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La medicina ha fatto e fa cose molti importanti per la nostra salute ma sta vivendo un momento di grave crisi non solo di tipo economico (su cui si concentra il dibattito politico) ma di contenuti, di metodo, di credibilità professionale e di fiducia, di cui si parla poco ma di cui i medici, per primi, devono farsi carico. I problemi aperti sono tanti e complessi ma devono essere affrontati con urgenza, non tanto per il loro interesse filosofico o speculativo ma perché da essi dipende il benessere e la vita di tantissime persone. La crescente pressione commerciale, il modo improprio di remunerazione degli attori in sanità, la diffusione di atteggiamenti culturali secondo i quali fare di più è sempre meglio, l’eccessivo ricorso alla tecnologia, la paura dei pazienti di ammalarsi e dei medici di sbagliare, la rinuncia alla comunicazione e al dialogo, una visione spesso distorta della scienza e del pensiero scientifico rappresentano altrettanti ostacoli al cambiamento. L’interazione di questi fattori determina uno dei più odiosi paradossi della medicina, quello di convivere con una grave crisi finanziaria che impedisce a parte delle persone di accedere a cure di cui avrebbero bisogno, mentre molte altre sono sottoposte a un eccesso di prestazioni inappropriate, inutili e in molti casi dannose. Insomma, senza un decisivo cambio di rotta ci stiamo dirigendo a grandi passi verso una medicina che invece di tutelare la salute diventa essa stessa fonte di disagio, di malessere e di malattia. Per questi motivi la Rete Sostenibilità e Salute, che raccoglie 26 Associazioni impegnate a proteggere, promuovere e tutelare la salute, ha elaborato un sintetico documento di analisi e di proposta che ci auguriamo sia preso in considerazione dalla rappresentanza politica, sociale e professionale come base di discussione, di approfondimento e di intervento. La Rete Sostenibilità e Salute Rete Sostenibilità e Salute: chi siamo? Siamo un insieme di associazioni che da anni si impegnano in maniera critica per proteggere, promuovere e tutelare la salute. Ogni associazione ha la sua storia e le sue specificità, ma siamo accomunati da una visione complessiva della salute e della sostenibilità. 1. Associazione Dedalo 97 2. Associazione Frantz Fanon 3. Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia 4. Associazione per la Decrescita 5. Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona ONLUS-Ente Morale 6. Associazione Scientifica Andria 7. Centro Salute Internazionale-Università di Bologna 8. Giù le Mani dai Bambini ONLUS 9. Medicina Democratica ONLUS 10. Movimento per la Decrescita Felice 11. NoGrazie 12. Osservatorio Italiano sulla Salute Globale 13. Osservatorio e Metodi per la Salute, Università di Milano-Bicocca 14. People’s Health Movement 15. Psichiatria Democratica 16. Rete Arte e Medicina 17. Rete Mediterranea per l’Umanizzazione della Medicina 18. Slow Food Italia 19. Slow Medicine 20. SIMP Società Italiana di Medicina Psicosomatica 21. Italia che cambia 22. Vivere sostenibile 23. Fondazione allineare sanità e salute 24. Federspecializzandi 25. Sportello Ti Ascolto – Rete di Psicoterapia sociale 26. ASSIS- Associazione di studi e informazione sulla salute Media relation Rete Sostenibilità e Salute – Portavoce: Jean-Louis Aillon – rete@sostenibilitaesalute.org – Sito: www.sostenibilitaesalute.org – Pagina Facebook: Rete Sostenibilità e Salute – Video: La rete Sostenibilità e Salute; La Carta di Bologna (spot), Presentazione della Carta di Bologna.

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E’ stato presentato ieri, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a Catanzaro, il documento finale del PDTA – Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale per le malattie renali nell’Area Centrale della Calabria, elaborato dall’apposito gruppo di lavoro, promosso dall’ASP di Catanzaro CZ e dall’ANED – Associazione nazionale emodializzati dialisi trapianto e composto da qualificate figure professionali delle Aziende Ospedaliere Pugliese-Ciaccio e Mater Domini, delle Aziende Sanitarie di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, dell’ANED, della SIN – Società italiana nefrologia e del CRT – Centro regionale trapianti.

Il documento, scaturito da un tavolo tecnico sollecitato dall’ANED Calabria, rappresenta una utile base per la definizione del PDTA regionale per il paziente nefropatico, unico strumento davvero efficace per la gestione delle patologie croniche. Un passo in avanti verso l’obiettivo della prevenzione delle malattie renali e della riduzione delle persone che ogni anno arrivano alla dialisi.
Si tratta di linee guida per un modello assistenziale della malattia renale che deve coinvolgere tutte le unità di nefrologia dell’area centro della Calabria e che si spera venga adottato su tutto il territorio regionale. In particolare questo PDTA mira a creare un percorso orientato alla completezza della presa in carico del paziente nefropatico, dalla prevenzione della malattia renale, alle terapie sostitutive (dialisi) della funzione renale, dal trapianto al follow-up post-trapianto.
Erano presenti all’incontro il Commissario Massimo Scura, Giuseppe Perri dg dell’ASP di Catanzaro, Antonio Belcastro dg del “Mater Domini”, Antonio Montuoro segretario regionale ANED, Pellegrinio Mancini direttore Centro regionale trapianti, Paola Cianfrone Società italiana nefrologia, Pasquale Scarmuzzino vice presidente nazionale ANED, Enzo Bruno presidente Provincia di Catanzaro.

Nel corso della conferenza stampa, coordinata dall’addetto stampa dell’ASP di Catanzaro dott. Pasquale Natrella, sono emersi alcuni dati relativi alla malattia renale cronica, che rappresenta oramai un’importante causa di morbilità della popolazione generale e costituisce un problema rilevante di salute pubblica: si calcola che in Italia la patologia renale colpisce oltre il 7% della popolazione generale, conta quasi 50.000 dializzati, più di 22.000 trapiantati di rene, 7.000 in lista d’attesa, otre 3.000.000 di pazienti con Insufficienza renale cronica. Sono numeri che chiariscono il perché in non poche occasioni di confronto tra i vari protagonisti del sistema sanitario, la malattia renale viene indicata come una pandemia.
Il PDTA si fonda su un principio olistico e dinamico della gestione del paziente nefropatico in terapia conservativa, in emodialisi e in dialisi peritoneale, con percorsi di presa in carico e gestione integrata che realizzino il pieno coinvolgimento di più figure professionali: nefrologo, medico di medicina generale, infermieri, cardiologo, diabetologo, dietista, psicologo, ecc., come previsto dal documento di indirizzo per la malattia renale cronica e dal piano nazionale della cronicità. Il documento sottolinea l’importanza del supporto psicologico al paziente in terapia dialitica e fornisce validi strumenti gestionali di questo fondamentale aspetto, oggi praticamente trascurato in quasi tutti i centri dialisi del territorio nazionale.
Le strutture sanitarie addette alla presa in carico del paziente nefropatico sono enumerate per ambiti di competenza e suddivise secondo le linee dettate dal DCA 30/2017, con criterio hub-spoke- territorio.

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Un manuale metodologico, un sistema di valutazione, una piattaforma informatica e un sito per la pubblicazione delle linee guida messi a punto dal Centro Nazionale per l’Eccellenza Clinica la Qualità e la Sicurezza delle cure (CNEC)

Sarà presentato oggi presso l’Istituto Superiore di Sanità il nuovo Sistema Nazionale Linee Guida – SNLG che diventa l’unico punto di accesso per cittadini e operatori sanitari a linee guida di pratica clinica validate dall’Istituto, come previsto dalla Legge 24/2017 sulla responsabilità professionale.
Nel corso della presentazione verranno illustrate le varie sezioni del sito dell’SNLG (https://snlg.iss.it), la procedura di valutazione della qualità metodologica e dei contenuti delle Linee Guida prodotte dai soggetti riconosciuti idonei dal Ministero della Salute e la piattaforma informatica (https://piattaformasnlg.iss.it) attraverso cui questi potranno richiederne la valutazione ai fini della pubblicazione nell’SNLG.
Il nuovo SNLG, sviluppato e gestito dal Centro Nazionale per l’Eccellenza Clinica la Qualità e la Sicurezza delle cure (CNEC) dell’Istituto Superiore Sanità (ISS), ha visto anche l’elaborazione di un manuale metodologico per lo sviluppo delle Linee Guida di pratica clinica, basato su metodologie validate e riconosciute a livello internazionale.
Il Sistema, inoltre, permette una maggiore partecipazione dei cittadini, delle associazioni di pazienti, delle società scientifiche ed altri stakeholder i quali, attraverso la suddetta piattaforma informatica, potranno esprimere i propri commenti nelle fasi di consultazione previste per lo sviluppo delle linee guida dell’ISS, riconoscendo così un ruolo sempre più attivo dei pazienti e dei cittadini nelle scelte di salute.
Infine, nel sito è presente anche una sezione dedicata alle buone pratiche clinico-assistenziali relative ad aree per le quali non sono ancora disponibili linee guida validate, per fornire agli operatori sanitari riferimenti affidabili per la pratica professionale e la salute pubblica.
“Questo nuovo Sistema crea una straordinaria opportunità per il Servizio Sanitario Nazionale, aumentando la possibilità di fornire ai cittadini assistenza e cure socio-sanitarie contrassegnate da un più alto tasso di appropriatezza e aderenza ai più aggiornati standard clinici e alle evidenze scientifiche – afferma il Presidente dell’ISS Walter Ricciardi – Il ruolo di garante metodologico svolto dal nostro Centro Nazionale per l’Eccellenza Clinica ci permette di stabilire anche in questo ambito un modello di governance nazionale”.
“Abbiamo lavorato con l’obiettivo di avere un sistema rigoroso e coerente – aggiunge il direttore del CNEC Primiano Iannone – in modo che il Sistema Nazionale Linee Guida sia lo strumento cardine per ottenere quell’allineamento di efficacia clinica, appropriatezza professionale e organizzativa, equità, sicurezza e umanizzazione delle cure che può garantire la sostenibilità del nostro Servizio Sanitario Nazionale e la sua tenuta rispetto alle formidabili sfide che lo attendono nel prossimo futuro”.
Le linee guida di pratica clinica sono uno strumento di supporto decisionale finalizzato a consentire che, fra opzioni alternative, sia adottata quella che offre un migliore bilancio fra benefici ed effetti indesiderati, tenendo conto della esplicita e sistematica valutazione delle prove disponibili, commisurandola alle circostanze peculiari del caso concreto e condividendola, laddove possibile, con il paziente o i caregivers.
La legge n. 24/2017 (o legge Gelli-Bianco) ha affidato un ruolo fondamentale alle linee guida per la tutela della sicurezza e la qualità delle cure. Essa, infatti, stabilisce che gli esercenti le professioni sanitarie nell’esecuzione delle prestazioni sanitarie debbano attenersi, salve le specificità del caso concreto, alle raccomandazioni previste dalle linee guida pubblicate nell’SNLG, previa verifica di conformità della metodologia adottata a standard internazionalmente riconosciuti e resi pubblici da parte dell’Istituto stesso.

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Le nuove linee guida dell’Oms prevedono un’eliminazione dell’uso degli antibiotici negli allevamenti di animali al fine di abbattere il tasso di resistenza agli antibiotici nell’uomo. L’obiettivo delle nuove linee guida è quello di ridurre notevolmente l’uso degli antibiotici negli allevamenti: infatti, in alcuni paesi l’80% dell’uso degli antibiotici è utilizzato in ambiente animale al fine di garantire uno sviluppo sano dei capi di bestiame. Questa tendenza potrebbe accrescere la resistenza dei virus agli antibiotici, soprattutto sull’uomo. Secondo una dichiarazione del direttore generale del Oms TedrosGhebreyesus questo trend porterebbe alla conseguente mancanza di antibiotici efficaci che rappresenta una condizione tanto quanto grave a quella di un’epidemia improvvisa e mortale.
A tal proposito si ricorda che l’Unione Europea, al fine di intervenire e invertire il trend, a partire dal 2006 ha già vietato l’uso degli antibiotici all’interno di allevamenti, promuovendo metodi alternativi per la crescita animale come il miglioramento delle condizioni igieniche ed un uso più estensivo delle vaccinazioni dei capi di bestiame.

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Coprono tutte le fasi dell’accoglienza

Per eliminare le incertezze sulla materia sono state pubblicate le prime linee guida sui controlli sanitari ai profughi intercettati dal sistema di accoglienza italiano. Il documento, preparato dall’Iss, dall’Istituto Nazionale per la promozione della salute (Inmp) e dalla Società Italiana di medicina delle Migrazioni è stato presentato alla Camera e verrà inviato a tutti gli operatori. Le linee guida sono state prodotte sulla base di 1.059 documenti scientifici. Sono state prese in considerazione le principali malattie infettive e diffusive (tubercolosi, malaria, epatite B e C, HIV, parassitosi, infezioni sessualmente trasmissibili) e alcune patologie cronico-degenerative (diabete, anemie, ipertensione, carcinoma cervice uterina). Gli esperti hanno elaborato delle raccomandazioni di taglio clinico-organizzativo, incardinandole all’interno di un percorso che va dalla valutazione iniziale in fase di soccorso alla visita medica completa in prima accoglienza, fino alla “presa in carico” vera e propria nella seconda accoglienza.
“La Linea guida – ha spiegato Concetta Mirisola, presidente dell’Inmp – promuove l’appropriatezza clinica e organizzativa, evita gli sprechi e la medicina difensiva che si basa su informazioni sbagliate”. L’Italia, ha sottolineato il presidente dell’Iss Walter Ricciardi, è uno dei pochi paesi che garantisce a tutti l’assistenza sanitaria. “Ci sono studi – ha affermato – che dimostrano che i paesi che si occupano bene della salute dei migranti si occupano bene anche di quella dei cittadini”. Il documento, ha spiegato Ranieri Guerra, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, copre tutte le fasi dell’accoglienza. “Ben vengano le linee guida, che colmano un vuoto che si crea tra lo sbarco e quando vanno nel centro di accoglienza”.

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Per non correre rischi e riconoscere sintomi

Si nasconde in quanto ci sia di più innocuo all’apparenza, come le conserve della mamma: dai carciofini e le melanzane sottolio alle olive in salamoia. E’ il botulino, il veleno naturale più potente per l’uomo. Può essere letale già in piccolissime dosi, anche se gli episodi di avvelenamento, fortunatamente sono rari. “In Italia si registrano ogni anno mediamente 20-30 casi, 5 dei quali mortali”. A sottolinearlo sono le “Linee Guida per la corretta preparazione delle conserve alimentari in ambito domestico”, presenti sul portale del Ministero della Salute.
Nel nostro Paese la prevalenza di intossicazione è più alta che altrove, perché abbiamo una radicata tradizione di conserve.
Ma abbiamo anche la migliore capacità diagnostica. Dal 1995 vige la notifica obbligatoria presso il Centro di Riferimento per il Botulismo presso l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), da cui arrivano i consigli per ‘l’arte della conservazione’. In primo luogo assicurare l’igiene personale e della cucina e ispezionare bene le materie prime: mai usare quelle ‘che stanno quasi per andare a male’. Quindi sanificare correttamente i contenitori: non basta lasciarli per un paio di minuti in acqua bollente, ne servono 5-10. Una volta aperti, vanno conservati in frigo e per poco tempo, variabile a seconda del preparato: da poche settimane per la salamoia a quasi 2 mesi in caso di sottaceti.
Meno a rischio sono le marmellate, per via dell’acidità della frutta e dello zucchero che costituiscono un terreno in cui è più difficile per il batterio proliferare. Intervenire urgentemente con siero antibotulinico può salvare la vita, perché l’intossicazione può causare arresto cardiaco e respiratorio. Per questo è importante riconoscere i sintomi, che si manifestano circa 12-48 ore dopo l’ingestione del cibo contaminato, con scarsa mobilità oculare, difficoltà a mettere a fuoco, spossatezza, bocca asciutta, nausea e diarrea. Il tutto in assenza di febbre.

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Nuove linee guida per salvare 300mila mamme e 5 mln di bimbi

In gravidanza servono almeno otto visite dal medico per ridurre la mortalità sia della mamma che del bambino, che devono essere usate anche per dare consigli nutrizionali e sull’attività fisica da praticare alle gestanti. A prescriverle sono le nuove raccomandazioni appena pubblicate dall’Oms, secondo cui nel mondo 303mila donne sono morte lo scorso anno per cause legate alla gravidanza, 2,7 milioni di bambini sono morti nei primi 28 giorni di vita e 2,6 milioni sono nati già morti. Le vecchie linee guida prevedevano solo quattro visite, che sono però insufficienti secondo gli esperti dell’organizzazione.
Dopo un primo contatto entro le prime 12 settimane, spiega il documento, che contiene 49 indicazioni dalla dieta ai supplementi necessari, ulteriori visite andrebbero fatte a 20, 26, 30, 34, 36, 38 e 40 settimane di gravidanza. Prima delle 24 settimane va fatta un’ecografia per valutare eventuali anomalie fetali. “Un maggior numero di contatti tra le donne e gli operatori sanitari lungo tutta la gravidanza facilita l’adozione di misure preventive, l’individuazione di rischi, riduce le complicanze e migliora le disuguaglianze nell’assistenza – spiega Anthony Costello, direttore dell’ufficio Salute neonatale e materna dell’Oms -. L’assistenza per le donne alla prima gravidanza è fondamentale, e determina anche quella delle successive”.

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Evitare infezioni in 29 mosse, elaborate da esperti mondiali

Doccia prima di sottoporsi a intervento chirurgico, niente rasoio e antibiotici solo per prevenire le infezioni prima e durante l’operazione, e non dopo. Sono alcune raccomandazioni previste nelle nuove Linee Guida per evitare le infezioni in sala operatoria messe a punto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). L’elenco in 29 mosse, elaborato da 20 tra i maggiori esperti mondiali e pubblicato il 3 novembre su The Lancet Infectious Diseases, mira a salvare vite umane, ridurre i costi delle ospedalizzazioni e arrestare la diffusione di superbatteri.
Che siano dovute a interventi chirurgici, trapianti di organi, parti cesarei o protesi, le infezioni causate da batteri che penetrano nelle incisioni fatte durante le operazioni minacciano la vita di milioni di pazienti ogni anno e contribuiscono alla diffusione della temuta resistenza agli antibiotici, che sta mettendo a rischio le conquiste della medicina moderna. Nei paesi a basso e medio reddito, l’11% dei pazienti che si sottopongono a intervento chirurgico contrae infezione, con conseguenti ricoveri più lunghi, maggiori costi medici e aumento della mortalità. Ma il problema riguarda anche i paesi ricchi: negli Stati Uniti, ad esempio, le infezioni post operatorie fanno sì che i pazienti trascorrano complessivamente 400.000 giorni in più in ospedale ogni anno, per un costo di 900 milioni di dollari.
Le Linee Guida dell’Oms sono dunque il primo tentativo organico, a livello internazionale, di mettere a sistema le conoscenze scientifiche sul tema. Comprendono 13 raccomandazioni per il periodo che precede l’intervento chirurgico e 16 per la prevenzione durante e dopo l’operazione. Si va da semplici precauzioni, come far sì che pazienti facciano la doccia prima di andare sotto i ferri, al modo migliore per disinfettare le mani strofinandole per bene, al consiglio di utilizzare suture antibatteriche. Rasare peli è fortemente sconsigliato e, se non si può fare a meno di tagliare i capelli, meglio usare le forbici. Per fermare la diffusione della resistenza agli antibiotici l’Oms raccoma inoltre che gli antibiotici siano utilizzati per prevenire le infezioni prima e durante l’intervento chirurgico, ma non dopo, come spesso si fa. Uno studio pilota in quattro paesi africani ha dimostrato che l’attuazione di un selezione delle nuove raccomandazioni potrebbe tradursi in una riduzione del 39% delle infezioni.

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Batteri causano aborti e infertilità, ma sempre più resistenti

In risposta a una sempre maggior diffusione della resistenza agli antibiotici, arrivano dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) le nuove linee guida per curare Clamidia, Gonorrea e Sifilide, tre comuni malattie a trasmissione sessuale che insieme colpiscono quasi 215 milioni di persone al mondo ogni anno.

Si stima infatti che ogni anno 131 milioni di persone contraggono la clamidia, 78 milioni la gonorrea e 5,6 milioni la sifilide. Causate da batteri e curabili con antibiotici, se non trattate possono diventare causa di infiammazioni pelviche, aborti spontanei, nascite pretermine e infertilità maschile e femminile. Stanno diventando però sempre più difficili da trattare, anche a causa di un uso improprio di antibiotici.

Delle tre, la gonorrea ha sviluppato la resistenza più forte, tanto che sono già stati individuati ceppi multi-resistenti che non rispondono ad alcun antibiotico disponibile. Per questa malattia, ad esempio, le nuove linee guida dell’Oms sconsigliano l’uso di chinoloni, una classe di antibiotici caratterizzata da alti livelli di resistenza. Per curare la sifilide, invece, si raccomanda una singola dose di penicillina benzatina iniettata in muscolo, che risulta essere più efficace e più economica di antibiotici orali. “Le nuove linee guida rafforzano la necessità di trattare queste malattie con l’antibiotico giusto, al giusto dosaggio e nel momento giusto, per ridurre la loro diffusione e migliorare la salute sessuale e riproduttiva. Per fare questo, i servizi sanitari nazionali devono monitorare i modelli di resistenza agli antibiotici per queste infezioni nei propri paesi”, commenta Ian Askew, direttore della Salute riproduttiva dell’Oms, che esorta i vari Stati ad aggiornare le linee guida nazionali. Se utilizzati correttamente, ricorda infine l’Oms, i preservativi sono un metodo efficace di protezione.