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In un esperimento italiano

Il ‘motore’ della vita potrebbe essere nato quattro miliardi di anni fa, nelle acque primordiali: e’ l’insieme degli enzimi che danno energia agli organismi, permettendo funzioni fondamentali come respirazione e fotosintesi, fino alla riparazione del Dna. Lo indica l’esperimento condotto in Italia, presso il Centro per la biologia integrativa (Cibio) dell’universita’ di Trento, e pubblicato sulla rivista Nature Chemistry.

Gli aggregati di ferro e zolfo che costituiscono il nucleo di molti enzimi potrebbero essersi formati a partire da molecole semplici e con l’aiuto fondamentale dei raggi ultravioletti. E’ un’importazione completamente nuova, rispetto alle tradizionali ricerche sull’origine della vita. Queste ultime finora si sono infatti focalizzate sul modo in cui i mattoni della vita, ossia amminoacidi e acidi nucleici, si sono assemblati in proteine.

A decidere di percorrere la nuova strada e’ stato il gruppo del Cibio diretto dal biochimico Sheref Mansy, arrivato in Italia grazie alla Fondazione Armenise Harvard: “Non ho mai visto un organismo che non dipendesse dagli enzimi”, ha osservato il ricercatore. Di qui l’idea di verificare se dalla materia inorganica abbiano potuto nascere i primi enzimi e, per farlo, i ricercatori hanno riprodotto in laboratorio le condizioni della Terra primitiva.

La biochimica Claudia Bonfio ha eliminato l’ossigeno e ottenuto una miscela di ferro e glutatione, una catena di amminoacidi contente zolfo, probabilmente presente nel cosiddetto ‘brodo primordiale’. Nel momento in cui questo composto e’ stato colpito dalla luce ultravioletta e’ avvenuta una trasformazione: ferro e zolfo hanno cominciato a reagire e il composto, inizialmente viola, e’ diventato rosso e poi marrone.

L’esperimento e’ stato ripetuto con altri 30 composti e in tutti i casi le reazioni osservate hanno indicato che la luce ha giocato un ruolo di primo piano, soprattutto in un’epoca in cui lo strato protettivo di ozono non si era ancora formato. Per gli autori della ricerca non e’ affatto una dimostrazione definitiva, ma sicuramente una strada promettente e da esplorare.
“Iil nostro lavoro – ha detto ancora Mansy –  fornisce un’idea di come il metabolismo potrebbe essere emerso per la prima volta. Si tratta di un meccanismo molto importante, perché senza metabolismo una cellula non può sopravvivere. Del resto, per sopravvivere tutti dobbiamo mangiare”.
Per il ricercatore il nuovo studio è compatibile con l’ipotesi di Darwin, avanzata oltre un secolo e mezzo fa, per cui il primo ‘incubatore’ della vita sulla Terra sarebbe stato un piccolo stagno piuttosto che il vasto oceano. “Il ruolo dei metalli – ha aggiunto – è stato per lo più ignorato dalle comunità scientifiche che studiano l’origine della vita. E questo è strano perché, da un terzo alla metà, le proteine sono metalloproteine. La vita come la conosciamo dipende completamente dai metalli e la Terra è ricca di elementi metallici: quindi è logico che la vita abbia avuto inizio sfruttando in qualche modo questa condizione. Spero – ha concluso – che il nostro lavoro porti maggiore attenzione sull’importanza dei metalli per lo studio della vita e della sua origine.”

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Creato un avatar per capire cosa accadra’, possibili grandi risparmi

Facendo fare più attività fisica ai bambini di oggi oltre a migliorare la salute degli adulti di domani si possono far risparmiare alla società cifre ingenti, che ad esempio per gli Usa sono dell’ordine di 120 miliardi di dollari l’anno. Lo afferma uno studio della Johns Hopkins university pubblicato dalla rivista Health Affairs, che attraverso un algoritmo ha ‘simulato’ la crescita di ogni bambino statunitense.
I ricercatori hanno raccolto tutti i dati pubblici su peso, altezza e attività fisica dei 31,7 milioni di bambini americani tra gli 8 e gli 11 anni. Le informazioni sono state poi usate dal modello informatico per creare un ‘avatar’ di ogni bimbo, e stimarne poi la crescita tenendo conto sia della prevalenza dell’obesità che delle statistiche che affermano che due terzi degli adolescenti non fanno esercizio. Secondo la simulazione il costo dell’inattività dei bambini di oggi una volta raggiunta l’età adulta diventa di tremila miliardi di dollari l’anno in termini di spese mediche e perdita di produttività.
L’algoritmo ha anche simulato i possibili cambiamenti dei numeri nel caso tutti i bambini all’improvviso cominciassero a fare attività fisica, sportiva o il semplice gioco in un parco, tutti i giorni. In questo caso dal conto finale si risparmierebbero 120 miliardi di dollari l’anno. “L’implicazione di questi numeri – scrivono gli autori – è che tutti noi, compreso chi non è genitore, hanno ragioni per preoccuparsi dell’inattività. Tutti dovranno sopportare parte dei costi dei futuri trattamenti medici e della perdita di produttività tra i bambini che fanno poco movimento oggi”.