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I sensori registrano i parametri fisici e li inviano allo smartphone

Per le gestanti e le neomamme hi-tech arriva una linea di abbigliamento super tecnologica: top, t-shirt e fascia che registrano il battito cardiaco e lo inviano allo smartphone per personalizzare la propria attività fisica.
La nuova linea si chiama iMamma MumTechWB ed è stata presentata da OB Science nel corso della Cosmofarma Exhibition, fiera internazionale dedicata a farmacia e innovazione nell’healthcare che si terrà a Bologna fino a domenica.
I benefici dell’attività fisica durante la gestazione e dopo il parto sono ormai scientificamente dimostrati: dal minor rischio di diabete gestazionale ad una più bassa incidenza della depressione post partum. Il sistema iMamma MumTechWB, frutto della stretta collaborazione tra OB Science e ComfTech, si propone di aiutare la donna a monitorare la propria attività fisica. È composto da tre elementi: un indumento sensorizzato, un’unità elettronica di trasmissione e la app per cellulare.
I tre capi di abbigliamento sono dotati quindi di sensori tessili integrati nel tessuto stesso. I sensori sono in grado di rilevare il segnale elettrocardiografico. Completa il tutto la app iMamma, che permette di seguire programmi di allenamento diversificati a seconda del periodo di gestazione o del post parto. L’applicazione sincronizza i dati trasmessi, che vengono elaborati durante l’allenamento e salvati su pratiche schede. In questo modo chi lo indossa potrà verificare gli esercizi che ha fatto e controllare la sua frequenza cardiaca.

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A Las Vegas anche spazzola smart e maschera a Led

Lo specchio ormai non dice più solo chi è la più bella del reame, ma insegna anche a diventarlo. Il gadget che avrebbe fatto invidia alla strega di Biancaneve è in mostra al Ces 2017, la più importante rassegna sull’elettronica al mondo, che nella parte dedicata alla bellezza presenta persino una spazzola wi fi e una maschera di bellezza a led, oltre a diverse soluzioni per chi ha perso i capelli.
Alla rassegna di Las Vegas che si chiude l’8 gennaio è stata presentata la versione evoluta di HiMirror, uno specchio capace di fare una analisi della pelle attraverso una semplice fotografia per dedurne il tipo, la presenza di eventuali danni, contarne i pori e le lentiggini, per poi suggerire prodotti e accorgimenti per porre rimedio e per un trucco perfetto. Il dispositivo , che costa 259 dollari nella versione plus, funziona in coppia con HiSkin, un altro gadget che appoggiato sulla pelle ne può fare l’analisi approfondita. Con la versione avanzata è possibile anche impostare che tipo di trucco si vuole scegliendo tra cinque diverse situazioni, da ‘passeggiata al tramonto’ a ‘pomeriggio in ufficio’. “Insieme questi dispositivi- spiega un comunicato stampa – danno accesso a informazioni che prima si potevano ottenere solo con una visita dal dermatologo”.
Anche Samsung ha lanciato un proprio dispositivo che analizza la pelle, S-skin, che è anche in grado allo stesso tempo di trattare i problemi con delle microiniezioni di nutrienti in grado anche di ripulire la pelle. Passando dalla pelle ai capelli, e aggiungendo al conto altri 200 dollari, si puó avere il Kerastase Hair Coach di L’Oreal, una spazzola intelligente che attraverso un microfono che ‘ascolta’ il rumore prodotto dalla pettinata e altri sensori è in grado di stabilire lo stato di salute dei capelli, dando consigli di conseguenza, e avvertendo anche se si colpisce troppo forte. Per chi invece i capelli li ha persi al Ces ci sono soluzioni tecnologiche. Si puó scegliere tra iGrow, un casco approvato dall’Fda che somministra una ‘light therapy’ al cuoio capelluto, e la Hairmax LaserBand, una fascia con 41 piccoli laser che promette di far ricrescere 129 capelli ogni sei centimetri quadrati. Dedicata invece alla pelle è iDerma, una maschera a Led che secondo gli ideatori riesce a stimolare la produzione di collagene mascherando difetti come l’acne e rallentando l’invecchiamento.

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Mangiano e bevono da soli, tecnologia parla italiano

Mangiare da soli e bere un caffè, afferrare una bottiglietta di plastica con la giusta pressione per versare il liquido in un bicchiere, prendere delle patatine con le dita, scrivere e riuscire a afferrare una carta di credito: per la prima volta sei persone con braccia e gambe paralizzate sono riuscire a compiere da sole queste azioni. Lo hanno fatto con l’aiuto di un guanto hi-tech realizzato in Italia dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, controllato in modo non invasivo da elettrodi posti all’interno di una cuffia, realizzati in Germania, dal gruppo dell’università di Tubinga guidato da Surjo Soekadar. Il risultato è pubblicato sul primo numero della rivista Science Robotics, la prima rivista dedicata ai robot dal gruppo editoriale di Science, nel quale l’Italia è presente con due articoli.

La tecnologia


Le prime sei persone che grazie al guanto hi-tech sono riuscite a aprire e chiudere le mani, controllandone i movimenti, sono sono cinque uomini e una donna di età compresa fra 14 e 30 anni. Sono riusciti a compiere azioni altrimenti impossibili grazie alla tecnologia che traduce l’attività del cervello e il movimento degli occhi in semplici comandi di apertura e chiusura della mano, che vengono trasmessi con una tecnologia wireless. Gli elettrodi sono nella cuffia, posti sulla testa e a lato degli occhi, e la “centralina” di controllo è incorporata nella sedia a rotelle. La sperimentazione, alla quale l’Italia ha partecipato anche con la Fondazione Don Gnocchi di Firenze e l’ospedale San Camillo di Venezia, è stata condotta in Spagna, dal gruppo dell’istituto per la riabilitazione Guttmann di Barcellona guidato da e Eloy Opisso.

Il futuro

È un passo importante per rendere disponibili questi dispositivi in un futuro non molto lontano, meno di dieci anni secondo gli esperti. “Abbiamo sicuramente fatto un importante passo in avanti”, ha detto Nicola Vitiello, che ha coordinato la ricerca per l’Italia con Maria Chiara Carrozza, entrambi dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Sant’Anna. “Si tratta – ha aggiunto – della prima fase di una sperimentazione molto preliminare e tesa a dimostrare il funzionamento di questa tecnologia. La strada per renderla disponibile a chiunque ne abbia bisogno è lunga, ma i ricercatori sono ottimisti e guardano al futuro: “in Italia contiamo di mettere a punto entro il 2017 il protocollo per una nuova sperimentazione”, ha detto Maria Chiara Carrozza. “Serve anche l’interesse dell’industria per abbattere i costi – ha aggiunto – e rendere queste tecnologie alla portata di tutti. Bisognerà trovare la strada, ma è possibile che questo possa richiedere meno di dieci anni”.

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Dal 9 al 15 ottobre al 45525 donando 2 o 5 euro con un sms o una chiamata da rete fissa

Per la riabilitazione post-ictus l’assistenza di robot, nuovi tutori come le “ortesi”, che si mimetizzano sotto scarpe e pantaloni, ma che consentono al piede di mantenere una posizione corretta durante la deambulazione, e uno speciale guanto robotico che consente il recupero degli arti superiori. Per “sostituire” le articolazioni, nuove protesi ortopediche, in formato sempre più “mini”, che risparmiano al massimo i tessuti e riducono ai minimi termini l’asportazione dell’osso. E ancora esoscheletri, “armature” indossabili sempre più leggere che aiutano a camminare paraplegici e disabili e chi come alcuni anziani ha problemi di deambulazione, che vengono fatti evolvere sul corpo del paziente, non sono “preformati”. Su questo e molto altro si sta focalizzando la ricerca scientifica e tecnologica legata alla terza età dell’Università Campus Biomedico di Roma che è possibile finanziare dal 9 al 15 ottobre al 45525 donando 2 o 5 euro con un sms o una chiamata da rete fissa. Il tema è importate, se è vero, come gli esperti ricordano, che si vive sempre più a lungo ma meno in salute. Gli anni di disabilità sono in continuo aumento. Ad autonomia ridotta trascorrono 16 anni dei loro ultimi anni di vita gli uomini, ben 22 le donne. Per l’ictus l’Universita’ Campus Bio Medico ha presentato con quella di Harvard un nuovo protocollo clinico, la stimolazione transcranica, con risultati promettenti nel miglioramento dei meccanismi di recupero, ma sotto i riflettori della ricerca c’è anche l’Alzheimer,per cui,come spiega Vincenzo Di Lazzaro, responsabile di Neurologia, “ci sono a disposizione una serie di strumenti che, integrati, possono essere di supporto sia nell’identificare i soggetti a rischio , sia nella valutazione degli effetti dei farmaci”. Mentre per il mal di schiena si lavora alla possibilità di cura con le staminali mesenchimali e sugli ultrasuoni per accedere al disco intervertebrale non tramite i trapani chirurgici convenzionali.