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Può avere effetti nocivi sull’apparato endocrino e il sistema ormonale. Verso misure restrittive

Il bisfenolo A, sostanza chimica comunemente utilizzata nelle plastiche, può avere effetti nocivi sull’apparato endocrino e il sistema ormonale. E’ la posizione espressa all’unanimità dal comitato degli Stati membri dell’Autorità Ue per le sostanze chimiche (Echa), che ha inserito il bisfenolo A nell’elenco delle ‘sostanze estremamente preoccupanti’. Il composto è già nell’elenco delle sostanze ‘candidate alla sostituzione’ a causa delle sue proprietà tossiche per la riproduzione. “La decisione dell’Echa – è il commento di un portavoce della Commissione europea – conferma che il bisfenolo A è sostanza estremamente preoccupante a causa delle sue proprietà di interferente endocrino. La Commissione ha già intrapreso azioni sostanziali per limitarne l’uso in un certo numero di prodotti di consumo, inclusi i materiali per contatto con gli alimenti e i giocattoli”. La classificazione del bisfenolo A come interferente endocrino è solo il primo passo per la valutazione della pericolosità di una sostanza nell’ambito del regolamento Reach, ma è “di cruciale importanza per introdurre in futuro misure per ridurre l’esposizione delle persone alla sostanza”, commenta Natacha Cingotti della Ong Heal (Health and Environment Alliance).

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Possibile causa di infezioni

Attenzione ai giocattoli. Alcuni virus, come ad esempio quello dell’influenza, possono attecchirvi e ‘sopravvivere’ per molte ore, fino a 24, aprendo la strada alle infezioni e facendo così ammalare i piccoli. E’quanto emerge da una ricerca della Georgia State University, pubblicata online sulla rivista The Pediatric Infectious Disease Journal
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Gli studiosi hanno ‘infettato’ un giocattolo in plastica, una piccola rana parlante, con un virus, in un ambiente a 22 gradi celsius e ad umidità relativa del 40 per cento o del 60 per cento. Sono stati in grado di recuperare particelle virali infettive fino a 24 ore dopo la contaminazione a un’umidità relativa del 60 per cento, e fino a 10 ore con un’umidità relativa del 40 per cento, quella più comune in ambienti interni. “Le persone non pensano davvero che sia possibile prendere i virus da oggetti inanimati” spiega l’autore della ricerca, Richard Bearden. L’esperto, per ridurre al minimo il problema, consiglia una decontaminazione, soprattutto dei giochi che vengono condivisi. Ad esempio, è consigliato il candeggio frequente a casa, l’eliminazione dei giochi dalle sale di attesa dei medici e un piano eliminazione dei virus che includa maniglie delle porte, tasti dell’ascensore e altre superfici condivise.