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24% in meno di tasso di mortalità rispetto ai non vaccinati

Vaccinare contro l’influenza le persone con diabete ne riduce i ricoveri in ospedale per ictus e scompenso cardiaco e ne abbassa il tasso di mortalità durante la stagione invernale. Lo dimostra uno studio pubblicato su CMAJ (Canadian Medical Association Journal).

Il vaccino contro l’influenza è offerto gratuitamente in Italia ad over 65, donne incinte e persone con malattie croniche, come il diabete di tipo 2, ma pochi studi ne avevano finora misurato efficacia e benefici. I ricercatori dell’Imperial College di Londra, tra il 2003 e il 2010, hanno preso in esame 124.503 adulti britannici con diabete di tipo 2, circa il 65 per cento dei quali ha ricevuto il vaccino contro l’influenza. Rispetto ai pazienti che non erano stati vaccinati, coloro che avevano ricevuto il vaccino, mostravano una riduzione del 30 per cento dei ricoveri ospedalieri per ictus, del 22 per cento dei ricoveri per scompensi cardiaci e una riduzione del 15 per cento dei ricoveri per polmonite o influenza. Inoltre, avevano complessivamente un tasso di mortalità del 24 per cento inferiore rispetto ai pazienti che non erano stati vaccinati.

”La maggior parte dei decessi provocati dall’influenza ogni anno – ha commentato Eszter Vamos, autore principale dello studio – si verificano in persone con condizioni di salute preesistenti, come il diabete di tipo 2. Questo studio suggerisce che il vaccino può avere notevoli benefici”.

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Si rinnova l’appuntamento con la prevenzione. Anche quest’anno, in vista dell’ottava edizione della Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale che si celebra il 29 ottobre, A.L.I.Ce Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale), con la collaborazione di CasagitServizi hanno organizzato la settimana della prevenzione “Scacco all’ictus”.

Da lunedì 26 a sabato 31 ottobre, in oltre 2.000 farmacie italiane, chiunque potrà sottoporsi gratuitamente alla campagna di screening della Pressione Arteriosa e della Fibrillazione Atriale (tramite misuratori specifici), un’anomalia del ritmo cardiaco responsabile di ictus che potrebbe essere evitata grazie ad una costante prevenzione e ad un’attenta diagnosi precoce.

A ricordare quali sono i sintomi improvvisi che devono mettere in allarme sono gli esperti di A.L.I.Ce Italia Onlus: muovere con difficoltà o perdere la sensibilità a un braccio o una gamba, improvvisi problemi di vista, non essere in grado di coordinare i movimenti o di stare in equilibrio, far fatica ad articolare le parole o a sceglierle, essere colpiti da un violento e localizzato mal di testa. Riconoscerli – sottolineano – è fondamentale per intervenire il più velocemente possibile.

Ogni anno, nel nostro Paese, vengono registrati circa 200.000 nuovi casi di ictus cerebrale, dei quali 4200 riguardano soggetti con età inferiore ai 45 anni. La mortalità a 30 giorni dopo un ictus ischemico è pari al 20% mentre in caso di ictus emorragico la percentuale di mortalità sale al 50%. Alcuni dei fattori di rischio ictus quali ad esempio sesso, età ed ereditarietà non sono modificabili e quindi non dipendono dal comportamento dell’individuo, altri fattori come un’errata alimentazione, l’alterazione dei grassi nel sangue, il fumo ma anche l’abuso di alcool e droga possono danneggiare le arterie in giovane età, predisponendo l’individuo a possibili attacchi di ictus.

L’elenco delle farmacie aderenti alla campagna ‘Scacco all’Ictus’ è consultabile sul sito www.aliceitalia.org.

Anche quest’anno a Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale è dedicata alle donne.

“I Am Woman: Stroke Affects Me”, il motto coniato l’anno scorso dalla World Stroke Organization ritorna anche per quest’edizione. Il 43% dei casi di ictus riguarda donne, così come il 61% delle morti per ictus è appannaggio del genere femminile.

Un triste primato che merita attenzione da parte di tutti, Istituzioni e Cittadini. Basti pensare che nel gentil sesso questa patologia uccide il doppio del tumore mammario. Si calcola inoltre che una donna su 5 avrà un ictus nell’arco della sua vita, mentre per gli uomini si parla di 1 su 6.
Considerando inoltre che le donne vivono più a lungo degli uomini, aumenta di fatto la probabilità che siano vittime di un ictus e come se non bastasse, ricevono meno cure degli uomini anche in Paesi con servizi sanitari efficienti e gratuiti quali il nostro.