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Psicanalista:”Presenza adulti consente relativizzare pericolo e ridurre ansia”

La violenza del terrorismo, come nell’ultimo attentato a Berlino, può determinare gravi ripercussioni nella psiche adulta, ma a rischio sono anche bambini e adolescenti che vanno ‘protetti’ da immagini shock e informazioni non mediate. A sottolinearlo è Claudia Spadazzi, psicanalista della Società psicoanalitica italiana (Spi). “L’irruzione della violenza terroristica nella quotidianità, in particolare durante i preparativi della festività più importante della cultura occidentale – afferma Spadazzi – ha lo scopo prestabilito di ingenerare paura, dolore, incertezza, sfiducia nelle istituzioni, nel proprio Paese, nella propria cultura”. Le persone direttamente colpite, spiega, “possono subire un trauma grave, che comporta in alcuni casi, un vero e proprio disturbo post-traumatico da stress, in grado di causare sequele che possono perdurare per anni, analoghe ai disturbi di cui soffrono i militari coinvolti in azioni di guerra”.
Ma anche gli spettatori più distanti, e in particolare bambini e adolescenti, avverte Spadazzi, “subiscono la violenza delle informazioni e delle immagini che vengono diffuse dai media”. Da qui i consigli dell’esperta: “I bambini andrebbero protetti innanzitutto riducendo per quanto possibile l’esposizione a immagini crude, di effetti violenti di atti terroristici, come sangue, espressioni di sofferenza, lamenti, morti. Poi andrebbe sempre evitata la visione delle immagini lasciando il bambino o l’adolescente da solo; la presenza dell’adulto consente infatti di relativizzare il pericolo, contenere l’ansia e condividere il dolore che le informazioni suscitano”. Gli eventi, rileva l’esperta, “andrebbero spiegati con calma, aggiungendo che si tratta di episodi rari, rassicurando al contempo sulla fiducia nell’umanità e nel futuro”. Insonnia, incubi, ansia generalizzata, paure non legate a motivazioni contingenti, conclude, “possono essere campanelli di allarme riguardo alla salute psichica sia del bambino sia dell’adulto”.

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Fotografate migliaia di molecole ‘braccio destro’ del Dna

Sono pronte le prime immagini del cervello come nessuno lo ha mai visto: sono state ottenute con una tecnica che non si limita a fotografare le cellule, ma le esplora all’interno fotografando le migliaia di molecole che aiutano il Dna a fabbricare le proteine. Il risultato si deve alla tecnica sviluppata dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit) e pubblicata sulla rivista Nature Methods, dal gruppo coordinato da Ed Boyden.

Nessuno mai finora era riuscito a vedere nel dettaglio la posizione nelle cellule del braccio destro del Dna, ossia la molecola di Rna, spia del funzionamento e dello stato di salute dei neuroni. La tecnica che ha permesso di farlo si chiama ‘microscopia a espansione’ e si basa sull’espansione di campioni di tessuto che vengono inseriti in un polimero, che si gonfia quando si aggiunge acqua. Dopo questo ‘trattamento’ il tessuto viene osservato con un microscopio a fluorescenza. Questo permette di ottenere immagini con una risoluzione altrimenti possibile solo con microscopi molto più specializzati e costosi.

”Ora siamo in grado di osservare l’Rna con grande precisione grazie al processo di espansione”, osserva Boyden. La possibilità di vedere in dettaglio la distribuzione dell’Rna nelle cellule potrebbe aiutare a comprendere come questa molecola contribuisce al funzionamento dei neuroni. Ad esempio, come fanno i neuroni a cambiare rapidamente l’intensità delle loro connessioni per immagazzinare nuovi ricordi o competenze.
Un’ ipotesi che adesso diventa possibile verificare è se le molecole di Rna implicate nella produzione delle proteine necessarie a questo meccanismo si trovino davvero in ‘sacche’ poste vicino alle connessioni fra i neuroni (sinapsi), pronte a entrare in funzione quando necessario.