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Poi la dieta del piccolo deve essere consigliata da uno specialista in pediatria

Il gusto dei piccoli in fatto di cibo si forma già nel pancione e il pediatra è un alleato prezioso delle mamme nei primi mille giorni di vita. Non solo: l’allattamento al seno fa molto bene al bambino, ma se la mamma non può i latti di crescita possono essere d’aiuto. È quanto evidenziano gli esperti alla tavola rotonda “Alimentazione nei primi 1000 giorni di vita” al congresso Sip, Società italiana di pediatria, a Napoli.
“E’ importante che la dieta del bambino sia suggerita, consigliata da uno specialista in pediatria- spiega Alberto Villani, presidente della Societa italiana di pediatria- si ha la tendenza ad affidarsi ad altri e sembra che la nutrizione sia un patrimonio comune a chiunque ci sono nutrizionisti ovunque che si occupano di questo . Noi senz’altro ci dobbiamo avvalere di quelle che sono delle competenze solide ma dobbiamo attenerci rigorosamente a dei principi maturati negli anni dalla scienza. Il pediatra sa cosa introdurre come alimenti, cosa consigliare. Certamente nei primissimi anni di vita vi è l’allargamento al seno come fondamentale ma per il prosieguo e’ bene affidarsi a chi è specialista del campo e può dare i giusti consigli. “Bisogna controllare dal momento del concepimento e partire dall’alimentazione della donna in gravidanza- spiega Marcello Giovannini, Professore Emerito di Pediatria dell’Universita’ di Milano- è importante quello che mangia la mamma, nel passaggio materno fetale abbiamo la creazione e e anche la sensibilizzazione del gusto del bambino, che nasce da quello che mangia la mamma durante la gravidanza. Qualunque bimbo ha il suo diritto di essere allattato al seno. Nei paesi occidentali il bambino ha il diritto di essere allattato il più possibile dalla sua mamma, anche fino a un anno di vita non ci sono problemi. Quando però la mamma purtroppo per problemi che non sono rari non può allattare , e’ importante che ci sia nell’alimentazione del bambino ad esempio la presenza di quello che chiamiamo Dha, che fa parte degli omega 3. Quando il latte materno manca o non è disponibile l’unica alternativa riconosciuta sono i cosiddetti latti artificiali”.

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Progetto di Paolo Palumbo, giovane cuoco affetto da malattia

Si chiama ‘Il gusto della vita’: è un tampone che sprigiona i sapori di alcuni piatti tipici, dalla carbonara al tiramisù, per restituire la gioia del cibo e dei sapori a chi per colpa di malattie neurodegenerative come la Sla non può più mangiare in modo naturale. La sperimentazione avviene nei Centri Nemo di Milano, “ma presto potrebbe diventare realtà”. E’ il progetto nato da un’idea di Paolo Palumbo, il diciannovenne cuoco di Oristano, affetto da Sla, autore del libro “Sapori a colori. Sconfiggere la malattia con la buona cucina” presentato oggi a Montecitorio.
“Si tratta di mettere in produzione un tampone – spiega Paolo Palumbo – che è una sintesi ‘chimica’ di sapori attraverso la cucina molecolare che, introdotto in bocca, sprigiona i gusti, ridando gioia a chi anche da decine di anni magari si nutre con un sondino e non può più mangiare naturalmente”.
Praticamente “tiriamo fuori tutti gli aromi della ricetta – spiega Marco Palumbo, papà di Paolo, che condivide con lui il progetto – per esempio con la carbonara separiamo gli ingredienti, così il paziente tramite il tampone può sentire i sapori dell’uovo, della pasta, del guanciale come se mangiasse dalla forchetta”.
“Il brevetto è stato già depositato – prosegue Marco Palumbo – e il tampone é stato testato su 10 pazienti del centro Nemo con ottimi esiti”.
“Chi lo ha provato é rimasto estasiato – conclude – manca ancora poco, poi sarà a disposizione di tutti i malati, forse tra due mesi”.

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In un momento in cui molti stanno pensando a come sostituire insaccati e altri alimenti ‘proibiti’ dall’Oms vale la pena ricordare che ‘il gusto è solo un’illusione’, e che metà del sapore degli alimenti dipende da fattori indipendenti dagli ingredienti, come la consistenza, il colore e persino il rumore che fanno quando li si mangia. A fare il punto sulle ricerche in questo campo è Charles Spence, psicologo dell’università di Oxford e pioniere in questo tipo di studi, con un articolo in uscita sul New Yorker.

La prima ricerca di Spence in questo campo, premiata con un Ig Nobel, ha dimostrato che chi mangia le patatine le crede più o meno ‘fresche’ a seconda del suono che fanno. In seguito gli esperimenti del ricercatore inglese hanno scoperto che una mousse ha un sapore più dolce del 10% se viene mangiata in un contenitore bianco piuttosto che in uno nero, e che il gusto del caffè è giudicato più intenso se è bevuto in una tazza bianca invece che in una trasparente. Solo quest’anno fra gli articoli pubblicati da Spence ce n’è uno che dimostra che i biscotti sembrano più croccanti se hanno la superficie liscia, e che i consumatori al supermercato hanno il doppio di probabilità di preferire succhi di frutta che hanno l’etichetta concava che ricorda un sorriso, piuttosto che una convessa che sembra un volto aggrottato. Tutti questi esperimenti uniti ad altri esempi, come le proteste ricevute dalla Coca Cola nel 2011 per aver cambiato la ricetta della bevanda quando invece era stata modificata solo la lattina, dimostrano secondo Spence che il senso del gusto non è completamente isolato dagli altri, e che anzi vista, udito e tatto contribuiscono per metà della sensazione provata. Buona parte degli studi in questo campo è finanziato dalle industrie, ma ci sono anche applicazioni al di fuori, come nel caso degli anziani.

“Gli over 70 vivono in un mondo dal sapore completamente differente – sottolinea Spence -, ma possono comunque apprezzare colori, forme e suoni. Come possiamo fare a ottimizzare le loro sensazioni?”. Alcune ricerche, spiega, hanno notato che gli anziani devono aggiungere il doppio del sale a una zuppa per ottenere lo stesso sapore, ma questo effetto può essere mitigato presentando la zuppa in un piatto blu, un colore che viene associato agli alimenti salati. Anche la perdita di olfatto tipica degli anziani può essere controbilanciata accompagnando il cibo con degli effetti sonori. “Questi effetti esistono – afferma Spence – l’unica questione è come usarli”.