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Accordo tra Infn e Università Texas per un nuovo centro a Dallas

Anche l’Italia sarà in prima fila per la realizzazione in Texas di uno dei primi centri statunitensi per la cura dei tumori con l’adroterapia, un’avanzata forma di radioterapia che sfrutta gli acceleratori di particelle per colpire in maniera mirata i tessuti malati.
Il nuovo centro sorgerà a Dallas anche grazie al contributo scientifico dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), che ha firmato un accordo con il policlinico dell’Università del Texas (University of Texas Southwestern Medical centre, Utsw). Il documento è stato sottoscritto da Fernando Ferroni, presidente dell’Infn, e Hak Choy, responsabile della Direzione di radio-oncologia dell’Utsw, a margine del congresso internazionale sulla terapia con ioni pesanti in corso a Milano. La collaborazione prevede lo sviluppo di studi, analisi e attività di training nell’ambito della terapia con ioni pesanti, attività strutturali per l’operatività del futuro centro in Texas.
L’accordo nasce dall’esperienza e dalle competenze maturate nell’ultimo decennio dall’Infn con collaborazioni interdisciplinari che hanno portato alla nascita del progetto ‘Catana’ per la cura del melanoma oculare, presso i Laboratori Nazionali del Sud, alla progettazione e realizzazione del sincrotrone fulcro dell’attività della Fondazione Cnao di Pavia e alla recente realizzazione del nuovo centro di protonterapia di Trento, che ha visto la collaborazione del Trento Institute for Fundamentals Physics Applications (Tifpa) dell’Infn. Il Cnao sta già lavorando da mesi con l’Università del Texas per fornire assistenza al coordinamento delle attività durante la fase di realizzazione del nuovo centro, in particolare per il calcolo delle schermature di radioprotezione e per l’ottimizzazione dell’alta tecnologia. Inoltre l’università di Dallas svolgerà presso il Cnao attività di ricerca in radiobiologia e verranno svolti test con fasci di ioni carbonio nell’attesa che il centro statunitense sia operativo.

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Il Nobel per la Fisica 2015 è stato assegnato al giapponese Takaaki Kajita e al canadese Arthur B. McDonald per le scoperte relative alle particelle più sfuggenti dell’universo, i neutrini.

Takaaki Kajita ha scoperto che i neutrini presenti nell’atmosfera cambiavano identità nell’esperimento Super-Kamiokande, dell’università di Tokyio. Nel frattempo, in Canada, Arthur B. McDonald dimostrava che i neutrini provenienti dal Sole non scomparivano nel percorso verso la Terra, ma assumevano un’identità diversa con l’esperimento Sudbury Neutrino Observatory Collaboration.

Takaaki Kajita e Arthur B. McDonald hanno dato un contributo chiave alla comprensione della ‘metamorfosi’ dei neutrini. E’ il processo secondo il quale ognuno dei tre tipi di neutrini esistenti in natura riesce a cambiare la sua identità, assumendo quella di uno degli altri ‘membri’ della famiglia. Per il Comitato Nobel questa scoperta ha aperto la strada ad una nuova immagine dell’universo.

Chi sono Kajita e Campbell 
Il giapponese Takaaki Kajita, 56 anni, è nato nel 1959 a Higashimatsuyama ed ha sempre lavorato nell’università di Tokyo, dove attualmente dirige l’Istituto per le ricerche sui raggi cosmici. Arthur B. McDonald, 76 anni, è nato nel 1943 a Sydney, Canada. Ha studiato nel Californa Institute of Technology (Caltech) e oggi è professore emerito della canadese Queen’s University.

I neutrini, spia dei misteri dell’ universo 
E’ meritatissimo il Nobel la Fisica 2015 assegnato alle ricerche sui neutrini: per il presidente dell’dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Fernando Ferroni, ”questa particelle misteriose sono strutturalmente diverse da tutte le altre particelle che conosciamo e potrebbero essere la porta su una nuova fisica”. I neutrini, con il loro comportamento bizzarro studiato da vicino anche in Italia, potrebbero aiutare a comprendere gli aspetti più misteriosi dell’universo.
Kajita e McDonald hanno avuto un ruolo di primo piano nel dimostrare la capacità dei neutrini di trasformarsi da un tipo in un altro e che hanno quindi una massa. ”Con questo – ha rilevato Ferroni – Kajita e McDonald hanno portato alla luce l’unico neo del Modello Standard”, la teoria di riferimento della fisica contemporanea secondo la quale i neutrini non hanno una massa.
I due Nobel hanno quindi stabilito una pietra miliare nella storia delle ricerche sui neutrini. Le trasformazioni di queste particelle sono state osservate successivamente in molti altri esperimenti. Tra questi ‘Opera’ e ‘Borexino’, che sono stati condotti in Italia, nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Infn. ”L’Italia – ha osservato Ferroni – è ben presente nella storia dei neutrini”.

Il Nobel a Kajita e McDonald potrebbe rinnovare l’interesse per queste particelle, ancora poco studiate.