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Studio, capacità di riconoscimento cala con accessorio

C’è una spiegazione scientifica per cui gli abitanti di Metropolis non hanno mai capito che Superman era in realtà Clark Kent, nonostante la differenza fosse solo in un paio di occhiali. Uno studio pubblicato su Applied Cognitive Psychology ha scoperto, infatti, che proprio questo accessorio è sufficiente a far diminuire la capacità di riconoscere un individuo.

Lo studio dell’università di York ha chiesto a 59 persone di valutare una serie di coppie di foto, a volte con la stessa persona in due ambienti differenti; a volte di persone che si assomigliavano ma non erano le stesse, con o senza occhiali. I soggetti hanno avuto l’80% di identificazioni positive sia nel caso di coppie di foto di persone con occhiali che nel caso di coppie senza. Se però c’era la stessa persona con gli occhiali in una foto e senza nell’altra la percentuale scendeva del 6%.
 
“Può sembrare un calo modesto – spiega Kay Ritchie, uno degli autori – ma se rapportato ad esempio ai 100 milioni di passeggeri dell’aeroporto di Atlanta vuol dire una possibilità di errore nel riconoscimento di sei milioni di persone. Questo studio potrebbe suggerire di cambiare le politiche per i documenti di riconoscimento, vista la possibilità che ancora c’è di avere foto con gli occhiali sui documenti”.

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Dal Politecnico Milano, esercita attenzione e concentrazione

Un paio di occhiali “magici” permette ai bambini con disabilità intellettiva di immergersi a 360 gradi nelle storie raccontate loro dai terapisti durante la riabilitazione e offre esperienze nuove e coinvolgenti nella realtà virtuale che stimolano la curiosità e permettono di esercitare la capacità di attenzione e concentrazione.

Il progetto si chiama Wildcard e rappresenta un caso di utilizzo della tecnologia di realtà virtuale immersiva indossabile come strumento terapeutico.

Wildcard combina un visore indossabile (il visore Google Cardboard), una app per un normale smartphone inserita nel visore, uno schermo digitale (o un proiettore) e una applicazione web.

Grazie all’effetto delle lenti, i contenuti interattivi presentati nello smartphone vengono percepiti come spazi 3D immersivi, che possono essere esplorati direzionando e fissando lo sguardo. Lo schermo esterno permette ai terapisti di visualizzare ciò che fissano i bimbi.

La applicazione web raccoglie automaticamente i dati relativi alla interazione del bambino, permette ai terapisti di visualizzare i livelli di attenzione e offre la possibilità di modificare vari parametri della storia, per adattarla alle esigenze e alle capacità di ogni soggetto.

Il sistema è stato sviluppato dal gruppo I3Lab – Innovative Interactive Interfaces presso il Laboratorio HOC del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano. Progettazione e sperimentazione sono state svolte in collaborazione con i terapisti e gli educatori di L’abilità Onlus di Milano, un centro specializzato nella riabilitazione dei bambini con disabilità intellettiva.

Il visore applica il principio della stereoscopia e utilizza due lenti biconvesse inserite in un semplice assemblaggio di cartone o di plastica. Mentre sullo schermo dello smartphone compaiono due scene, sfasate relativamente ad ogni occhio, il cervello di chi guarda dentro al visore percepisce una immagine unica, con una visione a 360°. La direzione della testa definisce la direzione dello sguardo; il movimento della testa determina un cambio di visuale nello spazio virtuale 3D creando un effetto immersivo.

Un oggetto virtuale interattivo si “attiva” (ad esempio, inizia a muoversi) se il focus visivo, evidenziato da un pallino giallo, viene mantenuto sufficientemente a lungo sull’elemento. Sullo schermo digitale esterno appaio le coppie di immagini riprodotte via via sulla app.

Wildcard è sto sperimentato per tre mesi (febbraio-aprile 2016) di presso il centro L’Abilità Onlus e ha coinvolto 11 bambini di età compresa tra i 6 e 10 anni con diverse disabilità intellettive (autismo, ritardo psicomotorio, disturbo generalizzato dello sviluppo non altrimenti specificato, disturbo specifico dell’apprendimento, sindrome di Down, sindrome di Sotos) e diversi livelli di gravità. Ciascun bimbo ha partecipato in media a 10 sessioni di uso dei Wildcard.

Il potenziale rischio di una estraniazione dal mondo reale è stato evitato attraverso il continuo stimolo verbale offerto dai terapisti durante l'”immersione” dei bimbi nel mondo virtuale e la combinazione dell’uso di Wildcard con attività di storytelling utilizzando libri tradizionali.

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Grazie a una mini-telecamera, aiutano chi non vede

Potrebbe sembrare un suggeritore, ma la mini-telecamera montata sugli occhiali, grazie al suo sistema per il riconoscimento ottico dei caratteri, permette di ‘leggere’ i testi di giornali, libri o mail, alle persone che sono al limite della cecità. La sperimentazione, coordinata da Mark J. Mannis, dell’universita’ della California di Sacramento, e’ descritta sulla rivista Jama Ophthalmology. Il dispositivo, chiamato OrCam, e’ stato sperimentato su 12 persone, che sono riuscite a svolgere le loro attivita’ quotidiane in modo piu’ indipendente. L’apparecchio infatti riconosce i testi e li ‘sussurra nell’orecchio’ grazie a un auricolare. Puo’ anche essere programmato per riconoscere i volti e i prodotti commerciali. E’ un risultato che offre nuove speranze alle tante persone quasi cieche a causa di malattie come la degenerazione maculare della retina legata all’eta’ o al glaucoma ad uno stadio avanzato, e per le quali le terapie non sono piu’ praticabili.



La sperimentazione degli occhiali che ‘suggeriscono’ il testo e’ stata condotta su persone al limite della cecita’ e con un’eta’ media di 62 anni: dovevano eseguire 10 diverse attivita’, senza alcun aiuto, con altri tipi di ausili o con OrCam. All’inizio nessuno dei volontari che ha provato la telecamere e’ riuscito a svolgere 5 attivita’, come leggere un messaggio su tablet o cellulare, un articolo di giornale, un menu’, una lettera o la pagina di un libro. Di essi, 11 riuscivano a riconoscere i tipi di banconote, 8 a localizzare una stanza nel corridoio tramite alcuni segni posti sul muro, e 7 riconoscere prodotti e distinguere tra quelli simili per forma e dimensioni, come le scatole di cereali. 



Quindi i ricercatori hanno fatto esercitare i volontari ad usare la telecamera e a distanza di una settimana, tutti i erano in grado di svolgere 9 delle 10 attivita’ previste nei test, mentre solo uno segnalava qualche difficolta’ tecnica. Per gli altri l’apparecchio è risultato semplice e facile da usare.