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Nella lista dei cibi che ci preparano per il sole anche olio d’oliva e vino rosso

Cioccolato, olio extravergine di oliva, resveratrolo che è contenuto nel vino rosso e beta carotene che si trova invece nelle carote, acidi grassi come quelli derivanti dal salmone, mirtilli. E poi le spezie che contengono acido rosmarinico come ad esempio il rosmarino stesso, il timo, la maggiorana, l’origano e l’acido ellagico, che ad esempio si trova nelle bacche di goji. Ecco come, anche con un’alimentazione a base di cibi che contengono antiossidanti, polifenoli, vitamina E e B, si può preparare la pelle all’esposizione al sole mesi prima che arrivi l’estate. Ne ha parlato al congresso di dermatologia Sidemast a Sorrento Serena Lembo, ricercatrice e docente della cattedra di Dermatologia dell’Università di Salerno. Per prepararsi all’esposizione al sole, in situazioni normali e ancor più se vi è una predisposizione a sviluppare problemi, se si è di fototipo chiaro o si segue una terapia con immunosoppressori – ha spiegato – si può iniziare a proteggersi con le creme o assumendo composti naturali o sintetici con funzione antiossidante, capaci cioè di fornire alle cellule i substrati necessari per neutralizzare ed eliminare i radicali liberi dell’ossigeno che inevitabilmente si producono durante l’esposizione al sole. “Come prodotti naturali c’è il polypodium leucotomos che è un estratto dalla felce”, ha consigliato Lembo, indicando anche il cioccolato che ha funzioni antiossidanti, il resveratrolo del vino rosso, i polifenoli e il già noto beta-carotene. Da non dimenticare inoltre i tocoferoli derivanti dall’olio d’oliva, gli acidi grassi del salmone o degli oli di pesce, l’acido ellagico dei frutti di bosco, l’acido rosmarinico, gli isoflavoni della soia e non ultima, la nicotinamide di sintesi, riserva energetica per le cellule.

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Bastano 30ml di concentrato al giorno per 12 settimane

Bere succo di mirtillo concentrato migliora le funzioni cerebrali nelle persone anziane. A confermare le proprietà di questi frutti, ricchi di proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie, è una ricerca condotta presso l’Università di Exeter, nel Regno Unito.
   
Per lo studio, pubblicato sulla rivista Applied Physiology, Nutrition and Metabolism, sono stati reclutate 26 persone sane di età compresa tra 65 e 77 anni. A 12 di loro sono stati somministrati 30 ml di concentrato di succo di mirtillo una volta al giorno – l’equivalente di 230g di frutto fresco -, mentre 14 hanno ricevuto un placebo. Prima e dopo il periodo di studio durato 12 settimane, i partecipanti hanno effettuato una serie di test cognitivi e la loro funzione cerebrale è stata monitorata attraverso una risonanza magnetica. Lo studio ha escluso tutti coloro che consumavano più di cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, e a tutti i partecipanti è stato detto di attenersi alla loro dieta normale. Rispetto al gruppo di controllo, quelli che avevano preso il supplemento di mirtillo hanno mostrato un significativo aumento di attività cerebrale nelle aree del cervello legate alle prove cognitive e miglior afflusso di sangue al cervello, oltre a un miglioramento della memoria di lavoro. La nostra funzione cognitiva tende a diminuire con l’età, ma precedenti ricerche hanno dimostrato che il rischio di demenza è ridotto da un consumo di frutta e verdura più alto. Merito in particolare dei flavonoidi, composti abbondanti nelle piante e soprattutto in ortaggi e frutti rossi, viola e arancioni.

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Studio della Yale School of Medicine su quasi 200 anziane

Contrordine, i mirtilli non sono poi così efficaci nel ridurre le infezioni delle vie urinarie (prima tra tutte la cistite) come si è finora pensato.
E’ quanto emerge da uno studio della Yale School of Medicine, nel Connecticut, pubblicata sulla rivista Jama. Gli studiosi hanno preso in esame un target di persone particolarmente significativo, donne anziane residenti in una casa di cura, per le quali negli Usa questo tipo di infezioni è tra le più diagnosticate.
Le donne erano 185, di un’età media di 86 anni, e in maniera casuale sono state somministrate loro una volta al giorno due capsule da ingerire a base di proentocianidine, antiossidanti contenuti nei mirtilli, una quantità equivalente a mezzo litro di succo, oppure un placebo una volta al giorno. Delle 185 partecipanti allo studio, 147 lo hanno completato, con un’ aderenza alla terapia piuttosto alta, dell’80 per cento.
Tenendo conto di vari fattori, i risultati hanno evidenziato che non vi era una differenza significativa tra il gruppo che aveva assunto capsule con sostanze contenute nei mirtilli e quello di controllo, in termini di presenza di batteri e globuli bianchi nelle urine, indicatori di possibili infezioni (29,1 per cento contro 29 per cento). Non vi erano neppure differenze nel numero di infezioni delle vie urinarie che si manifestavano in un anno (10 casi rispetto a 12), nel numero di ospedalizzazioni e neppure negli antibiotici somministrati.

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Si chiama Resveratrolo ed è una delle sostanze del momento. E’ uno dei più potenti antiossidanti presenti in natura e si trova nella buccia degli acini delle vite, ma non solo. Frutti di bosco, mele e naturalmente l’uva sono le principali fonti naturali di questa sostanza.

Il Resveratrolo è conosciuto fin dagli anni 70 quando, le sue capacità antiossidative divennero oggetto di studio per spiegare la bassa incidenza delle malattie cardiovascolari nella popolazione della Francia meridionale.

Nell’ultimo numero dell’International Journal of Obesity, una ricerca della Washington State University, mette in luce un’altra caratteristica di questa sostanza. L’equivalente di due o tre porzioni al giorno di frutti di bosco come fragole, mirtilli e lamponi, oltre che uva e mele, possono aiutare a trasformare il grasso in eccesso in ‘grasso beige’, una terzo tipo di grasso, in grado di bruciare calorie.

I ricercatori hanno svolto degli esperimenti su topi di laboratorio, somministrando ad alcuni di loro l’equivalente di resveratrolo di quello assunto con circa 340 grammi di frutta. Nonostante i topi avessero seguito una dieta ricca di grassi, hanno acquisito il 40 per cento di peso in meno rispetto a quelli che non avevano assunto il resveratrolo. Lo studio ha dimostrato che i topi a cui e’ stata data la sostanza sono stati in grado di convertire il “grasso bianco” in eccesso in “grasso beige”, che brucia le calorie, convertendo il grasso il calore e riducendo, così, l’aumento di peso.

“Il resveratrolo promuove la conversione del grasso bianco in grasso beige e, determinando un’elevata attivazione del processo di ‘browning’, può aiutare a prevenire l’obesità – spiega Min Du , che ha guidato la ricerca -. I polifenoli come il resveratrolo aumentano l’ossidazione dei grassi, ostacolandone l’immagazzinamento. L’eccesso viene quindi bruciato sotto forma di calore”. “In realtà, è più importante il contenuto totale di polifenoli – osserva Du -. Pensiamo che sia possibile aumentare l’assunzione totale di composti polifenoli, aumentando direttamente il consumo di frutta”.