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Uteri e tube di Falloppio nelle Cappelle medicee come nella Sistina

A indicarlo è uno studio pubblicato su Clinical Anatomy dal gruppo di ricerca di Deivis de Campos all’Università federale di scienze della salute di Porto Alegre, lo stesso che pochi mesi fa aveva trovato simili simboli anatomici anche negli affreschi della Cappella Sistina in Vaticano. Il nuovo studio relativo alla decorazioni nella Sagrestia Nuova della basilica di San Lorenzo a Firenze si focalizza su tre simboli disposti ai lati delle tombe di Giuliano e Lorenzo de Medici: sono dei crani cornuti di bovino e ariete, delle sfere collegate da corde e una conchiglia. 

Secondo l’interpretazione degli esperti brasiliani, la loro forma richiamerebbe quella dell’utero e delle tube di Falloppio, con l’intento di ”rappresentare la capacità di rinascita e rigenerazione tra la vita e la morte”. ”Al di là delle interpretazioni simboliche – commenta il chirugo plastico Davide Lazzeri, da tempo impegnato nello studio della medicina nell’arte – si conferma ancora una volta il grande interesse per l’anatomia umana di Michelangelo, che in età giovanile cominciò ad esaminare cadaveri di nascosto, nella basilica di Santo Spirito, proprio per rappresentare il corpo umano nel modo più realistico possibile nelle sue opere”. 

L’utilizzo di simboli non si ritrova soltanto in Michelangelo, come spiega Deivis de Campos: ”numerosi studi hanno dimostrato che varie opere d’arte del Rinascimento contengono simboli nascosti che potrebbero avere un significato religioso, matematico o pagano, e perfino allusioni all’anatomia”. 

Questo nuovo studio sulla Sagrestia Nuova ”offre un’interpretazione inedita di uno dei maggiori capolavori di Michelangelo e certamente sarà di interesse per gli appasionati della storia dell’anatomia”, conclude de Campos.

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La storia del sorriso nell’arte al congresso di Parodontologia, i dentisti lo studiano

C’è qualcosa che forse gli appassionati di arte non hanno notato guardando la Pietà di Michelangelo, custodita nella Basilica di San Pietro a Roma. Un dettaglio per certi versi impercettibile ma intrigante. La presenza, nel volto del Cristo, di un dente in più, il quinto incisivo centrale, che all’epoca veniva considerato il ‘dente del peccato’, il ‘dente bastardo’, ma in realtà dal punto di vista odontoiatrico ha un nome ben preciso: mediodens (presenza di denti in sovrannumero) risorse utili. Perché il Cristo viene scolpito con un incisivo in più? La ragione è che così sembra assumere, prendere su di se’,tutti i peccati del mondo. A evidenziarlo lo storico dell’arte Marco Bussagli, dell’Accademia di Belle Arti di Roma, in una lettura inaugurale al XVIII Congresso Internazionale su Parodontologia e Salute Orale a Rimini della SIdp (Società italiana di parodontologia e implantologia). “L’idea del quinto incisivo come dente del peccato in realtà è precedente a Michelangelo, l’esempio più antico è la Pietà di Lorenzo Salimbeni – evidenzia lo storico, che per primo ha identificato questo dettaglio dedicando al tema diversi testi, l’ultimo dei quali nel 2014 – oltre a Michelangelo, che lo utilizzo’ pure in alcuni volti del Giudizio Universale, compare anche in Botticelli, nel Demonio delle illustrazioni della Divina Commedia”. Anche la bellissima Cleopatra di casa Buonarroti ne possiede uno, perché considerata ‘lussuriosa’.