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La Food and Drug Administration americana sta valutando il divieto delle sigarette elettroniche sul mercato statunitense. Una decisione – afferma la Fda – legata al boom delle sigarette elettroniche fra i teenager. Le vendite di e-cig sono balzate lo scorso anno, spinte in parte dalle start up online che vendono vaporizzatori e liquidi alla nicotina.
La Fda definisce la diffusione delle sigarette elettroniche e dei vaporizzatori tra i giovani come “epidemica” ed ha dato ai produttori 60 giorni per mettere a punto un piano che vieti il loro uso ai teenager. Se le aziende non si atterranno a queste indicazioni potrebbero essere costrette a ritirare i loro prodotti dal mercato. La stretta riguarda non solo i produttori ma anche oltre mille rivenditori, a cui la Fda sta inviando una lettera di avvertimento in cui minaccia sanzioni a chi vende sigarette elettroniche ai minori. Un monito rivolto anche a grandi catene come 7-Eleven e Walgreens. Intanto 131 multe sono state gia’ comminate.

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Allarme e nuove linee-guida pediatri

Impennata dei casi di ipertensione tra gli adolescenti americani.
Secondo gli ultimi dati ,il 3.5% dei teen-ager ne soffre, nel 2004 erano l’1%.
A lanciare l’allarme,pubblicando nuove linee guida, sono gli esperti sul Journal ‘Pediatric’.
Le raccomandazioni – volte ad istruire i medici sulla corretta diagnosi del disturbo – sono state messe a punto da una commissione, che ha rivisto 15.000 tra articoli ed analisi sui modi di valutazione e diagnosi della pressione alta nei ragazzi.
Il comitato ha concluso che ben il 75% dei casi di ipertensione adolescenziale non viene accuratamente diagnosticato.
Tra le cause principali dell’aumento della patologia viene indicata l’obesità.

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L’età media a cui le donne hanno il primo figlio e’ di 28 anni

Per la prima volta negli Stati Uniti le donne di oltre 30 anni fanno più figli di quelle ancora più giovani. Sono i dati diffusi dal Center for Disease Control and Prevention: il tasso di natalità per le donne dai 30 ai 34 anni è di circa 103 ogni 100 mila, mentre nella fascia d’età dai 25 ai 29 anni è pari a 102 ogni 100 mila.
Per Bill Albert, membro della Campagna Nazionale per la prevenzione di gravidanze tra teenager e non pianificate, sta diventando più comune vedere genitori più grandi che hanno bambini che frequentano le scuole elementari o superiori. Tra gli altri risultati del Cdc è emerso che il tasso di natalità complessivo è sceso leggermente nel 2016, a 62 nati per ogni 100 mila donne di età compresa tra i 15 e i 44 anni. L’età media a cui le donne hanno il primo figlio e’ di 28 anni, e l’anno scorso e’ sceso il tasso di natalità tra gli adolescenti mentre la mortalità infantile è rimasta pressoché invariata.

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Su Tv2000 le loro storie con la ong Cuamm

‘Ciao mamma, vado in africa’. E’ il saluto, simbolico, di tanti giovani medici e specializzandi che hanno deciso di partire per coronare un sogno, quello di lavorare nei paesi africani: partiti con la ong ‘Medici per l’Africa Cuamm’, raccontano il continente africano attraverso le storie e i volti conosciuti durante le loro missioni in una serie in cinque puntate, dal titolo appunto ‘Ciao mamma, vado in Africa’, realizzata da Nicola Berti, con la sceneggiatura di Marco Lodoli e trasmessa da Tv2000 dal 14 al 18 febbraio.
Molti di loro, professionisti non necessariamente in fuga, sono partiti alla volta dell’Africa insieme ai volontari del Cuamm per coronare un progetto o, semplicemente, per fare un’esperienza nell’ambito della cooperazione e dello sviluppo.
La serie indaga le motivazioni che hanno spinto i giovani trentenni a partire e descrive le situazioni, spesso davvero complicate, in cui hanno dovuto mettersi in gioco. Le loro testimonianze rappresentano istantanee su realtà in frenetico cambiamento, punti di vista che possono aiutare lo spettatore a capire qualcosa di più sull’Africa. Cinque puntate per altrettanti paesi e nove protagonisti: specializzandi in medicina e neo specialisti, ma anche logisti e amministrativi, tutti accomunati dal desiderio di aiutare chi ha bisogno.
“Non è facile – racconta una delle protagoniste, Sara Chiurchiu di Roma, 32 anni, specializzanda in pediatria ed ora impegnata in Tanzania – restare lontano dalla propria famiglia, ma qui senti non di fare, ma di essere un medico. L’Africa è difficile, è contraddittoria, però ti prende. La sensazione che hai è che ti riempie e quindi alla fine, ci torni”. Anche Francesca Gritti, 34 anni di Bergamo, laureata in Giurisprudenza, lavora con il Cuamm da due anni. Oggi è in Etiopia, dove coordina l’amministrazione dei progetti. In Italia, afferma, “l’immigrato è l’ultimo degli ultimi e mi sono detta: vorrei vedere come vivono, perché decidono di venire.
L’Africa è bella. Dovremmo essere tutti emigranti per un po’, per capire le motivazioni degli immigrati. Mi piacerebbe tornare in Italia e vedere trattare gli immigrati come qui trattano me: coinvolgendomi nella loro vita”.

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Ugo Pastorino premiato a Vienna, non abbassare la guardia

Un “pericolosissimo” calo di attenzione sui danni da fumo di sigaretta, registrato negli ultimi anni, sta mettendo oggi a rischio la salute dei più giovani. A mettere in guardia è Ugo Pastorino, direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica dell’Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, sottolineando come proprio il fumo resti tra i primi fattori di rischio per il cancro al polmone. Un ‘big killer’, che solo in Italia nel 2013 ha provocato oltre 33mila decessi, contro cui, però, oggi ci sono più armi a disposizione, a partire dall’immunoterapia.
I passi avanti della Ricerca contro questa neoplasia sono il tema della 17/ma Conferenza mondiale sul cancro al polmone, apertasi a Vienna e promossa dall’Associazione internazionale per lo studio del tumore ai polmoni (Iaslc), con la partecipazione di oltre 6mila esperti da tutto il mondo. E proprio dinanzi alla platea di specialisti internazionali, Pastorino è stato premiato con il prestigioso riconoscimento ‘Joseph Cullen Award’ alla carriera, assegnatogli per i risultati nella ricerca sulla prevenzione di tale neoplasia con oltre 30 anni di impegno. La parola chiave, dunque, afferma, “è anche ‘prevenzione’, ma rispetto al fumo c’è oggi un pericoloso calo di interesse e attenzione che ne favorisce la diffusione soprattutto tra i ragazzi e le giovani donne. Persiste la considerazione – avverte – che il tabacco renda più capaci e attivi nella vita sociale e lavorativa, e questo concetto va smontato parlando ai giovani con il loro linguaggio”. Basti pensare che smettere di fumare, in qualsiasi momento della vita, ricorda, “riduce del 30-40% il rischio di morire per cancro del polmone e per tutte le altre cause”. Eppure, 7 volte su 10, la prima ‘bionda’ si incontra prestissimo, tra i 15 e i 17 anni ed il 13,8% dei fumatori, secondo dati dell’Istituto superiore di sanità, ha iniziato addirittura prima dei 15 anni. E’ dunque “fondamentale investire di più sulla prevenzione – afferma Pastorino – mentre, sul fronte delle terapie, ci sono importanti passi avanti, a partire dall’immunoterapia che sarà la grande protagonista di questo congresso mondiale”. Tale approccio, che spinge il sistema immunitario a combattere direttamente il cancro, spiega, “apre un’era nuova, perchè dà la possibilità di invertire il rapporto tra tumore ed ‘ospite’, dando all”ospite’ la capacità di difendersi dal cancro anche senza l’utilizzo di farmaci tossici. Inoltre, l’immunoterapia non solo è una nuova arma contro i tumori metastatici, ma apre scenari potenziali importanti anche per la prevenzione del cancro e la diagnosi precoce”. Progressi pure nella messa a punto del test del sangue per la diagnosi precoce del cancro polmonare, in grado di anticipare i risultati della tac spirale, la cui maggiore sperimentazione è in atto all’Int: “Il progetto è stato finanziato dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro Airc per altri due anni, per completare la sperimentazione. Il test è già ‘avanti’ per il polmone ma l’obiettivo – conclude Pastorino – è estenderne l’impiego anche ad altre neoplasia, dal melanoma al cancro alla prostata”.

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Proposta Società scientifica, continuità cure dai 14 ai 22 anni

Sulla scia di quello per la cultura, una sorta di ‘bonus’ per la salute con un carnet di voucher per visite specialistiche. Questa la proposta lanciata oggi dalla Sima, la Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, una ‘provocazione’ per garantire la continuità delle cure per adolescenti e giovani adulti, dai 14 ai 22 anni, troppo spesso messa a rischio. Troppo grandi per il pediatra e senza una presa in carico specifica, i ragazzi in questa fascia di età secondo la Sima sono infatti trascurati dal Sistema Sanitario Nazionale (Ssn), che interrompe l’assistenza pediatrica proprio al compimento dei 14 anni, trovandosi in una sorta di ‘limbo’. Eppure la domanda di cure ha numeri importanti: secondo i dati Istat 2015, sono oltre 300.000 i ragazzi tra i 15 e i 17 anni con almeno una patologia cronica (circa il 20% del totale dei giovani). La maggior parte (229.000, circa il 13%) ha malattie allergiche, mentre 24.000 (1,3%) soffrono di disturbi nervosi. Nei prossimi otto anni, circa 900.000 adolescenti (fra 15 e 22 anni) con malattie croniche necessiteranno di una presa in carico specifica. “Il nostro intento – spiega Piernicola Garofalo, presidente Sima – è smuovere il Ssn, che non incentiva i ragazzi a un percorso di presa di consapevolezza della propria salute. Bisogna fornire ai giovani gli strumenti assistenziali, colmare questo vuoto sanitario”. Secondo la Sima, il sistema dei voucher – da utilizzare come visite specialistiche nella salute pubblica, in strutture convenzionate, e che ogni Regione potrà decidere di usare per le cure primarie presso il pediatra o il medico dell’adulto – da un lato darà ai ragazzi capacità di autogestione (le visite si potrebbero utilizzare non tutte nello stesso settore: dai disturbi dell’alimentazione ai problemi legati alla crescita fino a quelli riproduttivi) e dall’altro renderà meno rigido l’Ssn, adeguando l’offerta sanitaria dove c’è un’interruzione della copertura.

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Controlli in locali e discoteche; ‘fenomeno grave’

Parte la campagna ‘Estate sicura 2016’ che prevede un rafforzamento dei controlli nei centri per anziani e nelle strutture assistenziali, ma anche un giro di vite su locali, bar e discoteche per prevenire la vendita di alcolici ai minorenni. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, presentando oggi il programma di interventi estivi sul territorio per la sicurezza sanitaria dei cittadini. 

Ci sarà dunque un rafforzamento dei controlli dei Carabinieri dei Nas sui luoghi di ritrovo giovanili al fine di contrastare il fenomeno del ‘binge drinking’, ovvero del bere eccessivo e a rischio, con particolare riguardo al rispetto del codice della strada con l’obiettivo di fare rispettare il divieto di somministrazione di alcol ai minori.

Si prevedono, ha detto Lorenzin, “controlli stringenti su tutte le strutture che somministrano alcol, ma il nostro obiettivo è anche sostenere le famiglie rispetto ad un fenomeno che non va sottovalutato, considerando l’aumento dei casi di coma etilico e di incidenti stradali a seguito di consumo di alcol anche tra i più giovani”. 

Purtroppo, ha sottolineato Lorenzin, “abbiamo dati sull’abuso di superalcolici anche tra bambini di 12 anni e casi di coma etilici tra i giovanissimi; questo è un fenomeno che ci preoccupa molto. Ma il nostro obiettivo non è solo di tipo repressivo ma, soprattutto, di prevenzione”. Bisogna cioè, ha proseguito il ministro, “far capire ai giovani che il consumo di alcol fa male e mette a rischio la vita”. 

Anche le famiglie, ha concluso, “vanno affiancate nel contrasto del fenomeno di abuso di alcol tra i giovani, perché si tratta di un fenomeno nuovo sorto in questi ultimi anni e che prende sempre più piede anche attraverso, ad esempio, la moda dei così detti ‘happy hour’, con consumo di superalcolici a tutte le età”.

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Qualità assistenza resta buona nonostante calo costante spesa

La qualità dell’assistenza sanitaria e delle cure ospedaliere in Italia “rimangono al di sopra della media Ocse in molte aree, nonostante i livelli di spesa sanitaria inferiori”, ma alcuni indicatori dello stato di salute “sono negativi per bambini e anziani”. Così l’Ocse sintetizza il suo giudizio sul sistema sanitario nazionale italiano, invitando a fare di più su “assistenza agli anziani e prevenzione di malattie non trasmissibili” e fattori di rischio come alcool, tabacco e cattive abitudini alimentari.
La spesa sanitaria, pubblica e privata, negli anni tra il 2011 e il 2013 in Italia ha vissuto una progressiva contrazione, che secondo i dati preliminari dovrebbe proseguire anche nel 2014, anche se a ritmo inferiore (-0,4%, contro il -3,5%). A calare è stata in particolare la spesa farmaceutica, con un netto aumento della quota di mercato dei farmaci generici, che resta però tra le più basse nell’area Ocse (11% in valore e 19% in volume, superiore solo a Svizzera e Lussemburgo). Il quadro globale del sistema resta comunque positivo, secondo l’organizzazione, anche se emergono criticità per le fasce d’età più basse e più elevate.
Sul fronte della terza età, spiega l’Ocse, l’Italia vive “una specie di paradosso”: è tra i primi per aspettativa di vita, con 82,8 anni in media, ma “gli indicatori di salute all’età di 65 anni sono peggiori di quelli di altri Paesi” e l’aspettativa di vita in buona salute per i sessantacinquenni è di appena “7 anni senza disabilità per le donne e circa 8 per gli uomini”, sesta più bassa tra i membri dell’organizzazione. Un’incongruenza che si può spiegare in gran parte, secondo la responsabile della divisione Sanità dell’Ocse Francesca Colombo, dal fatto che “l’assistenza alla popolazione che sta invecchiando non è allo stesso livello di quella di altri Paesi”, e in particolare “la qualità delle cure di lunga durata, e del monitoraggio dei pazienti, è meno buona ed estesa che altrove”. L’Italia deve però preoccuparsi anche dei suoi giovani, sottolinea sempre il rapporto Ocse, e in particolare di alcune abitudini pericolose per la salute che si stanno diffondendo. In particolare, “i tassi di sovrappeso e obesità tra i bambini sono tra i più alti al mondo”, con un 36% per i maschi e 34% per le femmine tra i bimbi fino a 9 anni, rispettivamente 11,7 e 11,9 punti percentuali in più della media. Inoltre, “il consumo di alcool nocivo” e il cosiddetto ‘binge drinking’, il bere per ubriacarsi il più rapidamente possibile, stanno aumentando, “e il consumo di tabacco è alto”. Tutto questo, conclude l’organizzazione, “porterà probabilmente a una maggiore domanda di assistenza sanitaria in futuro”
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Sentirsi giovani rallenta l’invecchiamento, la comparsa di fragilità e di difficoltà di movimento. E’ quanto suggerito da uno studio dell’italiano Antonio Terracciano che lavora presso i National Institutes of Health di Baltimora.

Pubblicato sulla rivista Age, la ricerca mostra che gli anziani che si sentono più giovani rispetto alla loro età anagrafica camminano con un passo più spedito, segno che sono meno fragili e a minor rischio di morte. E, cosa ancora più importante, anno dopo anno il passo di questi anziani non rallenta, segno che l’invecchiamento per loro procede più lentamente.

“Il mio collega Yannick Stephan – afferma – ha dimostrato che è possibile modificare l’età soggettiva (percepita) di un anziano e migliorare anche altri parametri fisici quali la forza di pressione della mano (,)”, indice di misura di fragilità.

La velocità del passo è un parametro chiave usato per misurare la fragilità di una persona anziana. Quindi, dato il significato che assume un passo più lento (segno di fragilità, maggior rischio di morte), tanti studi scientifici hanno tentato di identificare tutti quei fattori (comportamentali, biologici, cognitivi) che possono ridurre il declino nelle capacità motorie.

Il gruppo di Terracciano ha voluto vedere se l’età percepita da un individuo – in rapporto alla sua vera età anagrafica – potesse a sua volta rappresentare uno di questi fattori anti-declino della motilità dell’anziano e quindi se il sentirsi giovani potesse aiutare i movimenti, contribuire ad aumentare la velocità del passo.

Per verificarlo, Terracciano ha fatto riferimento a due gruppi di individui anziani: i partecipanti allo studio Health and Retirement Study  e quelli dello studio National Health and Aging Trends Study. È emerso che chi si sente giovane ha un passo più veloce e negli anni conserva questa andatura, insomma invecchiando non rallenta il passo.

Il lavoro di Terracciano suggerisce che lavorare sulla percezione soggettiva della propria età (ad esempio con interventi psicologici), potrebbe diventare un approccio utile a rallentare i segni del tempo e mitigare il declino funzionale e motorio e le limitazioni nei movimenti tipiche della terza età.

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“Italia col segno più”, ovvero la famigerata Legge di Stabilità prevede nuovi investimenti in capitale umano e giovani Il ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Stefania Giannini, dopo il consiglio dei ministri che ha approvato la legge di Stabilità ha annunciato finanziamenti per 500 cattedre d’eccellenza, 1000 nuovi ricercatori, 6000 borse medicina.

“Quella approvata oggi è una legge di Stabilità che valorizza l’eccellenza, il merito e l’alta qualità scientifica. Abbiamo varato misure importanti e incisive sul capitale umano e per i giovani. Sono particolarmente soddisfatta: per l’Università e la Ricerca è davvero un nuovo inizio”, ha commentato il ministro”.

“Diamo agli atenei – spiega – i fondi per 500 cattedre di eccellenza destinate ai ricercatori e agli studiosi italiani e stranieri con alta qualificazione scientifica”. Si tratta di 50 milioni per il 2016 e di 75 milioni a partire dal 2017.

“Stanziamo risorse – 55 milioni per il 2016 e 60 milioni dal 2017 – per l’assunzione di 1.000 ricercatori. Ai migliori di loro gli atenei potranno garantire una carriera da docente. Si tratta di una misura importante a favore di quei ragazzi che, dopo gli studi universitari, per talento e passione, ambiscono a proseguire nel campo della ricerca”. Al piano straordinario si aggiunge “lo sblocco totale del turn over per i ricercatori a tempo determinato. Finalmente ogni università potrà fare una politica di investimento sui giovani”.

“Infine – ha concluso Giannini – una misura di cui sono particolarmente orgogliosa è quella che stabilizza alla cifra di 6.000 all’anno le borse di specializzazione in Medicina che, all’insediamento del Governo di cui faccio parte, erano poco più di 3.000”.