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4 ambienti da difendere dagli acari

Gli acari della polvere responsabili del 50 per cento di tutte le allergie respiratorie. Secondo gli esperti i parassiti della polvere sono causa del 70 per centro dei fenomeni asmatici e delle riniti allergiche in età pediatrica. L’acaro è invisibile a occhio nudo, antico, perché abita la Terra da quasi 300 milioni di anni, e ha colonizzato le nostre abitazioni dove prolifera indisturbato tra la polvere, dunque quasi dappertutto: in materassi, tappeti, divani e coperte. E’ un allergene “perenne”, tra i più temuti, e ha due soli nemici: la luce solare e il freddo. Gli acari sono animaletti simili a ragni (artropodi, classe: aracnidi) di dimensioni microscopiche (circa 250-400 micron, un quarto di millimetro) con un elevato potere allergizzante.

Sono, infatti, i responsabili dell’allergia alla polvere, l’allergia più diffusa dei paesi occidentali e non solo. Vivono circa 3 mesi e in condizioni favorevoli si riproducono molto facilmente. Le femmine possono deporre un uovo al giorno. Si nutrono di desquamazioni umane (forfora, resti di cute, capelli, unghie etc) e animali. Ai nostri climi temperati, gli acari sono un allergene largamente diffuso e proliferano negli ambienti interni. In ogni casa, anche la più pulita, troviamo gli acari.

Si concentrano soprattutto nelle zone che presentano le condizioni ottimali di umidità, temperatura e nutrimento. La presenza umana e/o animale favorisce il loro sviluppo. Gli acari sono presenti in grande quantità nelle camere da letto e in particolare nei materassi e nei cuscini ma anche in coperte e lenzuola, tende, tappeti; nei mobili imbottiti come divani e poltrone, nella moquette, negli ambienti iperiscaldati.

L’utilizzo sempre più frequente di tessuti sintetici e lavabili a temperature inferiori a 60°, ha favorito la loro proliferazione. Si concentrano soprattutto nelle zone che presentano le condizioni ottimali di umidità, temperatura e nutrimento. Questi i consigli che arrivano dagli esperti in una campagna di prevenzione sostenuta da ALK Abellò.
1. Camera da letto: – Cambiare le lenzuola una volta alla settimana – Far prendere aria ai letti la mattina – Preferire una rete con doghe in legno – Evitare i piumoni in piuma naturale che hanno nicchie in cui si annidano gli acari, difficili da pulire – Lavare regolarmente la biancheria da letto, almeno ogni 2 settimane a temperature superiori a 60°C
2. Casa e salotti: – Passare regolarmente l’aspirapolvere (tutte le settimane), utilizzando sistematicamente del materiale specifico (filtro HEPA) – Pulire i pavimenti e gli oggetti a rischio – Preferire il parquet e il linoleum alla moquette – Lavare tende e cuscini a 60°C
3. Il riscaldamento, temperatura e umidità: – Controllare l’umidità relativa e utilizzare un deumidificatore – Mantenere una temperatura ambiente ragionevole al massimo tra 18 e 20° C, in particolare nelle camere da letto
4. La prevenzione per i bimbi: – Tenere pochi giocattoli, libri, giornalini e soprammobili vari; tutti oggetti in cui si accumula la polvere e mantenerli il più possibile chiusi in cassetti o armadi – Evitare i giocattoli di peluche e preferire, invece, quelli di metallo, legno, gomma.

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Nella base italo-francese Concordia

Simonetta Montaguti è la prima donna a trascorrere due inverni in Antartide, nella base italo-francese Concordia.
Nata a Forlì, ingegnere, ha fatto la prima spedizione nel 2006 nella base italiana “Mario Zucchelli”, aperta solo in estate e gestita dal programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra) del quale fanno parte Enea e Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).
La passione per l’Antartide è esplosa allora e non l’ha più abbandonata, tanto che nel 2013 ha deciso di affrontare il suo primo inverno nel continente bianco, lavorando nella base italo-francese Concordia, gestita dal Pnra e dall’Istituto polare francese “Paul Émile Victor”.
Adesso è tornata e quello del 2016 è il suo inverno antartico da record.

”Ho scelto di ripetere l’esperienza dell’inverno sicuramente per un mio desiderio personale: dopo la prima spedizione del 2006 l’Antartide mi è rimasta nel cuore”, ha detto Simonetta Montaguti all’ANSA.
Con lei nella base ci sono 11 colleghi, quattro dei quali italiani. L’unica altra donna è la glaciologa francese Nicole Hueber, con la quale Simonetta Montaguti collabora più strettamente nelle ricerche di fisica e chimica dell’atmosfera. La ricercatrice italiana sta lavorando per ‘Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Cnr (Cnr-Isac).

Fare ricerca durante l’inverno antartico significa uscire dalla base due volte al giorno, al buio, a temperature che il 12 giugno scorso hanno toccato meno 81,2 gradi e con un vento forte, che fa percepire il freddo ancora più intensamente. Ma il ‘mal d’Antartide’ azzera qualsiasi difficoltà:
” quando sei qua – ha detto Simonetta Montaguti – ti senti contenta e quando ti allontani vorresti tornare”.