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Si è concluso il corso informativo sulla menopausa organizzato dall’Unità Operativa per la Promozione della Salute del Dipartimento di Prevenzione dell’ASSL di Sassari. Gli incontri si sono svolti a Sassari, nella Palazzina “F” di Rizzeddu, ed erano rivolti alle donne di età compresa tra i 45 e i 65 anni con partecipazione gratuita.
Il programma del corso era articolato in tre lezioni durante le quali sono state affrontate sei tematiche affidate ad altrettanti esperti: menopausa, terapia sostitutiva e alternative terapeutiche, condotto dalla dottoressa Marcella Fenu; aspetti psicologici della menopausa, affidato alla dottoressa Cristina Pazzona; tabagismo al femminile, illustrato dalla dottoressa Tiziana Marras; apparato cardiocircolatorio e menopausa, commentato dal dottor Antonio Virdis; screening istituzionali nella prevenzione, esposto dalla dottoressa Donatella Moroso; stile di vita nella prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili, affrontato dalla dottoressa Marcella Fenu.
Al termine del corso è stato distribuito un questionario a tutte le partecipanti, per conoscere il loro gradimento delle lezioni e per capire quali aspetti del programma o della comunicazione possono essere migliorati libido-portugal.com.
Dopo la stagione estiva, infatti, l’Unità Operativa per la Promozione della Salute del Dipartimento di Prevenzione dell’ASSL di Sassari riproporrà questo modulo informativo alle donne interessate per approfondire l’argomento menopausa con le tematiche psicofisiche ad essa correlate e per suggerire loro il modo migliore per affrontarle.

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Mega-studio Usa rassicura le donne, nessun effetto sulla longevità

Buone notizie per le donne in menopausa, e contrordine sui rischi delle terapie ormonali: giudicate pericolose per la salute femminile da uno studio dei primi anni Novanta, le cure vennero di fatto abbandonate da parte di milioni di donne. Una nuova, mega-indagine di lungo termine ha raggiunto ora la conclusione opposta: le cure a base di estrogeni o progesterone non hanno alcun effetto sulla longevità, insomma non aumentano in alcun modo i rischi di morte. “Possiamo offrire le prove che le terapie di supplemento ormonale in menopausa non uccidono”, ha osservato l’autrice della ricerca, Johan Manson dell’ospedale Brigham and Women e dell’Harvard Medical School di Boston.
Il rapporto pubblicato sul “Journal of the American Medical Association” (Jama) ha seguito la salute di 27.000 donne per 18 anni: le volontarie hanno preso negli anni ’90 o le vere cure ormonali o un placebo.
Negli anni considerati, il 27% delle donne è morto. A morire sono state il 27,1% di donne che avevano preso le terapie ormonali ed il 27,6% di quelle che non avevano seguito alcun trattamento link no blog.
Manson aveva seguito anche la ricerca originale – la famosa ‘Women’s Health Initiative’- Ora questo successivo studio chiarisce finalmente il possibile impatto sulla longevità delle terapie in questione.
“Ritengo che questi dati possano rassicurare le donne che vorrebbero le terapie ormonali per trattare sintomi difficili della meonopausa”, ha aggiunto Manson.
“Nei 18 anni in cui sono state seguite le volontarie, ci sono state 2.207 morti per cancro e la mortalità per tumore era quasi identica tra le volontarie che usavano ormoni e le altre”, ha scritto in un commento Melissa McNeil dell’University of Pittsburgh Medical Center.

Fonte:www.ansa.it

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Diminuiscono le vampate e contrasta i problemi ossei

Un estratto di trifoglio fermentato può essere di aiuto per contrastare i sintomi della menopausa, come le vampate di calore e le fluttuazioni ormonali. È quanto emerge da uno studio danese, della Aarhus University, pubblicato su Plos One. Gli studiosi hanno preso in esame 62 donne dai 40 ai 65 anni, che riportavano di avere più di 5 episodi di vampate al giorno. La metà ha assunto un estratto di trifoglio fermentato, con isoflavoni e probiotici, l’altra metà placebo.
Dai risultati è emerso che l’estratto diminuiva sia il numero che la gravità delle vampate giornaliere, contrastando anche i problemi ossei che la menopausa con l’età accelera. Il tutto senza effetti collaterali. “È il processo di fermentazione dell’estratto del trifoglio rosso che fa la differenza, in quanto la fermentazione dell’acido lattico aumenta la biodisponibilità dei composti simili a estrogeni (noti come isoflavoni o fitoestrogeni) che il trifoglio rosso ha in abbondanza”, spiega Max Norman Tandrup Lambert, tra gli autori. Una cosa importante come evidenziano gli studiosi è che i dati non sono solo ‘auto-riportati’. Ad esempio, per quanto riguarda le vampate, sono state misurate un ‘conduttore cutaneo’, un dispositivo applicato alla parte inferiore del polso che può determinare il numero degli eventi e la loro severità obiettivamente basandosi sulla secrezione di sudore. Allo stesso modo, l’effetto sulla salute delle ossa è stato testato attraverso le scansioni di mineralometria ossea computerizzata (Moc) della colonna vertebrale e dei fianchi.

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Un estratto di trifoglio fermentato può essere di aiuto per contrastare i sintomi della menopausa, come le vampate di calore e le fluttuazioni ormonali. È quanto emerge da uno studio danese, della Aarhus University, pubblicato sulla rivista Plos One.
Gli studiosi hanno preso in esame 62 donne dai 40 ai 65 anni, che riportavano di avere più di cinque episodi di vampate al giorno. La metà ha assunto un estratto di trifoglio fermentato, con isoflavoni e probiotici, l’altra metà un placebo. Dai risultati è emerso che questo estratto diminuiva significativamente sia il numero che la gravità delle vampate giornaliere, contrastando anche i problemi ossei che la menopausa con l’età accelera. Tutto questo senza effetti collaterali.
“È il processo di fermentazione dell’estratto del trifoglio rosso che fa la differenza, in quanto la fermentazione dell’acido lattico aumenta la biodisponibilità dei composti simili a estrogeni (noti come isoflavoni o fitoestrogeni) che il trifoglio rosso ha in abbondanza”, spiega uno degli autori della ricerca, Max Norman Tandrup Lambert.
Una cosa importante come evidenziano gli studiosi è che i dati non sono solo ‘auto-riportati’. Ad esempio, per quanto riguarda le vampate, sono state misurate un ‘conduttore cutaneo’, un dispositivo applicato alla parte inferiore del polso che può determinare il numero degli eventi e la loro severità obiettivamente basandosi sulla secrezione di sudore.
Allo stesso modo, l’effetto sulla salute delle ossa è stato testato attraverso le scansioni di mineralometria ossea computerizzata (Moc) della colonna vertebrale e dei fianchi.

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Ivi, trattamenti sostitutivi a base di testosterone

La ‘menopausa maschile’ esiste ed i suoi effetti possono essere tenuti sotto controllo. Ne parlano gli esperti del Centro Ivi di Madrid, spiegando sintomi e rimedi. A partire dai 40 anni negli uomini si registra una diminuzione progressiva dei livelli di testosterone.
L’ipogonadismo ad insorgenza tardiva, o menopausa maschile, generalmente non interrompe del tutto la produzione di spermatozoi, ma può influenzare la fertilità. Altri sintomi sono la disfunzione erettile, la diminuzione della libido, affaticamento e aumento di peso. Si registrano inoltre debolezza muscolare e la caduta dei capelli, accompagnati anche da perdita di massa muscolare e disturbi come l’osteoporosi e la osteopenia. Molti uomini presentano poi la cosiddetta sindrome metabolica, una malattia correlata all’ipogonadismo, caratterizzata da sintomi come obesità, iperglicemia, elevati livelli di acido urico, ipertensione ed ipercolesterolemia.
“Si tratta di un processo progressivo che porta gli uomini che raggiungono i 70 anni ad avere approssimativamente un 30% in meno di testosterone, l’ormone che mantiene il tono muscolare, la massa ossea e la funzione sessuale”, spiega Carlos Balmori, urologo del Centro Ivi di Madrid. Affrontare questa nuova fase della salute, dicono all’Ivi, significa anche seguire alcune sane abitudini che possono essere sviluppate per mitigare gli effetti dell’andropausa. Daniela Galliano, Direttrice del Centro Ivi di Roma sottolinea che “i controlli preventivi sono molto importanti per controllare i livelli ormonali, del glucosio, del colesterolo e dell’acido urico. E Balmori aggiunge che per quei pazienti che non possano ricostituire questo ormone in maniera naturale, esistono trattamenti a base di testosterone, sia iniettabili che in gel, una vera e propria terapia ormonale sostitutiva non nociva.

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Hanno il cervello più sensibile al calo degli ormoni

Si chiamano in gergo ‘super flasher’ e hanno un primato che purtroppo non è invidiabile. Sono le donne che in menopausa sperimentano sintomi più severi e per più tempo, oltre i 5-10 anni della media e sono il 20-25%. A focalizzare l’attenzione su di loro Rossella Nappi, Professore associato di Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università degli Studi di Pavia, a margine della presentazione della campagna “Love yourself- Menopausa da oggi qualcosa cambia”. “Abbiamo un 25% in cui i sintomi sono quasi assenti, quelle donne fortunate che dicono ho la menopausa e non me ne sono accorta.
Un 50% che sta in mezzo, in cui i sintomi sono lievi e moderati e durano quell’arco di tempo a cavallo tra i 45 e i 55 anni e poi quelle che si chiamano ‘super flasher’ – spiega Nappi- i sintomi sono severi e durano molto a lungo. Queste sono donne che sono estremamente più sensibili alla carenza ormonale: non inventano i sintomi, è il cervello che è tanto più sensibile al calo estrogenico. Un cervello più sensibile al calo estrogenico significa un sistema neurovascolare più vulnerabile, e quindi dobbiamo aiutare queste pazienti perché hanno non soltanto una qualità di vita peggiore che poi si riflette ovviamente sul sonno, sulla vita personale e sociale”. “Compito del ginecologo – aggiunge – è riconoscere queste donne e far capire che nel loro caso la vampata ha un significato più profondo per la salute non solo presente ma anche futura. Curare bene la vampata di calore a 50-55 anni significa avere un cuore e un cervello più efficienti dopo i 65 anni”.

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Più severa in caso di tumore, ma poche lo affrontano

Un problema ‘intimo’ che può ledere i rapporti di coppia. Con sintomi come secchezza vaginale, dolore nei rapporti sessuali ma anche problemi dell’apparato urinario, come cistiti ricorrenti, infezioni e incontinenza urinaria. È l’atrofia vulvo-vaginale, che colpisce in menopausa una donna su due, anche se solo una su 10 affronta il problema. A queste vanno aggiunte anche le donne colpite da tumore:sono 200mila quelle sessualmente attive alle quali a causa del tumore al seno viene indotta la menopausa e possono andare incontro a sintomi severi del disturbo, e le adolescenti colpite da anoressia. Se n’è parlato all’incontro “Donne in menopausa e tumori femminili: come recuperare benessere e qualità di vita”.
“Purtroppo l’atrofia vaginale è ancora sottovalutata e sottodiagosticata: il 63% delle donne non sa che è una condizione cronica; il 75% si aspetta che siano i medici ad iniziare la discussione, ma questo si verifica soltanto nell’11% dei casi” spiega Rossella Nappi membro del Direttivo della Società Internazionale della Menopausa.
“L’incidenza di disturbi vaginali sale ulteriormente in chi ha avuto tumore. Il 70% delle pazienti che ha avuto tumore al seno in età da menopausa ha sintomi di atrofia vaginale, mentre la sviluppa 1 su 4 tra le più giovani” spiega Riccardo Masetti, presidente di Susan G.Komen Italia.
Pur sapendo che si tratta di un problema ormonale, “l’uomo inevitabilmente si sente rifiutato – afferma Emmanuele A. Jannini, Presidente dell’Accademia Italiana della Salute della Coppia – Ecco perché può anche provocare lo sviluppo di una serie di patologie maschili ‘menopausa-correlate’, come l’eiaculazione precoce o la disfunzione erettile su cui intervenire anche tramite l’aiuto e il counselling di un esperto”.
“Tante sono le strategie: esercizi del pavimento pelvico, laser, radiofrequenza – conclude Nappi – in attesa magari di poter utilizzare farmaci specifici: quelli che abbiamo oggi, consentiti anche nelle donne operate di tumore al seno, si comportano come estrogeni ma solo nella vagina”.

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Due sono poi rimaste incinte;cura con sangue ricco di piastrine

Con una terapia sperimentale che consiste in una ”trasfusione” (in utero e ovaie) di sangue ricco di ‘piastrine’ (le particelle che presiedono alla coagulazione del sangue), sono state ‘ringiovanite’ le ovaie di donne in menopausa o sterili; due di queste donne sono poi riuscite a rimanere incinte (con la fecondazione assistita).
   
E’, secondo quanto riportato in esclusiva sul magazine britannico New Scientist, il risultato di Kostantinos Sfakianoudis della Clinica Genesis di Atene.
   
Sfakianoudis ha riferito di aver trattato finora qualcosa come 180 donne con il loro stesso sangue trattato in una centrifuga per ottenere plasma ricco di piastrine. Secondo Sfakianoudis questa terapia è attualmente in uso per favorire la guarigione di lesioni tendinee e di altra natura.
    Sfakianoudis l’ha usata su donne o in menopausa precoce o con problemi di fertilità. Una di queste donne, una quarantenne tedesca che aveva tentato sei volte inutilmente la fecondazione assistita, è riuscita a concepire (sempre con fecondazione in provetta) dopo il trattamento ed è ora al 5/o mese di gravidanza. Un’altra, un’olandese che era andata incontro a menopausa precoce, dopo il trattamento ha visto tornare il proprio ciclo mestruale ed è rimasta incinta con la fecondazione in vitro (ma ha poi avuto un aborto spontaneo).
   
Sfakianoudis sta pianificando di allestire un vero e proprio trial clinico in Usa e in Grecia. Se i risultati preliminari fin qui riferiti fossero confermati, saremmo di fronte a una terapia in grado di risolvere problemi quali la menopausa precoce, o anche di aiutare donne che – curate per un tumore – non hanno più ovociti e non possono avere figli.

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Messa a punto dai ginecologi Sigo, distribuita in tutta Italia

Tra le donne italiane c’è poca consapevolezza sulla menopausa. Un’italiana su tre non ha mai ricevuto informazioni a riguardo. Il 23% vorrebbe invece conoscere meglio quali sono i principali fattori di rischio per la salute. Per questo la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) ha pubblicato la guida ‘Menopausa Meno…Male Scopri come Viverla al Meglio’, la prima interamente dedicata a questa delicata fase della vita femminile.
    Nelle prossime settimane sarà distribuita nei reparti di ginecologia di ospedali, consultori e ambulatori di medici specialisti e di medicina generale di tutto il territorio nazionale.
“La menopausa non deve più essere considerata un tabù o un sinonimo esclusivo di invecchiamento – afferma Paolo Scollo Presidente Nazionale SIGO -. Oggi grazie all’allungamento dell’aspettativa di vita, a poche e semplici regole di prevenzione e alle terapie innovative, è possibile mantenere inalterata la qualità di vita anche dopo la fine del ciclo mestruale. Con questo opuscolo vogliamo fornire un valido supporto e uno strumento di informazione per tutte le donne”. La guida fa parte del progetto SIGO ‘Menopausa Meno…Male’ che è realizzato grazie ad un educational grant di MSD. L’iniziativa vede la collaborazione di diverse società scientifiche come l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), la Società Italiana di Endocrinologia (SIE) e la Fondazione Insieme contro il Cancro. Si articola attraverso un sito internet dedicato www.menopausamenomale.org; la distribuzione di materiale informativo; l’elaborazione di sondaggi tra la popolazione e le società scientifiche, l’organizzazione di dibattiti pubblici e la formazione del personale medico.
 “L’obiettivo è far comprendere all’intera società come devono essere affrontati i cambiamenti di questo periodo della vita femminile – aggiunge Scollo -. Le trasformazioni a cui ogni donna deve andar incontro sono molteplici ma possono rappresentare una possibilità di evoluzione e miglioramento. E’ perciò indispensabile affrontare la menopausa con il giusto approccio”.

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Quando ormoni femminili calano, serbare ricordi più difficile

Le donne di mezza età sfoggiano una migliore memoria dei coetanei maschi – sono più puntuali nel ricordare date, anniversari, compleanni e molto altro -, ma la loro supremazia sull’altro sesso scema con la menopausa, quando gli ormoni femminili (estrogeni) iniziano a diminuire. E’ quanto emerge da una ricerca su un campione di 212 individui di entrambi i sessi ed età compresa tra 45 e 55 anni, pubblicata sulla rivista Menopause, giornale ufficiale della North American Menopause Society (NAMS). Condotto presso il Brigham and Women’s Hospital di Boston, lo studio è importante perché potrebbe far luce sui motivi per cui le donne hanno un rischio praticamente doppio di demenza rispetto agli uomini.
    Gli esperti hanno sottoposto il campione a una serie di test di memoria e funzioni cognitive (sondando vari aspetti della memoria, da quella associativa a quella di lavoro etc) ed hanno visto che le donne di mezza età sono superiori agli uomini per capacità mnemonica ma vanno incontro a un declino progressivo della memoria di pari passo con l’ingresso in menopausa e la conseguente diminuzione di produzione di ormoni femminili che si verifica in questa cruciale fase dell’esistenza femminile. Gli estrogeni, la cui concentrazione scende in menopausa, sono in effetti coinvolti nel buon funzionamento dei principali ”messaggeri chimici” cerebrali, i neurotrasmettitori serotonina, dopamina e Gaba. Ecco dunque che i problemi di memoria e la confusione mentale spesso lamentate dalle donne in menopausa trovano spiegazione in tale declino delle concentrazioni di estrogeni.

 Studi futuri aiuteranno a distinguere quando problemi mnemonici e cognitivi sono solo l’effetto della menopausa, oppure siano il frutto dell’instaurarsi di processi patologici che preludono all’Alzheimer.