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Lorenzin, ‘Stava guarendo dalla leucemia. Seguivo la vicenda da un mese, è stato straziante”

“I fratellini non c’entrano nulla con il morbillo” che ieri ha stroncato la vita del bambino malato di leucemia ricoverato all’ospedale San Gerardo di Monza. Lo ha detto il professor Andrea Biondi, primario della Clinica Pediatrica del San Gerardo. “I fratellini – ha spiegato Biondi – hanno avuto il morbillo in un secondo momento”. Il problema resta invece la mancanza dell’immunità di gregge. “Se viene meno – ha detto Biondi – le persone e i bambini più deboli possono pagare un prezzo più alto”.
“Il problema è che abbiamo avuto un’epidemia che ha colpito una regione, ha colpito l’Italia” ha aggiunto Biondi. “Da questo dramma bisogna prendere come lezione positiva questa verità: se viene meno l’effetto di una comunità, le persone e i bambini più deboli possono pagare un prezzo più alto. Questa è la lezione che dobbiamo prendere, non cercare dei responsabili, e tantomeno pensare che i genitori, che vivono un dramma nel dramma, possano essere considerati responsabili”. Ma se i fratellini fossero stati vaccinati, il bimbo deceduto poteva salvarsi? “La risposta è no”, ha detto categorico il primario. “E’ fuori da ogni possibilità. Anche i fratelli si sono ammalati perché abbiamo vissuto un periodo in cui tanti, giovani e adulti, si sono ammalati di morbillo. Siamo scesi sotto la soglia giudicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di ‘protezione della comunità’. E se questo è successo vuol dire che deve esserci un richiamo a tutti per ribadire che bisogna vaccinarsi: per proteggere i nostri figli, ma anche per un senso di responsabilità nei confronti degli altri, dei più deboli, che potrebbero non essere in grado di farlo”.
“È stata una storia straziante, io stavo seguendo questa vicenda da un mese, il bambino era seguito in ospedale, ma purtroppo siamo dentro una epidemia di morbillo e i bambini non vaccinati, gli adulti non vaccinati, rischiano e i bambini fragili come quello di Monza, che stava guarendo dalla leucemia, che avremmo salvato dalla leucemia, è morto per il morbillo”. Con queste parole, il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha commentato a Bisceglie, a margine di Digithon, la vicenda del piccolo affetto da leucemia, morto per il morbillo preso dai fratelli non vaccinati. Proprio in attesa che il ministro arrivasse, alcune decine di genitori contrari ai vaccini hanno protestato fuori dalle vecchie segherie dove la rassegna si svolge. Riferendosi a loro e, in generale, a tutti i genitori contrari alle vaccinazioni, Beatrice Lorenzin ha detto che “non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire, noi siamo disponibili a dare informazioni e accompagnare i genitori nel processo di vaccinazione, ma credetemi grazie ai vaccini abbiamo salva la vita, e una vita vale una legge”.

Sì a modifiche ma nessuno svuotamento del decreto

“È importante che il decreto non venga svuotato di valore scientifico poi siamo aperti a modifiche che vadano incontro alla sensibilità del Parlamento e anche a miglioramenti effettivi, per esempio l’istituzione dell’anagrafe nazionale vaccinale, tanto che abbiamo già approvato le risorse per finanziarla”. Lo ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, rispondendo ai giornalisti sulle modifiche del decreto vaccini in Senato. “I Lea sono stati predisposti e finanziati due anni fa – ha spiegato – per la copertura al 95% di tutti i vaccini del piano nazionale vaccini, sia quelli obbligatori, i 12 previsti dal decreto, sia quelli fortemente raccomandati, come quello contro papilloma virus e pneumococco”. “La lista dei 12 vaccini previsti dal decreto – ha concluso Lorenzin – non la ho decisa io, è stata indicata dalle autorità sanitarie su criteri di messa in sicurezza della popolazione, chi la voglia modificare se ne assuma la responsabilità, io come ministro mi attengo a ciò che dicono le autorità sanitarie né a giudizi né a convenienze politiche”.

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I loro corpi sono ‘sincronizzati’ con il sole, caso finora inspiegabile

Una misteriosa malattia, finora inspiegabile, di tre fratellini che cadono in catalessi al tramonto e si ‘risvegliano’ quando rispunta il sole, è diventato un oggetto di studio per la comunità medica in Pakistan. Lo riferiscono oggi i media locali. Per questo bizzarro fenomeno, i bambini sono stati battezzati “solar kids” (bambini del sole) nel villaggio della provincia sud occidentale del Baluchistan dove vivono con la famiglia. Shoaib, Rashid e Ilyas Hashim, rispettivamente di uno, nove e 13 anni, hanno uno stranissimo comportamento fin dalla loro nascita: durante il giorno svolgono le normali attività di tutti i bambini, ma dopo il calar del sole il loro corpo è completamente paralizzato. Poi all’alba, quando ritorna la luce, riprendono le loro funzioni motorie. Finora nessuno è riuscito a diagnosticare la loro malattia. Sono stati anche ricoverati al Pakistan Institute of Medical Sciences (Pims) di Islamabad per una serie di approfonditi esami, ma non è emerso nulla di anomalo. “Si tratta di una condizione medica che non abbiamo mai visto – ha spiegato il responsabile del nosocomio Javed Akram – e per questo la stiamo studiando insieme ad altri centri con cui collaboriamo”. I campioni del loro sangue e tessuti sono stati inviati a 13 centri medici specializzati nel mondo, tra cui la Mayo Clinic e il John Hopkins Medical Institute negli Usa e il Guys Hospital a Londra. Ma per ora non ci sono state risposte. In un primo momento, i medici hanno pensato che si trattasse di una rara forma di paralisi chiamata Masthenia Syndrome, ma nel loro caso non è permanente. “I loro corpi – spiega ancora il medico – sono chiaramente sintonizzati con il movimento del sole”. Il padre, Hashim, che lavora come sorvegliante in una università di Quetta, ha detto che “fin dalla nascita il loro corpo sembra dipendere dal sole. Per questo nel villaggio sono noti come i ‘solar kids'”. Altri tre figli, due maschi e una femmina, sono invece ‘normali’. I bambini, durante il giorno, vanno a scuola in un seminario islamico, aiutano il padre che ha un allevamento di capre e giocano anche a cricket, che è lo sport più diffuso in Pakistan.  “Ma al tramonto – aggiunge il genitore – le loro energie svaniscono e i loro corpi sono come paralizzati”.