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È salito a tre il numero delle vittime della legionella.
Sono di Bresso, Cormano, Cusano e Milanino, comuni del milanese, le oltre venti persone colpite dal batterio.
Della legionella pneumophila, presente negli ambienti acquatici, non vi è traccia nei 13 prelievi effettuati nell’acquedotto dei comuni coinvolti.
È stata aperta un’inchiesta dalla procura di Milano, ma nessuna emergenza; il sindaco di Bresso ha previsto una sanificazione degli impianti idrici nelle abitazioni delle persone che hanno contratto il batterio.

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Sono stati interrotti i test condotti in 10 ospedali olandesi con i quali era stato sperimentato l’uso del Viagra durante la gravidanza. Si pensava che il farmaco, nato contro le disfunzioni erettili dell’uomo, potesse favorire la crescita dei feti migliorando l’irrorazione del sangue verso la placenta.
La ricerca, condotta su 93 donne alle prese con gravidanze problematiche, ha registrato la morte prematura di 11 bambini.

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Grazie all’uso dei vaccini sono migliaia le morti evitate in 115 anni in Italia. Lo ha calcolato lo studio del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), pubblicato sulla rivista Vaccine, in cui si valuta l’impatto dei vaccini contro difterite, tetano, poliomielite, epatite B, pertosse, morbillo, parotite, rosolia, varicella e meningococco. Un fronte comune dovuto alle 10 principali vaccinazioni introdotte tra il 1900 e il 2015.
L’indagine è stata finanziata dal ministero della Salute e ha evidenziato che grazie alle vaccinazioni nel corso del secolo scorso e nei primi 15 anni del nuovo millennio c’è stato un drastico calo dei casi e delle morti dovute a queste malattie: oltre 4 milioni i casi evitati dalla vaccinazione universale, di cui circa il 35% nei bambini nei primi anni di vita. La difterite è stata la malattia con il maggior numero di casi prevenuti, seguita da parotite, varicella e morbillo.
È stato inoltre stimato che oltre 70.000 morti sono state evitate dalla vaccinazione contro la difterite, il tetano e la poliomielite, le tre malattie infettive con i tassi di mortalità più elevati.

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Influenza e morti, soprattutto tra i bambini. Secondo il bollettino settimanale Flunews, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), da settembre ad oggi, ben 11 bambini sotto i 14 anni, sono morti a causa del virus. Mentre considerando anche gli adulti, sono state ben 112 le persone decedute e 588 i casi gravi che hanno previsto il ricovero in terapia intensiva. Fra questi ci sono stati anche due donne in gravidanza decedute.
Sarebbero tutti casi evitabili attraverso la vaccinazione, secondo gli esperti dell’Iss, perché seppure il vaccino non sempre evita l’influenza, ne previene le forme più severe.
Diversamente dallo scorso anno, i livelli di mortalità negli ultrasessantacinquenni sono invece al di sotto dell’atteso. Sono però, precisano gli esperti, numeri sottostimati perché riguardano solo i casi in cui l’influenza è stata confermata da esame di laboratorio. Spesso sottovalutata, l’influenza uccide principalmente perché può provocare una polmonite virale primaria, quando il virus influenzale arriva direttamente ai polmoni e può essere letale, soprattutto per persone con condizioni di rischio preesistenti, come malattie cardiache e malattie respiratorie croniche. Ma può anche uccidere per le conseguenze che provoca, indebolendo l’organismo e rendendolo più esposto a infezioni batteriche, come la ‘classica’ polmonite da pneumococco.

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Studio: in Europa 4.560 decessi, il Belpaese è il più colpito

Il surplus di emissioni dei veicoli diesel, rispetto a quanto dichiarato dalle case automobilistiche, ha causato in Italia 1.250 morti all’anno. A quantificare le conseguenze del Dieselgate sono l’Istituto meteorologico norvegese e l’istituto internazionale Iiasa, in uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters da cui emerge che il nostro Paese è il più colpito di tutta l’Europa.
Stando agli esperti, sono 425mila le morti annue riconducibili all’inquinamento dell’aria nei 28 Paesi dell’Unione europea più Norvegia e Svizzera. Poco meno di 10mila decessi sono attribuibili alle emissioni di ossidi di azoto dei motori diesel e, di questi, 4.560 sono collegabili alle emissioni in eccesso rispetto ai limiti dichiarati dai produttori di veicoli.
In base allo studio, l’Italia è il Paese con il più alto numero di morti premature riconducibili alle polveri sottili generate dai veicoli diesel. Si tratta di 2.810 morti all’anno, di cui 1.250 legate al surplus di emissioni rispetto a quanto certificato dalle case automobilistiche nei test di laboratorio.
Seguono la Germania, con 960 decessi annui correlati agli ossidi di azoto in eccesso, e la Francia con 680.
Dal lato opposto della classifica ci sono Norvegia, Finlandia e Cipro.
Il triste primato della Penisola “riflette la situazione molto negativa dell’inquinamento specialmente nel Nord Italia, densamente popolato”, spiega l’autore della ricerca, Jan Eiof Jonson dell’Istituto norvegese di meteorologia.
Sempre secondo lo studio, se i veicoli diesel avessero avuto emissioni basse come quelli a benzina, si sarebbero potuti evitare i tre quarti dei decessi prematuri, pari a circa 7.500 all’anno in Europa e a 1.920 in Italia.

Fonte:www.ansa.it

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Dall’inizio della stagione 4,8 milioni di italiani colpiti

Salgono a 50, dall’inizio dell’autunno a oggi, le persone decedute a causa dell’influenza stagionale, mentre i casi di contagio continuano a calare e, nell’ultima settimana, sono stati in tutta Italia 151.000. Dall’inizio della stagione, il numero totale di italiani allettati dai virus influenzali è arrivato a 4 milioni e 793mila, ma “sta per concludersi il periodo epidemico”, si legge sul rapporto Influnet, che presenta i risultati relativi alla sorveglianza epidemiologica delle sindromi influenzali, elaborati dal Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss). La curva epidemica, infatti, continua la sua discesa, raggiungendo, nella settimana dal 20 al 26 febbraio 2017, un livello di incidenza pari a 2,49 casi per mille assistiti. “In tutte le fasce di età – riporta Influnet – si osserva una diminuzione del numero di casi rispetto alla precedente settimana e in Lombardia, nella P.A. di Bolzano, in Liguria, in Toscana, nel Lazio, in Puglia e in Abruzzo l’incidenza è tornata ai livelli di base”, ovvero si è usciti dal periodo di maggior circolazione di questi virus. In totale, però, riporta il Rapporto epidemiologico settimanale FluNews dall’inizio della stagione influenzale, sono stati segnalati 214 casi gravi, 50 dei quali deceduti. Erano tutti anziani, con un’età media di 74 anni, e patologie croniche preesistenti, soprattutto cardiovascolari e respiratorie.

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Oms conferma forme gravi anziani. Albania e Francia più colpite

L’influenza batte in ritirata e, seppure solo nella scorsa settimana abbia allettato ben 458mila italiani, ha ormai superato il picco epidemico. Tuttavia, continuano ad aumentare le forme gravi e complicate, che hanno portato fino ad oggi alla morte di ben 19 anziani. Mentre sono stati oltre 3,4 milioni gli italiani colpiti dall’inizio della stagione.
Secondo il nuovo rapporto epidemiologico InfluNet, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), nella settimana dal 16 al 22 gennaio, è diminuito il numero di casi di influenza: è stato pari a 7,55 per mille assistiti, a fronte degli 8,59 della scorsa settimana. In tutte le Regioni italiane è in corso il periodo epidemico e le più colpite sono Val d’Aosta e PA di Trento e Sardegna. La fascia di età pediatrica è quella in cui il virus circola più facilmente: nell’ultima settimana, tra i bambini sotto i cinque anni l’incidenza è stata di 19,27 casi per mille assistiti e si è osservato un aumento del numero dei casi dopo la riapertura delle scuole. Tutte anziane, invece, le vittime. Il Monitoraggio dell’andamento delle forme gravi e complicate di influenza riportato dal rapporto FluNews, dall’inizio della stagione, segnala 96 casi gravi. Di questi, quelli deceduti sono finora 19, quattro dei quali nell’ultima settimana, colpiti in particolare dal virus A/H3N2. Il 94% dei casi gravi e il 100% dei decessi presentava almeno una patologia cronica pre-esistente come malattie cardiovascolari (70%), respiratorie croniche (62%), diabete (46%) e obesità (17%).
Dopo aver “superato il picco stagionale in anticipo rispetto agli anni precedenti”, l’influenza continua a colpire, non solo in Italia, ma in molti altri Paesi del mondo, soprattutto in Asia orientale e nel resto d’Europa. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), dal 26 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017, il virus A (H3N2) resta quello predominante e la maggior parte dei virus circolanti è simile a quelli contenuti nei vaccini per la stagione 2016-2017. In Europa, conferma l’Oms, l’attività influenzale è stata elevata, e “le persone di età superiore ai 65 anni sono state quelle più frequentemente associate a forme gravi di infezione. In particolare, secondo il rapporto Flu News Europa, l’incidenza registrata risulta molto elevata in Albania, media in Francia, Svizzera e Irlanda, relativamente bassa in Italia. In Nord America, l’attività influenzale ha continuato ad aumentare, così come in Asia. Nel sud-est asiatico, così come nei paesi dell’America centrale e meridionale, è rimasta invece bassa.

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Tutte le presunte ‘cure’ alternative anticancro

Dopo la morte di Eleonora, la ragazza di 18 anni affetta da leucemia e per la quale i genitori,seguaci di un ‘metodo’ alternativo chiamato Hamer, hanno detto no alla chemioterapia, anche un’altra donna, che per le cure si rifaceva alla stessa teoria, e’ morta nel riminese. La presunta ‘terapia’, che prende il nome dall’ex medico internista tedesco Ryke Geerd Hamer, parte dal presupposto che il tumore sia il frutto di un conflitto psichico e, come rileva l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) in una scheda pubblicata sul suo sito, “e’ basata su premesse non scientifiche e ha già provocato la morte di diversi pazienti”.

Non è la prima volta che, alla ricerca di cure, i malati si rivolgono a presunte cure alternative anticancro, non validate dalla comunità scientifica: dal metodo Di Bella, basato sulla somatostatina, a quello Simoncini a base di bicarbonato, passando per l’urinoterapia e il siero Bonifacio.

Il cosiddetto metodo Di Bella, ideato dal medico Luigi Di Bella, era un multitrattamento, a base di farmaci chemioterapici, ormoni e vitamine. La sua diffusione nella seconda metà degli anni ’90 spinse il ministero della Salute ad avviare una sperimentazione clinica nel 1998. I risultati, pubblicati sul British Medical Journal, ne sancirono la sostanziale inefficacia terapeutica: nessun caso di completa remissione del tumore e solo tre di remissione parziale.

La ‘cura’ Simoncini, che prende il nome da Tullio Simoncini, medico radiato dall’albo nel 2006 e più volte condannato, e’ basata sul bicarbonato e parte dall’assunto che tutti i tumori sarebbero causati da “reazioni di difesa” dei tessuti all’ aggressione di un fungo, la Candida albicans, da trattare con il bicarbonato. I test, condotti già negli anni Cinquanta, hanno però smentito l’utilità di questa ipotesi terapeutica. “Attualmente alcuni studi in corso stanno valutando se il bicarbonato possa potenziare l’effetto dei farmaci chemioterapici”, spiega l’Airc.

Altri pazienti sono conquistati dalle promesse dell’urinoterapia, basata su presunti effetti benefici dell’urina, che sarebbe in grado di curare cancro, Aids e altre malattie, ma i cui giovamenti non sono mai stati provati scientificamente. Per finire, risalendo agli anni ’70, il siero di Bonifacio aveva provocato ondate di viaggi della speranza da parte dei malati. La presunta cura ideata dal veterinario Liborio Bonifacio era a base di feci di capra mescolate a urina e acqua, poi filtrate e sterilizzate. I fallimenti delle due sperimentazioni spinsero Bonifacio a ritirarsi, nel 1982.

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Rapporto Eurostat 2013, Romania maglia nera dell’Ue con il 49,4%

Nell’Ue 1,7 milioni di persone di un’età inferiore ai 75 anni sono morte nel 2013: 577.500 di questi decessi, ovvero il 33,7%, si sarebbero potute evitare con cure sanitarie ottimali, viste le conoscenze e le tecnologie mediche. Sono i dati di una relazione pubblicata da Eurostat, secondo cui le quote più alte dei decessi evitabili in Ue si sono registrate in Romania e in Lettonia, rispettivamente 49,4% e 48,5%, seguite da Lituania 45,4% e Slovacchia 44,6%. All’opposto, la Francia ha il tasso più basso 23,8%, seguono Danimarca 27,1%, Belgio 27,5% e Olanda 29,1%. L’Italia è al 33%.



Secondo il rapporto, destinato ad essere usato in un contesto globale di misurazione dell’efficacia del sistema sanitario, 184.800 decessi (sul totale dei 577.500) sono avvenuti per crisi cardiache, mentre 94.000 per accidenti vascolari cerebrali, ovvero circa il 48% del totale delle morti evitabili. Il 12% dei decessi sono stati causati dal cancro al colon, il 9% per quello al seno, il 5% per malattie legate all’ipertensione e il 4% per polmoniti.