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“Il 33.7% delle donne che accede ai trattamenti per la fecondazione in vitro ha più di 40 anni”

Il 33.7% delle italiane che accedono ai trattamenti per la fecondazione in vitro ha più di 40 anni, praticamente le aspiranti madri più vecchie d’Europa e pure rispetto agli Stati Uniti. Ne ha parlato Giulia Scaravelli, responsabile del Registro Nazionale della procreazione medicalmente assistita al convegno “A dodici anni dal referendum della legge 40: gli ultimi divieti da cancellare”, organizzato dall’Associazione Luca Coscioni. Scaravelli ha spiegato il motivo per il quale si arriva così tardi ai trattamenti: semplicemente perchè in Italia la media dei concepimenti spontanei avviene intorno ai 37-38 anni della donna. Di conseguenza, quando i tentativi vanno a vuoto e la coppia inizia il percorso per affrontare il mancato arrivo di un figlio, la mamma in pectore è già avanti con gli anni. Anche l’età del maschio incide notevolmente, ha sottolineato, poichè con l’età – come dimostrano diverse ricerche – è sia più difficile concepire, sia più pericoloso per il bambino che nascerà, poichè l’età avanzata del padre incide sull’insorgere di malattie come l’autismo.

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7 neonati su 100 esposti agli alcolici gia’ in utero

Che l’alcol in gravidanza faccia male al feto è cosa nota. Eppure molte donne, anche quando sanno di essere incinte, non smettono di bere, in particolare quando la gestazione non è programmata. In Italia è poco più del 50% il numero delle future mamme che bevono almeno due bicchieri di alcol durante la gravidanza mentre in Europa si oscilla dal 6% della Svezia all’82% dell’Irlanda. A evidenziarlo è l’Istituto superiore di Sanità (Iss), in occasione della Giornata mondiale di sensibilizzazione sulla Sindrome feto-alcolica.

”Le nostre stime ci dicono che in Italia il 50-60% delle donne in gravidanza – spiega Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Iss – continuano a bere, mantenendo le abitudini che avevano in precedenza”. Poiché l’età media in cui le donne affrontano una gravidanza in Italia ”è tra i 30 e 35 anni – continua – abbiamo ricavato, sulla base dei tassi di consumi alcolici in quella fascia, che non bevono meno di due bicchieri, il doppio cioè di quello che dovrebbero evitare”. E il risultato è che, secondo le stime, 7 neonati su 100 subiscono l’esposizione all’alcol nel grembo materno. Purtroppo però gli effetti sul bambino, una volta nato, non si vedono subito, ma più avanti nell’età evolutiva, ”quando iniziano ad apparire evidenti – prosegue Scafato – alterazioni delle capacità cognitive e disturbi nella crescita. I genitori vedono che in attività normali i figli non sono reattivi come dovrebbero”. L’alcol in gravidanza va evitato, e se si programma di rimanere incinta, anche nella fase del concepimento. Gli organi vitali, come il cuore e il cervello infatti, si formano nei primi 10-15 giorni dal concepimento, quando ancora non si sa di essere incinta. ”L’alcol arriva direttamente nel cervello della madre e del feto – conclude – dove distrugge i neuroni ancora prima che si sviluppino”.