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In occasione del 13° Simposio internazionale sull’Allattamento al seno e sulla Lattazione di Parigi, Meghan Azad, Professoressa in Pediatria e Salute Infantile presso l’Università di Manitoba (Canada) e Direttrice del gruppo di ricerca sull’asma nell’ambito dello studio Canadian Healthy Infant Longitudinal Development (CHILD), ha presentato nuove evidenze scientifiche tratte da uno studio multidisciplinare, innovativo ed unico nel suo genere, che dimostrano che il latte materno previene l’asma.
In Canada, dove la Prof.ssa Azad vive e lavora, le percentuali di incidenza della malattia sono molto alte: un bambino su sette soffre di asma[ii]. Le ultime ricerche offrono nuove speranze, mostrando evidenze concrete di come l’allattamento esclusivo al seno a livello mondiale riduca il tasso di incidenza di questa malattia nei bambini fino al 40%.[iii] Si tratta del primo studio di questo genere, che coinvolge scienziati di 20 discipline diverse e misura con un approccio prospettico (anziché retrospettivo) un elenco completo di sintomi e attributi nei bambini di età compresa tra zero e cinque anni, nelle loro madri e nei loro ambienti.
La Prof.ssa Azad riconosce il ruolo fondamentale del latte materno estratto per le madri che lavorano. Infatti, in occasione del 13° Convegno internazionale sull’Allattamento al seno e sulla Lattazione, ha presentato le sue ultime scoperte sui componenti bioattivi del latte materno che prevengono l’asma, con l’obiettivo di preservarli ancora meglio durante l’estrazione e la conservazione. “Ci auguriamo che questo studio guidi la ricerca futura sui modi migliori per conservare e somministrare il latte estratto e che renda più consapevoli le politiche sociali al fine di proteggere, promuovere e sostenere l’allattamento al seno” ha dichiarato la Prof.ssa Azad.
Gli “attacchi” di asma comprimono le vie aeree e causano difficoltà respiratorie. Gli inalatori, lungi dall’essere semplici stampelle psicologiche, sono dei supporti indispensabili per chi soffre di asma, che dipende da questi e da altri trattamenti che aiutano a respirare quotidianamente. Chi soffre di asma cronica dorme di meno, prova maggiore stanchezza diurna, è meno attivo e perde più ore di lavoro rispetto alle persone che non soffrono di questa malattia.
I genitori di bambini che soffrono di asma devono essere particolarmente vigili, soprattutto di notte. Secondo l’OMS, l’asma è la malattia cronica più comune nell’infanzia. È il primo motivo di assenza da scuola e una delle principali cause di ricovero in ospedale.
Per una malattia senza cura, la prevenzione è la migliore medicina. Attualmente, il latte materno può offrire l’unica prevenzione contro l’asma. Durante il 13° Convegno internazionale sull’Allattamento al seno e sulla Lattazione, ricercatori e professionisti sanitari stanno discutendo se sia o meno il momento di ideare un nuovo programma educativo per aiutare in particolare le famiglie con precedenti genetici di asma a comprendere a fondo il sorprendente potenziale del latte materno per prevenire questa malattia cronica.
“Il latte materno rappresenta il migliore alimento possibile per il neonato. Tra i molti ed evidenti benefici dell’allattamento al seno la riduzione dell’incidenza di malattie come la dermatite atopica e l’asma è un aspetto importante – commenta il Professor Mauro Stronati, Presidente della SIN Società Italiana di Neonatologia. – Il lavoro scientifico della Professoressa Azad, confermando l’efficacia del latte materno nel prevenire l’asma e ridurre quindi l’incidenza di questa grave patologia, ci spinge a promuovere sempre di più l’alimentazione con il latte materno come diritto di tutti i bambini e a sostenere l’allattamento al seno per una migliore salute del bambino e della mamma.”

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Il golden milk combatte anche 40 tipi di cancro

“Bambini con un cuore più forte, un cervello più intelligente, più muscoli, un maggiore controllo del comportamento e più belli: è il potere dell’allattamento”. A riassumere perfettamente il concetto è Donna Geddes, la ricercatrice australiana che ha rivelato attraverso gli ultrasuoni la vera anatomia interna del seno in allattamento.
Nove scienziati, massimi esperti dell’argomento hanno fatto il punto in un simposio a Firenze sull’importanza cruciale del latte materno.
Negli interventi degli scienziati, i progressi delle ultime ricerche in tutto il mondo e l’appassionato appello di Diane Spatz dell’Università della Pennsylvania per un nuovo approccio nel sostenere le madri nel viaggio dell’allattamento: “Per le prime due settimane dopo il parto le madri dovrebbero mangiare, dormire e allattare, lasciando letteralmente ogni altra incombenza ai padri che hanno un ruolo fondamentale nell’aiutarle”. Ma ecco le meraviglie del “golden milk”
HAMLET, IL COMPLESSO ANTI-CANCRO SCOPERTO NEL LATTE MATERNO
“Siamo vicini a una terapia antitumorale derivata completamente dal latte umano”, ha annunciato Catharina Svanborg, dell’Università di Lund, in Svezia. La scienziata ha dedicato oltre vent’anni a sviluppare HAMLET, un complesso contenuto nel latte materno in grado di uccidere in vitro oltre 40 tipologie di cancro nei ratti. Negli esseri umani, ha consentito una rapida diminuzione del cancro alla vescica e di alcuni tumori virali della pelle. Una nuova speranza per i pazienti oncologici: HAMLET uccide unicamente le cellule cancerose, senza altri effetti collaterali.
IL LATTE MATERNO È LA MEDICINA MIGLIORE PER I NEONATI PREMATURI
“Ecco che cosa dico in ospedale a tutte le madri preoccupate”, ha raccontato il prof. Guido, Presidente della European Milk Bank Association, “Se la madre non è in grado di produrre latte, si può ricorrere a una donatrice”. E proprio per questo sta sviluppando un macchinario per la pastorizzazione rapida che permetterà di mantenere inalterate le proprietà del latte.
GOLDEN MILK FORTIFICA IL CUORE, AUMENTA QI, POTENZIA MUSCOLI
L’allattamento al seno non solo migliora lo sviluppo cognitivo e aiuta la formazione della massa muscolare, ma permette la creazione di un sistema cardiovascolare sano che garantisce ai neonati una vita futura migliore, ha detto la dottoressa Geddes.
L’atto stesso dell’allattare rinforza la struttura ossea craniofacciale, i bambini allattati al seno hanno un aspetto migliore e possono evitare disturbi neurologici legati a una malformazione.
BAMBINI ALLATTATI AL SENO IMMUNI DALL’ENTEROCOLITE NECROTIZZANTE
“In Svezia, dove la quasi totalità dei bambini è allattata al seno, non si registrano praticamente casi di enterocolite necrotizzante, neppure nei prematuri. Possiamo cercare di minimizzare le differenze, ma non riusciremo mai a eguagliare i benefici del latte materno”, ha spiegato Bo Lönnerdal, Direttore del Dipartimento di nutrizione pediatrica dell’Università della California. La ricerca ha evidenziato che la lattoferrina, per esempio, uccide lo streptococco, riducendo la diarrea nei neonati; la proteina α-lattoalbumina stimola il sistema immunitario, consentendo la creazione di un microbioma intestinale sano e favorendo l’assorbimento di micronutrienti vitali per i neonati.
LATTE MATERNO UNICO E ORIGINALE: OGNI SPECIE ANIMALE HA LA SUA
“L’allattamento al seno si è modificato ed è evoluto in oltre trecento anni. I mammiferi sono gli unici in grado di farlo, fra loro, ogni specie, ogni società e ogni madre si è adattata in modo specifico all’ambiente circostante e così anche il latte”, ha spiegato Katie Hinde del Centro per l’evoluzione e la medicina dell’Università Statale dell’Arizona. Gli umani richiedono il latte più complesso in assoluto per alimentare un cervello altrettanto complesso che compete, gioca, inventa e progetta piani per il futuro. Nulla di sorprendente per una scienziata il cui intervento in una TED Talk, “What We Don’t Know About Mother’s Milk”, cosa non sappiamo sul latte materno, ha conquistato 427.000 visualizzazioni in una sola settimana.

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Studio Bambino Gesù, cruciale per formazione difese immunitarie

Il latte materno è una ‘coperta’ che protegge il neonato fornendogli dei batteri ‘amici’: l’allattamento nei primi giorni di vita è infatti fondamentale per la costituzione del microbiota e la formazione delle difese immunitarie del neonato. Lo confermano i risultati di uno studio condotto in laboratorio dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, pubblicato sulla rivista Frontiers in Microbiology del gruppo Nature. Circa un chilo e mezzo del nostro peso, spiegano i ricercatori, è dovuto ai microrganismi.
Una presenza ‘ingombrante’, quasi tutta localizzata nell’intestino (il microbiota) e strettamente associata a diverse attività fisiologiche. Questa popolazione di batteri svolge infatti la funzione di ‘centrale biochimica’ dell’intestino, dove trasforma il cibo ingerito, produce energia, regola l’equilibrio delle popolazioni microbiche che fungono da barriera contro gli agenti patogeni.
La ricerca ha dunque disegnato in un modello su topi l’evoluzione del microbiota nei primi giorni di vita, tenendo conto di due variabili: l’allattamento e il patrimonio genetico materno. Per comprendere l’interazione tra questi elementi, i topi appena nati sono stati divisi in gruppi e sono stati nutriti con 3 diverse tipologie di latte: quello delle madri naturali, quello di altre madri adottive, quello privato di immunoglobuline.
È stato così dimostrato che le comunità microbiche dei neonati nutriti con il latte delle proprie madri, contenente immunoglobulina A, sono ricche di lattobacilli, cioè batteri ‘amici’, mentre i batteri patogeni ‘nemici’ sono assenti o scarsamente rappresentati. È la dimostrazione, spiega Lorenza Putignani, responsabile Parassitologia del Bambino Gesù, ”che il latte materno fornisce ai neonati una sorta di coperta di batteri ‘amici’, che funge da barriera contro i batteri patogeni e protegge i piccoli dall’insorgenza di malattie”. Più in generale, conclude, ”siamo riusciti a caratterizzare l’intero profilo delle proteine presenti nel microbiota intestinale, il proteoma, fornendo una sorta di ‘carta d’identità’ dei batteri responsabili delle diverse attività metaboliche”.

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Allattare al seno è utile non solo per la salute del bambino e delle mamme ma anche per le casse dello stato con una riduzione dei costi sanitari.

Lo sostengono i pediatri di 5 societa’ scientifiche che in un documento di promozione sui benefici ricolto alle famiglie e agli operatori.
Oltre il 90% delle donne italiane decide di allattare al seno il neonato nei primi giorni di vita, anche se in maniera non esclusiva. E’ ormai certo che il latte materno è indispensabile per la crescita sana di un bambino.

Sono questi alcuni dei dati che emergono dal nuovo Position Statement sull’Allattamento al seno e uso del latte materno/umano, per la prima volta sottoscritto dalle Società Scientifiche Pediatriche Italiane Sip, Sin, Sigenp, Sicupp e Simp.

L’iniziativa per la realizzazione del documento è partita dal Tavolo Tecnico sull’Allattamento al Seno del Ministero della Salute e nasce dalla necessità di tracciare una linea d’azione comune agli operatori del settore, ma di riferimento anche alle famiglie, per una maggiore consapevolezza dei benefici dell’allattamento materno.

Dal documento si evidenzia anche un risparmio in termini economici dati dall’allattamento al seno sia alle famiglie che al sistema sanitario: infatti per ogni singolo bambino non allattato al seno si stima un incremento annuale per cure ambulatoriali ed ospedaliere di circa 140 euro.

Negli Stati Uniti si stima che se l’80 % della popolazione riuscisse ad allattare in maniera esclusiva per 6 mesi verrebbero non solo prevenute 741 morti (per morte in culla o Sids, enterocolite necrotizzante del pretermine o Nec e per le basse infezioni respiratorie), ma anche risparmiati 10.5 miliardi di dollari per le cure.

Anche per il Servizio Sanitario inglese (NHS) la promozione dell’allattamento al seno porta ad una stima di risparmio economico sostanziale. “Il Documento nasce dalla necessità di tracciare una linea d’azione comune agli operatori del settore ma di riferimento anche alle famiglie” afferma Riccardo Davanzo, Neonatologo, e Presidente del Tavolo Tecnico Allattamento (Tas), Ministero della Salute.

“Bisogna promuovere l’allattamento materno prolungato ed esclusivo nel primo semestre di vita. Fa parte di un percorso nutrizionale che deve proseguire con un divezzamento equilibrato e bilanciato nelle varie componenti e poi nelle età successive. Servono percorsi sociali di sostegno alle donne che allattano, che non creino ostacoli alla sua prosecuzione anche quando le donne riprendono il lavoro”, spiega il Presidente SIP Giovanni Corsello

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Un’Apecar dotata di cella frigorifera e con a bordo un’ostetrica per raccogliere il latte materno dalle mamme che ne hanno in abbondanza e assicurarlo ai bimbi che ne hanno bisogno.

E’ stato presentato all’Expo di Milano, il progetto Human Milk Link, promosso dall’Associazione Italiana Banche del Latte Umano Donato (Aiblud), che provvederà a trasportare il prezioso ‘oro bianco’ dalle case delle donatrici a una delle 33 banche del latte presenti in Italia. Attualmente la raccolta è portata avanti su iniziativa di singoli ospedali, con non pochi problemi di tipo organizzativo.

La conseguenza è che quello che abbiamo non basta. “Per alimentare almeno tutti i neonati prematuri con peso inferiore a 1500 grammi, sarebbero necessari quantitativi di latte 3 volte superiori”, afferma Guido Moro, neonatalogo e presidente Aiblud. I prematuri, infatti, avendo un sistema immunitario non formato, beneficiano molto del potere protettivo del latte materno. “Protegge il bambino – chiarisce l’esperto – dal punto di vista nutrizionale, immunologico e metabolico. Aiuta a previene molte patologie e infezioni”.

Proprio perché è importante non sprecarlo, la raccolta in Italia è partita nel 2007 con 739 donatrici, arrivate, nel 2012 (ultimi dati disponibili), a 975. Ma, nello stesso arco di tempo, il volume di latte è quasi raddoppiato, passando da 5.541 litri a 9.448.

L’evento, patrocinato dal Ministero della Salute, avrà luogo giovedì 10 settembre con tanto di flash mob di mamme e con una madrina di eccezione, l’étoile dell’Opéra di Parigi, Eleonora Abbagnato.

Il primo step del servizio sarà operativo a Milano a partire da ottobre 2015 per estendersi alle altre grandi città italiane (Roma, Torino, Firenze, Bari, Palermo) dove è presente una banca del latte. Per l’hinterland si provvederà invece attraverso una rete di farmacie di prossimità a cui saranno le madri a consegnarlo.

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I neonati, specialmente nei primi mesi, sono i più esposti alla disidratazione per via della pelle più sottile, di una maggiore superficie della testa in proporzione al resto del corpo (da cui si disperde maggiormente sudore) e perché non è in grado di esprimere la sete se non con una generale irrequietudine.

La SIN, Società Italiana di Neonatologia, ha individuato una triade di sintomi che ci possono aiutare le mamme e i papà a capire quando il loro figlioletto ha bisogno di idratazione.

Eccessiva sonnolenza, mucose secche e pannolino troppo frequentemente asciutto, sono questi i campanelli dall’allarme che tutti i genitori dovrebbero ascoltare per prevenire problemi ben più gravi.

“Con il caldo bisogna stare attenti a possibili sintomi – spiega Marcello Lanari, consigliere della Società Italiana di Neonatologia – e ricordare che il neonato va attaccato più frequentemente al seno per un adeguato apporto idrico. Se prende latte in formula, ma in giusta quantità, non c’è bisogno di aggiungere acqua”.

“Nei casi gravi vediamo sintomi come avvallamento della fontanella anteriore, sonnolenza o un leggero aumento di temperatura corporeo che nel bambino più grande può diventare anche febbre”, specifica Lanari. Ma quando si arriva a questo punto la situazione può già essere grave. “La prevenzione è tutto. Non deve essere esposto a temperature elevate, mai al sole diretto e se si esce il capo va coperto. Verificare poi se fa pipi regolarmente. Ma niente acqua in più”. Che sia in formula o della mamma, il latte, se ingerito nella giusta quantità, basta al neonato.

“Se prende il latte materno, va bene proporgli il seno più frequentemente. La mamma però deve bere più del solito, non perché così cambierà la composizione del latte, ma perché così non rischia di disidratarsi lei”. Se invece il bimbo prende latte in formula non bisogna modificare numero di poppate né la composizione, magari aggiungendo acqua. “In questo caso l’unica cosa è essere certi che termini i pasti. Se il bambino è in stato di disidratazione, infatti, tende a essere soporoso, richiede meno spesso il pasto e fa fatica. Infatti un mancato incremento di peso può sottolineare scarso apporto di latte e quindi di liquidi”. A partire dai cinque mesi, invece, specie se già si è iniziato a introdurre alimenti solidi, “va bene proporre spesso acqua, che però deve essere a temperatura ambiente, non di frigo e non scaldata”.

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Bere il latte materno da adulti è la moda del momento. La tendenza è iniziata poco tempo fa tra gli amanti del fitness come rimedio salutista e in breve tempo, il latte materno, è stato spacciato come panacea di tutti i male e come rimedio miracolo ai malati cronici.

Secondo uno studio condotto dalla dott.ssa Sarah Steele, della Queen Mary University e pubblicato sul Journal of the Royal Society of Medicine, non solo il consumo di latte materno non apporta nessun beneficio, ma potrebbe essere molto pericoloso.

“Bere latte umano è l’ultima mania emersa negli adulti – scrive la dott.ssa Steele – In Gran Bretagna si vendono gelati fatti con latte umano, mentre un’azienda Usa commercializza lecca-lecca al sapore di latte materno. Ci sono inoltre decine di siti che offrono il latte già pronto, da bere”. 

Ci sono pochissime evidenze sperimentali, e solo in test in laboratorio, spiegano gli autori, che questo latte sia un super cibo che aumenta il benessere, come affermato da diversi siti dedicati al fitness. Le affermazioni che possa essere d’aiuto contro le disfunzioni erettili o il cancro non hanno invece nessuna base clinica.

“Inoltre, latte umano crudo non pastorizzato comprato on line può esporre i consumatori a diverse infezioni, comprese epatite, Hiv e sifilide – si legge ancora nell’articolo – Uno studio recente ha trovato ad esempio che campioni di latte comprati on line erano contaminati da batteri nel 93% dei casi”.