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Studio università Pisa, riduzione significativa sanguinamento

Per prevenire la malattia parodontale basta assumere due kiwi al giorno. Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Pisa che ha ottenuto l’Hm Goldman Prize 2017 assegnato dalla Società italiana di Parodontologia e Implantologia. Primo autore del lavoro scientifico è Filippo Graziani, docente del dipartimento di Patologia chirurgica, medica, molecolare e dell’area critica e del centro di ricerca “Nutraceutica e alimentazione per la salute” del’ateneo pisano.
“In questa ricerca, sperimentata su due gruppi di pazienti – spiega Graziani – si è evidenziato il ruolo dell’assunzione giornaliera di due kiwi nella prevenzione della malattia parodontale. Questa abitudine ha infatti determinato una riduzione significativa del sanguinamento gengivale rispetto ai pazienti che non assumevano i kiwi continuando così le loro abitudini alimentari consuete.
E’ un dato importante perché costituisce uno dei primi esempi di applicazioni nutraceutiche al campo dell’odontoiatria in generale e a quello della parodontologia in particolare”. I ricercatori precisano che l’effetto benefico del kiwi è stato riscontrato nella fase di pretrattamento parodontale (che consta nella pulizia delle radici sotto le gengive): “L’intervento degli odontoiatri – conclude Graziani – è comunque fondamentale per curare la parodontite. L’assunzione di kiwi aiuta a ridurre l’infiammazione e il distacco di gengive e denti, ma i trattamenti di decontaminazione sono comunque necessari per contrastare l’avanzamento della malattia”.

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Il problema delle allergie alimentari sta diventando sempre più diffuso e stagionale. D’estate, in particolar modo, bisogna stare attenti a crostacei e pesce.

A dirlo è Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Altri alimenti a rischio sono i kiwi, che possono dare reazioni alla prima somministrazione in chi e’ allergico ai pollini degli alberi, e poi, complice magari anche il fatto che si va in vacanza all’estero, alcuni tipi di frutta secca, come gli anacardi, e alcune specie, come il cumino.

“In particolare, chi e’ allergico al pesce e’ generalmente allergico a tutti i pesci, anche se ci possono essere delle eccezioni” spiega Fiocchi, che sottolinea come l’allergene del pesce sia unico per tutti e stabile dal punto di vista termico: delle reazioni si possono avere mangiandolo ma anche, nei casi di forte allergia, solo sentendone l’odore. Ad esempio passando da una pescheria può verificarsi che il bambino come anche l’adulto, sviluppi una reazione asmatica. Mangiando nei ristorantini sulla spiaggia o prendendo il pesce in pescheria, può verificarsi a volte che il pesce fresco non sia conservato bene e si sviluppi invece la cosiddetta sindrome scombroide, una sorta di pseudo-allergia.

“La cosa importante, se non si sa che il piccolo ha un’allergia, e’ non farsi prendere dal panico. Ciascuna manifestazione dell’allergia ha le sue cure. Nel caso di una reazione maggiore, l’anafilassi, bisogna rivolgersi al Pronto Soccorso, ma e’ difficile che accada senza segni premonitori” conclude Fiocchi, che evidenzia come per chi va in vacanza, e’ allergico, ed ha già utilizzato farmaci a base di adrenalina, e’ consigliato avere con se il foglio dell’allergologo con il piano d’azione che dice cosa fare.