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Soprattutto tra donne. Il consumo di marijuana in quattro anni aumenta del 75%
Ai baby boomer piace l’erba. Secondo un nuovo studio pubblicato su Jama Internal Medicine in quattro anni il consumo è salito del 75% tra gli over 65. Gli aumenti maggiori tra le donne, la fascia più istruita e più ad alto reddito. Tuttavia se l’industria gioisce, gli esperti esprimono preoccupazione per la mancanza di informazioni e ricerche sugli effetti che il consumo di marijuana può avere sugli over 65. Ad oggi undici stati americani e District of Columbia con la capitale Washington hanno legalizzato la marijuana per uso ricreativo mentre 33 hanno legalizzato quella medica

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A dimostrarlo è lo studio della Brigham Young University, USA. Secondo i ricercatori, gli effetti del THC (tetraidrocannabiolo) – principio attivo della marijuana – in soggetti giovani che ne fanno uso quotidianamente, ha una funzione inibitoria e blocca il recupero delle connessioni nervose. Dagli esperimenti è emerso un incremento dei livelli di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere che aumenta il senso di gratificazione e il conseguente rischio di dipendenza.

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Studio su cartelle cliniche di 316mila utilizzatori negli Usa

L’uso di marijuana aumenta del 26% la probabilità di avere un ictus e del 10% quella di avere uno scompenso cardiaco. Nel momento in cui la cannabis prosegue verso la legalizzazione in più della metà degli stati Usa, un ampio studio, che ha preso in considerazione i dati clinici relativi a 316.000 utilizzatori, getta nuova luce su come questa sostanza colpisca la salute cardiovascolare.
Condotta da ricercatori dell’Einstein Medical Center di Philadelphia, la ricerca ha incluso le cartelle cliniche dei pazienti ricoverati provenienti da più di 1.000 ospedali (il 20 per cento dei centri medici degli Stati Uniti). Sono stati esaminati in particolare i dati di pazienti di età compresa tra 18 e 55 anni dimessi dagli ospedali nel 2009 e nel 2010. L’uso di marijuana, all’epoca illegale nella maggior parte degli Stati, era segnalato nell’1,5 per cento (316.000) dei 20 milioni di cartelle cliniche dell’analisi, ma non erano disponibili dati sulla quantità o la frequenza di uso. Confrontando i tassi di malattie cardiovascolari in questi pazienti con quelli di pazienti che non fumavano cannabis, i ricercatori hanno scoperto che l’uso di marijuana era associata ad un aumento del 26 per cento del rischio di ictus e a un aumento del 10 per cento del rischio di insufficienza cardiaca. Risultati confermati anche “correggendo i dati per i fattori di rischio associati alla cannabis, come alcol, fumo e obesità”, spiegano i ricercatori dello studio che sarà presentato a Washington nel corso del 66/mo congresso scientifico annuale dell’American College of Cardiology. “Servono – concludono – studi per capire la fisiopatologia alla base di questo effetto”.

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Ma effetti su feti sono incerti, dati ancora contraddittori

Sempre piu’ donne americane incinte – per lo più le giovani intorno ai 20 -30 anni – fumano marijuana durante la gravidanza, per combattere la nausea mattutina.
Ma la cannabis viene usata anche come anti-dolorifico, quando nei mesi piu’ avanti con la gravidanza fanno male le gambe, o come sonnifero quando il pancione fa dormire peggio. Un sondaggio federale – scrive il New York Times – ha rivelato che in generale circa il 4% delle donne incinte in Usa ha usato marijuana nel mese precedente al rilevamento, contro il 2,4% del 2002. Ma tra le piu’ giovani – 18-25 anni – oggigiorno il consumo di marijuana in dolce attesa e’ al 7,5%.
Quanto all’alcol, il 9% delle intervistate ha ammesso di averlo usato.
Secondo gli esperti, la preoccupazione e’ che nel nuovo clima di liberalizzazione della marijuana, le donne pensino che non abbia alcun effetto negativo sulla salute del feto. Ma i dati sugli effetti della cannabis prima della nascita sono invece contraddittori ed ancora incompiuti.