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Come Paolo Villaggio colpiti 4 milioni italiani

Occhio, rene, sistema nervoso e sistema cardiovascolare: sono quattro gli organi colpiti maggiormente dal diabete di tipo 2, una malattia in costante aumento che in Italia colpisce circa 4 milioni di persone e ne provoca la morte di 73 persone al giorno. “E’ una malattia spesso sottovalutata da parte dei pazienti, perché può dare inizialmente pochi disturbi e le complicanze nei primi anni sono spesso non diagnosticate”, spiega Francesco Purrello, presidente eletto della Società Italiana di Diabeteologia (Sid) e ordinario di Medicina Interna all’Università di Catania. Paolo Villaggio, e’ scomparso proprio per le complicanze di questa malattia per la quale si e’ curato, ha detto la figlia, ”poco e male”. Dovuto a una carenza di produzione di insulina, unita all’insulinoresistenza ovvero a una diminuzione dell’effetto di questo ormone nell’organismo, secondo il recente rapporto Diabetes Atlas dell’International Diabetes Federation (IDF), il diabete è una patologie cronico-degenerativa di cui soffre circa l’8% della popolazione, più del doppio di 30 anni fa. Tra le complicanze più frequenti, quelle oculari: è, infatti, la prima causa di cecità prevenibile in quanto causa la retinopatia, ovvero una lesione dei vasi sanguigni nella parte posteriore dell’occhio. Un’ulteriore complicanza è rappresentata dalla nefropatia, che rende il rene non in grado di filtrare le scorie del metabolismo. “E’ infatti la prima causa di dialisi in Italia”, sottolinea Purrello. Almeno il 30% dei pazienti di diabete è colpito invece da neuropatia, una malattia del sistema nervoso che si presenta sotto forma di formicolio agli arti con diminuita sensibilità. “Questo disturbo può degenerare – ricorda l’esperto – nel piede diabetico, caratterizzato da ulcere che possono infettarsi ed essere causa di amputazione”. Tra le malattie correlate più frequenti e rischiose ci sono quelle cardiovascolari. Ad esempio “l’infarto acuto del miocardio, il cui rischio è di quattro volte maggiore nei diabetici. Mentre le probabilità di avere ictus è di circa due volte e mezzo maggiore”. “Le complicanze causate da picchi di glicemia sono tutte temibili ma anche prevenibili. Da qui – conclude Purrello – l’importanza di un monitoraggio costante dei valori, controlli frequenti dal medico, dieta e attività fisica”.

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Connessioni nervose rigenerate da un farmaco già testato sull’uomo

Girini ciechi riescono a vedere grazie a un occhio innestato sulla coda e innervato utilizzando una molecola che aiuta a creare le connessioni nervose, un farmaco già in uso sull’uomo ma con altre finalità. Il risultato ottenuto dai ricercatori americani dell’Allen Discovery Center di Tuft e pubblicato sulla rivista Regenerative Medicine apre concretamente le porte all’uso della medicina rigenerativa per ricreare le connessioni nervose in caso di lesioni o di trapianto. 

“Uno dei maggiori problemi nei trapianti – ha spiegato Cinzia Marchese, esperta in Medicina rigenerativa alla Sapienza di Roma – è fare in modo che l’organo trapiantato possa integrarsi con il tessuto ospite. Il grande risultato di questa ricerca è che sono riusciti a far stabilire delle connessioni nervose con il sistema ospite senza alterarlo”. 

La chiave del successo è in una particolare molecola chiamata Zolmitriptan, capace stimolare lo sviluppo dei neuroni e già usato come farmaco per il trattamento di alcuni casi di cefalee. Per verificarne gli effetti i ricercatori hanno eseguito una serie di test su un gruppo di girini a cui era stato trapiantato un occhio sulla coda. 

I risultati hanno indicato che nei girini trattati con il Zolmitriptan l’occhio trapiantato stabilisce nuove connessioni nervose permettendo ai girini di vedere, ossia riconoscere i colori e il movimento di alcune figure geometriche. “Una scoperta che offre grandi potenzialità – ha detto Marchese – che potrebbe rendere possibile riparare danni ai neuroni motori o addirittura poter trapiantare cellule nervose per ricostruire interi tratti mancanti”.

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Una campagna nazionale di prevenzione e cura dal 3 al 7 aprile

E’ un disturbo dell’occhio tra i più ignorati e sottovalutati secondo l’OMS, ma con il sempre maggiore utilizzo di smartphone e tablet è oggi più frequente, soprattutto fra i bambini nativi digitali, l’80% dei quali già fra i 3 e i 5 anni è in grado di usare il telefonino di mamma e papà, l’11% a 10-11 anni ha uno smartphone e il 4% un tablet.
E’ la ‘sindrome dell’occhio secco’, che porta bruciore e prurito insistente, lacrimazione irregolare e nei casi più gravi dolore e fastidio come per la presenza di un corpo estraneo negli occhi. La denuncia è del ‘Centro Italiano Occhio Secco’ (Cios) che col patrocinio della Società Oftalmologica Italiana (Soi) dal 3 al 7 aprile promuove la ‘Campagna nazionale di prevenzione e cura dell’occhio secco’ a cui hanno aderito Centri ospedalieri a Roma, Catania, Napoli, Milano e Varese, con la promozione di visite gratuite per appuntamento a tutti coloro che contattano il sito www.centroitalianoocchiosecco.it .
Perché non basta ricorrere a colliri e lacrime artificiali, a lungo andare controindicate, ma sono necessari esami specifici e terapie d’avanguardia anche per la rigenerazione delle ghiandole lacrimali palpebrali.
In Italia i numeri non sono confortanti, se si pensa che ne soffre il 90% delle donne in menopausa (a causa della caduta ormonale) e il 25% degli over 50 con alti costi professionali e costi economici pari a 600 euro/anno per ciascun malato.
Ma se le cause generali vanno ricercate in più ambiti (come inquinamento dell’aria, menopausa, uso continuo di lenti a contatto e il fumo di sigaretta) più recentemente si è visto un enorme aumento del problema nei bambini, per i quali il fattore scatenante è l’abuso di smartphone e tablet.
“E’ una sindrome con diverse concause – spiega Lucio Buratto, presidente del Cios – ma è provocata dal malfunzionamento della ghiandola lacrimale: le palpebre, aprendosi e chiudendosi circa 15 mila volta al giorno (ammiccamento), distribuiscono in modo uniforme e continuo il film lacrimale sulla superficie dell’ occhio, favorendone il ricambio. Tenendo la testa piegata sullo smartphone per ore, già la posizione porta ad aprire di più le palpebre e quindi maggiore è l’evaporazione del film lacrimale, ma la maggior concentrazione porta ad ammiccare sempre meno, e a lungo andare le ghiandole lacrimali non funzionano più, si chiudono. Così comincia la sindrome dell’occhio secco. Bisogna insegnare a tutti, soprattutto ai bambini, a usare lo smartphone con più accortezza e responsabilità”, conclude Buratto.

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Rimossa membrana microscopica a paziente 70enne

Per la prima volta al mondo un robot guidato da un chirurgo ha operato l’interno dell’occhio di un paziente, rimuovendo una membrana spessa un centesimo di millimetro. L’intervento, spiega il sito della Bbc, è avvenuto in un ospedale dell’università di Oxford, su Bill Beaver, un sacerdote di 70 anni.

Il robot si chiama Preceyes, ed è stato sviluppato dalla Eindhoven University of Technology. Il chirurgo usa un joystick e uno schermo touch per guidare un minuscolo ago all’interno dell’occhio, monitorandone i movimenti con un microscopio. Il dispositivo ha sette motori indipendenti, e può filtrare eventuali tremori della mano durante la procedura. Il paziente in questo caso aveva avuto una crescita di una membrana all’interno dell’occhio, e la pressione derivante aveva creato un buco nella retina che aveva compromesso la visione centrale, che ora sta recuperando. “Normalmente – spiega Robert MacLaren, il chirurgo che ha effettuato l’intervento – quando facciamo questo intervento a mano tocchiamo la retina, provocando qualche emorragia, ma grazie al robot siamo riusciti a sollevarla in maniera pulita”.

L’intervento è il primo di un test clinico che ne prevede dodici, durante il quale verrà verificata anche la capacità del robot di iniettare piccole quantità di liquido sotto la retina, utile ad esempio per alcune terapie a base di staminali.