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Migliorando attenzione visiva e memoria verbale

Con l’uso di particolari videogiochi si velocizza, in casi di dislessia, la capacità di lettura anche nei bambini di madrelingua inglese, migliorando non solo l’attenzione visiva, ma anche la memoria verbale. E’ quanto emerge da uno studio condotto da un team di giovani ricercatori, tra cui italiani, e pubblicato in questi giorni sulla rivista Scientific Reports.
Il team, guidato da Simone Gori (Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, dell’Università di Bergamo) e Andrea Facoetti (Laboratorio di Neuroscienze Cognitive dello Sviluppo, del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova), entrambi consulenti scientifici dell’Irccs “Eugenio Medea” di Bosisio Parini (Lecco), è composto da Sandro Franceschini (Università di Padova), Piergiorgio Trevisan (Università di Udine), Luca Ronconi (Università di Trento), Sara Bertoni (Università di Padova), Kit Double e Susan Colmar (Sydney University, Australia).
Nello studio condotto in Australia, da Franceschini e Trevisan, i ricercatori hanno scoperto che i miglioramenti nella velocità di lettura indotti dall’uso per poche ore di un videogioco d’azione sono dovuti a specifiche stimolazioni di circuiti cerebrali in grado, non solo di migliorare l’attenzione visiva, ma anche la memoria dei suoni del linguaggio.

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Appassionarsi alla risoluta Jane Eyre o alla conflittuale e passionale storia di Anna Karenina

Leggere romanzi, immedesimarsi nelle storie dei personaggi, apre la mente. Aiuta a capire meglio il punto di vista degli altri, rafforzando l’empatia. Quello che si è spesso sostenuto sembra trovare ora una conferma scientifica in uno studio dell’Universita’ di Toronto, su ‘Trends in Cognitive Sciences’.

Effetti simili si osservano anche guardando fiction con una trama appassionante o giocando con videogiochi con uno sviluppo narrativo coinvolgente. 

Gli studiosi hanno revisionato studi precedenti e condotto esperimenti tesi a rilevare una maggiore empatia, un maggiore sforzo di comprensione del punto di vista altrui. In particolare nella ricerca si fa riferimento a uno studio in cui è stato chiesto a delle persone, mentre erano sottoposte a risonanza magnetica, di pensare a frasi con immagini determinate ( “un tappeto blu scuro”, “una matita a strisce arancioni”).
“Sono bastate tre frasi di questo tipo per produrre il massimo di attivazione dell’ippocampo, area del cervello associata all’apprendimento e alla memoria- spiega l’autore della ricerca Keith Oatley – gli scrittori non hanno bisogno di descrivere scenari in modo dettagliatissimo per stimolare la fantasia: devono soltanto di suggerire delle scene”. Tra gli esperimenti condotti anche il “Mind in the eyes test’, che misura l’abilità della mente a leggere lo sguardo. Ai partecipanti e’ stato chiesto di descrivere, dopo aver visto le immagini degli occhi di 36 persone, come secondo loro si sentissero. Comparati con coloro che non avevano letto romanzi, i lettori risultavano avere punteggi migliori in questo test.