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Alt, colpiscono il doppio rispetto ai tumori, ma meno temute

In Italia si muore di meno, si vive più a lungo, ma cuore e cervello sono gli organi che più facilmente si ammalano, e trombosi ed embolia sono i big killer.
Tra il 2003 e 2014 le prime tre cause di morte sono state le malattie ischemiche del cuore, quelle cerebrovascolari e altre malattie del cuore (pari al 29,5% di tutti i decessi). Lo conferma Alt (Associazione per la lotta alla trombosi), commentando gli ultimi dati pubblicati dall’Istat sulle cause di mortalità.
Le malattie cardiovascolari nella maggior parte dei casi sono causate da trombosi e da embolia. I pazienti che soffrono di diabete, ad esempio, hanno una probabilità altissima di morire per i danni provocati dal diabete sulle arterie. E anche se queste malattie colpiscono il doppio rispetto ai tumori, sono meno temute. Tuttavia, con qualche accortezza in più si possono mettere ko, rileva Alt. Con un buon controllo della glicemia, del peso, della pressione arteriosa, del colesterolo, l’adozione di uno stile di vita sano e intelligente, l’uso di farmaci adatti (se prescritti dal medico), presi in giusta dose e al momento opportuno, circa 200mila italiani ogni anno infatti potrebbero evitare le malattie cardiovascolari da trombosi. Come dimostra l’analisi Istat il tasso di mortalità dal 2003 al 2014 si è ridotto del 23%: ciò vuol dire che con le giuste accortezze si può vivere di più e meglio. “Una corretta prevenzione e un’efficace guarigione passano da una collaborazione stretta fra medico e paziente, tra la famiglia e gli specialisti che sono chiamati ad accudire chi sta male – commenta Lidia Rota Vender, presidente di Alt – Siamo tutti chiamati ad un profondo cambiamento culturale: evitare infarto e ictus significa vincere una battaglia possibile”.

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Efficace contro i virus del tipo H1

Si trova nel muco di una rana originaria dell’India la molecola ‘Terminator’ dei virus dell’influenza del tipo H1, efficace anche contro diversi batteri. Chiamata urumina, in onore della Urumi, la temibile spada-frusta originaria del Kerala e usata nelle arti marziali indiane, la molecola potrebbe diventare la base per futuri farmaci. La descrivono sulla rivista Immunity i ricercatori dell’Emory Vaccine Center di Atlanta, guidati da Joshy Jacob.
La pelle delle rane è nota per produrre molecole (peptidi) capaci di difenderle dai batteri e, come si è scoperto ora, anche dai virus. E’ il caso della urumina, prodotta dalla rana del Kerala Hydrophylax bahuvistara, che si è dimostrata capace di distruggere molti ceppi del virus dell’influenza che colpiscono l’uomo. Sperimentata nei topi, la molecola è riuscita a neutralizzare dozzine di ceppi virali dell’influenza, da quelli più vecchi del 1934 fino ai più recenti.
”Molte rane producono diversi peptidi, a seconda di dove vivono. E’ un meccanismo immunitario – precisa Jacob – innato di tutti gli esseri viventi. Quello che abbiamo scoperto nelle rane è efficace contro il virus H1 dell’influenza”. I ricercatori hanno sperimentato 32 molecole diverse contro l’influenza, quattro delle quali hanno mostrato di funzionare. Tre di queste però sono risultate tossiche sul sangue umano, mentre la quarta, l’urumina appunto, pur essendo letale per i virus influenzali, non sembra essere dannosa per le cellule umane https://polska-ed.com/kupic-generic-cialis/.
L’urumina gisce prendendo come bersaglio una proteina presente sulla superficie del virus, l’emoagglutinina, e che il virus utilizza per penetrare nelle cellule umane. ”La molecola killer si attacca all’emoagglutinana, destabilizzando il virus e finendo per ucciderlo”, continua Jacob. Spruzzata nel naso dei topi, è riuscita a proteggerli anche da una dose letale di virus influenzali.

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Primo di una nuova classe farmaci, ‘risultati senza precedenti’

È il primo di una nuova classe di farmaci (anticorpi monoclonali) che, grazie ad un meccanismo d’azione completamente nuovo, può sia stimolare il sistema immunitario che attaccare direttamente le cellule tumorali del mieloma multiplo, grave forma di tumore del sangue. La nuova molecola (daratumumab) e’ cioè una sorta di ‘killer seriale’ delle cellule cancerose ed e’ stata approvata recentemente in Ue, rappresentando un giro di boa nella terapia per questo tipo di tumore. La conferma arriva dal Congresso dell’Associazione europea di ematologia (Eha) in corso a Copenaghen. Il farmaco e’ dunque il primo della classe di anticorpi monoclonali chiamati anti CD-38, completamente di origine umana, in grado di unire all’attività immunitaria anche un’azione diretta che porta a morte le cellule tumorali. Un vero e proprio ‘serial killer’ per le cellule malate. Negli studi effettuati fino a oggi, afferma Antonio Palumbo, direttore del Dipartimento di Oncologia, Università di Torino, ”abbiamo visto nei pazienti dei risultati senza precedenti in termini di sopravvivenza libera da progressione di malattia e di risposta generale alla terapia, risultati ottenuti in studi in cui pazienti con mieloma multiplo hanno ricevuto l’immunoterapia con daratumumab in combinazione con una terapia standard”. Il mieloma multiplo, spiega, ”ad oggi non ha una cura definitiva, ciò significa che è fondamentale non solo avere terapie sempre più efficaci ma anche averne a disposizione diverse, in modo da utilizzarle in sequenza ogni volta che il paziente ha una ricaduta. Possiamo però dire che con l’arrivo di questa nuova classe di anticorpi monoclonali si apre un nuovo capitolo di cura del mielina”. La nuova molecola si presenta cioè come un potente ‘killer naturale’ delle cellule tumorali. I dati dello studio di fase 3 Pollux, presentati al congresso EHA, hanno infatti mostrato che l’immunoterapia daratumubab, in combinazione con il regime standard di cura, ha ottenuto il 63% di riduzione del rischio di progressione di malattia o di morte nei pazienti che hanno ricevuto almeno un precedente trattamento. Alla luce di questi risultati ”si può dire che daratumumab è candidabile a diventare il nuovo standard di cura per il mieloma multiplo”, ha commentato Palumbo.