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Le infezioni contratte in strutture ospedaliere considerano più di 700mila casi negli ospedali italiani superando le cifre dei decessi per incidenti stradali e costano al Ssn più di un miliardo di euro all’anno. Le nuove linee guida internazionali di profilassi all’interno delle strutture, che hanno abbattuto del 30% il dato negativo, non sono tuttavia sufficienti ad una diminuzione più drastica di tale bilancio.
Al convegno tenutosi a Milano da J&J Medical, a cui ha preso parte anche la Società di chirurgia italiana, è stato deliberato che le infezioni in sala operatoria costituiscono il 32% del dato complessivo, aumentando di cinque volte il rischio di nuova ospedalizzazione per i pazienti che le contraggono, 2 volte di più rispetto ai pazienti in terapia intensiva e 2 volte di più rispetto al rischio di morte. La ricerca “Burden economico delle infezioni ospedaliere in Italia” eseguita dalla Facoltà dell’Università di Tor Vergata di Roma ha sottolineato anche il notevole impatto socio economico per il Ssn, stimando una cifra media che si aggira al ai 9.000-10.500 euro per ogni singola infezione. Francesco Saverio Mennini, Research Director Ceis di Tor Vergata, ha dichiarato che,su una stima di 3 casi di infezione ogni 1.000 ricoveri in regime ordinario, si raggiunge una media dei costi a carico del Ssn di circa 69,1 milioni di euro.

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30 milioni per i trattamenti professionali, ma sono vietati sotto i 18 anni

Boom di richieste con picchi a maggio e giugno per le procedure di sbiancamento dei denti, oggi pari a un terzo di tutti i trattamenti odontoiatrici estetici richiesti ai dentisti. Sono circa 120.000 gli italiani che chiedono un sorriso da star per un mercato in crescita del 15% ogni anno che muove 30 milioni di euro a cui si aggiunge il miliardo di euro speso per dentifrici, gel, strisce, collutori e altri schiarenti ‘fai da te’ scelti da un italiano su due. Prodotti sicuri ma attenzione al pH: la normativa ISO 28399/2011 stabilisce che gli sbiancanti non devono avere un pH minore di 4 ma i più recenti studi mostrano che sbiancanti con pH inferiore a 5,5, cioè con pH acido, possono intaccare la parte dura del dente che si degrada e porta via lo smalto. Vietato inoltre intervenire sugli under 18, a meno che non ci siano particolari condizioni cliniche. Lo rivelano gli esperti dell’Accademia Italiana di Odontoiatria, Conservativa e Restaurativa (AIC), in occasione del congresso Internazionale CONSEURO, concluso di recente a Bologna.
Oltre il 50% è insoddisfatto del colore dei propri denti, stando a dati pubblicati di recente sull’Italian Dental Journal. Così ogni anno in Italia, soprattutto a maggio-giugno in vista dell’estate, 120.000 persone si sottopongono a trattamenti nello studio dentistico o a casa sotto il controllo dell’odontoiatra.

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Tavola ricca di omega 3 ‘segreto’ per combatterla

Più che raddoppiate in 40 anni nel mondo le persone che soffrono di pressione alta, passate da 594 milioni nel 1975 a oltre 1,1 miliardi nel 2015. Il problema è oggi soprattutto dei paesi in via di sviluppo dove gli ipertesi sono in aumento, mentre la diffusione della pressione alta si è ridotta (come mai prima) nei paesi ricchi come Usa, Gran Bretagna e Canada.

Presentato sulla rivista Lancet, è il quadro tracciato dalla più estesa ricerca mai condotta finora a livello globale sull’ipertensione, il principale fattore di rischio per infarto e ictus. La ricerca è stata condotta da Majid Ezzati dell’Imperial College di Londra analizzando dati relativi a oltre 19 milioni di persone in 200 paesi del mondo. 

E’ emerso che Canada, Gran Bretagna, Australia, USA, Peru’, Corea del Sud e Singapore hanno le frequenze più basse di persone che vivono con ipertensione (in media una donna su otto e un uomo su 5). All’estremo opposto ci sono paesi con oltre un terzo degli uomini ipertesi (Europa dell’Est, ad esempio Croazia, Lituania, Lettonia, Ungheria, Slovenia; circa un terzo delle donne sono ipertese in molti paesi dell’Africa (Nigeria, Ciad, Mali). 

Nel 2015, oltre la metà (590 mln) degli adulti ipertesi viveva in Asia, dei quali 199 milioni in India e 226 milioni in Cina. Per cambiare questa situazione, concludono gli autori, è necessario intervenire a più livelli, specie sul fronte dell’alimentazione rendendo a buon mercato e quindi accessibile anche ai popoli del Sud del mondo, frutta e verdura per aumentarne il consumo, e limitando i consumi di sale e cibi spazzatura.