Special con tutti i video

Guarda qui tutti i video realizzati per l’evento “OVERCLASSES IN MALATTIE DELL’APPARATO RESPIRATORIO”. Le interviste realizzate da Salvo Falcone, sono state registrate in occasione del Congresso Evento svoltosi a Catania e organizzato da Idea Congress su iniziativa del dott. Alfio Pennisi, responsabile dell’Unità funzionale di Malattie dell’Apparato Respiratorio presso il Centro Riabilitativo Mons. Giosuè Calaciura di Biancavilla; e vertice dell’UO di Pneumologia CdC “Musumeci Gecas” di Gravina di Catania.

 

 

 

 

 

 

 

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Dopo il grande successo delle precedenti edizioni, sabato 9 marzo si terrà la Terza Giornata per le Malattie Neuromuscolari (GMN 2019) contemporaneamente in 17 città italiane. Il progetto è ideato e promosso dall’Alleanza Neuromuscolare che include l’Associazione Italiana Sistema Nervoso Periferico (ASNP), l’Associazione Italiana di Miologia (AIM) e Fondazione Telethon. La manifestazione nasce da un’idea di Angelo Schenone, professore presso l’Università degli studi di Genova e Presidente dell’Associazione Italiana Sistema Nervoso Periferico (ASNP) e di Antonio Toscano, professore dell’Università degli Studi di Messina, past-president dell’Associazione Italiana Miologia (AIM). L’istituzione della Giornata per le Malattie Neuromuscolari ha tra i suoi obiettivi principali quello di venire incontro alla sempre presente richiesta di informazioni provenienti dalle diverse componenti che agiscono nell’ambito delle Malattie Neuromuscolari, soprattutto pazienti e famiglie e di promuovere un’adeguata divulgazione degli avanzamenti diagnostici e terapeutici. Nel corso degli anni è notevolmente cresciuto l’interesse per le Malattie Neuromuscolari, che spesso risultano essere all’ordine del giorno dal punto di vista delle attività assistenziali e scientifiche. Inoltre, le Malattie Neuromuscolari sono al 90% malattie rare e si presentano spesso con un andamento progressivo, degenerativo e quindi cronico. Non va dimenticato però come vi siano anche patologie neuromuscolari acquisite, per esempio le neuropatie diabetiche, considerate molto frequenti anche in Italia. Per tutte queste ragioni oggi l’interesse per le malattie neuromuscolari dei media, delle Istituzioni, degli Operatori sanitari e delle Associazioni dei Pazienti è infatti notevolmente cresciuto, anche in ragione di nuove recenti terapie. In ognuna delle 17 città (Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Parma, Pisa, Roma, Siena, Torino, Udine, Verona), sedi di Centri esperti di Malattie Neuromuscolari, nella giornata di sabato 9 marzo saranno organizzati degli incontri il cui scopo è quello di offrire a specialisti, associazioni di pazienti, infermieri, fisioterapisti, medici di base, pediatri un aggiornamento sullo stato dell’arte a livello nazionale, regionale e territoriale riguardo diagnosi, terapia e presa in carico del paziente con Malattie Neuromuscolari. Non meno importante, è prevista la partecipazione di studenti in Medicina e in Fisioterapia per garantire la formazione dei futuri operatori sanitari nel campo delle Malattie Neuromuscolari. Anche l’edizione della Giornata per le Malattie Neuromuscolari 2019 sarà una preziosa occasione di incontro e confronto sui progressi diagnostici e terapeutici, sull’impegno delle figure professionali dedicate, sulle offerte delle strutture ospedaliere e del territorio e, soprattutto, sui bisogni dei pazienti e dei loro familiari. Anche quest’anno, in tutte le sedi, il giorno precedente la manifestazione ovvero venerdì 8 marzo, saranno attivati dei punti di ascolto per coloro che vorranno discutere eventuali problematiche con medici esperti in malattie neuromuscolari. La Giornata ha ottenuto il Patrocinio dalla Società Italiana di Medicina Generale e delle cure primarie (SIMMG), dalla Società Italiana di Neurologia (SIN) e dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO). I programmi delle singole sedi e le informazioni relative al progetto sono disponibili sul sito www.giornatamalattieneuromuscolari.it. Per partecipare sarà necessario iscriversi attraverso il sito www.giornatamalattieneuromuscolari.it, scegliendo la città di riferimento.

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Da autismo a schizofrenia, un passo avanti verso la medicina di precisione

Mini cervelli umani ricreati in 3D mostrano ‘in diretta’ lo sviluppo delle connessioni nervose del feto, permettendo così di osservare e correggere in provetta i meccanismi ‘inceppati’ responsabili dell’insorgenza di malattie neurologiche di origine genetica, come particolari forme di autismo e schizofrenia. Il risultato, che rappresenta un importante passo avanti verso la medicina di precisione, è pubblicato su Nature dall’università californiana di Stanford. 

I ricercatori, guidati dal neuroscienziato Sergiu Pasca, hanno riprogrammato alcune cellule della pelle umana trasformandole in staminali indotte e poi in cellule nervose. Una volta differenziate, queste cellule sono state coltivate in 3D per formare due strutture sferiche che ‘mimano’ la porzione dorsale e quella ventrale della regione del cervello chiamata ‘prosencefalo’. 
Nel giro di tre giorni, i due ‘sferoidi’ posti nella stessa piastra per la coltura si sono fusi spontaneamente e hanno dato vita alla migrazione dei neuroni da uno sferoide all’altro, proprio come avviene tra le due porzioni del prosencefalo fetale durante la seconda metà della gravidanza. Lo stesso esperimento è stato rifatto usando cellule prelevate da pazienti affetti da una malattia genetica molto rara e letale chiamata ‘sindrome di Timothy’, caratterizzata da disturbi di tipo autistico ed epilettico. In questo caso, si è osservato che il meccanismo di migrazione dei neuroni è alterato, ed è stato perfino possibile correggerlo grazie all’impiego di due farmaci. 

La rivista Nature pubblica anche un secondo studio condotto dal gruppo di ricerca dell’italiana Paola Arlotta, all’Università di Harvard, che è riuscito a sviluppare dei cervelli in miniatura che possono essere mantenuti in coltura per un tempo molto lungo, superiore ai nove mesi. Questi organoidi contengono diversi tipi di cellule al loro interno, incluse cellule nervose della retina: per questo è possibile ‘telecomandare’ la loro attività con la luce.

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Progetto Ue con Università Torino su 250mila neonati e genitori

Essere sottoposti ancora prima della nascita a fattori di stress, espone a un maggior rischio di ammalarsi: su questa relazione è incentrato il progetto europeo LifeCycle per la creazione del primo European Child Cohort Network. Finanziato con 10,4 milioni di euro nell’ambito delle attività Horizon 2020, riunirà 250mila neonati e genitori. I risultati della ricerca saranno tradotti in nuove politiche di prevenzione e intervento focalizzate sulla prima fase della vita.
Saranno identificate le esposizioni che agiscono precocemente nella vita influenzando lo sviluppo e il rischio di malattie non trasmissibili nell’intero ciclo della vita, gli interventi per ridurle e per generare modelli predittivi di rischio e sviluppare delle app sulle esposizioni precoci. L’Università di Torino, unico partner italiano del consorzio multinazionale e multidisciplinare che ne riunisce 18 provenienti da 10 diversi paesi europei e dall’Australia, riceverà un finanziamento di oltre 500 mila euro per sviluppare la componente metodologica, creare gli indicatori per valutare l’impatto dello stato socioeconomico sui tre outcome di salute del progetto: salute mentale, respiratoria e cardio-metabolica.
Il progetto si propone di arricchire i dati già disponibili con nuovi indicatori di esposizione ambientale (inquinamento atmosferico, rumore, elementi urbani), socio economica (disponibilità economica famigliare, livello di studio, migranti di primo o seconda generazione) e di stili di vita (dieta, attività fisica, fumo e alcool, pattern di sonno).

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I suoi effetti potenziati dall’azione del licopene

Confermati i benefici del pomodoro nella prevenzione delle malattie cardiovascolari: da solo contribuisce a ridurre il colesterolo, mentre il licopene, sostanza antiossidante di cui è ricco, migliora la pressione del sangue. E’ la conclusione della revisione di 21 studi, condotta dai ricercatori della Northumbria University e pubblicata sulla rivista Atherosclerosis.
In particolare lo studio ha verificato i benefici del consumo dei prodotti a base di pomodoro associati agli integratori con licopene (sostanza naturale di origine vegetale) nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Si è così visto che i prodotti a base di pomodoro hanno ridotto i valori del colesterolo e migliorato alcuni valori di rischio cardiovascolare, mentre gli integratori al licopene agiscono sulla pressione. ”E’ interessante osservare – commenta in una nota Andrea Poli, presidente di Nutrition Foundation of Italy – come gli effetti protettivi del licopene e dei derivati del pomodoro siano complementari e non sovrapponibili tra di loro.
Il pomodoro migliorerebbe il profilo lipidico, ed il licopene (di cui il pomodoro è molto ricco) i valori della pressione sanguigna lekarna-slovenija.com. Gli alimenti come il pomodoro, e i loro principi attivi purificati, come il licopene, sembrano agire in sinergia nella prevenzione cardiovascolare, ciascuno aggiungendo qualcosa agli effetti protettivi dell’altro”.

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Altre ancora controllate male per abbandono vaccini

Il morbillo e’ forse la punta dell’iceberg ma sono molte le malattie che ritornano, quasi eradicate e per questo finite nel dimenticatoio delle paure dei genitori. L’allarme del Ministero della Salute arriva dopo numerosi alert sostanzialmente di tutti gli organismi sanitari nazionali e internazioni, a partire dall’Oms. Ecco cosa i medici e le istituzioni sanitarie temono, i sorvegliati speciali della salute pubblica.
– PERTOSSE. In paesi come l’Inghilterra, spiga Gianni Rezza infettivologo dell’Istituto Superiore di Sanita’, il problema e’ cosi’ sentito che c’e’ un programma di vaccinazione delle mamme.
In Europa nel 2014 ci sono stati oltre 40 mila casi riportati di pertosse secondo l’ultimo rapporto epidemiologico annuale ECDC (aggiornato al 7 luglio 2016). La vaccinazione per la pertosse in Italia è compresa nel vaccino esavalente per la fascia pediatrica fino ai 12 mesi, nei richiami successivi è prevalentemente in combinazione con difterite e tetano, spiega Rocco Russo, componente del tavolo tecnico sui vaccini della Societa’ Italiana di Pediatria. – DIFTERITE. La difterite è una malattia infettiva acuta provocata dal batterio Corynebacterium diphtheriae. Una volta entrato nel nostro organismo, questo agente infettivo rilascia una tossina che può danneggiare, o addirittura distruggere, organi e tessuti. Gli organi coinvolti variano a seconda del tipo di batterio: il più diffuso colpisce la gola, il naso e talvolta le tonsille, mentre un altro tipo, presente soprattutto nelle zone tropicali, provoca ulcere della pelle. Il vaccino e’ disponibile dal 1920 ma negli anni della seconda guerra mondiale e anche dopo fu una delle piaghe peggiori per la mortalita’ infantile. Ora ci sono focolai di difterite in Est Europa dove la copertura vaccinale e’ bassa. La Federazione degli ordini dei medici non esclude possano arrivare in Italia. – POLIO. La poliomielite è una grave malattia infettiva a carico del sistema nervoso centrale che colpisce soprattutto i neuroni motori del midollo spinale. Descritta per la prima volta da Michael Underwood, medico britannico, nel 1789, la poliomielite è stata registrata per la prima volta in forma epidemica nell’Europa di inizio XIX secolo e poco dopo negli Stati Uniti.
La diffusione della polio ha raggiunto un picco negli Stati Uniti nel 1952 con oltre 21mila casi registrati. In Italia, nel 1958, furono notificati oltre 8mila casi. L’ultimo caso americano risale al 1979, mentre nel nostro paese è stato notificato nel 1982. Presente ancora in Medio Oriente e in Nigeria. E’ forse la piu’ tenuta a causa dei gravissimi danni che provoca. Ma oltre a questa secondo Rezza anche anche malattie sono ”mal controllate” come la varicella, l’epatite A e anche il vurus dell’Hpv, sempre a causa di una non sufficiente copertura vaccinale.

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Chi vive in zone disagiate fino a 20 anni meno aspettativa vita

Disuguaglianze crescenti sono alla base di molte malattie nel mondo: i paesi con più ineguaglianze sociali e disparità di reddito tendono maggiormente a presentare cattiva salute psicofisica, maggiore uso di droghe, violenza, disagio sociale, sfiducia, atteggiamenti iper-consumistici che danneggiano l’ambiente.
È la denuncia, in un editoriale sul British Medical Journal, di Kate Pickett e Richard Wilkinson della University of York.
I riflessi delle iniquità pesano sulla pelle delle persone: in diverse aree metropolitane di vari stati si continuano a vedere gap enormi nella longevità delle persone residenti in zone disagiate rispetto a chi vive in zone più ricche: dai 5 ai 10 anni fino anche ai 15-20 anni in meno di aspettativa di vita per i primi.
Questo avviene nonostante decenni di ricerche abbiano evidenziato la necessità di lavorare sui determinanti strutturali della salute se si vogliono ridurre queste iniquità.
E non va trascurato che gli effetti negativi sulla salute indotti dalle misure di austerity cominciano a rendersi visibili nelle statistiche riguardanti la salute delle popolazioni.
Adesso più che mai è necessaria una visione del futuro capace di creare società più eque, concludono gli autori, in grado di portare a un benessere sostenibile per tutti e per il pianeta.

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Pesa su longevità come i big Killer

A togliere preziosi anni di vita e salute non sono solo i noti fattori di rischio e comportamenti scorretti contro cui spesso si scagliano istituzioni e sistemi sanitari (il fumo, associato a una perdita media di 4,8 anni a persona, il diabete a 3,9 e la sedentarietà a 2,4 anni); infatti, ci sono anche 2,1 anni in media a persona (1,5 per le donne e 2,6 per gli uomini) persi a causa di condizioni sociali svantaggiate come un basso profilo professionale, un reddito inadeguato e uno scarso livello di istruzione.
Secondo un maxi studio mondiale pubblicato su Lancet, si tratta di dati importanti perché per la prima volta si evidenzia che lo svantaggio socioeconomico pesa sulla salute in modo comparabile a quei fattori di rischio da sempre additati come Big killer, come appunto obesità e fumo.
Eppure poco o nulla fanno le istituzioni per debellare lo svantaggio sociale che è padre sia di cattivi comportamenti, sia di mancanza di strumenti (economici e culturali) di prevenzione e cura delle malattie, denunciano gli autori del lavoro svolto nell’ambito del progetto Lifepath finanziato dalla commissione europea. Lifepath per la prima volta ha messo a confronto il fardello su salute e aspettativa di vita delle popolazioni dovuto a condizioni sociali svantaggiate con quello di stili di vita e comportamenti scorretti. Inoltre, Lifepath, spiega il coordinatore Paolo Vineis dell’Imperial College Londra, consentirà di scoprire attraverso quali meccanismi biologici (ad esempio malfunzionamenti del sistema immunitario) uno status socioeconomico basso logora la salute. Lo studio si è basato sull’analisi di dati relativi a a 48 gruppi di individui di Gran Bretagna, Italia, Portogallo, Stati Uniti, Australia, Svizzera e Francia, per un totale di più di 1,7 milioni di partecipanti, il cui livello socioeconomico è stato misurato con scale ad hoc. La salute del campione è stata monitorata per parecchi anni e si è potuto stimare il numero di anni mediamente persi per cattive condizioni socioeconomiche.
“Abbiamo scoperto che vivere in condizioni sociali ed economiche svantaggiate può costare caro quanto altri potenti fattori di rischio come fumo, obesità e ipertensione”, afferma la coordinatrice dello studio Silvia Stringhini del Policlinico Universitario di Losanna. Politiche mirate al miglioramento delle condizioni socioeconomiche degli individui, spiega, potrebbero salvare molte vite.
Quindi, intervenire su fattori “a monte”, come il lavoro o l’istruzione, può avere una maggiore efficacia in termini di miglioramento della salute, rispetto a interventi “a valle”, focalizzati su singoli fattori di rischio come l’assistenza a chi vuol smettere di fumare o raccomandazioni e campagne per la sana alimentazione. Questi ultimi restano importanti, ma tendono a favorire nuovamente le fasce sociali più alte, che possono accedervi più facilmente e che hanno meno difficoltà nel correggere eventuali abitudini poco salutari.

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Verserà 3 miliardi di dollari in 10 anni

Mark Zuckerberg e la moglie Priscilla Chan si impegnano a versare 3 miliardi di dollari in dieci anni per eradicare tutte le malattie entro la fine del secolo. Un obiettivo ambizioso, come la coppia ammette. ”Ma riteniamo che sia realizzabile”, affermano. Zuckerberg e Chan si sono impegnati a donare il 99% della loro ricchezza a cause filantropiche, quali la promozione dell’uguaglianza e la cure delle malattie. Il loro impegno quando e’ stato annunciato valeva 45 miliardi di dollari. I titoli Facebook si sono apprezzati del 20% da allora.

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A Roma un ambulatorio, con gli aghi si cura anche ansia e depressione

Riduzioni del personale, aumento del carico di lavoro, instabilità del posto. La comparsa di alcuni disturbi e sintomi porta a una graduale riduzione delle performance che nei casi più estremi può culminare nella limitazione dell’attività professionale fino alla totale impossibilità. Per curare queste patologie può venire in aiuto l’agopuntura. A questo scopo nasce il “Centro di Ricerca Clinica MLA” (Medicina del Lavoro e Agopuntura), frutto della collaborazione tra l’Istituto di Sanità Pubblica – sezione di Medicina del Lavoro dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Associazione Agopuntura Italiana. “In particolare, attraverso l’applicazione clinica dell’agopuntura – si legge in una nota diffusa dall’Università Cattolica di Roma – si svilupperanno protocolli terapeutici per il trattamento di patologie collegate alle attività lavorative al fine di ridurre al massimo le limitazioni allo svolgimento delle stesse; è infatti noto che la popolazione lavorativa – anche a seguito del cambiamento delle condizioni di lavoro dovute alla crisi economica (riduzioni del personale, aumento del carico di lavoro, instabilità del posto di lavoro) – negli anni a causa della comparsa di sintomatologie invalidanti (lombalgie, cervicalgie, problematiche di tipo psicologico, cefalee) va incontro a una graduale riduzione delle performance che nei casi più estremi può culminare nella limitazione allo svolgimento dell’attività professionale fino alla totale impossibilità a mantenere il proprio profilo professionale, anche con il rischio di interruzione del rapporto di lavoro”. L’ambulatorio aprirà al pubblico martedì 13 settembre presso il Policlinico Universitario A.Gemelli di Roma e vi saranno eseguite prestazioni extra Servizio Sanitario Nazionale. Saranno trattate principalmente: problematiche osteoarticolari, cefalee, insonnie, allergie, problematiche psicologiche (ansia e depressione di non rilevanza psichiatrica), gastriti. L’ambulatorio accoglierà pazienti in età lavorativa (18-70 anni). L’accesso al Centro di Ricerca Clinica MLA avverrà attraverso prenotazione al numero di cellulare 3356918288. Il costo per singolo trattamento è di euro 70,00.