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Fornisce contenuti multimediali,premio innovazione Aiic a Univpm

Una lampada intelligente per fornire contenuti multimediali a bambini ospedalizzati, realizzata utilizzando l’innovativa tecnologia Li-fi. E’ LightCare, progetto frutto del lavoro di tre ingegneri – Davide Ursetta, Elisa Falistocco e Sara Falasconi – dell’Univpm che ha vinto a Genova il premio Innovazione dell’Associazione italiana ingegneri clinici. “E’ un primo significativo risultato del progetto di ricerca Shell – afferma il rettore Sauro Longhi – per lo sviluppo di una sistema interoperabile per la sicurezza, il comfort degli ambienti di vita, che vede come capofila Univpm, finanziata dal Miur con quasi 10 milioni di euro, e il coinvolgimento delle più importanti aziende nazionali e regionali del settore”. In Italia, ogni anno, più di 1 milione di bambini viene ricoverato in una struttura ospedaliera e l’esperienza psicologica dell’ospedalizzazione giovanile risulta, da diversi studi, un vero e proprio trauma. Molto spesso, i bambini per superare il disagio psicologico legato al ricovero ospedaliero passano il tempo a giocare con smartphone o tablet. Ma questi dispositivi connessi alla rete sono una vera e propria sorgente di campo elettromagnetico che espone il bambino a possibili rischi e in alcuni reparti può creare interferenze con i dispositivi medici. LightCare usa la tecnologia Li-fi (light fidelity) che, a differenza del Wi-fi, non impiega campi elettromagnetici a radiofrequenza ma la sola luce.

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Un nanomateriale intelligente per la cura dell’osteoporosi capace di “ingannare” le cellule ossee invecchiate, ricreando il microambiente tipico di un osso sano.
E’ la sfida del progetto europeo Boost a cui collaborano Giovanni Vozzi e Carmelo De Maria del centro di ricerca ‘Enrico Piaggio’ dell’Università di Pisa. Partito nel maggio scorso e finanziato con circa due milioni di euro, il progetto è coordinato dal Politecnico di Torino e, oltre all’ateneo pisano, coinvolge anche l’Istituto Ortopedico ‘Rizzoli’ e l’Università Politecnica delle Marche.
Boost mira a recuperare l’equilibrio fra l’azione degli osteoblasti, cellule deputate al rinforzo della struttura ossea, e gli osteoclasti, che invece la distruggono laddove non necessaria, attraverso lo sviluppo di una struttura polimerica micro e nano fabbricata in grado di riprodurre gli stessi stimoli fisici, chimici, meccanici, topologici e biologici del tessuto osseo sano. “E’ un approccio completamente differente rispetto al tradizionale apporto farmacologico – sottolinea Vozzi – ma che potrebbe anche integrarsi a questo con l’inserimento di farmaci nella struttura nanoporosa del materiale con il quale è fabbricato il polimero”.