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E’ ricorsa a fecondazione in vitro, a bimbo nome ‘Desiderio’

Una donna indiana è diventata mamma ad oltre 70 anni dopo essere ricorsa alla fecondazione in vitro: ha partorito alcune settimane fa un bimbo, cui è stato dato il nome di Armaan (‘Desiderio’), divenendo di fatto la mamma più vecchia del mondo.
 
  
Secondo il Libro dei Guinness il primato apparteneva finora alla spagnola Maria del Carmen Bousada Lara che il 29 dicembre 2006 mise al mondo due gemelli all’età di 66 anni. Ma media e sanitari locali assicurano che negli anni scorsi altre donne indiane di circa 70 anni hanno avuto figli, sempre grazie ad un processo di fecondazione artificiale.

L’anziana madre al centro dell’evento – riporta l’agenzia di stampa indiana Pti – si chiama Daljinder Kaur ed è originaria dello Stato indiano di Punjab, sposata da quasi mezzo secolo, con Mohinder Singh Gill, 79 anni. Medici e giornalisti discutono ancora sulla sua età, che dovrebbe essere fra i 70 ed i 72 anni perché, in assenza di un certificato di nascita certo, l’interessata assicura di avere “sette anni meno di mio marito”.

Richiesta di esprimere la sensazione di avere un figlio a questa età, Daljinder ha risposto che “la gente ha differenti sogni, ma tutto accade quando Dio vuole. Non mi importa quello che la gente penserà, ed il fatto che io sia stata benedetta con una maternità è ben più importante”.
 
Il dottor Anurag Bishnoi, del Centro nazionale infantile di fertilità e test in vitro, ha dichiarato che “la coppia è venuta da noi tre anni fa spiegando di non avere avuto figli nonostante i tanti anni di matrimonio”.
”I due primi tentativi – ha ancora detto – sono falliti. Ma Daljinder è rimasta incinta al terzo realizzato lo scorso anno”.
    Il medico ha inoltre ricordato che “è la seconda volta che una donna di oltre 70 anni riesce ad avere un figlio grazie al nostro centro”.

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Piu’ di un quarto dovuto cause indirette, diabete o ipertensione

La mortalità materna si è ridotta di quasi il 44% negli ultimi 25 anni, passando dalle 532 mila vittime del 1990 a 303 di quest’anno, con un rapporto globale stimato di 216 morti materne ogni 100 mila nascite, in netto calo rispetto al 1990 in cui erano 385mila. È quanto rivela uno studio pubblicato oggi in un’edizione speciale del Bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e condotto da esperti in Messico e Stati Uniti che pero’ spiega come nel mondo, più di un quarto dei decessi materni è dovuto a cause indirette rispetto alla maternità (ad esempio diabete di tipo 2 e ipertensione), condizioni spesso preesistenti all’inizio della gravidanza.



“Per quanto riguarda il nostro paese – spiegano gli esperti – la riduzione drastica della mortalità materna è avvenuta anche in Italia, che si colloca nella top ten mondiale dei Paesi con i più bassi tassi di mortalità materna”.



Se da una parte dunque nei Paesi a reddito medio-basso il numero delle donne che muoiono per condizioni correlate alla gravidanza e al parto è diminuito rispetto a 10 anni fa, dall’altra cresce il rischio che le malattie non trasmissibili possano compromettere i recenti progressi compiuti per il miglioramento della sopravvivenza materna. “Per ridurre i decessi materni dovuti a cause indirette, gli specialisti in ostetricia e gli altri operatori sanitari che assistono le donne durante la gravidanza e il post partum devono essere formati per prendersi cura della salute della donna in modo olistico e non solo della sua gravidanza”, ha dichiarato Flavia Bustreo, Vice Direttore Generale per la Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini presso l’OMS., “La nuova Strategia Globale per la salute delle donne, dei bambini e degli adolescenti (2016-2030) propone – prosegue Bustreo – ai governi alcune azioni chiave che è possibile intraprendere per porre fine a tutte le cause evitabili di mortalità materna”. La morte della donna durante la gravidanza, il parto o nei 42 giorni dopo tale evento è un parametro importante del livello di sviluppo di un Paese ed è indicativo dell’efficienza del sistema sanitario. Lo studio va ad aggiungersi alle crescenti evidenze della “transizione ostetrica”, termine coniato di recente per descrivere il passaggio della mortalità materna da cause dirette a cause indirette.

News del giorno Video

Sul l’importanza e sull’utilizzo dei farmaci biologici nella cura delle malattie reumatiche, Medicalive Magazine ha intervistato GUARDA IL VIDEO la dott.ssa Elisabetta Battaglia, reumatologa, Responsabile  dell’Unità Operativa Dipartimentale di Reumatologia dell’A.R.N.A.S. “Garibaldi” di Catania. Si tratta di una struttura che grazie a professionalità, abnegazione ed efficienza (riconosciuti a livello nazionale) è divenuta un saldo punto di riferimento della reumatologia in Sicilia. La dott.ssa Battaglia – che annualmente organizza un prestigioso seminario di Reumatologia giunto già alla X edizione – indica nell’intervista (realizzata durante il terzo Focus Reumatologico svolto a Ragusa su iniziativa del dott. Mario Bentivegna) gli scenari relativi all’utilizzo, anche in regime di monoterapia, dei farmaci biotecnologici somministrati in funzione di molteplici variabili: dalle intolleranze ai farmaci di fondo, all’aggressività della malattia, alle eventuali comorbilità. La dott.ssa Battaglia, inoltre, interviene sulla eventualità di poter cambiare farmaco biologico durante il piano di cura e al termine del periodo di monitoraggio fissato in 12 settimane. Indica, infine, le linee guida di somministrazione di tali farmaci alle donne in gravidanza.

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La nausea, specialmente nei primi mesi di gravidanza è una delle torture più frequenti a cui sono sottoposte le donne in stato interessante. L’Associazione dei ginecologi e ostetrici americani, ha di recente pubblicato delle nuove linee guida per le donne incinte. Tra i punti più interessanti c’è un possibile rimedio per le nausea mattutina.

Secondo i ginecologi americani, una combinazione di vitamina B6 e di un antistaminico a base di “doxylamina”, dovrebbe contenere se non eliminare questo fastidioso disturbo.

Aggiornando per la prima volta in 11 anni le raccomandazioni anti-nausea e vomito in gravidanza, gli esperti consigliano alle future mamme di prendere le due sostanze in qualsivoglia modalità preferita: o tramite i due prodotti separati venduti senza bisogno di ricetta medica, o in una pillola che le combina ed in America e’ venduta sotto il nome “diclegis”.

L’AGOC ha ritirato invece il suo sostegno per un farmaco precedentemente usato contro le nausee in gravidanza negli Usa che contiene il principio attivo “ondansetron”, un antagonista della serotonina che va a colpire il centro del vomito e che, però,  potrebbe essere collegato a difetti alla nascita.

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ROMA – Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, è intervenuta con un commento sulla decisione dell’Agenzia italiana farmaci di applicare l’obbligo di ricetta per la Pillola dei cinque giorni dopo solo per le minorenni. “L’Aifa – dice il ministro – ha preso una decisione di tipo regolatorio. Noi l’abbiamo sottoposta al Consiglio superiore di sanità, che ha mandato un parere tecnico-scientifico, orientato sulla sicurezza del paziente, ad Aifa, che ha agito come agenzia regolatoria trovando una mediazione e indicando di non applicare la normativa europea per le minorenni”. L’Agenzia europea dei medicinali aveva deciso, nei mesi scorsi, la prescrivibilità senza bisogno di ricetta per tutte le donne.
Il ministro ha chiarito che “l’unica cosa importante è avere la garanzia che la donna, sia adulta che giovane, quando ricorre al farmaco della contraccezione d’emergenza abbia contezza della propria situazione clinica e che non ci siano rischi per la salute non solo per il presente, ma anche per il futuro. Quindi – ha concluso Lorenzin – io mi attengo alle valutazioni scientifiche. Questa mediazione è molto positiva”.
Il dibattito tuttavia prosegue. Da Bruxelles, dove è in corso il convegno dell’International Planned Parenthood Federation European Network (Ippf En), il presidente nazionale dell’Aied (Associazione italiana per l’educazione demografica) Mario Puiatti afferma che “resta il dato oggettivo della discriminazione, tutta da capire, nei confronti delle minorenni”. Poi prosegue affermando che “il fatto che ora le donne possano avere libero accesso a questa contraccezione d’emergenza, senza prescrizione e senza esibire un test di gravidanza, è un dato che ci avvicina sempre più agli standard europei”.
Quella assunta dall’Aifa “è una decisione soddisfacente anche se lascia una punta di rammarico per le minorenni” ha dichiarato Alberto Aiuto, ad di Hra Pharma, azienda farmaceutica che produce la pillola dei cinque giorni dopo. Aiuto annuncia che – dopo la realizzazione di una serie di verifiche sui dati sull’uso ripetuto – sarà richiesto lo stop all’obbligo di prescrivibilità anche per le minori di 18 anni.

26 Marzo 2015