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Da sempre il colesterolo è il nemico numero uno per la salute del nostro cuore e delle nostre arterie. Nel mondo occidentale, la dieta abbondante e ricca di grassi accompagnate alla vita sedentaria, hanno regalato, alle malattie cardio-vascolari, il triste primato di principale causa di morte.

Sono sempre di più gli studi che puntano il dito sul colesterolo e sul suo abbattimento come terapia per ridurre il rischio di ictus e infarto. Il più recente, come illustrato dal New England Journal of Medicine,  è IMPROVE-IT, presentato al convegno annuale dell’American Heart Association.

Lo studio ha coinvolto 18.144 pazienti seguiti per quasi 9 anni. L’obiettivo dell’indagine è stato valutare se la riduzione del colesterolo LDL, impiegando l’associazione tra simvastatina e ezetimibe, potesse ridurre il rischio di ulteriori affezioni cardiovascolari: nelle persone ad alto rischio trattate con le sole statine il rischio non diminuisce del tutto, mentre i pazienti curati con entrambe le molecole hanno avuto un numero inferiore di eventi cardiovascolari maggiori, vale a dire una riduzione del 13% degli infarti miocardici acuti, del 21% degli ictus cerebrali e del 6,4% degli eventi cardiovascolari in genere.

La combinazione tra simvastatina e ezetimibe ha il pregio di ridurre in modo rapido i livelli di colesterolo LDL riducendo gli effetti collaterali delle statine che rappresentano la principale causa di abbandono delle terapie post-infartuali.

“La scarsa aderenza alla terapia si verifica in molte malattie croniche e riguarda anche i pazienti infartuati, che dopo un primo periodo di timore e di buoni propositi, abbandonano i farmaci. – spiega Claudio Rapezzi, Direttore UO Cardiologia del Policlinico di S. Orsola, di Bologna “I pazienti ad alto rischio devono invece abbassare il colesterolo LDL senza limiti verso il basso, anche a 30-50mg/dL. Con la terapia della “doppia inibizione” si riesce ad ottenere, nei pazienti ad alto rischio e che hanno già un livello di colesterolo LDL sotto la soglia di sicurezza di 70mg/dL, un’ulteriore riduzione del rischio cardiovascolare”.

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ROMA – Dall’Organizzazione Mondiale della Sanità arriva l’invito a non consumare più di 5 grammi di sale al giorno. Una raccomandazione che si rende necessaria dopo che è stato ampiamente dimostrato che il consumo eccessivo di sale nella alimentazione è responsabile dello sviluppo di malattie cardio-cerebrovascolari, tumori, osteoporosi, malattie renali. La riduzione del sale nell’alimentazione è una priorità dell’Oms e dell’Unione Europea, nell’ambito delle strategie di prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili, nonché uno degli obiettivi perseguiti dal Ministero della Salute con il programma “Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari”, ribadito nel nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018, per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili.
Intanto gli studi sinora realizzati – con il primo progetto – hanno permesso di scoprire che negli uomini il consumo di sale è pari a 10,8 grammi e nelle donne a 8,4 grammi. Nei ragazzi esaminati di età compresa fra 8 e 11 anni i valori medi di consumo sono risultati al di sopra delle raccomandazioni dell’Oms (7,4 grammi nei ragazzi, 6,7 grammi nelle ragazze). Non solo. Dalle ricerche si evidenzia che su un campione di soggetti ipertesi è emerso che, anche in questa popolazione a rischio, oltre il 90% degli uomini e l’80% delle donne consuma più di 5 g al giorno di sale. Ma è con il secondo progetto che sono stati raggiunti i primi risultati. Con l’iniziativa denominata “Meno sale più salute”, a tre anni di distanza dagli Accordi tra il Ministero della salute e le Associazioni dei panificatori per la riduzione del sale nel pane in attuazione di “Guadagnare salute”, è stata registrata una diminuzione del 12% di consumo di sale nell’alimentazione. Ma non basta perchè, nonostante tutto, l’assunzione di sale resta pari a quasi il doppio di quello raccomandato dall’Oms. Dalla Campania arrivano risultati incoraggianti raggiunti grazie al progetto “Meno sale più salute”: si tratta di un programma di intervento di comunità finalizzato alla riduzione del consumo di sale nella popolazione e ne ha dimostrato la fattibilità. Grazie agli ottimi risultati raggiunti, è probabile che il progetto possa essere esteso anche alle altre regioni italiane.

12 Marzo 2015