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L’innovativa operazione per curare un’ostruzione di un tratto della vena aorta, i piccolo ora stanno bene

Si chiamano Martin e Sophie e sono due bambini danesi rispettivamente di 11 e 9 anni. Entrambi affetti da una patologia che comporta un’ostruzione di un tratto della vena aorta e che non permette il fluire del sangue dall’intestino al fegato, causando un’ipertensione nel sistema portale (in un caso l’origine del problema era stato determinato da cavernoma portale, nel secondo caso da una trombosi della vena porta criptogenica, ndr). I due bambini, accompagnati dai genitori, sono arrivati presso l’Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione (Ismett) di Palermo lo scorso 12 giugno per essere sottoposti ad una delicata operazione, un intervento di bypass con la tecnica MesoRex.
Il bypass Meso-Rex è una tecnica molto particolare, l’unica vera procedura che permette una cura fisiologica di questo tipo di problema. La metodologia è utilizzata in pochissimi centri ed è stata inventata nel 1992 dal professore Jean de Ville de Goyet, da qualche mese a capo della Chirurgia Addominale Pediatrica di Ismett. Entrambi sono stati sottoposi al delicato intervento la scorsa settimana e sono già in buona forma. “Le loro condizioni cliniche – spiega il professore Jean de Ville de Goyet – sono buone. La piccola Sophie lascerà l’ospedale oggi mentre Martin verrà dimesso entro la settimana”.

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E’ stato eseguito per la prima volta presso l’ISMETT di Palermo, un trapianto di polmone bilaterale con ricondizionamento degli organi prelevati attraverso la tecnologia XPS (Xvivo Perfusion System).
E’ la prima volta in Europa che questa tecnologia viene utilizzata per rigenerare i polmoni destinati a trapianto. La procedura di ricondizionamento (EVLP – Ex-Vivo Lung Perfusion) è una tecnica complessa che permette di migliorare la funzionalità e la qualità dei polmoni prelevati. I polmoni prelevati, vengono inseriti in una macchina
in cui vengono riscaldati, perfusi e ventilati – in modo analogo a quanto avviene nel corpo umano – per circa 4 ore.
Ciò consente di rivalutare il funzionamento degli organi prima del trapianto e di rigenerare polmoni la cui funzione respiratoria non è ottimale. Grazie a questa tecnica, quindi, possono essere utilizzati anche organi che altrimenti dovrebbero essere scartati perché non idonei. Oggi solo il 15% dei polmoni da donatore cadavere viene destinato al
trapianto, i polmoni sono, infatti, organi che si deteriorano facilmente e per questo spesso non possono essere utilizzati. Con questa metodica è possibile “recuperare” e destinare a trapianto circa il 10% dei polmoni che verrebbero, altrimenti, scartati.
“La lista d’attesa per trapianto di polmone – spiega Alessandro Bertani responsabile del programma di trapianto
di polmoni di ISMETT – è purtroppo ancora molto lunga e un’elevata percentuale di pazienti muore prima che sia disponibile un donatore adeguato. Con l’avvio del programma di ricondizionamento polmonare intendiamo contribuire ad aumentare il numero dei trapianti e a ridurre il rischio dei pazienti di non poter ricevere un organo in tempo”.
Nel caso del trapianto eseguito in ISMETT, i polmoni prelevati avevano evidenziato parametri di funzionalità respiratoria gravemente alterati. Per questo, l’équipe del centro palermitano ha deciso di utilizzare la nuova tecnologia. Gli organi prelevati, sono stati trasportati presso l’istituto e qui sono stati collegati all’Xvivo Perusione System per 4 ore. I dati di funzionalità respiratoria, dopo questa procedura, si sono dimostrati
ottimali e i polmoni sono stati trapiantati con successo in un paziente con insufficienza respiratoria secondaria a fibrosi cistica. Le tecniche di ricondizionamento sono utilizzate da pochi anni con tecnologie e protocolli differenti.
La metodica è stata messa a punto a Toronto, in Italia solo poche strutture – quasi tutte del Nord Italia – hanno già eseguito trapianti analoghi utilizzando tecnologie differenti rispetto a quelle del centro palermitano. A ISMETT il programma di “ricondizionamento” si basa sull’utilizzo di un apparecchio innovativo denominato XPS che integra in un solo macchinario, progettato appositamente e di dimensioni compatte, tutta la tecnologia necessaria per la “EVLP”.
“L’ISMETT ha investito in questa tecnologia innovativa per continuare a offrire le migliori possibilità di cura ai pazienti in attesa di trapianto – spiega Bruno Gridelli, direttore dell’Istituto –. La scarsità di polmoni per trapianto è drammatica in tutto il paese e in Sicilia in particolare. Questa tecnica ci consentirà di ridurre la mortalità in lista d’attesa. Stiamo considerando di utilizzare la tecnologia di ricondizionamento anche per altri organi”. Rispetto ad altre tecniche fino ad ora utilizzate, con la tecnologia XPS la procedura di “ricondizionamento” è completamente automatizzata e standardizzata secondo comprovati protocolli e studi multicentrici.
Ciò rende la procedura più sicura e più verificata. Il supporto di personale sanitario necessario durante la procedura di “EVLP” è minimo e la configurazione della macchina non richiede necessariamente l’utilizzo di una sala operatoria aggiuntiva, e la gestione logistica del processo è più agevole. Infine, la tecnica di prelievo degli organi non richiede scostamenti dal prelievo standard e non comporta necessità di personale o tempi aggiuntivi.
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Si aprono nuovi scenari di cura per i quasi 300 milioni di malati di diabete al mondo. Il Diabetes Research Institute (DRI) dell’Università di Miami ha comunicato di aver trapiantato con successo alcune cellule beta delle isole di Langherans, predisposte alla produzione di insulina.

Lo studio di fase I/II, approvato dalla Food and Drug Administration (FDA), si basa su decenni di progresso nel trapianto di isole pancreatiche condotti dal DRI con collaboratori internazionali, compresi in Italia l’ospedale Niguarda, il San Raffaele di Milano e l’Ismett di Palermo e rappresenta un primo importante passo verso lo sviluppo del BioHub, un “mini organo” bioingegnerizzato che imita il pancreas nativo per ripristinare la naturale produzione di insulina nei pazienti con diabete di tipo 1.

In realtà non è la prima volta che si effettua un trapianto delle isole di Langherans. La tecnica più diffusa prevede l’infusione delle cellule nel fegato, vicino al flusso sanguigno. Il problema, in questo caso, è la creazione di processi infiammatori che nel breve, medio periodo, danneggiano irreversibilmente le cellule.

“Questo è il primo caso in cui le isole sono state trapiantate con tecniche di ingegneria tissutale all’interno di una impalcatura biologica e riassorbibile sulla superficie dell’omento, tessuto che riveste gli organi addominali. Il sito è accessibile con la chirurgia minimamente invasiva (laparoscopica), ha lo stesso apporto di sangue e le stesse caratteristiche di drenaggio del pancreas e permette di minimizzare la reazione infiammatoria e quindi il danno alle isole trapiantate”, spiega Camillo Ricordi, professore di chirurgia e direttore del DRI e del Centro Trapianti Cellulari presso l’Università di Miami e Presidente del Cda di Ismett.

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PALERMO – Per la gestione dell’Ismett di Palermo c’è un nuovo accordo tra Regione Sicilia e l’Università di Pittsburgh. I rappresentati di Ismett e UPMC si sono incontrati alla presenza del presidente della Regione Rosario Crocetta e dell’assessore alla Salute Lucia Borsellino. Dunque, significativo passo avanti dopo la proroga di tre mesi firmata in extremis il 28 marzo. Nel corso dell’incontro di questa mattina, le parti hanno definito i punti principali su cui si baserà il nuovo protocollo d’intesa tra Regione, UPMC, Ismett e Arnas Civico. Stabilito inoltre il termine di quindici giorni per definire gli atti e dare pieno vigore al nuovo modello gestionale e operativo del Centro di eccellenza.
I soggetti coinvolti opereranno in ossequio al piano di efficientamento delle attività di trapianto e alta specializzazione per il quale è nata la partnership pubblico-privata.

1 APRILE 2015