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Ogni anno 1,2 mln bambini in ospedale, base per certificazione pediatrie italiane

Sono 1 milione e 200mila i bimbi e gli adolescenti che ogni anno vengono ricoverati in ospedale. Il diritto al gioco, alla ricreazione e allo studio, ad avere accanto in ogni momento i genitori o nonni, fratelli, senza limitazioni di tempo o orario (cosa che spesso non accade nelle terapie intensive) , e ad essere ricoverati nei reparti pediatrici e non in quelli per gli adulti, sono alcuni loro diritti contenuti nella “Carta dei diritti dei bambini e degli adolescenti in ospedale”di Abio (Associazione per il bambino in ospedale), Sip (Società italiana di pediatria) e Ipasvi (Federazione nazionale colleghi infermieri) che ora diventano anche uno strumento concreto di certificazione delle pediatrie italiane all’altezza dei bambini, con 10 punti ‘tradotti’ in criteri standard. 

Gli ospedali certificati sono 10, tra cui il Niguarda Ca’ Granda di Milano e il Policlinico Paolo Giaccone di Palermo. ma in futuro potrebbero essere di più. Tra gli altri criteri, il diritto ad avere a disposizione figure specializzate, ad essere trattati con tatto, al rispetto dell’intimità, oltre a pratiche finalizzate a minimizzare dolore e stress . 

”L’obiettivo è impegnarsi affinché la parola umanizzazione sia sempre il motore di atti concreti e si traduca in maggiore attenzione e migliori servizi” spiega il presidente di Fondazione Abio Vittorio Carnelli,mentre Alberto Villani, vicepresidente della Sip, evidenzia che “avere delle strutture ospedaliere attive in ambito pediatrico che decidono di adeguarsi a standard di qualità concordati e accreditati è un obiettivo irrinunciabile per dare una garanzia concreta a bimbi e famiglie”. 

Mentre il ministro della Salute Beatrice Lorenzin in un messaggio sottolinea la propria “vicinanza e sostegno ai tantissimi volontari che ogni giorno rendono la permanenza dei bambini nei luoghi di cura meno afflittiva”. “Mi piacerebbe – ha concluso – che la giornata odierna fosse soltanto il punto di partenza di una fattiva collaborazione”.

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ROMAinfermieri – Aumenta in Italia il ricorso alle prestazioni infermieristiche private. Secondo un’indagine Censis presentata al XVII Congresso della Federazione Ipasvi (Federazione nazionale collegio infermieri) sono 8.700.000 gli italiani non autosufficienti, malati cronici o ultrasettantenni che nel 2014 hanno chiesto, pagando di tasca propria, l’intervento di un infermiere privato. Complessivamente sono stati spesi 2,7 miliardi di euro, di cui oltre 2,3 per assistenza prolungata nel tempo e 358 milioni per quelle una tantum. Una analisi che traccia luci e ombre, infatti, il 54% di coloro che hanno pagato di tasca propria un infermiere lo hanno fatto in nero. Inoltre la necessità di contenere le spese e la convinzione che, per alcune prestazioni, l’infermiere non sia indispensabile, hanno spinto oltre 4,2 milioni di italiani a scegliere figure come badanti e familiari per prestazioni infermieristiche, con il rischio di inappropriatezza. Poi una proposta. “Potremmo coinvolgere – ha detto Annalisa Silvestro, presidente della Federazione Ipasvi – il Parlamento per una proposta di legge che defiscalizzi le prestazioni assistenziali sanitarie se effettuate da infermieri e le Aziende sanitarie perché inseriscano e mantengano strutturalmente nel territorio infermieri educatori per informare ed addestrare i familiari o i loro sostituti ad una cura sicura dei loro cari”.

5 Marzo 2015