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I consigli del Servizio Veterinario dell’Azienda USL e le attenzioni per ridurne la presenza

Col cambio di stagione e di clima le cimici cominciano ad invadere le abitazioni, negli ultimi anni in maniera sempre più massiccia, risultando di difficile eliminazione, anche a causa della sostanza maleodorante che emettono quando vengono disturbate.
“Quelle che frequentano maggiormente le nostre case sono la cimice verde, la cimice marrone e la cimice asiatica che causa danni nei frutteti – chiarisce Maurizio Ferraresi del Servizio Veterinario dell’Azienda USL –. La maggior parte delle cimici è fitofaga e dunque in grado di provocare danni a colture erbacee e piante da frutto, ma non è pericolosa per l’uomo”.
Alcuni accorgimenti possono essere utili per limitare il fastidio e la proliferazione in ambiente domestico: scuotere il bucato esposto all’esterno prima di ripiegarlo, utilizzare infusi di tabacco o aglio da spruzzare su finestre, balconi zanzariere, oppure acqua calda e sapone, che ha un effetto disidratante sull’insetto. Se si utilizza l’aspirapolvere, utile per rimuovere le cimici dagli angoli più difficili, fare attenzione a non schiacciarle per evitare il cattivo odore. Esistono infine anche spray o polveri a base di piretro, che vanno sempre utilizzati seguendo tutte le precauzioni riportate sulle confezioni.
Tra le diverse specie, la cimice dell’olmo richiede un’importante azione preventiva che consiste nell’allontanamento di rami e arbusti di olmo dopo la potatura. Sono proprio tali accumuli, infatti, che possono fungere da nido e quindi portare a numeri molto elevati di cimici la successiva primavera. I danni più ingenti provocati all’agricoltura sono nel periodo di maturazione dei prodotti ortofrutticoli, chiarisce il Servizio Veterinario: la cimice verde attacca soprattutto pomodori e coltivazioni di verdure, mentre quella asiatica è responsabile di gravi danni ai frutteti (ad esempio le pere), con danni che, in passato, hanno sfiorato il 40-50% del raccolto.

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Infezioni da zanzare, mosche e zecche uccidono 700 mila persone ogni anno

Oltre l’80% della popolazione mondiale rischia di contrarre un’infezione da insetti, il 40% anche due o più malattie. Zanzare, mosche e zecche possono trasmettere infezioni, come malaria, filiriasi linfatica, leishmania, malattia di Chagas, di Lyme ed encefalite. Per farvi fronte l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha deciso di mettere tra le sue priorità il controllo degli insetti, con un Piano di risposta globale e obiettivi da raggiungere entro il 2030.
I principali insetti vettori di malattie, come zanzare, mosche e zecche, uccidono ogni anno più di 700mila persone, e le popolazioni più a rischio sono quelle che vivono in povertà nelle aree tropicali e subtropicali. La rapida urbanizzazione senza controllo, l’aumento di viaggi e commerci internazionali, la modifica dell’agricoltura e i cambiamenti ambientali hanno fatto aumentare la diffusione di questi insetti, mettendo a rischio sempre più persone.
L’obiettivo del piano Oms è riallineare i programmi di controllo degli insetti nei vari paesi, con l’aiuto dei progressi tecnici raggiunti negli anni, le migliori infrastrutture, monitoraggio e sistemi di sorveglianza rinforzati ed un maggiore coinvolgimento della comunità. “Stiamo assistendo ad una ricomparsa sempre più marcata di malattie emergenti e riemergenti, che il mondo non è preparato ad affrontare”, ha detto Margaret Chan, direttore uscente dell’Oms, all’ultima assemblea mondiale della salute. La diffusione di Zika, la ricomparsa della dengue e la minaccia emergente della chikungunya “sono il risultato di politiche di controllo deboli delle zanzare dagli anni ’70 ad oggi. Gli sforzi e i fondi spesi per il controllo degli insetti si sono ridotti parecchio”, ha rilevato Chan. Il piano dell’Oms vuole ridurre la mortalità per le malattie da insetto del 75% e l’incidenza del 60% entro il 2030, per prevenire epidemie in tutti i paesi, arrivando ad un investimento modesto di circa 5 centesimi di dollari a persona (pari a 330 milioni di dollari globalmente), contro 1 centesimo a persona speso ora.

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Esperti, 5 mln punture e 400mila reazioni gravi l’anno, arma vaccino

Insetti sconosciuti e vespe ‘aliene’ provenienti da Cina e Medio Oriente: ‘incontri’ sempre più frequenti anche in Italia, a causa del clima ‘pazzo’ e delle temperature elevate anche fuori stagione, e che rappresentano un pericolo. I nuovi insetti, infatti, aumentano il rischio di allergie e reazioni anche gravi. A mettere in luce il fenomeno sono gli esperti della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) in occasione del 30/mo congresso nazionale a Firenze. Così, nel nostro Paese si sta ad esempio registrando l’arrivo di ‘vespe migranti’, originarie della Cina o Paesi mediorientali ma che ora trovano anche in Italia l’ambiente giusto per proliferare. E pungere: ogni anno sono 5 milioni gli italiani punti da un’ape, vespa o calabrone e circa 400.000 i casi di reazione allergica o shock anafilattico da puntura di insetto.
Gli imenotteri ‘stranieri’, avvertono gli allergologi, accrescono i rischi, perché con l’incremento delle popolazioni di insetti non soltanto aumenta la probabilità di essere punti, ma soprattutto cresce il pericolo di sensibilizzazione a nuove specie velenifere che potrebbero anche dare reazioni crociate con le autoctone. Tuttora, si contano circa 50 decessi l’anno da puntura di insetto, ma i casi fatali potrebbero aumentare proprio per colpa degli insetti ‘migranti’. La cura, affermano gli esperti, è però possibile, almeno nei confronti delle specie note, e passa da una terapia semplice come la vaccinazione: il vaccino per il veleno degli imenotteri è efficace nel proteggere il 97% degli allergici, ma ad oggi soltanto un paziente su 7 lo sceglie. L’aumento della temperatura ha dunque effetti su diverse specie: “La Vespa orientalis per esempio, originaria di Sud Est europeo e Medio Oriente e presente soprattutto in Sicilia, sta risalendo la penisola perché trova un habitat proficuo. Peraltro le temperature più elevate possono anche modificare il comportamento degli animali. Così, i nidi di vespa si stanno ingrossando e possono diventare perenni anziché annuali – spiega Walter Canonica, presidente SIAAIC -. E nuove specie vengono portate pure attraverso il traffico di persone ed i viaggi: dalla Cina, in questo modo, è arrivata la Vespa velutina che si sta espandendo ed è già presente in Italia, in Piemonte e Liguria. Le nuove specie non sono più aggressive di quelle italiane, ma per il semplice fatto di essere nuove implicano un incremento dei rischi per gli allergici: la composizione del veleno, simile ma non identica, può farci trovare disarmati per la diagnosi e le terapie”. Non va dunque sottovalutato il fatto che sono almeno 400.000 gli allergici agli imenotteri che rischiano uno shock grave: per evitarlo, dovrebbero rivolgersi all’allergologo per una terapia desensibilizzante. Recenti sentenze, ricorda Gianrico Senna, vicepresidente SIAAIC, “hanno già obbligato alcune Asl a somministrare gratis il vaccino ai pazienti: è un salvavita, e dovremmo perciò garantirlo a tutti gli allergici agli insetti”.