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In convegno ad Ancona il punto sulle politiche a sostegno della longevità con partecipazione degli ultrasessantacinquenni, cioè il 22% dei 60,6 milioni di italiani.

La Provincia di Bolzano, prima, e quella di Trento, seconda, guidano la graduatoria nazionale dell’indice generale di invecchiamento attivo, elaborato a livello sperimentale dall’Istat nel confronto fra il dato pre crisi 2007 e il 2012, ultimo dato disponibile. Ad Ancona, nel convegno “L’indice di invecchiamento attivo in Italia: utilizzo e implicazioni politiche” organizzato dall’Inrca in collaborazione con la Commissione europea e la Commissione economica europea dell’Onu, si è fatto il punto sulle politiche a sostegno della longevità attiva in una popolazione, quella sopra i 65 anni, che rappresenta il 22% dei 60,6 milioni di italiani. Ai lavori ha preso parte anche il presidente della Rete Italia Longeva Roberto Bernabei.
L’indice di invecchiamento attivo considera fattori come tasso di occupazione, indipendenza economica e psicofisica, aspettativa di vita, istruzione, uso delle tecnologie, partecipazione alla vita sociale. Fra le posizioni di testa nel 2012 c’erano dopo Bolzano e Trento, Veneto, Emilia Romagna e Valle d’Aosta. Le Marche sono risalite dal 12mo al nono posto, al di sopra della media nazionale. Bolzano conferma la prima posizione anche per l’occupazione (seconde le Marche, terza la Liguria), numeri legati all’innalzamento del livello di istruzione e alla conseguenza della riforma delle pensioni. Per la partecipazione alla società, sono in cima alla graduatoria ancora Trento, Bolzano e Veneto. Valle d’Aosta, Bolzano e Sardegna guidano l’indicazione di vita indipendente e in salute mentre la “capacity” d’invecchiamento vede in prima fila Bolzano, Trento e Veneto.

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Un anziano normale perde doppio volume ogni anno

Il cervello degli ‘anziani super’ che mantengono funzioni mentali sempre giovani – i cosiddetti ‘superAger’ – invecchia più lentamente rispetto a quello di coetanei anziani normali il cui cervello perde progressivamente colpi andando incontro ad atrofia nel corso del tempo. La velocità di invecchiamento (ovvero di perdita di volume cerebrale) di un anziano medio è circa doppia della velocità di invecchiamento di un superAger.
    E’ quanto rivelato da una ricerca pubblicata sulla rivista Jama e condotta da Amanda Cook della Northwestern University a Chicago.
   
I superAger sono dei rari e fortunati anziani col cervello da 25enni, ovvero che mostrano di avere funzioni cerebrali del tutto assimilabili a quelle di un giovane, tanto che incarnano il sogno di eterna giovinezza coltivato da molti. Il perché di questa loro ‘fortuna’ resta un mistero.
    Gli esperti hanno confrontato il tasso di invecchiamento cerebrale di 36 80enni tutti sani, di cui 24 erano considerati dei superager, i restanti 12 anziani nella media.
    Osservando la loro velocità di perdita di materia cerebrale (nella corteccia) è emerso che il cervello degli anziani normali va incontro ad atrofia con velocità circa doppia (2,24% l’anno di volume cerebrale in meno) rispetto a quello dei superdotati’ (che perdono ogni anno appena l’1,06% del volume cerebrale).
    Capire cosa c’è alla base di questa differenza e anche se proprio essa sia il motivo per cui i superager hanno un cervello che funziona come quello di un giovane, potrà un giorno aiutare a trovare una strada per invecchiare ‘tutti’ da superager.

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Oltre ad altri importanti danni per la salute, bere troppo alcol e per lungo tempo porta a un invecchiamento precoce delle arterie, predisponendo in particolare gli uomini a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari.
Emerge da uno studio guidato dallo University College London, nel Regno Unito, pubblicato su Journal of the American Heart Association. Gli studiosi hanno preso in esame i dati relativi a 3869 persone, per il 73% uomini. La ricerca ha esaminato le loro abitudini in fatto di consumo di alcol periodicamente per 25 anni in età ‘chiave’, dai 30 ai 50 anni, mettendole in relazione con i risultati di controlli sull’elasticità delle pareti delle arterie effettuati ogni cinque anni. Dai risultati è emerso che un consumo costante e in eccesso di alcol per lungo tempo era associato con un più alto rischio di malattie cardiovascolari negli uomini, perché le arterie erano meno ‘elastiche’ e tendevano ad invecchiare precocemente. Mentre la stessa forte associazione non è stata riscontrata nelle donne, che però per quanto riguarda questo studio erano molte meno degli uomini e mostravano meno attitudine a bere in eccesso. Non è ancora del tutto chiaro il meccanismo per il quale l’alcol impatti sulla salute delle arterie, ma come spiega l’autore principale della ricerca, Darragh O’Neill, in generale il consumo di alcol secondo quanto suggerito da alcune ricerche “può aumentare i livelli di colesterolo buono o diminuire la viscosità delle piastrine . Al contrario, un’assunzione più pesante può attivare alcuni enzimi che possono portare a un accumulo di collagene, che potrebbe, a propria volta aggravare il tasso di irrigidimento delle arterie “.

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Nuove prospettive per utilizzo organi da donatori ‘anziani’

Il fegato rallenta il processo di invecchiamento se trapiantato in una persona più giovane del donatore. E’ quanto emerge da uno studio del dell’Università di Bologna e dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma pubblicato su Aging Cell che ha identificato, studiando per la prima volta direttamente sull’uomo, nuovi marcatori di invecchiamento dell’organo. Il fegato, sottolineano gli esperti, ha delle enormi proprietà di rigenerazione, che consentono di eseguire interventi chirurgici di asportazione fino al 70% dell’organo in presenza di alcune malattie o di particolari tumori. Non solo: contrariamente ad altri organi può essere utilizzato, con successo per il trapianto, indipendentemente dall’età di chi lo dona. “Abbiamo analizzato – spiegano Miriam Capri e Claudio Franceschi del Dipartimento di Medicina Sperimentale Diagnostica e Specialistica dell’Università di Bologna – biopsie del fegato provenienti da donatori d’organo di età da 12 a 92 anni, campioni di sangue da soggetti riceventi pre e post-trapianto, ed anche biopsie di fegato pre-post-trapianto, provenienti da persone in cui la differenza di età con il donatore del fegato era particolarmente marcata”. Risultato: sono stati individuati nuovi marcatori di invecchiamento e l’incremento di alcune piccole molecole di RNA (microRNAs) attive nella regolazione dell’espressione dei nostri geni” che dimostrano “come vi siano alcuni segni molecolari di ringiovanimento indipendentemente dall’età del donatore”. “Lo studio – conclude Gian Luca Grazi, direttore della Chirurgia EpatoBilioPancreatica dell’Istituto Tumori Regina Elena – rappresenta un importante passo in avanti nell’acquisizione di marcatori molecolari capaci di descrivere i processi di invecchiamento del fegato. Ma apre anche le porte ad ulteriori filoni di ricerca nella valutazione dell’invecchiamento dell’organo”.