare al lavoro e a scuola e sua figlia continuare ad avere il latte materno. La donna, sulla pagina Breastfeeding Mama Talk Facebook page, spiega di aver introdotto nella sua dieta snack e pasti pensati per aumentare la produzione di latte, tra cui farina d’avena a colazione, e di “bere acqua come un pesce”. Negli ultimi due mesi, racconta, è riuscita a mettere da parte più di 28 litri del suo latte in modo molto metodico. Ogni tre ore infatti si è attaccata al tiralatte, senza mai saltare un turno, anche nel mezzo della notte. “Quando la gente mi dice che sono fortunata per avere questa scorta – scrive – gi dico che ho lavorato duramente per averla e continuerò a farlo”.

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Consigli pediatri Usa

Sempre più presenti online, molto spesso inconsapevolmente. Molti bambini, tramite i profili dei genitori, hanno una presenza sul web già nelle prime 24 ore di vita. Il 92% dei piccoli di due anni di età negli Usa è già sui social network e il fenomeno dello ‘sharenting’, termine che indica l’abitudine di mamma e papà di condividere con amici e parenti (talvolta anche con sconosciuti) informazioni online sui loro bimbi, è in crescita. Ma ecco sette indicazioni per non ‘strafare’ e tutelare i più piccoli, che arrivano da uno studio presentato a San Francisco, alla conferenza annuale dell’American Academy of Pediatrics, che riunisce i pediatri americani.
Prima di tutto secondo gli esperti, guidati da Bahareh Keith e Stacey Steinberg, una pediatra e una professoressa di legge dell’Università della Florida, bisogna familiarizzare con le policies, le regole,relative alla privacy dei vari siti in cui si vogliono condividere foto o informazioni, poi meglio creare un alert che invia una notifica ogni volta che il nome del proprio bimbo appare in un risultato di un motore di ricerca, ed è inoltre fondamentale non condividere pubblicamente informazioni relative ad esempio al comportamento del bambino. È importante anche essere molto cauti nell’inserire la localizzazione quando si ‘posta’ la foto del piccolo e dargli il ‘potere di veto’ su immagini, informazioni e tutto ciò che lo riguarda. Infine, non postare immagini che lo mostrino in qualsiasi stato di nudità e prendere sempre in considerazione l’effetto che la condivisione può avere sul benessere attuale e futuro del bambino.

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Il piccolo Kainoa non sopporta di essere toccato, mamma in lacrime emozione rete

Sta facendo il giro del mondo la foto che una mamma ha postato su Facebook dopo che il proprio figlio, affetto da autismo, ha incontrato il cane addestrato per lui da una Ong statunitense. Per la prima volta, scrive la donna, in lacrime nella foto mentre il piccolo si sdraia sul cane per leggere un tablet, il piccolo Kainoa di cinque anni ha una interazione affettiva, mentre normalmente non sopporta di essere toccato.
“Questa foto – scrive la mamma, Shanna – cattura il volto di una mamma che vede il proprio figlio, che non può abbracciare, lavare, vestire e toccare, che si sdraia liberamente sul proprio nuovo cane, con un attaccamento intenzionale”.
Il cane è stato fornito dopo due anni di addestramento dalla Ong Four Paw for Ability, specializzata nel preparare animali in grado di aiutare bambini e adulti con disabilità. La foto, postata sul profilo Facebook Love What Matters, ha quasi 300mila condivisioni e 750mila ‘mi piace’. “Come mamma ho visto innumerevoli momenti dolorosi, e ho pianto innumerevoli volte – continua Shanna -. Ieri tuttavia ho pianto per ragioni diverse.
E’ un’emozione indescrivibile. In qualche modo grazie a Tornado ho la sensazione che tutto andrà bene”.

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Fotografate migliaia di molecole ‘braccio destro’ del Dna

Sono pronte le prime immagini del cervello come nessuno lo ha mai visto: sono state ottenute con una tecnica che non si limita a fotografare le cellule, ma le esplora all’interno fotografando le migliaia di molecole che aiutano il Dna a fabbricare le proteine. Il risultato si deve alla tecnica sviluppata dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit) e pubblicata sulla rivista Nature Methods, dal gruppo coordinato da Ed Boyden.

Nessuno mai finora era riuscito a vedere nel dettaglio la posizione nelle cellule del braccio destro del Dna, ossia la molecola di Rna, spia del funzionamento e dello stato di salute dei neuroni. La tecnica che ha permesso di farlo si chiama ‘microscopia a espansione’ e si basa sull’espansione di campioni di tessuto che vengono inseriti in un polimero, che si gonfia quando si aggiunge acqua. Dopo questo ‘trattamento’ il tessuto viene osservato con un microscopio a fluorescenza. Questo permette di ottenere immagini con una risoluzione altrimenti possibile solo con microscopi molto più specializzati e costosi.

”Ora siamo in grado di osservare l’Rna con grande precisione grazie al processo di espansione”, osserva Boyden. La possibilità di vedere in dettaglio la distribuzione dell’Rna nelle cellule potrebbe aiutare a comprendere come questa molecola contribuisce al funzionamento dei neuroni. Ad esempio, come fanno i neuroni a cambiare rapidamente l’intensità delle loro connessioni per immagazzinare nuovi ricordi o competenze.
Un’ ipotesi che adesso diventa possibile verificare è se le molecole di Rna implicate nella produzione delle proteine necessarie a questo meccanismo si trovino davvero in ‘sacche’ poste vicino alle connessioni fra i neuroni (sinapsi), pronte a entrare in funzione quando necessario.

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Catturare foto e video più rapidamente e con una qualità migliore: è la promessa del primo fototransistor flessibile che si ispira agli occhi dei mammiferi. Potrebbe migliorare l’efficienza di molti altri strumenti, dai dispositivi per la visione notturna ai satelliti. Descritto sulla rivista Advanced Optical Materials, il dispositivo è stato realizzato dal gruppo di ricerca coordinato da Zhenqiang Ma, dell’università americana Wisconsin-Madison.
Come l’occhio umano, il fototransistor cattura la luce e la converte in una carica elettrica. Ma a differenza di quanto accade negli occhi, dove gli impulsi elettrici trasmettono direttamente l’immagine al cervello, nel fototransistor la carica elettrica viene trasformata in un codice numerico binario, cioè una lunga serie di 1 e 0, che contiene le informazioni relative all’immagine.
Per imitare ancora meglio il comportamento dell’occhio dei mammiferi, il fototransistor è flessibile, a differenza dei fototransistori tradizionali che sono fabbricati su superfici rigide. Per renderlo flessibile i ricercatori lo hanno costruito in silicio su un substrato di plastica e hanno aggiunto uno strato sottilissimo di metallo sul fondo. ”Siamo in grado di fabbricare il fototransistor anche curvo per adattarlo al sistema ottico che vogliamo” spiega l’autore. ”Finora – dice -non c’era un modo semplice per farlo”.
In questo modo il dispositivo può essere usato per migliorare le prestazioni di molti prodotti, dalle fotocamere digitali, ai visori notturni, fino ai rilevatori di fumo e ai satelliti. Il segreto della super efficienza del nuovo transistor è che, a differenza dei fotorivelatori tradizionali, non vi sono strati di metallo posti al centro del dispositivo che bloccano parte della luce assorbita.