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Il 17% pensa erroneamente che la pillola possa prevenirle

Si proteggono da gravidanze non volute ma molto meno da infezioni trasmesse attraverso i rapporti sessuali: quasi tre ragazzi su dieci non temono e non si proteggono da malattie come Papilloma Virus, Clamidia, Epatiti B, Hiv e tantissime altre. E’ quanto emerge dalla ricerca “Conoscenza e prevenzione del Papillomavirus e delle patologie sessualmente trasmesse tra i giovani in Italia”, realizzata dal Censis.
Dalla ricerca, realizzata con il supporto di Sanofi Pasteur-MSD, e condotta su un campione rappresentativo di mille ragazzi tra 12 e 24 anni, emerge che il 92,9% di chi ha avuto rapporti sessuali completi dichiara di stare sempre attento per evitare gravidanze. Una quota molto inferiore, ovvero il 74,5%, si protegge con altrettanta costanza per evitare infezioni a trasmissione sessuale, mentre il 19,5% lo fa raramente e il 6% mai.
“Questo indica che quasi 3 su 10, o un terzo – spiega Ketty Vaccaro, responsabile dell’area Welfare e Salute del Censis – non teme infezioni sessuali, un dato non rassicurante che mostra eccessiva tranquillità nell’affrontare il tema”. Dicono di conoscere le malattie sessualmente trasmesse, aggiunge, “ma la maggior parte le assimila all’Aids”. Tra chi non si protegge, la metà ritiene che queste malattie si possano contrarre solo attraverso rapporti con prostitute. C’è inoltre, nota l’esperta, “confusione tra contraccezione e prevenzione”: il 70,7% usa infatti il profilattico come strumento di prevenzione contro le infezioni sessuali, ma il 17,6% colloca erroneamente la pillola tra gli strumenti di prevenzione piuttosto che tra i mezzi di contraccezione.

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Batteri causano aborti e infertilità, ma sempre più resistenti

In risposta a una sempre maggior diffusione della resistenza agli antibiotici, arrivano dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) le nuove linee guida per curare Clamidia, Gonorrea e Sifilide, tre comuni malattie a trasmissione sessuale che insieme colpiscono quasi 215 milioni di persone al mondo ogni anno.

Si stima infatti che ogni anno 131 milioni di persone contraggono la clamidia, 78 milioni la gonorrea e 5,6 milioni la sifilide. Causate da batteri e curabili con antibiotici, se non trattate possono diventare causa di infiammazioni pelviche, aborti spontanei, nascite pretermine e infertilità maschile e femminile. Stanno diventando però sempre più difficili da trattare, anche a causa di un uso improprio di antibiotici.

Delle tre, la gonorrea ha sviluppato la resistenza più forte, tanto che sono già stati individuati ceppi multi-resistenti che non rispondono ad alcun antibiotico disponibile. Per questa malattia, ad esempio, le nuove linee guida dell’Oms sconsigliano l’uso di chinoloni, una classe di antibiotici caratterizzata da alti livelli di resistenza. Per curare la sifilide, invece, si raccomanda una singola dose di penicillina benzatina iniettata in muscolo, che risulta essere più efficace e più economica di antibiotici orali. “Le nuove linee guida rafforzano la necessità di trattare queste malattie con l’antibiotico giusto, al giusto dosaggio e nel momento giusto, per ridurre la loro diffusione e migliorare la salute sessuale e riproduttiva. Per fare questo, i servizi sanitari nazionali devono monitorare i modelli di resistenza agli antibiotici per queste infezioni nei propri paesi”, commenta Ian Askew, direttore della Salute riproduttiva dell’Oms, che esorta i vari Stati ad aggiornare le linee guida nazionali. Se utilizzati correttamente, ricorda infine l’Oms, i preservativi sono un metodo efficace di protezione.