Medical News

Emergenza pediatrica, si tratta di un’iniziativa gratuita organizzata dal Consultorio di Arezzo e dal 118

Un corso sulla gestione delle emergenze neonatali e pediatriche dedicato ai genitori, che sono i primi a dover gestire certe situazioni, è quello che si svolgerà gratuitamente a Monte San Savino.
Il corso nasce con l’intento di insegnare ai genitori a gestire la crisi, ma soprattutto a mettere in atto, senza farsi prendere dal panico, le manovre salvavita, nell’attesa che arrivi il mezzo di soccorso.
Sono spesso le prime semplici manovre che realmente salvano i bambini. Manovre importanti quindi, che i genitori devono conoscere per evitare conseguenze talvolta irreparabili. L’emergenza pediatrica è sempre un momento di intenso coinvolgimento emotivo e per il familiare lo è ancora di più.
Il corso gratuito, si svolgerà il 18 ottobre prossimo dalle 16 alle 19 all’auditorium Palazzo Galletti. Tramite l’ausilio di manichini, gli infermieri del 118 spiegheranno e faranno provare le manovre di disostruzione da corpo estraneo sul lattante e sul bambino e le prime manovre di rianimazione cardio-polmonare.
Per accedere ai corsi è necessaria l’iscrizione chiamando il Consultorio di Arezzo dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle ore 12 al numero 0575/ 255829.

Medical News

Allattare bimbi al seno,usare poco ciuccio, evitare fumo passivo

L’otite media acuta (Oma): una malattia che i genitori conoscono bene e temono perchè causa anche forte dolore soprattutto nei bambini fino a tre anni. Secondo i dati forniti dalla Società Italiana di Pediatria, la patologia, che si presenta con infiammazione e versamento nella cavità del timpano, richiede un considerevole impegno assistenziale perché di solito è necessario rivolgersi al pediatra, che prescrive antipiretici e spesso antibiotici.
Poichè è frequentemente recidiva, l’oma ha ricadute importanti sulla qualità di vita del bambino e della famiglia. Alti i costi indiretti, poichè almeno un genitore è costretto a perdere giorni di lavoro per restare a casa con il bambino.
Le complicazioni sono rare ma tra queste alcune sono impegnative, in particolare la mastoidite acuta. La diagnosi non è possibile basandosi solo sulla sintomatologia, ma deve essere effettuata con un esame otoscopico. Ma ecco quali sono i consigli dei pediatri ai genitori per prevenire la malattia.
1) Sicuramente per ridurre il rischio, il primo consiglio è di allattare il piccolo al seno almeno per i primi tre mesi di vita.
2) Importante è che i bambini frequentino comunità nelle quali vengono seguite accurate norme igieniche.
3) Il ciuccio è un amico di papà e mamma ma se il figlio soffre di otite, è meglio ridurre al minimo l’uso.
4) Il fumo passivo è un altro degli elementi da evitare assolutamente. L’impatto di altri fattori, come prematurità, la presenza di fratelli più grandi, di allergia e di anomalie cranio-facciali non possono essere modificati e i bambini che presentano questi fattori rimangono persistentemente ad aumentato rischio di recidiva.
5) La vitamina D, spiegano dalla Società italiana di pediatria, svolge un ruolo cruciale nell’immunità innata. La somministrazione 1000 UI al giorno per 4 mesi durante la stagione invernale ha ridotto la ricorrenza in bambini di età inferiore a 5 anni con una storia di otite ricorrente non complicata da otorrea rispetto ai controlli. La somministrazione di probiotici orali non è considerato un metodo di prevenzione dell’Oma.
6) La somministrazione di vaccino pneumococcico coniugato nel primo anno di vita, dicono i pediatri, determina una riduzione significativa del numero di bambini con Oma ricorrente.
7) Inoltre, il vaccino antinfluenzale è in grado di ridurre l’incidenza di OMA, a patto che la somministrazione avvenga prima dell’inizio della stagione influenzale.

Fonte:www.ansa.it

Medical News

Oms,10% bimbi non vaccinato in 2016;domani riprende esame Senato

Il provvedimento che introduce l’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’iscrizione a scuola “sta perdendo pezzi” e, alla fine, “sta vincendo chi urla più forte”. In una lettera inviata oggi al presidente del Senato Pietro Grasso – alla vigilia della ripresa dell’esame del testo a Palazzo Madama, in programma per domani – Corinna Verniani, mamma di una bimba che non può essere vaccinata perché affetta da una malattia, richiama l’attenzione sull’importanza delle vaccinazioni e la lettera è stata già sottoscritta da migliaia di genitori ‘pro vax’.
Lo scorso anno, la donna denunciò che la figlia non poteva essere vaccinata, ma nella di prima elementare che frequentava ben 8 bambini su 19 non avevano fatto il richiamo contro morbillo, parotite e rosolia ed i medici le consigliarono quindi di allontanare la piccola dalla classe. Oggi, Corinna Verniani denuncia come il ddl che mira a garantire la “sicurezza” di tutti i piccoli sia a rischio: “Ogni giorno il ddl viene esautorato un po’, per compiacere una forma di comunicazione che non dovrebbe dettar legge; chi urla più forte oggi pare averla vinta”, scrive, ed in poche ore dopo la diffusione su Facebook, come segnala il sito IoVaccino, già 2500 persone avevano sottoscritto l’appello, compresi scienziati come l’epidemiologo Pierluigi Lopalco e il virologo Roberto Burioni. Infatti, incalza, “non consentiamo ad insegnanti e medici di dare il buon esempio, alleggeriamo le sanzioni fin quando al massimo non daremo un simpatico buffetto a chi non vaccina i propri figli senza motivo valido. Noi non siamo necessariamente per il rigore, ma i tentennamenti non sono ammessi, qualsiasi strada si scelga di intraprendere”. Sul decreto, avverte, “si sta tirando il freno a mano”. Ed in risposta ad un recente studio dei ricercatori Antonietta Gatti e Stefano Montanari, i quali hanno sostenuto la presenza di sostanze tossiche nei vaccini, interviene il direttore della divisione di Microbiologia e Immunologia allo Yerkes National Primate Research Center della Emory University di Atlanta, Guido Silvestri: “Le preparazioni vaccinali sono purissime”, afferma, definendo lo studio “di qualità scientifica pessima”. Sullo sfondo, i dati allarmanti pubblicati oggi da Oms e Unicef: nel mondo il tasso di vaccinazioni tra i bambini è in stallo dal 2010 e anche nel 2016 uno su 10, cioè 12,9 milioni di neonati, non ha ricevuto neppure le immunizzazioni di base, ricordano come i vaccini salvino ogni anno 2-3 milioni di vite. Ma anche in Europa “circa 650.000 bambini che nascono ogni anno non ricevono la serie completa delle tre dosi di vaccino contro difterite, tetano e pertosse nel primo anno”, sottolinea Flavia Bustreo, Vicedirettore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Medical News

Tracciate mappe delle zone del volto che sono ereditate

I tratti del viso che più di tutti si tramandano di padre in figlio sono la fossetta sottonasale (o prolabio), ovvero la zona sopra le labbra, la zona sotto il labbro inferiore, la punta del naso, gli zigomi e l’angolo interno degli occhi.
Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports e condotto da Giovanni Montana del King’s College di Londra, che ha esaminato modelli in 3D dei volti di quasi 1000 gemelle identiche (omozigoti con il DNA identico al 100%) e non (eterozigoti, con DNA identico per il 50% come due fratelli non gemelli).
Tante volte di un bambino si dice che “ha staccato la faccia” al papà o alla mamma. In realtà non tutta la fisionomia del viso è modellata strettamente dal DNA, ma solo alcuni tratti specifici. Anche i gemelli identici hanno delle differenze sul viso, anche se difficilmente percepibili, proprio perché sono dominanti i tratti ereditari, uguali per i due gemelli.
Usando un software ad hoc lo scienziato ha tracciato mappe dell’ereditarietà dei vari tratti del volto e tracciato le parti più fortemente stabilite dai geni e quindi che si tramandano di padre in figlio, identificando anche i geni responsabili di modellare quei tratti stessi. È emerso quindi che tratti specifici del volto quali la fossetta sottonasale, la zona sotto il labbro inferiore, la punta del naso, gli zigomi e l’angolo interno degli occhi sono trasferiti dai genitori ai figli mediante i geni. Le mappe possono essere utili per studiare i geni che danno forma al viso (ed eventuali anomalie del viso legate a difetti genetici) e nostrano che anche i gemelli cosiddetti identici possono variare molto in quanto a caratteristiche del viso ma poiché le aree chiave sono controllate dai geni noi li percepiamo come se fossero identici apoteksv.se.

Medical News

Effetto frutto di Dna e ambiente, minore per i più magri

Il 35-40% dell’indice di massa corporea dei bambini è ereditato dai genitori, sia attraverso il Dna che per l’influenza ambientale. Lo afferma uno studio dell’università del Sussex pubblicato da Economics and Human Biology, secondo cui per quelli obesi la quota sale fino al 55-60%.
I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 100mila bambini e dei loro genitori in 6 paesi, Gran Bretagna, Usa, Cina, Indonesia, Spagna e Messico.In media l’indice di massa corporea è risultato dipendente per il 20% dalla mamma e per il 20% dal papà, con la cifra che è proporzionale al peso: per i bimbi più magri scende al 10% mentre per quelli obesi sale al 30. Il dato, sottolineano gli autori, è costante in tutti paesi, sia quelli a più alta prevalenza di obesità come gli Usa che in quelli dove il Bmi medio è più basso, come la Cina. “Questo dimostra che i figli di genitori obesi hanno una probabilità molto maggiore di esserlo a loro volta – spiega Peter Dolton, l’autore principale -, con un ‘effetto parentale’ che raddoppia per i bambini sovrappeso”.

Medical News

Dono non va strumentalizzato per condurre messaggi educativi, per punire o premiare

I regali sotto l’albero di Natale per i bambini? Vanno fatti, ma “attenti genitori, perchè donare non ripara ad alcun errore”. A mettere in evidenza il vero senso dei regali natalizi per i più piccoli è Nicoletta Aliberti, neuropsichiatra infantile all’Istituto Neurotraumatologico Italiano.
    “Il regalo ha significati diversi per il bambino che lo riceve e per il genitore che lo dona. Mamme e papà attenti – avverte l’esperta – perché i regali natalizi per i vostri figli devono essere atti incondizionati di amore. I regali non riparano errori, non compensano vuoti. Il dono, quello vero, deve essere legato all’istintivo desiderio di condividere con il vostro bambino la gioia di appartenersi”. Spesso, sottolinea la neuropsichiatra, “ci si chiede se è sbagliato fare regali a Natale ai bambini. No, non è sbagliato e non è possibile stabilire quanti regali sia sano fare. Ciò che conta è decidere e vivere con il bambino il significato che si vuole attribuire al dono”.
    Secondo la neuropsichiatra infantile “il dono va offerto e non strumentalizzato per condurre messaggi educativi, per punire o premiare. E’ fondamentale ricordare che l’amore che un bimbo sente di ricevere con un dono è proporzionale a come un genitore si rende disponibile all’ascolto dei suoi bisogni, dubbi e resistenze e alla pazienza che gli dedichiamo per aiutarlo a comprendere i nostri ‘sì’ e i nostri ‘no’ e non alla quantità o grandezza degli oggetti donati”.
    Il punto, spiega, è che “oggi purtroppo si fanno regali e non doni e questi regali sono funzionali solo ai genitori che regalando oggetti ai loro figli colmano i sensi di colpa, colmano l’assenza di parole e la difficoltà di utilizzare il tempo per vivere con i figli e non per loro. Colmano l’incapacità di essere genitori autorevoli. Questo tipo di regali non sono un mezzo di condivisione – conclude – ma solo uno strumento di compenso che non svilupperà in modo sano il mondo emozionale del bambino”.


Medical News

Da insegnare lavori casa a mandarli all’asilo e dare nome facile

Non c’è una ‘ricetta’ per avere figli di successo, ma ci sono 12 tra comportamenti e qualità comuni ai loro genitori, che contribuiscono a renderli persone capaci di andare bene negli studi e raggiungere grandi traguardi da adulti, come l’abituarli fin da piccoli a fare i lavori di casa, o sviluppare competenze sociali mandandoli all’asilo. A individuarli la ricerca di Julie Lythcott-Haims, psicologa dell’università di Stanford, presentata alle Ted conference, le conferenze Usa che servono a diffondere idee innovative nel mondo.
    1. Lavori di casa: se i bambini vengono abituati a farli diventano lavoratori collaborativi, empatici e indipendenti.
2. Abilità sociali: aiutare i bambini a svilupparle li aiuta a tenersi fuori dai guai. Uno studio della Duke University ha mostrato che chi ha successo da adulto è andato all’asilo.
3. Alte aspettative: se i genitori non si aspettano molto dai figli, questi otterranno risultati peggiori negli studi.
   
4. Istruzione genitori: le madri diplomate o laureate hanno maggiori probabilità di avere figli che faranno lo stesso.
   
5. Matematica: insegnare i numeri e altri concetti rudimentali fin da subito aiuta nella matematica e nella lettura.
6. Attenzione: chi si prende cura in modo attento dei figli nei primi 3 anni li vedrà riuscire meglio negli studi e negli affetti.
   
7. Stress: se il genitore è frustrato e stressato, il suo stato emotivo si può trasferire al bambino.
   
8. Lavoro fuori casa: se la madre lavora fuori ne beneficiano i figli. Le femmine vanno a scuola più a lungo e ottengono migliori lavori, i maschi si occupano di più di casa e bambini.
   
9. Status socio-economico: chi cresce in famiglie ricche ha più possibilità di sviluppare le proprie potenzialità.
   
10. Determinazione: insegnare ai bambini a sforzarsi di raggiungere un loro futuro obiettivo li aiuta a raggiungerlo.
11. Nome facile: chi ha un nome comune e facile da pronunciare ha maggiori probabilità di essere assunto e avere successo.
   
12. Alimentazione: insegnare buone abitudini alimentari aiuta a concentrarsi e avere un’immagine positiva del proprio corpo.


Medical News

Rispetto a 50 anni fa per mamme il doppio, per papà il quadruplo

Pur essendo magari fisicamente meno presenti di una volta, le mamme e i papà di oggi possono in qualche modo mettere da parte i sensi di colpa: trascorrono infatti più tempo con i loro bambini, nella cura e nei giochi, rispetto a cinquant’anni fa, a metà degli anni ’60. E’ quanto emerge da uno studio condotto da Judith Treas dell’Università della California di Irvine, che ha come coautrice anche la borsista post-dottorato al Collegio Carlo Alberto di Moncalieri (Torino) Giulia Dotti Sani, pubblicata su Journal of Marriage and Family. La ricerca ha coinvolto genitori di età compresa tra i 18 e i 65 anni in famiglie con almeno un figlio di età inferiore ai 13 anni. Dal 1965 al 2012, a 122.271 mamme e papà in 11 Paesi (Canada, Regno Unito, Stati Uniti, Danimarca, Norvegia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Italia, Spagna e Slovenia) è stato chiesto di tenere un diario di tutte le attività quotidiane. I ricercatori hanno analizzato le differenze selezionando casualmente un giorno da ogni diario e catalogando la quantità di tempo dedicato alle cure di routine dei piccoli e alle attività interattive. Dal bagnetto alla preparazione della cena, fino alle cure mediche e al gioco.
E’ emerso che nel 1965, le madri impiegavano una media giornaliera di 54 minuti nelle attività di cura dei piccoli, mentre nel 2012 in media quasi il doppio, 104 minuti al giorno.
Il tempo dei padri con i bambini è quasi quadruplicato: da soli 16 minuti a circa 59 al giorno. Quando gli studiosi hanno diviso i genitori, nel 2012, in due gruppi, il tempo trascorso con i bambini è inoltre risultato maggiore tra quelli più istruiti.

Medical News

Studio, effetti non positivi ma utilizzate da 80% genitori del mondo

I genitori sono avvertiti: meglio non dare le sculacciate al proprio bimbo, perché sarà più probabile che assuma un atteggiamento di sfida nei loro confronti, che sperimenti comportamenti antisociali, aggressività , problemi di salute mentale e difficoltà cognitive. Il suggerimento arriva da una ricerca statunitense, dell’Università del Texas e di quella del Michigan, pubblicata su Journal of Family Psychology, per la quale sono stati esaminati 50 anni di ricerche sull’argomento, che hanno coinvolto nel complesso 160mila bambini. Dalla ricerca e’ emerso anche che le sculacciate producono l’effetto inverso di quello voluto dai genitori, cioè educare e disciplinare i piccoli. “Abbiamo scoperto che sono associate a risultati negativi involontari e non alla disciplina con la quale i genitori cercano di educare nel breve o nel lungo termine i loro figli” spiega infatti una delle autrici dello studio, Elizabeth Gershoff.



Nonostante non vi sia chiara evidenza degli effetti positivi, però, le sculacciate rimangono ancora molto utilizzate come metodo educativo e secondo un report dell’Unicef del 2014 le utilizzano l’80% delle mamme e dei papà nel mondo, cosa che come evidenziano gli studiosi mette a rischio lo sviluppo e il comportamento dei bambini. “Come società pensiamo a sculacciate e abusi fisici come comportamenti distinti, tuttavia la nostra ricerca dimostra che la sculacciata è collegata agli stessi risultati negativi nei piccoli dell’abuso, solo in misura leggermente inferiore” conclude Gershoff.