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Un milione e mezzo i ‘problematici’, anche 700mila minorenni

Un adulto su tre ha giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno, 18,5 milioni di persone di cui circa tre milioni e mezzo a rischio basso o moderato e un milione e mezzo di problematici. Sono alcuni dei dati emersi dalla prima indagine epidemiologica sul gioco d’azzardo realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito dell’accordo con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, presentata oggi a Roma.
Gioca d’azzardo, spiegano gli esperti che si sono basati su un campione di 12mila adulti, quasi un uomo su due (il 43,7%) e una donna su tre (29,8%), soprattutto tra 40 e 64 anni anche se di solito si inizia tra i 18 e i 25. “Questa indagine – dice Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS – ci offre la possibilità di fotografare un fenomeno, prevalente al Sud e nelle Isole, il cui monitoraggio può essere una guida per valutare l’efficacia delle azioni di prevenzione e gli interventi di assistenza”.
Per quanto riguarda i giovani lo studio ha evidenziato che giocano 700mila minorenni, di cui il 3% problematici. Gioca abitualmente anche un terzo degli over 65, e tra questi il 2% è problematico.

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Rapporto Aifa, -15% in un anno,crescono quelli per malattie rare

Diminuisce del 15% in un anno e di circa il 40% in 10 anni il numero delle sperimentazioni di medicinali avviate in Italia. Nel 2017 sono state 564, mentre erano 660 nel 2016 e ben 880 nel 2008. E’ quanto emerge dal 17/mo Rapporto Nazionale sulla Sperimentazione Clinica dei medicinali pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), da cui però emerge che nel 2017 “nonostante il calo, la percentuale delle sperimentazioni condotte in Italia rispetto al resto d’Europa resta stabile e pari a circa il 18%” rispetto al 20% dell’anno precedente. La diminuzione, chiariscono gli esperti “potrebbe essere dovuta in parte a una contrazione delle sperimentazioni globali o europee”, che in alcuni casi sono multicentriche e includono anche il nostro Paese. Inoltre il dato potrebbe riflettere “l’uso sempre più diffuso di trial ‘complessi’, che racchiudono in una singola application due o anche più trial, che in passato sarebbero stati presentati come individuali”.
Complessivamente, circa la metà delle sperimentazioni condotte in Italia riguarda farmaci contro il cancro. Ma a crescere sono soprattutto i trial per farmaci per la cura di malattie rare, che rappresentano un quarto del totale, il 25,5% (24,8% nel 2016). Anche le sperimentazioni no profit continuano ad aumentare in percentuale, arrivando nel 2017 a quota 26,4%.
Nel rapporto, infine, sono presentati i dati relativi alle domande di partecipazione al Bando Aifa per la Ricerca Indipendente, che nel 2017 hanno visto un forte aumento: sono state 428 rispetto alle 343 del 2016.

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Nuove opportunità per ricerca e personale qualificato

Il viceministro cinese Wang Hesheng e la Commissione Nazionale della Salute cinese (NHC) sono stati ricevuti oggi al ministero della Salute di Lungotevere Ripa dal sottosegretario prof. Armando Bartolazzi.
In particolare, nel corso dell’incontro sono stati approfonditi i temi che saranno oggetto del nuovo Piano di Azione per la cooperazione sanitaria tra Italia e Cina da sottoscrivere a gennaio. Tra questi, la gestione e il controllo delle malattie croniche e infettive, il management ospedaliero, la formazione continua del personale medico (medici di medicina generale e specialisti).
“L’incontro di oggi conferma il forte interesse della Cina verso il nostro sistema sanitario e rappresenta un altro passo verso la piena maturazione delle relazioni bilaterali nel settore. In arrivo nuove opportunità per la ricerca traslazionale, lo scambio di know-how tecnologico per il miglioramento delle cure e dell’accesso alle terapie” dichiara il sottosegretario Bartolazzi, che precisa: “Siamo pronti per avviare un proficuo scambio a livello di personale altamente qualificato. Una nuova era di rapporti bilaterali è alle porte, vogliamo raccogliere tutte le sfide che possono portare un reciproco vantaggio scientifico, tecnologico e di sviluppo nella formazione dei ricercatori”.

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Quella appena conclusa a Roma, è stata senza dubbio un’esperienza esaltante, culminata con la vittoria della Nazionale Italiana, grazie anche ai 5 goal del nostro assistito che ha giocato tutte le partite del campionato del mondo.
La nazionale italiana composta da persone con problemi di salute mentale si è così proposta come un formidabile volano di espressione del disagio psichico sotto forma di cambiamento positivo e di superamento degli stereotipi e dei pregiudizi tuttora legati alla malattia mentale.
La manifestazione si è svolta sotto l’egida del 40° anniversario della Legge 180/1978 e ha attivato un vivace confronto fra Istituzioni, non solo di natura sanitaria, ed attratto visibilità e consensi da tutta Italia.
“Si ringrazia la fondazione Carlo Valente ONLUS, presieduta da Aurelio Valente, che è stata designata ad organizzare a Bari la selezione per la Nazionale Italiana della zona Sud e Isole, per favorire la partecipazione dei nostri ragazzi a questo evento, dal quale è stato selezionato un nostro amico orami Campione del mondo”.

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L’isteroscopia nel mondo “parla” italiano: innovatori nelle strumentazioni, unici nelle metodologie, primi nelle casistiche nella lotta ai fibro-miomi uterini, un fenomeno sociale che coinvolge oggi in Italia più di 3 milioni di donne, una su quattro in età fertile. Un primato all’Italia riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale che Arbor Vitae, associazione no profit di endoscopia ginecologica, ha voluto premiare con una targa celebrativa a molti dei più illustri nomi del settore.
L’evento si è svolto, sabato sera ad Avigliano Umbro, nella tenuta dei Ciclamini, in occasione della 40° edizione del Corso residenziale di formazione di isteroscopia promosso da Arbor Vitae, con oltre tremila studenti in ventitré anni di attività.
Ivan Mazzon, presidente di Arbor Vitae, passa in rassegna le innovazioni che oggi portano il nome di molti dei ginecologi presenti in sala. Si comincia con la tecnica ad enucleazione con ansa fredda e il trattamento resettoscopico del cancro dell’endometrio che portano il suo nome (tecniche Mazzon), diffusi in molti ospedali italiani e esteri.
Si passa poi alla metodica resettoscopica nel trattamento dell’istmocele (istmoplastica) e al progetto di un miniresettore da 5millimetri conosciuto con il nome di un altro pioniere dell’isteroscopia nel mondo, Giampietro Gubbini, fino al 2003 alla clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Bologna, oggi alla Casa di Cura Villa Toniolo: uno strumento per la chirurgia resettoscopica in grado, a differenza di quello da 9 millimetri, di trattare adeguatamente la maggior parte delle patologie endocavitarie a livello ambulatoriale.
Il riflettore passa poi su Stefano Bettocchi, professore e coordinatore del servizio di endoscopia ginecologica, presso il Policlinico di Bari per aver trasformato l’isteroscopia che si faceva in modo classico in una tecnica ambulatoriale (office) e senza sedazione; e sull’invenzione di Raffele Ricciardi del Policlinico di Abano Terme (Padova) per l’ideazione di uno strumento, l’istero-endoscopio operativo EHS (Endo Hystero Surgery), una sintesi tra l’isteroscopio operativo e il resettoscopio che ha consentito un maggior rispetto delle strutture anatomiche femminili.
“Mazzon è il padre di una generazione di isteroscopisti moderni e la scuola italiana non ha eguali nel mondo”, ha commentato in chiusura Attilio Di Spiezio Sardo, professore associato all’Università Federico II di Napoli e giovane talento dell’isteroscopia italiana, premiato nel 2008 e nel 2015 in America con l’isteroscopio d’oro.
“Arbor Vitae ha sempre promosso una chirurgia conservativa e funzionale dell’utero, il ripristino delle sue funzionalità con la correzione del sintomo con l’obiettivo principale di tutelare laddove possibile sempre la fertilità della paziente”, ha aggiunto Paolo Casadio del Policlinico Sant’Orsola di Bologna.

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È difficile che in Italia possano verificarsi fatti simili a quanto accaduto nel liceo di Parkland, in Florida, dove un ex studente ha fatto strage di compagni e professori perché espulso da scuola dopo una lite. Ma anche nel nostro Paese dobbiamo iniziare a fare i conti con un nuovo bullo che, se prima prendeva di mira compagni e coetanei, ora non esita a colpire anche gli insegnanti. Basta pensare a quanto è accaduto in una scuola in provincia di Caserta, dove un diciassettenne ha aggredito con un coltello la professoressa solo perché voleva interrogarlo.
Margherita Spagnuolo Lobb, psicoterapeuta e direttore dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, analizza la strage americana alla luce di quello che sta accadendo nel nostro Paese.
“Rispetto alla facilità con cui alcuni cittadini americani non esitano a usare un’arma per uccidere a raffica, in Italia c’è una differenza sia culturale che di vita: nella nostra società si tende a proteggere i piccoli da ogni tipo di stress, basta pensare alle leggi che tutelano il rapporto madre/figlio subito dopo la nascita. In Italia mettiamo ancora al primo posto l’accudimento dei piccoli rispetto al rapporto lavorativo e questo certamente contribuisce a crescere i giovani in maniera sana” dice l’esperta. “Questo non significa che l’Italia sia immune da eventi traumatici: nelle grandi città la desensibilizzazione verso gli altri e la società è sempre più diffusa. Tuttavia, la nostra struttura sociale e i valori culturali, basati maggiormente sulla famiglia, ci lasciano ancora un margine di umanità” continua Margherita Spagnuolo Lobb. Che mette però in guardia sulla nuova figura di bullo che si sta affermando anche nel nostro Paese: “è un bullo che non guarda in faccia nessuno. Prendersela con un compagno è più semplice che aggredire un insegnante. Ma il nuovo bullo non riconosce autorevolezza agli adulti, è lui che si sente più grande dei grandi” spiega la psicoterapeuta. Secondo la quale la responsabilità della diffusione di questa figura è anche degli adulti che dovrebbero farsi qualche domanda: “Oggi il ruolo dell’insegnante e, dell’adulto in generale, non viene spesso riconosciuto perché gli adulti non hanno saputo dimostrare ai giovani di tenere a loro e al loro futuro. Se da una parte in Italia è ancora forte il senso della famiglia, dall’altra negli ultimi anni noi adulti abbiamo creato opportunità solo per noi stessi, per i nostri interessi, come se non avessimo una generazione da proteggere e sostenere. I giovani sono il sintomo della società in cui vivono: i nuovi bulli sono giovani che hanno perso tutto, anche la possibilità di un futuro”.

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Presentati i risultati del Progetto FAI, finanziato dal CCM del Ministero della Salute e coordinato dalla Regione Toscana

Roma, 11 dicembre 2017 – Sono stati presentati oggi i risultati del “Progetto FAI: la Fibrillazione Atriale in Italia”, finanziato dal Centro per il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute (Progetti CCM 2015), promosso dal Dipartimento NEUROFARBA dell’Università degli Studi di Firenze, coordinato dalla Regione Toscana e sviluppato in collaborazione con l’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Obiettivo principale del Progetto è stato quello di valutare la frequenza della fibrillazione atriale (FA), determinando il rischio cardioembolico e l’aderenza agli standard internazionali di trattamento, in un campione di popolazione anziana in Italia. “Il Progetto FAI ha permesso di stimare, per la prima volta nel nostro Paese, la frequenza della fibrillazione atriale in un campione rappresentativo della popolazione anziana italiana – ha dichiarato il Professor Domenico Inzitari, Responsabile Scientifico del Progetto, Università di Firenze, Dipartimento di Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco e Salute del Bambino, NEUROFARBA – I tassi di prevalenza riscontrati indicano una frequenza elevata di questa importante aritmia negli anziani in Italia, che risulta, tuttavia, in linea con le stime più recenti attualmente disponibili nei Paesi occidentali, ed indica che nel nostro Paese, nella popolazione anziana, i pazienti affetti da fibrillazione atriale sono oltre 1.100.000”. Per garantire la rappresentatività nazionale, il Progetto è stato sviluppato in 3 Unità Operative situate al nord (in Lombardia, area di Bergamo), al centro (Toscana, Firenze) e al sud (Calabria, Vibo Valentia) catalunyafarm.com. Una quarta Unità Operativa, situata a Firenze, si occupava di validare i dati cardiologici, compresa la lettura centralizzata di tutti gli elettrocardiogrammi effettuati nel Progetto. Il campione totale del Progetto era costituito da tutti gli ultrasessantacinquenni assistiti dai MMG partecipanti, per un totale di circa 6000 soggetti, ovvero 2000 per Unità Operativa. I soggetti coinvolti nel Progetto sono stati sottoposti ad una doppia procedura di screening, domiciliare e ambulatoriale, seguita da una fase di conferma diagnostica che prevedeva l’esecuzione di un ECG, eseguito presso lo studio del MMG. Tutti gli ECG venivano poi valutati attraverso una lettura centralizzata da parte dei cardiologi dell’Unità Operativa di Firenze. Nel campione totale, la prevalenza della fibrillazione atriale nei soggetti ultrasessantacinquenni è del 7,3% e risulta più alta nei maschi, con un tasso dell’8,6%, mentre nelle femmine la prevalenza è del 6,2%. I tassi standardizzati sulla popolazione italiana indicano una prevalenza totale della fibrillazione atriale dell’8,3%, con tassi del 9,1% nei maschi e del 7,3% delle femmine. Questo dato indica che in Italia un anziano su 12 è affetto da fibrillazione atriale. La prevalenza della fibrillazione atriale è strettamente correlata all’età: i tassi vanno, infatti, dal 3% nei soggetti nella fascia d’età 65-69 anni al 16,1% nei soggetti ultraottantacinquenni. Lo studio si è proposto, inoltre, di valutare, nei casi di FA già diagnosticati, le terapie in corso e le eventuali motivazioni del non trattamento, applicando i criteri internazionali di valutazione, sviluppando e validando, inoltre, una metodologia di screening e conferma diagnostica della fibrillazione atriale direttamente trasferibile ai MMG e al SSN, nell’ambito delle azioni volte a ridurre gli ingenti costi sociali e sanitari legati a questa patologia. La fibrillazione atriale aumenta in maniera significativa il rischio di ictus cerebrale, ma i farmaci anticoagulanti attualmente disponibili consentono una riduzione di tale rischio di oltre il 70%. I dati acquisiti nel Progetto FAI indicano una buona aderenza alle linee guida relativamente al trattamento con farmaci anticoagulanti, con circa il 70% dei pazienti fibrillanti trattati. I dati indicano anche che le percentuali di pazienti trattati con i nuovi anticoagulanti stanno ormai raggiungendo quelle dei pazienti trattati con la vecchia terapia. Emerge, però, un dato allarmante: il 30,7% dei pazienti del campione non viene ancora trattato con farmaci anticoagulanti. Alcuni per motivazioni obiettivamente valide, ma percentuali non trascurabili di pazienti sono senza trattamento per convinzioni ormai superate dalle linee guida più recenti, come la presenza di fibrillazione atriale parossistica, considerata talvolta meno pericolosa, o la convinzione che i soli farmaci antiaritmici o antiaggreganti forniscano una buona protezione. Ben il 14,3% del campione manifesta, inoltre, una scarsa compliance. I risultati emersi dal Progetto, considerando anche le differenze territoriali rilevate, forniscono la base conoscitiva per ulteriori interventi mirati a ridurre il peso di questa importante e frequente aritmia che costa al SSN, solo prendendo in considerazione i costi diretti determinati dal verificarsi di un ictus cerebrale, oltre un miliardo di Euro ogni anno.

PDF: IL PROGETTO FAI
PDF: FIBRILLAZIONE ATRIALE E ICTUS

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Merck ha ricevuto un altro importante riconoscimento, entrando nella Top 400 dei migliori datori di lavoro in Italia.
È quanto emerge dall’indagine realizzata dalla società tedesca indipendente “Statista”, pubblicata sul settimanale Panorama, che riporta le aziende dove si lavora meglio in Italia secondo l’opinione dei lavoratori.
La ricerca è stata condotta, in maniera anonima attraverso diversi pannelli online, su un campione rappresentativo di 15.000 lavoratori dipendenti impiegati a tempo parziale o a tempo pieno in aziende con almeno 250 addetti.
“Questo riconoscimento è una conferma importante dell’impegno che Merck porta avanti quotidianamente nei confronti dei propri dipendenti – ha affermato Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia. -Siamo un’azienda che fa dell’innovazione un proprio punto di forza. Ma questo approccio non si applica solo alle soluzioni terapeutiche e digitali per rispondere ai bisogni dei pazienti, delle persone che se ne prendono cura e degli specialisti della salute. Innoviamo anche promuovendo idee volte a creare un ambiente lavorativo positivo ed ingaggiante, all’interno del quale le nostre persone possono crescere ed esercitare le proprie potenzialità per aiutarci a realizzare la nostra mission: fare una concreta differenza nella vita dei pazienti”.
Il 2017 è un anno di importanti riconoscimenti per Merck in Italia. La presenza nella classifica delle 400 aziende dove si lavora meglio si va ad aggiungere all’esclusiva certificazione Top Employers Italia 2017, assegnata ai datori di lavoro che offrono condizioni di eccellenza ai propri dipendenti, sviluppano il talento a tutti i livelli dell’organizzazione e si impegnano ad ottimizzare continuamente i processi lavorativi. Inoltre, Merck è stata inserita tra le prime 10 aziende farmaceutiche italiane nella classifica Italy Pharma RepTrak® del Reputation Institute.

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Il diabete in Italia è un tema di grande rilevanza ma non adeguatamente considerato. Attualmente più di 3 milioni di persone ci convivono ma le previsioni stimano che questo dato aumenterà del 30% entro il 2030. Molte persone inoltre non sono consapevoli di soffrire di diabete.
Le complicanze dovute al diabete sono molteplici e possono anche apparire diversi anni dopo la comparsa della malattia. È importante dunque non sottovalutare i sintomi e prendere degli accorgimenti, come il cambiamento delle proprie abitudini alimentari.
Il diabete inoltre comporta anche grandi costi per la sanità pubblica e il welfare sociale, ai quali ogni anno costa rispettivamente 8,26 e 10,7 miliardi di €.
La seguente infografica sull’impatto della salute mondiale in Italia, cogliendo l’occasione della Giornata Mondiale del Diabete 2017, raccoglie dati rilevanti su questo tema con lo scopo di creare consapevolezza sulla sua importanza e offrire supporto per prevenire o affrontare i disturbi ad esso legati.
Realizzata dal team di MyTherapy (applicazione gratuita per Google Play e iOS), il suo obbiettivo è sensibilizzare le persone sull’importanza del diabete e sulla necessità di realizzare campagne di prevenzione e di sostenere coloro che richiedono un aiuto

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Dal gennaio 2016 a oggi, sono circa 19mila i casi di morbillo segnalati e, 44 i morti. In cima alla lista in Europa stanno Romania, Italia e Germania come segnala il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc).
Se il morbillo continua a colpire è a causa del basso livello di protezione vaccinale. La mappa della copertura vaccinale dell’Ecdc evidenzia che in Italia è sotto l’84%, insieme a Francia e Romania, mentre in Germania, Inghilterra, Austria e Polonia è tra l’84 e 94%, in Spagna e Svezia è tra il 95 e 99%. L’aumento dei casi ha coinvolto tutte le fasce d’età. Occorre pertanto interrompere il contagio – evidenzia l’Edcd rispettando le dosi di vaccinazione, soprattutto per proteggere i bambini sotto l’anno di vita, troppo piccoli per ricevere la dose di vaccino e a rischio per le conseguenze del morbillo.