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Visitabile sino al 16 giugno alla Biblioteca San Pellegrino di Reggio Emilia la mostra organizzata dal Progetto Lic Donna dell’Ausl IRCCS di Reggio Emilia nell’ambito del Circuito Off di Fotografia Europea

Sarà visitabile sino a sabato 16 giugno alla Biblioteca San Pellegrino “Marco Gerra” di Reggio Emilia la mostra “Fotografare le emozioni: il cambiamento attraverso la malattia oncologica” proposta all’interno del circuito off di Fotografia Europea edizione 2018.
L’esposizione, curata dalla psicologa Loredana Buonaccorso e dal fotografo Luigi Ottani e inaugurata il 20 aprile alla presenza del vice sindaco Matteo Sassi, è frutto del laboratorio esperienziale proposto nell’ambito delle attività del Progetto LIC Donna in collaborazione con l’Unità di Psico-Oncologia dell’AUSL-IRCSS di Reggio Emilia. A frequentarlo sono state persone che hanno vissuto la malattia oncologica in prima persona oppure come familiari e amici di pazienti.
“La mostra è il dono di coloro che hanno partecipato, impegnandosi a fare qualcosa di nuovo e anche di difficile, facendolo per sé, per la cura di sé e per le persone che avranno voglia di ascoltare e sentire queste emozioni” spiega Loredana Buonaccorso.
Il laboratorio ha tracciato un percorso simbolico di elaborazione dell’esperienza legata alla malattia e all’ascolto delle emozioni. L’arte, espressa attraverso l’uso della fotografia, è stata strumento per facilitare un ascolto spesso difficile a tradursi in parole per la sua complessità, per i suoi apparenti contrari ma anche per la vicinanza alla vita. L’esposizione tende ad aprire a una ricostruzione di significati vicini agli affetti, ai bisogni, alle relazioni, alla riscoperta di ciò che è vita anche attraverso la perdita, proprio e nonostante la malattia.
“La fotografia può essere strumento di comprensione di sé, soprattutto nelle situazioni che mettono a dura prova i vissuti emotivi” sottolinea Luigi Ottani, “ma anche comunicazione profonda di un’esperienza che è tale se alla tecnica si affianca la dimensione emotiva, cioè l’intenzione di trasmettere un vissuto di senso e significato”.
Per la realizzazione del progetto è stato fondamentale il sostegno del gruppo di lavoro della Biblioteca San Pellegrino e dell’Ufficio Pari Opportunità del Comune di Reggio Emilia.
La mostra è visitabile negli orari di apertura della sede in via Rivoluzione d’Ottobre n.29 (martedì, giovedì, sabato dalle 9 alle 12.30, nei pomeriggi da lunedì a venerdì dalle 14.40 alle 19.00).
https://www.fotografiaeuropea.it/off2018/mostre/loredana-buonaccorso-luigi-ottani/

Luigi Ottani, 1965, Modena. Fotografo e giornalista, ha pubblicato i suoi scatti sulle maggiori testate nazionali. Alterna ricerche sui microcosmi italiani a racconti di reportage internazionale. Con numerose pubblicazioni e mostre ha raccontato temi sociali del mondo contemporaneo.

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La recente celebrazione della Giornata Mondiale contro il Cancro ha ricordato come la patologia, solo in Italia, colpisce un considerevole numero di pazienti: ben 369.000 i nuovi casi registrati nel 2017 (192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine) e più di 3 milioni e trecentomila le persone che, oggi, vivono con una diagnosi di tumore.
Complessivamente la sopravvivenza a 5 anni fa registrare dati decisamente più alti nelle donne (63%) rispetto ai valori riportati per gli uomini (54%); questa differenza è determinata soprattutto dal tumore alla mammella, che rappresenta la neoplasia più frequente nel genere femminile ma che si caratterizza per una buona prognosi.
“Fino a pochi anni fa – commenta il Prof. Antonio Pellicer, Presidente Gruppo IVI – una diagnosi di tumore escludeva la possibilità di una gravidanza dopo la guarigione perché le terapie utilizzate per combattere la malattia possono compromettere la normale funzionalità delle ovaie e quindi la fertilità delle pazienti. Ma oggi – prosegue il Prof. Pellicer – la paziente oncologica può ricorrere a tecniche per preservare la capacità riproduttiva e, quindi, può rimanere incinta anche dopo trattamenti farmacologici e chirurgici importanti”.
La tecnica più diffusa è la vitrificazione degli ovociti che ormai garantisce tassi di successo nelle gravidanze analoghi all’utilizzo di ovociti freschi: attraverso la vitrificazione gli ovociti vengono conservati mediante un raffreddamento ultrarapido che evita la formazione di cristalli di ghiaccio, proteggendo così gli ovuli per il tempo necessario.
“Per le pazienti oncologiche – afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – la prospettiva di una gravidanza dopo la malattia può rappresentare un fattore determinante per affrontare il faticoso percorso terapeutico che le aspetta. IVI già dal 2007 promuove un programma gratuito di preservazione della fertilità dopo eventi di carattere oncologico dal titolo “Madre dopo il cancro, Padre dopo il cancro”, al quale hanno aderito 908 donne che hanno deciso di vitrificare i propri ovociti e che ha permesso la nascita di 25 bambini sani. Le donne, infatti, una volta guarite possono sottoporsi a una fecondazione in vitro con gli ovociti scongelati; è importante sottolineare che il programma IVI non impone nessun vincolo all’utilizzo degli ovociti vitrificati”.