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Caso raro ma pericoloso. Colpa posizione testa su lavandino

Un ictus dopo essere stati al parrucchiere: è quanto capitato a Brighton ad un uomo di 45 anni, Dave Tyler, che due giorni dopo essere stato al salone di bellezza ha iniziato ad avere mal di testa, sentirsi il corpo paralizzato per poi svenire durante un incontro di lavoro. La posizione della testa inclinata indietro aveva portato allo sviluppo di un coagulo sanguigno, e quindi all’ictus, come hanno poi accertato i medici.
Come riporta il quotidiano inglese The Independent, l’uomo, risarcito con 90.000 sterline dal salone per i danni subiti, ha sofferto quella che è nota come ‘sindrome da salone di bellezza’, una lesione rara ma pericolosa che si verifica quando una delle principali arterie del collo viene allungata troppo e lacerata, portando ad un blocco o coagulo sanguigno che limita l’afflusso di sangue al cervello. Tyler, padre di due figlie, è rimasto ricoverato in ospedale per tre mesi dopo l’incidente, e riferisce di avere ancora dolori, di dover usare un bastone per camminare e di non poter più guidare per le complicazioni alla vista causate dall’ictus. La Stroke Association (Associazione Ictus) inglese dice che si tratta di un rischio molto basso, ma negli anni sono stati comunque segnalati diversi casi della ‘sindrome da salone di bellezza’, anche nella letteratura medica. Il primo ad adottare questo termine, nel 1993, fu il neurologo americano Michael Weintraub, che descrisse cinque diversi incidenti in donne tra i 54 e 84 anni, ricoverate in ospedale dopo che gli erano stati lavati i capelli dal parrucchiere. 

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Alt, a rischio 1 su 6, ma può essere sospettato, diagnosticato e curato

Ogni due secondi nel mondo una persona viene colpita da ictus, e una su 6 rischia di averlo nel corso della propria vita. Eppure l’ictus, che ogni anno nel mondo colpisce 17 milioni di persone, ‘uccidendone’ 6 milioni, può essere sospettato, diagnosticato, curato e prevenuto.
A ricordarlo è Alt (Associazione lotta alla trombosi), in occasione della Giornata mondiale dell’ictus che si celebra il 29 ottobre. ”L’ictus va riconosciuto tempestivamente appena compaiono i sintomi e va curato in modo appropriato, senza perdere tempo – sottolinea Paola Santalucia, vicepresidente di Alt -. E’ un’emergenza medica, e i pazienti dovrebbero essere ricoverati e curati in unità opportunamente attrezzate chiamate Stroke Unit, in cui l’alta competenza di medici e infermieri, unite alla struttura organizzativa, consentono di fare il massimo per salvare il paziente e ridurre le probabilità di invalidità gravi residue”.
Nel mondo infatti sono oltre 26 milioni le persone sopravvissute a un ictus, ma spesso con gravi disabilità e conseguenze devastanti per la loro vita e quella delle loro famiglie. ”Le cure appropriate e tempestive possono ridurre fortemente la probabilità di queste tragedie e salvare vite”, aggiunge Stephen Davis, presidente della World Stroke Organization (organizzazione legata all’Oms per la lotta contro l’ictus).

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Presenti in almeno 6 pazienti su 10 con questa patologia

I problemi del sonno colpiscono almeno 6 persone su 10 tra coloro che hanno avuto un ictus, possono aumentare il rischio di questa patologia e ostacolare il recupero del paziente. Questa è la conclusione di una nuova revisione di studi pubblicata sulla rivista Neurology, che conferma ampiamente quanto già intuito da precedenti studi.

Al fine di ottenere una migliore comprensione di questa associazione, il team della University Hospital Essen, in Germania, ha condotto una meta-analisi confrontando i risultati di 29 studi che hanno coinvolto complessivamente 2.343 pazienti.

Tutti avevano avuto un ictus ischemico o emorragico, o un attacco ischemico transitorio, spesso definito come un ‘mini ictus’. I ricercatori hanno visto che un qualche disturbo del sonno, come insonnia e apnea ostruttiva, era presente nel 72 per cento dei pazienti con ictus ischemico, nel 63 per cento dei pazienti con ictus emorragico e nel 38 per cento dei pazienti con mini ictus. In particolare questi disturbi erano frequenti prima dell’ictus, aumentandone il rischio, ma persistono anche durante le fasi di recupero e, se non trattati, ne ostacolano la ripresa. Sono state trovate anche prove, pur se in misura minore, che suggeriscono un legame simile con insonnia e sindrome delle gambe senza riposo. “Il sonno ha importanti funzioni di restauro nel cervello”, commenta uno degli autori, Dirk M. Hermann, “perché permette processi di plasticità neuronale, che sono necessari per il recupero”. Per questo, “le persone che hanno avuto un ictus dovrebbero essere monitorate per i disturbi di questo tipo”, cosa che oggi non avviene.

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24% in meno di tasso di mortalità rispetto ai non vaccinati

Vaccinare contro l’influenza le persone con diabete ne riduce i ricoveri in ospedale per ictus e scompenso cardiaco e ne abbassa il tasso di mortalità durante la stagione invernale. Lo dimostra uno studio pubblicato su CMAJ (Canadian Medical Association Journal).

Il vaccino contro l’influenza è offerto gratuitamente in Italia ad over 65, donne incinte e persone con malattie croniche, come il diabete di tipo 2, ma pochi studi ne avevano finora misurato efficacia e benefici. I ricercatori dell’Imperial College di Londra, tra il 2003 e il 2010, hanno preso in esame 124.503 adulti britannici con diabete di tipo 2, circa il 65 per cento dei quali ha ricevuto il vaccino contro l’influenza. Rispetto ai pazienti che non erano stati vaccinati, coloro che avevano ricevuto il vaccino, mostravano una riduzione del 30 per cento dei ricoveri ospedalieri per ictus, del 22 per cento dei ricoveri per scompensi cardiaci e una riduzione del 15 per cento dei ricoveri per polmonite o influenza. Inoltre, avevano complessivamente un tasso di mortalità del 24 per cento inferiore rispetto ai pazienti che non erano stati vaccinati.

”La maggior parte dei decessi provocati dall’influenza ogni anno – ha commentato Eszter Vamos, autore principale dello studio – si verificano in persone con condizioni di salute preesistenti, come il diabete di tipo 2. Questo studio suggerisce che il vaccino può avere notevoli benefici”.

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Fumo, cattiva alimentazione e smog tra le principali cause

Adottare abitudini sane come smettere di fumare, mangiare frutta e verdura e fare sport può prevenire a livello globale ben 3 ictus su 4 nel mondo potrebbero essere prevenuti con scelte sane. Ma anche lottando contro l’inquinamento molti casi di ictus potrebbero essere prevenuti, specie nei paesi in via di sviluppo. Anzi per la prima volta smog e inquinamento domestico sono riconosciuti come uno dei principali fattori di rischio a livello globale. Lo rivela uno studio mondiale pubblicato sulla rivista Lancet Neurology e condotto da Valery Feigin della Auckland University of Technology in Nuova Zelanda.

Un danno al cervello dovuto nella stragrande maggioranza dei casi all’occlusione di un vaso sanguigno che irrora il cranio (ictus ischemico), l’ictus colpisce ogni anno circa 15 milioni di persone nel mondo; di questi circa 6 milioni muoiono e circa 5 milioni restano con disabilità permanenti quali perdita della vista o della capacità di parlare, paralisi. Gli esperti hanno tracciato la mappa dei fattori di rischio più importanti per l’ictus e stimato il loro impatto in termini di anni di vita trascorsi con disabilità post-ictus.

È emerso che a livello globale i dieci fattori di rischio con un impatto maggiore sono nell’ordine la pressione alta, un’alimentazione povera di frutta, sovrappeso e obesità, dieta troppo ricca di sodio, il fumo, dieta povera di verdure, inquinamento sia ambientale sia domestico (da biomasse), dieta povera di cereali integrali e glicemia elevata. Sempre a livello globale seguono in ordine di importanza la sedentarietà, problemi renali, consumo di alcolici. Se si guarda ai fattori di rischio per le diverse aree geografiche si vede che ad esempio in Europa occidentale la classifica dei fattori di rischio è dominata nell’ordine da pressione alta, sovrappeso e/o obesità, dieta povera di verdure, dieta povera di frutta, fumo.

Una scoperta sorprendente è che quasi un terzo (29,2%) della disabilità globale associata all’ictus può essere ricollegata all’inquinamento ambientale e domestico. (si va da un massimo del 33,7% nei paesi in via di sviluppo a un minimo del 10,2% delle nazioni ricche). Il fattore di rischio la cui preponderanza è aumentata di più dagli anni 90 ad oggi – importanza calcolata sempre in termini di anni vissuti con disabilità post-ictus ad esso correlati – è una dieta ricca di bevande zuccherate (dal 1990 al 2013 si calcola un aumento del 63,1% degli anni vissuti con disabilità da ictus collegabili alle bibite zuccherate). Il fattore di rischio che a livello globale ha perso importanza più di tutti, invece, è il fumo passivo (si calcola una riduzione del 31% degli anni vissuti con disabilità da ictus dovuti a questo fattore).

“Una scoperta sorprendente di questo studio è l’enorme impatto in termini di anni di disabilità da ictus attribuibile all’inquinamento, specie nei paesi in via di sviluppo – ribadisce Feigin- Fumo, dieta scorretta e sedentarietà sono invece alcuni dei principali fattori di rischio a livello globale, suggerendo che l’ictus è una malattia in buona parte causata da stili di vita scorretti. Controllandoli si possono prevenire, quindi, circa i tre quarti degli ictus a livello globale”, conclude.

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Test su pazienti con disabilità motorie

I danni permanenti dell’ictus sono guaribili con una iniezione di cellule staminali del midollo osseo – iniettate nel cervello di pazienti mediante un forellino praticato sulla testa.


Reso noto sulla rivista Stroke, è il risultato di una sperimentazione clinica condotta presso la Stanford University School of Medicine in California su 18 pazienti che avevano sofferto di un ictus circa un anno prima riportandone danni permanenti, soprattutto alla funzione motoria.

Questi pazienti hanno ricevuto una iniezione di staminali prelevate dal midollo osseo di donatori e modificate in provetta per assumere funzione neurale. Le staminali sono state iniettate attraverso un forellino praticato sulla scatola cranica dei pazienti. Dopo circa un mese dal trattamento gran parte dei pazienti ha mostrato evidenti miglioramenti della funzione motoria, spiega Gary Steinberg che ha condotto il trial, ad esempio “pazienti che erano sulla sedia a rotelle ora possono camminare”.
Risultata in questa fase sperimentale priva di effetti avversi, la terapia a base.

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Contro gli episodi di ictus, al momento, non esistono trattamenti farmacologici specifici. Per ridurre il danno cerebrale, i medici, ricorrono a trombolitici, farmaci che sciolgono i coaguli e ripristinano la circolazione, ma che nulla possono contro il danno cerebrale.

E’ stato sintetizzato un farmaco che, su animali di laboratorio, ha dimostrato di essere in grado di proteggere il cervello fino a sei ore dopo il verificarsi di un ictus e di ridurne del 50% il danno cerebrale.

Ci è arrivato un gruppo di ricercatori italiani diretti da Tiziana Borsello dell’Istituto Mario Negri/Dipartimento di farmacologia dell’Università di Milano in collaborazione col team di ricerca di Alessandro Vercelli, direttore del Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi (NICO) dell’Università di Torino.

Lo studio è stato pubblicato su Cell Death and Disease. Il cervello, come ogni altro organo del corpo – spiegano i ricercatori – necessita di nutrimento e ossigeno per funzionare. Tali sostanze vengono trasportate attraverso i vasi sanguigni e, quando il sangue diretto al cervello è bloccato, si verifica un’ ischemia cerebrale, che genera la progressiva morte dei neuroni. Ora, si sa che la proteina denominata MKK7 ha un ruolo importante nel determinare la morte dei neuroni a seguito di un attacco ischemico cerebrale.

I ricercatori hanno quindi sintetizzato un inibitore specifico di questa proteina, chiamato GADD45Beta.

E su modelli animali hanno visto che, grazie ad esso, il cui effetto protettivo funziona anche sei ore dopo l’infarto cerebrale, il danno può essere ridotto del 50%.

“Attualmente non ci sono trattamenti farmacologici approvati per il trattamento dell’ictus ad eccezione dell’Attivatore tissutale del plasminogeno (rT-PA) che ha caratteristiche che ne limitano l’efficacia – commenta Tiziana Borsello – quindi il nuovo composto rappresenta un buon risultato”.

“Con le dovute verifiche, passando per la sperimentazione clinica – conclude Alessandro Vercelli – questa potrebbe rappresentare una prospettiva nuova in grado di ridurre significativamente i volumi d’infarto cerebrale e di conseguenza anche i deficit, con maggiori possibilità di recupero” per i pazienti.

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Si rinnova l’appuntamento con la prevenzione. Anche quest’anno, in vista dell’ottava edizione della Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale che si celebra il 29 ottobre, A.L.I.Ce Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale), con la collaborazione di CasagitServizi hanno organizzato la settimana della prevenzione “Scacco all’ictus”.

Da lunedì 26 a sabato 31 ottobre, in oltre 2.000 farmacie italiane, chiunque potrà sottoporsi gratuitamente alla campagna di screening della Pressione Arteriosa e della Fibrillazione Atriale (tramite misuratori specifici), un’anomalia del ritmo cardiaco responsabile di ictus che potrebbe essere evitata grazie ad una costante prevenzione e ad un’attenta diagnosi precoce.

A ricordare quali sono i sintomi improvvisi che devono mettere in allarme sono gli esperti di A.L.I.Ce Italia Onlus: muovere con difficoltà o perdere la sensibilità a un braccio o una gamba, improvvisi problemi di vista, non essere in grado di coordinare i movimenti o di stare in equilibrio, far fatica ad articolare le parole o a sceglierle, essere colpiti da un violento e localizzato mal di testa. Riconoscerli – sottolineano – è fondamentale per intervenire il più velocemente possibile.

Ogni anno, nel nostro Paese, vengono registrati circa 200.000 nuovi casi di ictus cerebrale, dei quali 4200 riguardano soggetti con età inferiore ai 45 anni. La mortalità a 30 giorni dopo un ictus ischemico è pari al 20% mentre in caso di ictus emorragico la percentuale di mortalità sale al 50%. Alcuni dei fattori di rischio ictus quali ad esempio sesso, età ed ereditarietà non sono modificabili e quindi non dipendono dal comportamento dell’individuo, altri fattori come un’errata alimentazione, l’alterazione dei grassi nel sangue, il fumo ma anche l’abuso di alcool e droga possono danneggiare le arterie in giovane età, predisponendo l’individuo a possibili attacchi di ictus.

L’elenco delle farmacie aderenti alla campagna ‘Scacco all’Ictus’ è consultabile sul sito www.aliceitalia.org.

Anche quest’anno a Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale è dedicata alle donne.

“I Am Woman: Stroke Affects Me”, il motto coniato l’anno scorso dalla World Stroke Organization ritorna anche per quest’edizione. Il 43% dei casi di ictus riguarda donne, così come il 61% delle morti per ictus è appannaggio del genere femminile.

Un triste primato che merita attenzione da parte di tutti, Istituzioni e Cittadini. Basti pensare che nel gentil sesso questa patologia uccide il doppio del tumore mammario. Si calcola inoltre che una donna su 5 avrà un ictus nell’arco della sua vita, mentre per gli uomini si parla di 1 su 6.
Considerando inoltre che le donne vivono più a lungo degli uomini, aumenta di fatto la probabilità che siano vittime di un ictus e come se non bastasse, ricevono meno cure degli uomini anche in Paesi con servizi sanitari efficienti e gratuiti quali il nostro.

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Il binomio terapeutico di trombolisi farmacologica sistemica e trattamento endovascolare mediante trombectomia meccanica consente, in maniera meno invasiva, di ridurre in modo significativo la mortalità e la disabilità causate dall’ictus ischemico, prima causa di disabilità, seconda causa di demenza e terza causa di morte nel mondo industrializzato. Una patologia che, solo in Italia, fa registrare 250.000 nuovi casi l’anno.

Al 46° Congresso della Società Italiana di Neurologia (SIN) si fa il punto su questa nuova e promettente frontiera terapeutica, la cui efficacia è stata ampiamente dimostrata da recenti pubblicazioni scientifiche nel corso del 2015.
“Per poter garantire ai pazienti la trombectomia meccanica – spiega il Prof. Aldo Quattrone, Presidente SIN e Rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro – è necessario riorganizzare il sistema delle stroke unit di II livello introducendo la figura del neuro-interventista, uno specialista che deve avere tutte le competenze richieste per operare nell’ambito di questo nuovo scenario terapeutico per la cura dell’ictus ischemico.

L’obiettivo è quello di formare, attraverso specifiche sessioni professionalizzanti (Master di II livello), gli operatori coinvolti: neurologi, neurochirurghi, neuro-radiologi e radiologi, confermando il ruolo centrale del neurologo nel percorso di cura”. La trombolisi sistemica, che consiste nella somministrazione di un farmaco in grado di disostruire l’arteria cerebrale occlusa, è ad oggi la miglior terapia per l’ictus ischemico in fase acuta.

Associare questa terapia farmacologica al trattamento endovascolare con rimozione meccanica e non invasiva del trombo significa guardare a nuovi ed entusiasmanti orizzonti per la cura di questa patologia. Un panorama che vede sensibilmente migliorate le prospettive terapeutiche e la qualità di vita dei pazienti. La trombectomia meccanica è attualmente praticata attraverso ‘stent’ di nuova generazione (stent retriever) che, aprendosi nell’arteria occlusa, ricostituiscono un passaggio per il flusso sanguigno.

Trombolisi sistemica e trombectomia meccanica sono però entrambe strettamente legate al ‘fattore tempo’: si riduce a 4,5 ore il periodo utile per praticare la trombolisi, mentre si apre fino a 8 ore la stretta finestra terapeutica della trombectomia meccanica. Gli aspetti organizzativi necessari per attuare questo efficace binomio terapeutico, insieme con i programmi legati alla formazione degli operatori, sono al centro della discussione dei neurologi italiani, riuniti a Genova fino a domani in occasione del Congresso SIN.

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I numeri delle malattie neurologiche sono sempre più allarmanti: solo in Italia sono 1 milione i casi di demenza, di cui 600.000 quelli colpiti da Malattia di Alzheimer; 930.000 le persone che, a causa di un ictus, vivono con invalidità; 250.000 i nuovi casi di ictus cerebrale ogni anno; 240.000 i pazienti affetti da Morbo di Parkinson, 50.000 quelli con parkinsonismi; 1 paziente con Sclerosi Multipla ogni 1.000 abitanti, ossia 60.000 nella totalità.

“Dato l’allungamento delle aspettative di vita e il progressivo invecchiamento della popolazione – afferma il professor Aldo Quattrone, Presidente SIN – è verosimile che nei prossimi decenni centinaia di milioni di persone saranno affette da patologie neurodegenerative, con costi significativi per i sistemi sanitari e un enorme impatto economico e sociale. In questo panorama, la diagnosi preclinica e la diagnosi precoce delle malattie neurologiche rappresentano ancora oggi sfide cruciali per i neurologi perché consentono di indirizzare i pazienti verso terapie tempestive che possono rallentare il decorso della malattia. Fondamentale, in questo ambito, il contributo della ricerca scientifica orientato alla scoperta di nuove soluzioni terapeutiche, soprattutto nel settore dei farmaci neuro protettivi”.

Se ne è discusso nel corso della conferenza stampa di presentazione della 46a edizione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia (SIN) che si svolgerà a Genova dal 10 al 13 ottobre.

Durante la conferenza stampa sono stati presentati gli argomenti che saranno al centro dei lavori congressuali:

DIAGNOSI PRECLINICA E PRECOCE DELLE MALATTIE NEURODEGENERATIVE: MALATTIA DI PARKINSON E PARKINSONISMI con il Prof. Aldo Quattrone, Presidente SIN e Rettore Università Magna Graecia di Catanzaro

NOVITÀ NELLA MALATTIA DI ALZHEIMER: POSSIBILITÀ E IMPORTANZA DI UNA DIAGNOSI PRECOCE E PRECLINICA con il Prof. Carlo Ferrarese, Direttore Scientifico del Centro di Neuroscienze di Milano, Università di Milano Bicocca Ospedale San Gerardo, Monza

NUOVE TERAPIE NELLA SCLEROSI MULTIPLA con il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente del Congresso e Direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Genova

l’INTERVENTISTICA NEUROVASCOLARE E STROKE con il Prof. Elio Agostoni, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e della Struttura Complessa Neurologia e Stroke Unit, A.O. Ospedale Niguarda Ca’ Granda;

DIAGNOSI PRECOCE E PRECLINICA DELLA SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA con il Prof. Antonio Chiò, Coordinatore del Centro SLA del Dipartimento di Neuroscienze, Università degli Studi di Torino e AOU Città della Salute e della Scienza di Torino.

Il programma dettagliato del Congresso è consultabile sul sito: www.neuro.it.

La Società Italiana di Neurologia conta oltre 3000 specialisti neurologi e ha lo scopo istituzionale di promuovere in Italia gli studi neurologici, finalizzati allo sviluppo della ricerca scientifica, alla formazione, all’aggiornamento degli specialisti e al miglioramento della qualità professionale nell’assistenza alle persone con malattie del sistema nervoso.