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Tra i 7 e gli 11 anni si vedono già i primi effetti dell’aumento di peso

Avere la TV in camera da bambini “fa ingrassare”: aumenta il rischio di mettere su chili di troppo nel giro di pochi anni.
Lo rivela una ricerca condotta su 12.556 bambini pubblicata sull’International Journal of Obesity e condotta presso la University College di Londra.
Gli esperti hanno proprio dimostrato che avere la TV in camera all’età di 7 anni è un fattore indipendente che causa aumento di peso, con effetti che si vedono sul bambino già a 11 anni.
Gli esperti hanno tenuto conto di tantissimi parametri, a partire dal peso materno per calcolare il ruolo di fattori ereditari e del tipo di alimentazione della famiglia del bambino. Poi hanno considerato il peso del piccolo a tre anni per escludere che sia proprio una condizione iniziale di sovrappeso (già in tenerissima età) a portare il bambino a vedere tanta TV e non il contrario. Considerati tutti questi fattori è comunque emerso che se il bambino ha la TV in camera a 7 anni il suo rischio di essere sovrappeso a 11 è maggiore del rischio di coetanei senza TV in stanza. Il rischio è del 30% maggiore per le bambine, del 20% in più per i maschietti.
Inoltre per le bambine si è individuata una relazione tra le ore quotidiane di TV e i chili di troppo.
La ricerca permette dunque di dire che la TV in stanza da piccoli è un fattore di rischio indipendente per il sovrappeso e quindi facilmente prevenibile eliminando il piccolo schermo dalla cameretta.

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Importante non esagerare nelle quantità

La pasta non fa ingrassare. Anzi, le persone che la consumano con regolarità e moderazione (in media ca 50 grammi di pasta al dì, o il 10% delle calorie giornaliere totali) tendono a essere più in forma e più “magre” di chi, invece, ne limita i consumi.

E’ quanto suggerisce uno studio condotto presso il Dipartimento di Epidemiologia dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli (Isernia), sfruttando i dati di due ampi progetti di ricerca – Moli-sani e INHES (Italian Nutrition & HEalth Survey).


Pubblicata sulla rivista Nutrition and Diabetes, la ricerca ha preso in esame oltre 23.000 persone, inserite nei due studi, ed è stata in parte finanziata da Barilla Spa.

Gli esperti hanno analizzato le “misure” corporee dei partecipanti, peso, altezza, indice di massa corporea (IMC – che è il rapporto tra peso e altezza moltiplicata per se stessa e si usa per misurare se una persona è sovrappeso o obesa), girovita, rapporto vita/fianchi ecc. Le abitudini alimentari sono state studiate nel dettaglio.

E’ emerso che il consumo di pasta non si associa a un maggiore peso corporeo: mangiarla (sempre senza esagerare), al contrario si associa a un IMC più basso, minore circonferenza addominale e miglior rapporto vita-fianchi.

”Molte persone oggi bandiscono la pasta dalla tavola, andandola però poi a sostituire con cibi meno salutari (ad esempio carni rosse in eccesso) – spiega Licia Iacoviello del Neuromed -. E’ senz’altro meglio, conclude, restare fedeli alla dieta mediterranea, con consumi moderati di tutti i suoi elementi, la pasta in primis”.