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Il Ministero della Salute ha chiesto alle Regioni i dati su eventuali casi di infezione invasiva da Mycobacterium, il cosiddetto batterio killer che avrebbe provocato la morte di alcuni pazienti. Sollecitato anche un approfondimento dei dati raccolti a partire dal 2016 dall’Istituto superiore di Sanità, che hanno evidenziato la circolazione del micobatterio anche in Italia. Oltre ad una verifica su Dispovigilance (sistema informativo per la rete nazionale di vigilanza sugli incidenti che coinvolgono dispositivi medici) di eventuali eventi riportati. Sul sito del ministero si legge: “Si è in attesa di ricevere riscontro dalle regioni e il ritardo è probabilmente dovuto al fatto che il lungo periodo di incubazione e la scarsa specificità del quadro clinico rendono complessa e laboriosa l’identificazione di casi possibili che devono, comunque, essere confermati da indagini di laboratorio specifiche, non sempre disponibili per i casi individuati retrospettivamente”.

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Infezioni da zanzare, mosche e zecche uccidono 700 mila persone ogni anno

Oltre l’80% della popolazione mondiale rischia di contrarre un’infezione da insetti, il 40% anche due o più malattie. Zanzare, mosche e zecche possono trasmettere infezioni, come malaria, filiriasi linfatica, leishmania, malattia di Chagas, di Lyme ed encefalite. Per farvi fronte l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha deciso di mettere tra le sue priorità il controllo degli insetti, con un Piano di risposta globale e obiettivi da raggiungere entro il 2030.
I principali insetti vettori di malattie, come zanzare, mosche e zecche, uccidono ogni anno più di 700mila persone, e le popolazioni più a rischio sono quelle che vivono in povertà nelle aree tropicali e subtropicali. La rapida urbanizzazione senza controllo, l’aumento di viaggi e commerci internazionali, la modifica dell’agricoltura e i cambiamenti ambientali hanno fatto aumentare la diffusione di questi insetti, mettendo a rischio sempre più persone.
L’obiettivo del piano Oms è riallineare i programmi di controllo degli insetti nei vari paesi, con l’aiuto dei progressi tecnici raggiunti negli anni, le migliori infrastrutture, monitoraggio e sistemi di sorveglianza rinforzati ed un maggiore coinvolgimento della comunità. “Stiamo assistendo ad una ricomparsa sempre più marcata di malattie emergenti e riemergenti, che il mondo non è preparato ad affrontare”, ha detto Margaret Chan, direttore uscente dell’Oms, all’ultima assemblea mondiale della salute. La diffusione di Zika, la ricomparsa della dengue e la minaccia emergente della chikungunya “sono il risultato di politiche di controllo deboli delle zanzare dagli anni ’70 ad oggi. Gli sforzi e i fondi spesi per il controllo degli insetti si sono ridotti parecchio”, ha rilevato Chan. Il piano dell’Oms vuole ridurre la mortalità per le malattie da insetto del 75% e l’incidenza del 60% entro il 2030, per prevenire epidemie in tutti i paesi, arrivando ad un investimento modesto di circa 5 centesimi di dollari a persona (pari a 330 milioni di dollari globalmente), contro 1 centesimo a persona speso ora.

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C’è sempre il rischio di infezioni e contaminazioni

E’ importante usare aghi sterili? Possono esserci reazioni all’inchiostro? E se si fanno a casa? Sono tanti i possibili rischi da prendere in considerazione se si pensa di farsi fare un tatuaggio. La Food and drug administration (Fda) sul suo sito li enumera e analizza, dando consigli precisi. Il primo suggerimento è di preoccuparsi sia dell’inchiostro che dell’uso di aghi non sterili: entrambi possono essere contaminati da batteri e muffe (presi al momento della produzione o nello studio del tatuatore), veicolo di infezioni.



Uno dei modi più frequenti è quello di diluire l’inchiostro con acqua non sterile. Inoltre non c’è mai la garanzia, precisa l’Fda, che l’inchiostro sia sicuro al 100%, nemmeno se è sigillato o l’etichetta dice che è sterile: la contaminazione può avvenire infatti in qualsiasi momento della produzione. Le analisi sugli inchiostri inoltre hanno rilevato la presenza di pigmenti usati nei toner delle stampanti, vernici di auto, metalli pesanti e sostanze potenzialmente tossiche per il corpo.



I kit venduti online per il tatuaggio fai da te possono causare infezioni o reazioni allergiche, come eruzioni cutanee, rossore e rigonfiamenti. Nel caso di infezioni gravi, servono mesi di terapia con molti antibiotici. Se compaiono questi sintomi, consiglia l’Fda, è possibile che si abbia bisogno di antibiotici, ricovero in ospedale e chirurgia. La reazione allergica può essere invece scatenata da uno dei pigmenti o diluenti o ad un contaminante. E poichè l’inchiostro è permanente, la reazione può durare. Cosa fare in questi casi? Contattare il proprio medico, e poi renderlo noto al tatuatore, che può identificare l’inchiostro usato e dare informazioni sulla marca, il lotto e il colore. Sugli effetti a lungo termine dei pigmenti ed eventuali contaminanti nell’inchiostro non si hanno informazioni certe. Per quanto riguarda la rimozione del tatuaggio con il laser non si conoscono le conseguenze nel breve e lungo periodo, ma possono esserci delle cicatrici permanenti.